
Vi giro al volo la foto postata da Milena Gabanelli Fan club sulla sua pagina di Fb e la vedete in alto: quanto spazio occorre per trasportare 60 persone in auto, autobus e bicicletta?

Copenhagen è certamente uno dei più luminosi esempi di come la bicicletta sia un’alternativa valida per la mobilità cittadina, un’alternativa ecologica e sostenibile. Insieme ad Amsterdam detiene tutti i record fra le capitali europee con il dato impressionante del 36% del totale degli abitanti che usa la bicicletta per andare al lavoro (nonostante il clima non esattamente favorevole), un dato per il quale è prevista un’ulteriore crescita. Entro il 2015 dovrebbero arrivare al 50%, quasi 250 mila persone.
Ora il problema, del tutto inedito, diventa un altro: ci sono troppo ciclisti. Secondo la Danish Cyclists’ Federation e l’associazione Wonderful Copenhagen, infatti, utilizzare la bici negli orari di punta è diventato pericoloso. Gli spazi, nonostante le piste ciclabili abbiano una larghezza media di 4 metri, sono inadatti a contenere l’enorme flusso di biciclette guidate da persone che hanno lo stesso atavico difetto di qualsiasi altro abitante di una grande città: la fretta.
Già oggi i turisti, soprattutto quelli non abituati ad utilizzare il mezzo a casa loro, hanno un giustificato timore ad infilarsi nel traffico ciclistico caotico delle capitale danese. Un po’ lo stesso effetto che dovrà fare il traffico (automobilistico) di Roma ad un turista danese. Trovare un parcheggio per la vostra bici nei pressi dei luoghi più frequentati della città è difficile esattamente quanto trovare parcheggio per un automobile nella zona della stazione Termini.
Continua a leggere: Troppi ciclisti a Copenhagen, muoversi in bici diventa pericoloso?

All’interno del progetto Genova Smart City per migliorare la mobilità della città e renderla più sostenibile sono state installate le prime colonnine per ricaricare i veicoli elettici.
Riporta Genovaoggi:
In occasione di questa prima istallazione accanto alla colonnina di ricarica, Enel e Mercedes, esporranno una Smart elettrica sviluppata nell’ambito del progetto di E-mobility Italy.
Via | GenovaOggi

