La carta è talmente versatile da diventare materia prima per la moda. E’ questa in fondo la sfida lanciata da Fashion in paper 2011 seconda edizione di una manifestazione che attinge a piene mani dalla creatività di giovani stilisti.
I nuovi creatori di moda sostenibile a base di cellulosa, provengono dalle Accademia di Belle Arti di Brera, Frosinone, Urbino, l’Aquila o dall’Università degli Studi Mediterranea Reggio Calabria in esposizione 100 creazioni tra abiti, gioielli e accessori fatti in carta o cartone.
La mostra voluta dalla Provincia di Milano in collaborazione con la Triennale di Milano, Afol Milano, realizzata con Comieco, è curata da Bianca Cappello, è itinerante e fino al 5 giugno è visitabile alla Triennale di Milano.
Tra l’altro dal sito è possibile votare la creazione che si è preferita.

La bicicletta è considerata il mezzo di locomozione più ecologico. Segrasegra, un’etichetta di Praga, ha creato una linea di abbigliamento riciclando le vecchie camere d’aria. Disegnate soprattutto per le donne moderne questa nuova linea d’abbigliamento include giacche, t-shirt e alcuni modelli giorno-notte per le donne.
SegraSegra, che significa ‘’sorella sorella” è nata dall’idea delle due sorelle Dagmar e Eliska Mertova. La linea di moda nasce dall’esperienza delle due sorelle in Finlandia e a Berlino dove le biciclette sono molto utilizzate.
Via | GreenDiary

La sabbiatura dei jeans è un disastro per l’ambiente e i lavoratori. E’ conosciuta come sandblasting e è una tecnica industriale che consente al jeans di assumere diverse qualità: colore vintage e morbidezza. Per indurre i marchi a rinunciare a questa pratica dannosa è nata la campagna no alla sabbiatura dei jeans di Abiti puliti.
Come si ottiene la sabbiatura? Con compressori che sparano la sabbia sul tessuto. L’Inail lo spiega così.
Questo trattamento consiste nel lanciare, con una pressione compresa tra i 4 e gli 8 bar, sabbia quarzifera con un tenore di SiO2 di circa il 98%, sopra a dei capi di abbigliamento, in modo da ottenere un effetto di invecchiamento, particolarmente richiesto dal mercato giovanile. Di conseguenza le particelle, dall’impatto con il tessuto, riducono la loro grandezza originale, ottenendo alla fine una discreta percentuale di particolato avente dimensioni micrometriche.
Ma le polveri sono disperse nell’aria e e non bastano le protezioni e neanche le cappe che aspirano. Gli operai si ammalano di silicosi. Come rileva l’Inail nel suo documento, è necessario sostituire.
l’agente patogeno con un altro non patogeno o meno patogeno.
Molti brand hanno annunciato di aver rinunciato al sandblasting. Mancano all’appello molti altri, tra cui noti marchi della moda italiana. Per convincerli proviamo a inviare una mail da qui. Qui trovate il dossier Vittime della Moda .
Ho conosciuto la Eos Fashion grazie a una mail che mi ha inviato la stessa titolare per presentare la sua attività. L’idea è molto interessante e vede una piccola azienda a conduzione familiare e femminile combattere tra crisi dei consumi e mondo della moda con le sue piccole armi: tanta volontà e fantasia. Qui la collezione p/e che consiste in capi basic in cotone e lino biologico.
Eos fashion moda biologica dalle Marche
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Green à Porter è un evento moda in cui sulla passerella sfilano modelle che indossano capi fatti con materiali riciclati e fibre naturali e bio con il fine di valorizzare le risorse locali. Si tratta dunque di una moda a km zero.
Nello specifico Green à Porter, lanciata nel 2009 dall’associazione bolognese Impronta Leggera, ha in progetto una sfilata il 5 dicembre a Catania presso il Centro culture contemporanee Zo nell’ambito del Festival energie alter-native. Sulla passerella creazioni di stilisti siciliani indossate da modelle non professioniste ma sensibili ai temi legati all’ambiente.
Le foto della gallery si riferiscono alla sfilata di Palermo dello scorso aprile.
Sfilata di moda a chilometri zero

