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Tutti gli articoli con tag messico

All'Università del Messico hanno inventato l'aria condizionata che va a energia solare

pubblicato da Marina

Il prof rivera e il sistema di consizionamento alimentato da pannelli solari Gli scienziati del Centro per la ricerca energetica CIE della UNAM, Universidad Nacional Autónoma de México, guidati dal professore Wilfrido Rivera ( a sinistra nella foto con l’impianto di condizionamento), hanno messo a punto un sistema di climatizzazione alimentato da pannelli solari, adatto al clima caldo umido del Messico.

Ha detto il Prof. Rivera:

Già esistono macchine del genere prodotte in Germania e in Giappone. Il nostro progetto, invece, è specifico per le condizioni meteorologiche del Messico.

Una delle novità riguarda la “torre di raffreddamento” che di solito usa acqua per dissipare il calore prodotto ma luogo ideale per il proliferare della legionella. Il sistema sviluppato da Robert Best, Octavio Garcia, Gomez e Victor Rivera fa si che la torre di raffreddamento non usi acqua ma aria, eliminando così il problema legionella. Il condizionatore arriva dopo circa 20 anni che sono allo studio sistemi del genere che abbiano come sistema di alimentazione l’energia solare, risorsa abbondante nella maggior parte del paese.

Il sistema, che per ora risulta essere ancora troppo ingombrante, dovrebbe poter durare almeno 15 anni senza ricevere manutenzione. Spiega il prof. Rivera:

Tutto ciò che serve è tenere pulito il campo dei collettori per catturare al meglio le radiazioni solari.

Inoltre, questo progetto è stato recentemente approvato dal Ministero per l’Energia e dal Consiglio Nazionale per la Scienza e la Tecnologia e vi sono due società interessate: la Modulo Solar e la RDMES Technology, quindi, le prospettive per il sistema di condizionamento a energia solare progettato dall’università, sono incoraggianti.

Via | Greenopolis, Milenio
Foto | Milenio

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Saipem: nuovi contratti nell'off shore per un miliardo di euro. Giallo sul Golfo del Messico...

pubblicato da Peppe Croce

Saipem: nuovi contratti nell'off shore per un miliardo di euro. Anche nel golfo del Messico...

Saipem, società del gruppo Eni specializzata nella realizzazione di pozzi petroliferi on shore e off shore e nell’erogazione di servizi alle imprese operanti nel settore petrolio e gas, ha annunciato di essersi aggiudicata una serie di importanti commesse all’estero per un valore totale di circa un miliardo di euro.

Le aree interessate dai contratti sono il Caspio, Kazako ed Azero, il Brasile, il Medio Oriente, l’Africa Occidentale, il Mare del Nord e il Messico. I lavori vengono ben descritti da un comunicato stampa ufficiale dell’azienda ma, stranamente, non vi sono dettagli sui contratti riguardanti il Messico.

Ancora più strano che l’agenzia Agi Energia, di proprietà dell’Eni, del comunicato trasmetta solo una stringatissima sintesi (seguita da tre puntini di sospensione) mentre di solito procede al classico copia e incolla dell’intero comunicato stampa. Che tipo di attività svolgerà Saipem in Messico? Si sa solo che saranno off shore, cioè nel golfo

Via | Saipem, Agi Energia
Foto | Flickr

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Marea nera: arrivano gli U2

pubblicato da Peppe Croce

marea nera: arrivano gli U2

Lentamente tutti i timori stanno diventando realtà: la marea nera causata dal disastro della Deepwater Horizon ha toccato le coste delle isole Chandeleur, in Louisiana.

A vigilare sulla situazione ci sono due enti governativi, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e la più famosa NASA. Quest’ultima, su richiesta della prima, si sta dando da fare per monitorare l’espansione della macchia nera.

Tra gli interventi messi in atto dalla NASA c’è l’invio sui cieli del Golfo del Messico di aerei ER-2, veivoli da ricognizione derivati dai famosi U2 in grado di volare a 70.000 piedi e di scattare foto ad altissima risoluzione.