I due comuni del milanese tentano di formare cittadini più attenti alla sostenibilità e lo fanno ciascuno con il proprio percorso formativo grazie all’ausilio del Politecnico milanese, di Ingegneria senza frontiere e di alcune imprese aderenti al progetto Cresco.
A Carugate i ragazzi coinvolti saranno circa 500 delle scuole elementari e medie. Saranno affrontati temi come la mobilità, l’energia e l’acqua.
Ad Abbiategrasso, da dicembre ad aprile, saranno coinvolti più di 200 strudenti delle elementari e superiori e i temi trattatati saranno quelli della mobilità e dell’energia, il Politecnico di Milano formerà i professori sulla gestione delle risorse energetiche e su rifiuti & riciclo.
Si creeranno inoltre dei percorsi per i condomini, destinati a sensibilizzare sia i condomini sia le amministrazioni locali.
Via | Ecodallecittà
Foto | Flickr
Sette italiani su 10 guardano con crescente timore ai problemi ambientali. E’ quanto è emerso da una ricerca della Lorien Consulting e del mensile La Nuova Ecologia (Legambiente) presentata nella giornata di ieri al Forum QualEnergia di Firenze. La prima preoccupazione degli italiani, però, resta il lavoro almeno per 9 intervistati su 10.
Per il 58,6% degli intervistati, fonti prioritarie di preoccupazione sono le questioni relative allo smaltimento dei rifiuti e all’implementazione delle fonti energetiche rinnovabili. A questo proposito, il 47,5% delle persone ha dichiarato di utilizzare pannelli solari termici e il 47,3% quelli fotovoltaici. Per il 46,5% degli intervistati, invece, il nodo da sciogliere è collegato ai trasporti e alla mobilità sostenibile. Tuttavia, il 75% degli italiani ammette forte sfiducia nelle misure prese dal governo per risolvere o lenire tali problematiche e si auspica venga fatto molto di più. Decisamente alta, inoltre, è risultata la percentuale degli italiani contraria al nucleare tout court (58%), dato che tende a crescere in maniera esponenziale nell’ipotesi della costruzione di una centrale nella regione di residenza dell’intervistato (66%).
Benché il dato sia interessante, tuttavia, lascia perplessi la poca attenzione mostrata verso i cambiamenti cliamtici che preoccupano appena solo il 6,7% del campione, peraltro in netto calo rispetto a quanto già calcolato nel 2009 (32,9%). Secondo l’amministratore delegato di Lorien Consulting, Antonio Valente:
..gli italiani hanno però raggiunto una certa maturità in termini di risposta ad una crisi che attraversa trasversalmente molti settori dell’economia,.. e vedono nell’economia sostenibile l’ancora di salvezza per un vero salto di qualità… Consentendo alla green economy di crescere indipendentemente dalle distinzioni politiche, di classe o di generazioni.
Foto | Flickr
Più volte su Ecoblog abbiamo parlato del tema della mobiltà sostenibile ed in particolar modo sul fatto che ancora troppo poco si fa nelle nostre città per far fronte al problema del traffico ed ai suoi problemi annessi. Fra i tanti motivi che determinano questa situazione, oltre alla reticenza degli amministratori locali, spesso molto propensi a stare attenti a non disincentivare l’utilizzo del mezzo privato, vi è un quadro normativo nazionale effettivamente troppo sotf.
Ebbene è notizia di questi giorni come Euromobility (una delle più importanti associazioni italiane in tema di mobilità sostenibile) abbia portato una proposta al nostro Parlamento per discutere in questo senso ed in particolar modo sulla possibilità di rendere obbligatorio, almeno per i Comuni con una popolazione superiore ai centomila abitanti, l’adozione dei Piani di Mobilità Urbana (PUM). Euromobility è da sempre in prima linea affinché finalmente questi Piani possano trovare un’applicazione concreta nella programmazione delle amministrazioni locali dato che questi vengono disattesi nella maggior parte dei casi.
Spiegano i responsabili dell’associazione: è fondamentale che tale adempimento diventi obbligatorio almeno per le realtà con popolazione superiore ai centomila cittadini e la sua adozione costituisca un vincolo per poter accedere a misure di sostegno che non dovranno mancare nelle politiche comunitarie, nazionali e regionali.
Lunedì 26 aprile 2010 potrebbe essere un giorno importante per la storia della mobilità elettrica nel mondo: l’azienda israeliana Better Place, infatti, effettuerà il primo test su strada del suo sistema per lo scambio robotizzato della batteria nelle auto elettriche, che potete vedere nel video diffuso dalla stessa Better Place.
Il test avverrà a Tokyo, in collaborazione con Nihon Kotsu, il maggiore operatore di taxi in Giappone. La prova prevede che un veicolo elettrico passi attraverso la “stazione di servizio” di Better Place, venga posizionato su un apposito ponte robotizzato e, sempre con una procedura automatizzata, venga sostituita la batteria scarica con una fresca di ricarica.
Il tutto, afferma Better Place, in poco più di un minuto. Anche se fossero dieci sarebbe già un ottimo risultato, in grado di competere (costi permettendo) con il sistema “classico” di ricarica per i veicoli elettrici: la colonnina.
Continua a leggere: Auto elettriche, Better Place: la batteria si cambia in 1 minuto e 13 secondi
Dopo il recente accordo con Acciona, il gruppo Renault procede la strategia “a tutto elettrico” alleandosi anche con Enel ed Endesa. Teatro del business elettrico è nuovamente la Spagna, che si conferma la nuova Mecca della mobilità elettrica europea.
L’accordo di oggi è molto simile a quello di fine marzo con Acciona: si mira ad una collaborazione finalizzata alla diffusione massiccia di colonnine di ricarica compatibili con i veicoli Renault e Nissan, facilmente identificabili dall’automobilista e facili da usare. Rispetto al precedente accordo, però, quello con Enel-Endesa ha anche due punti nuovi molto interessanti.
Il primo è di tipo tecnico e riguarda lo studio del ciclo completo di vita della batteria, compreso l’eventuale impiego come sistema di accumulo di energia prodotta da fonti rinnovabili nella seconda parte del suo ciclo di vita. Quando le batterie perdono efficienza, quindi, vengono inserite nella filiera delle rinnovabili dove l’efficienza è un parametro meno critico rispetto al mondo automobilistico.

