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Tutti gli articoli con tag migrazioni

Nuova Zelanda, terremoto magnitudo 6.3 e 107 balene spiaggiate. Eventi correlati?

pubblicato da Marina

E’ notizia di ieri lo spiaggiamento di 107 balene sul bagnasciuga di Cavalier Creek, Isola di Stewart in Nuova Zelanda. Di oggi invece la notizia del terribile terremoto di magnitudo 6.3 che ha toccato Christchurch seconda città neozelandese. Se i due eventi possano essere o meno collegati sarà la scienza a dovercelo dire, di certo è una coincidenza.

Secondo Jim Berkland, geologo, gli spiaggiamenti delle balene sarebbero da correlarsi ai cambiamenti del campo magnetico, evento che si verificherebbe (gli studi sono ancora in corso) prima di un terremoto. A risentirne, fino a 1-2 giorni prima, sopratutto gli animali che si orientano per le loro migrazioni, ma anche cani e gatti.

Ha detto Brent Beaven responsabile del Department of Conservation che è giunto sulla spiaggia dopo essere stato allertato da due turisti:

Circa la metà delle balene erano ancora vive quando siamo arrivati. Tuttavia ci siamo subito resi conto che a causa della maea che stava calando, ci sarebbero servite 10-12 ore per rimetterle in mare. A causa del clima caldo e asciutto però i decessi sono stati più rapidi.

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Il cambiamento climatico causerà nuovi flussi di migrazione

pubblicato da missunderstanding

migrazione ambientale

I cambiamenti climatici costringeranno milioni di persone a lasciare le proprie case a causa dell’innalzamento del livello delle acque, richiedendo così la gestione dei futuri flussi migratori e la disponibilità di nuovi fondi per far fronte alle prime emigrazioni ambientali.

Secondo la relazione presentata a Bonn durante l’incontro per il post-Kyoto, le migrazioni causate dai disastri ambientali possono diventare un fenomeno difficile da gestire, sia in termini di emergenza, che in termini di vastità dei flussi: la stima è di 200 milioni di migranti, a causa dei cambiamenti climatici e di conseguenti disastri ambientali, entro il 2050.

Tra le regioni più vulnerabili, indicate dallo studio, ci sono le isole Tuvalu e le Maldive che stanno scomparendo, le aree secche come il Sahel in Africa e alcune aree del Messico; il Bangladesh, il Vietnam e l’Egitto su cui si trovano i delta di fiumi a rischio.

via | reuters

Foto | Flickr

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Balene e delfini spiaggiati in Australia

pubblicato da Luca

Delfini e balene spiaggiati in AustraliaCirca 80 esemplari tra balene e delfini sono stati trovati spiaggiati lunedì scorso (23 marzo) sulla spiaggia australiana. Di questi purtroppo molti erano già morti all’arrivo dei primi soccorsi e solo in 17 i sopravvissuti. Questi i numeri dell’ultimo spiaggiamento di massa, un fenomeno che accade frequentemente durante le migrazioni.

A fare notizia è la presenza contemporanea di balene e delfini tursiopi. I 17 esemplari sopravvissuti (tutte balene) sono state trasportate a Flinders Bay ed aiutate a riprendere il largo. A detta del portavoce del Dipartimento della Conservazione Greg Mair, questo concede il maggiore numero di probabilità di sopravvivenza.

Inoltre Flinders Bay fornisce acque protette ed è abbastanza lontana dal sito, il che dovrebbe ridurre il rischio di un nuovo spiaggiamento dei superstiti. Ad inizio ben 194 balene si sono arenate in Tasmania e lo scorso Novembre altre 150 sono state rinvenute sempre in queste acque. Il fenomeno è noto ma ancora gli esperti non sanno fornire spiegazioni.

Via | Los Angeles Time
Foto | Hengist Decius

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Dove si sono finiti gli uccelli migratori?

pubblicato da PiccoloSocrate

Uccelli migratori

In questa primavera mancano all’appello molti cuculi, beccamosche, pappafichi e tortore: chi passeggia per i parchi può facilmente accorgersi che gli uccelli migratori non sono ancora arrivati dall’Africa, dove passano gran parte dell’inverno. A confermare questa tendenza, i dati allarmanti della Royal Society for the Protection of Birds parlano di 50 miliardi di esemplari che non esistono più.

Appena 21 specie delle 36 censite dal 1997 si prevede che potranno tornare nel Regno Unito con vistosi cali che ci obbligano ad allungare la lista delle specie in via d’estinzione: -80% di tortore, -30% di cuculi, mentre per il l’averla si parla già di estinzione. Il fenomeno non è ristretto alla sola UK, dove la primavera ancora fredda potrebbe far pensare che le specie preferiscano il caldo africano, ma riguarda l’Europa intera: giusto per dare un esempio, l’usignolo, sempre più raro, non viene più considerato tra le specie da monitorare.

All’osservatorio ornitologico di Radolfzell, sul lago di Costanza, il mese prossimo si terrà un incontro tra tutti gli scienziati europei, per cercare di capire cosa sta succedendo. Le ipotesi sono variegate e quasi tutte, purtroppo, sono state originate dall’azione umana: la scomparsa dei migratori può dipendere dalla distruzione del loro habitat nel continente africano dovuto sia alle coltivazioni intensive che con l’uso intensivo di pesticidi distruggono ciò di cui si nutrono. In altri casi si pensa all’apporto delle variazioni del campo magnetico terrestre, che li potrebbe aver disorientati in volo.

Il problema di fondo è che nessuno è in grado di stabilire se queste ipotesi combinate insieme sono davvero rappresentative del problema, proprio come avviene per la scomparsa delle api. Il mondo scientifico è diviso: non si può stabilire esattamente se il dannoso intervento umano sta aumentando gli effetti di una probabile nuova glaciazione o una fase di surriscaldamento del pianeta. Sta di fatto che gli uccelli migratori non tornano più.

Via | LaStampa.it
Foto | PiccoloSocrate.com

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