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Lascia l'acqua ai clandestini, condannato per inquinamento ambientale

pubblicato da missunderstanding

bottiglie plasticaDa Peace Reporter ci arriva una storia controversa, di quelle che non si sa da che parte stare: un uomo è stato condannato per inquinamento ambientale perchè ha dato da bere acqua in bottiglie di plastica ai clandestini in fuga da uno stato all’altro.

Siamo in Arizona e la triste storia si svolge lungo il sentiero della speranza, quello che dal Messico porta i clandestini fino in Arizona, attraverso il Buenos Aires National Wildlife Refuge, un parco attraversato ogni anno da migliaia di clandestini. L’uomo, Walt Staton, da cinque anni circa, aveva cominciato insieme ad altri uomini a lasciare bottiglie di plastica lungo il cammino affinchè i clandestini potessero dissetarsi.

Ma la linea dura dell’Arizona contro la clandestinità ha condannato l’uomo, aderente all’organizzazione religiosa “No more Death” ad un anno di libertà vigilata e a 300 ore di servizio comunitario per inquinamento ambientale a causa dell’abbandono delle bottiglie di plastica. Se foste della corte, vi schierereste comunque dalla parte dell’ambiente o tutelereste la vita dell’uomo prima di quella della natura? A voi l’ardua sentenza.

Foto | Flickr

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Il cambiamento climatico causerà nuovi flussi di migrazione

pubblicato da missunderstanding

migrazione ambientale

I cambiamenti climatici costringeranno milioni di persone a lasciare le proprie case a causa dell’innalzamento del livello delle acque, richiedendo così la gestione dei futuri flussi migratori e la disponibilità di nuovi fondi per far fronte alle prime emigrazioni ambientali.

Secondo la relazione presentata a Bonn durante l’incontro per il post-Kyoto, le migrazioni causate dai disastri ambientali possono diventare un fenomeno difficile da gestire, sia in termini di emergenza, che in termini di vastità dei flussi: la stima è di 200 milioni di migranti, a causa dei cambiamenti climatici e di conseguenti disastri ambientali, entro il 2050.

Tra le regioni più vulnerabili, indicate dallo studio, ci sono le isole Tuvalu e le Maldive che stanno scomparendo, le aree secche come il Sahel in Africa e alcune aree del Messico; il Bangladesh, il Vietnam e l’Egitto su cui si trovano i delta di fiumi a rischio.

via | reuters

Foto | Flickr

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Influenza suina in Messico: si rischia la pandemia

pubblicato da Marina

In Messico un ceppo di virus che causa nei suini l’influenza è mutato e dagli animali è passato all’uomo. Questa è la storia breve storia del virus A/H1N1 che sta portando il caos in Messico dove già sono decedute 60 persone e ne sono restate contagiate un migliaio. Anche il resto del Sud America è in allarme e l’OMS pensa vi sia un rischio pandemia anche se non si è ancora ufficialmente espressa.

L’influenza è pesante e nel video che vi propongo su sono esposti i sintomi: febbre alta, dolore alle ossa e complicazioni respiratorie pesanti quali la polmonite.

Riferisce El Universal:

L’attuale vaccino contro l’influenza suina può essere applicato ai suini per evitare che si ammalino, ma non vi è alcun vaccino per l’uomo. Questo nuovo virus, mai visto nel mondo, è una miscela di influenza aviaria, suina e umana.

Per ora non ci sono Alert riguardati l’Italia ma solo rassicurazioni circa il fatto che non importiamo carne suina dal Messico. Ma il contagio non avviene attraverso la carne dei suini macellati. La Francia ha aperto una unità di crisi per monitorare i viaggiatori.

Via | Univision, Prensa latina, Le Figaro

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Tartarughe di mare in pericolo nel Messico: in 5 anni morti tremila esemplari

pubblicato da Luca

Tartarughe comuni nelle reti dei pescatori. Foto di MicAttAckA Baja California Sur, in Messico, negli ultimi 5 anni sono stati rinvenuti i corpi di tremila esemplari di Caretta caretta subsp. gigas, la tartaruga comune presente nel Pacifico tutelata poichè a rischio estinzione. Questa specie compie più di 11 mila chilometri per giungere dalle coste giapponesi, dove nidifica, alla costa messicana per alimentarsi.