Legambiente ha presentato il rapporto Mal’Aria industriale 2010, cioè lo studio sulla qualità dell’aria e sulla quantità di sostanze inquinanti presenti nell’aria che quotidianamente respiriamo. Lo studio, come si intuisce dal nome, si focalizza sull’apporto dell’industria pesante e dell’energia all’inquinamento totale.
Apporto pesante, anzi pesantissimo visto che è proprio l’industria il settore della nostra economia che emette più veleni. La cosa è ancor più vera se si analizzano alcuni tipi di sostanze inquinanti, come i metalli pesanti e le diossine. Quanto a emissioni di questi due tipi di veleni, che in realtà sono due grandi categorie con centinaia di sostanze al loro interno, la grande industria italiana non teme confronti.
Il rapporto Mal’Aria 2010, però, prende in considerazione anche il contributo fornito dagli altri settori. Leggendo i dati si scopre che se l’industria è prima, il traffico veicolare è secondo. Tolti i trasporti commerciali sarebbe ora di iniziare a pensare seriamente, anche in Italia, a qualche forma di mobilità sostenibile.
Continua a leggere: Legambiente, Rapporto Mal'Aria: industria e traffico i grandi killer

Il problema del traffico, ormai da anni, a Messina è drammatico. Ogni anno milioni di auto, camion e autoarticolati transitano in città provenendo dall’autostrada per imbarcarsi in direzione della Calabria con pesanti ripercussioni sui livelli di inquinamento: secondo uno studio di Legambiente e Fs a Messina la soglia di Pm 10 viene superata due giorni su tre e l’inquinamento acustico è totalmente fuori controllo.
Per capire di cosa stiamo parlando, basti pensare che il sindaco è anche “Commissario Delegato per le misure dell´emergenza ambientale nel settore del traffico e della mobilità”. Proprio in qualità di commissario l’attuale primo cittadino, Giuseppe Buzzanca, ha appena istituito un ticket per tutte le auto in transito da Messina. Un vero e proprio pedaggio, che entrerà in vigore il primo giugno e che, tra le altre cose, è anche abbastanza caro. Come informa l’Ufficio stampa del Comune di Messina
Le tariffe saranno di 1,50 euro per le auto; 5 euro per autocarri e bus; 8 euro per autotreni ed autoarticolati, solo andata; mentre comprensive di viaggio di ritorno saranno rispettivamente 2,50, 9 e 15 euro. Tutti i mezzi saranno esentati dal pagamento del ticket nei giorni feriali, nella fascia oraria compresa tra le 24 e le 7 del mattino e nei giorni festivi, dalle 7 alle 22. Sono altresì esentati dal pagamento le auto condotte da residenti nelle provincie di Messina e Reggio Calabria, oltre ai mezzi delle Forse Armate, delle Forze dell’ordine, dei Vigili del Fuoco e dei sevizi di soccorso, nonché i veicoli adibiti al servizio di persona con limitata e/o impedita capacità motoria
Continua a leggere: Messina, con il finto ecopass prima del ponte si pagherà il pedaggio