Sembra che ci sia una soluzione alle misteriose scomparse di navi e aerei nel Triangolo delle Bermude. La colpa non sarebbe degli alieni ma del metano. La teoria è stata presentata da Anatoli Nesterov direttore aggiunto presso l’Istituto della Criosfera della Terra della sezione siberiana dell’Accademia delle scienze della Russia, che con il suo gruppo di ricerca ha osservato la possibile connessione tra accumulo di idrati di gas nelle acque dell’Atlantico e le misteriosi sparizioni nel triangolo.
La rivelazione è stata fatta durante una conferenza dal titolo “Geologia e ricchezza del petrolio del mega-bacino in Siberia occidentale”. In pratica, lo scienziato ha potuto notare che sul fondo dell’Atlantico, proprio nella regione delle Bahamas, Florida e Isole delle Bermude si sono concentrate enormi quantità di idrati di gas. Quando avvengono movimenti del suolo si formano fratture tettoniche e gli idrati di gas iniziano a decomporsi. Emerge allora il metano. Se da quelle parti si trova una nave, allora è destinata ad affondare a causa della diversa densità dell’acqua. Lo stesso effetto lo si osserva se un aereo finisce in una nuvola di metano, causato dalla dispersione degli idrati in atmosfera, e la conseguenza è che l’aereo è destinato a schiantarsi.
Queste ipotesi, conviene Anatoli Nesterov non possono essere ancora provate scientificamente, ma la presenza di gas idrati nell’Atlantico è stata confermata dal programma americano di ricerca sulle perforazioni di petrolio a metà degli anni ‘80. Gli idrati, sono delle combinazioni solide che si formano con metano e acqua in condizioni ottimali di temperatura e pressione e si ritrovano specialmente negli oceani e nelle regioni settentrionali dove è presente il permafrost.
Gli idrati naturali contenenti metano furono scoperti in URSS nel 1965 da Yuri Magakon, giovane ricercatore alla Università Goubine che segnalò l’esistenza di serbatoi di gas idrati e gas naturali. Un anno e mezzo dopo fu scoperto il giacimento di Messoyarskoyé nei pressi del Polo Nord. gli studiosi stimano che oggi le riserve di gas che si trovano negli idrati sono superiori a quelle di gas naturale e atttualmente sono censiti 220 giacimenti di idrati che potrebbero supplire alla domanda di gas.
Via | Tam Tam, bulletins electronique
Foto | EarthSpots
Sembrerebbe una “pazza idea” ma molti scienziati iniziano a darle credito: provare a fare il “reboot” del clima per contrastare il riscaldamento globale con un raffreddamento globale. Come? Con una suite-mega-tecnologica, che mutua soluzioni dalla geo-ingegneria e che include: immissione nello spazio di specchi che riflettono la luce del sole dalla Terra; concimazione degli oceani con il ferro per favorire la crescita di alghe che possono godersi il biossido di carbonio; aumentare la nuvolosità con l’immissione di particelle opache che facciano da schermo facendo rimbalzare indietro i raggi del sole; ma anche “sparare” da vulcani artificali particelle di zolfo, così come proposto dal Nobel Paul Crutzen o installare “alberi”-torri, in grado di succhiare il carbonio e sequestrarlo.
A dirlo, in maniera molto autorevole, è John Holdren (nella foto) fisico, 65 anni, consigliere scientifico del Presidente Obama in merito, appunto, agli interventi per contrastare il cambiamento climatico, il quale riconosce che alcune soluzioni potrebbero avere effetti indesiderati e che tali azioni non vanno prese alla leggera, e ha anche aggiunto:
Si potrebbe arrivare ad essere tanto disperati da voler usare questi strumenti.
Riferisce CbsNews nell’ intervista a Holdren fatta da AP che lo scienziato sta affrontando queste idee con i funzionari governativi e con l’Agenzia per la protezione ambientale della NASA:
Stiamo parlando di tutte queste questioni con la Casa Bianca. C’è un vigoroso processo in corso nel discutere tutte le opzioni energetiche per affrontare la sfida del clima.
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