Alla base di questo fenomeno c’è come al solito la pesca, attività che sta decimando la popolazione di tartarughe comuni. Questa specie infatti negli ultimi 10 anni ha visto ridurre il numero di annidamenti in Giappone del 50-80%, trend che non sembra volersi fermare. Per questo motivo il Governo messicano sta lavorando con i pescatori locali per delimitare delle aree apposite e sicure per le tartarughe.

» Fao

Via | Threehugger.com
Foto | MicAttAck

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Città del Messico, giardini sui tetti per assorbire la CO2

pubblicato da Marina

Mexico City

Città del Messico, è una delle capitali più inquinate al mondo e per combattere i gas mefitici che la strozzano l’amministrazione comunale ha lanciato la predisposizione di giardini sui tetti degli edifici pubblici anche come lotta al riscaldamento globale. Il sindaco di sinistra Marcelo Ebrard ha stanziato 5,5 miliardi di dollari nell’arco di cinque anni per ridurre i gas a effetto serra in una città abitata da circa 20 milioni di persone e con 4 milioni di automobili. E per questo Ebrad invita i suoi concittadini a lasciare l’auto a casa e a usare la bicicletta.

La città prevede inoltre di offrire agevolazioni fiscali a quelle imprese o singoli individui che metteranno giardini cima a uffici e palazzi e il progetto è di facile realizzazione poiché la stragrande maggioranza degli edifici e delle case di Città del Messico ha i tetti piani, rendendoli ideali per l’installazione di giardini. .

L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di anidride carbonica di 4,4 milioni di tonnellate l’anno, che sono solo una piccola parte dei dei 643 milioni di tonnellate di gas che il Messico produce ogni anno a livello nazionale.

Via | Reuters
Foto | Flickr

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EcoCinema - Megacities

pubblicato da pentolaccia


I make my livin’ on the street - Sofa surfer

Megacities di Michael Glawogger - 1998 Austria; Svizzera 90′
Mumbai, New York, Città del messico, Mosca. 4 tra le più grandi metropoli della storia dell’umanità viste e vissute nei loro aspetti più oscuri e sconosciuti. Gli ambienti urbani sotto gli skyline mozzafiato e le distese di palazzi nascondo una vera e propria sub-società che arranca e vive all’ombra delle realtà ben più dinamiche che solitamente emergono in queste grandi città.

In questo gigantesco B-side dell’ambiente urbano moderno vivono (o meglio sopravvivono) milioni di persone arrangiandosi come possono per tirare avanti: c’è chi lavora in una gigantesca discarica, chi setaccia a mano coloranti, chi vive di truffa e droga, chi vende il proprio corpo, chi fa il cacciatore di ferrivecchi nelle fogne-acquitrino dei canali cittadini.

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Saranno piantati altri 7 miliardi di alberi entro il 2009

pubblicato da PiccoloSocrate

7 Miliardi di nuovi alberi

Il prgramma dell’Unep prevedeva di piantare 1 miliardo di alberi in 18 mesi ed invece più del doppio hanno preso vita. Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep promuove l’iniziativa in collaborazione con il Centro agroforestale mondiale (Icraf) e ne ha parlato in occasione della conferenza dell’Onu sull’ambiente che si tiene a Copenaghen in questi giorni.

Il successo internazionale che ha quest’iniziativa ispirata al Kenya green belt movement ha riscontrato: solo in Etiopia sono stati piantati 700 milioni di alberi mentre in Turchia 400, in Messico 250 e in Kenia altri 100 milioni. I piani dell’Unep funzionano perché coinvolgono tutti i livelli della pubblica amministrazione e degli enti locali e molto spesso coinvolgono anche i più piccoli, educandoli alla “cultura verde”.

L’Unep e l’Onu non fanno distinzione geografica tra i paesi: l’importante è piantare alberi per rimboschire il pianeta a dimostrazione che non solo i paesi sviluppati devono lavorare per risolvere il problema ambientale. I più curiosi possono dare uno sguardo alla mappa dei rimboschimenti.

VIA | Unep.org

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