Via | BlogSicilia
Foto | ImprontaLeggera
Se siete in cerca di capi di abbigliamento ecologico per non far infuriare i vostri figli, provate da American Apparel: in occasione della Quarantesima Giornata della Terra, American Apparel ha lanciato la sua collezione Creative Reuse.
Nella produzione di capi di abbigliamento ed accessori milioni sono gli scarti che ogni giorno finiscono nella spazzatura, mentre invece potrebbero essere riciclati per creare altri pezzi che necessitano di meno stoffa. Così nasce la collezione Creative Reuse, che si ispira al riciclo creativo e propone sciarpe, fermagli, bikini e capi di lingerie prodotti con scarti di materiale tessile. La collezione è consultabile online qui sullo store di Creative Reuse e se non doveste trovare niente di vostro gusto, potete sempre acquistare un pacco di scarti di stoffa e dedicarvi al fai da te.
Per quelli di Caboclo il riciclo è l’unica via di approccio al design, alla moda e allo sviluppo, tanto che mettendo insieme l’arte del riciclo e quella dell’artigianato, hanno dato vita a un’azienda che produce sandali, gioielli ed accessori in maniera ecologica e solidale, e ci hanno scritto per presentarsi.
Caboclo produce sandali a partire dal riuso di vecchi copertoni, ed ogni paio di sandali è realizzato a mano dagli artigiani, così come testimonia il video sul sito di Caboclo, che illustra tutti i passaggi, dalla raccolta del materiale di scarto, alla fase di design e alla realizzazione del prodotto.
I gioielli, invece, vengono realizzati a partire da semi e materiali grezzi provenienti dalla natura, o da materiali depositati sulle rive del fiume, raccolti e lavorati dagli artigiani della foresta dell’Amazzonia.
Prima di lasciarvi alla gallery con alcune foto di questi particolari oggetti di design e di riciclo artistico, vi parlo del Capim Dourado, un altro dei materiali usati da Caboclo per creare i gioielli. Si tratta di una specie di erba selvatica color oro, tipica del Brasile, usata per produrre monili, ma sottoposta ad un ciclo di vita controllato: dopo il taglio, i semi vengono rilasciati nel terreno per prevenire l’estinzione del Capim, su cui si basa l’economia dei villaggi locali.

Presentata a Pitti Immagine Uomo, Ecoflage è una t-shirt biodegradabile, realizzata da Mario Vigilante per il brand Il Viaggio.
Ecoflage è realizzata al 100% in jersey di bamboo, antibatterico ed antiallergico, ed è biodegradabile. Il materiale è stato scelto per realizzare una t-shirt completamente non inquinante, tale da scomparire in modo del tutto naturale, qualora dovesse finire in un vaso di fiori.
Siete pronti a partire per le vacanze? In viaggio non dimenticate Ecoflage, la T-shirt amica dell’ambiente che, eventualmente, potete scordare dappertutto.
In mancanza della bacchetta magica, della zucca e della fatina, ci pensa Lumigram a vestire le Cenerentole al giorno d’oggi. Per lasciare tutti a bocca aperta ecco il modello Sophia, l’abito da sera fatto di LED e fibra ottica, per una sfilata che non ha bisogno di riflettori.
Attente Cenerentole, il vestito fatto di LED e batterie ricaricabili ha però solo 12 ore di autonomia, dopo di che, proprio come nella fiaba, l’incantesimo tecnologico svanirà, e farete meglio a correre a casa prima di rimanere al buio.
Non credete agli incantesimi e alla magia? Forse fate bene, dato che il vestito a LED è in vendita a 1600 euro, non proprio ciò che si definisce un prezzo da favola.
via | gizmodo
Recentemente ho letto alcuni articoli che danno un po’ il senso del “non senso”. Da un lato si legge di un possibile aumento di PIL dello 0,6% grazie alla riqualificazione energetica nel settore pubblico, dall’altro si delineano finanziamenti governativi per il settore moda. La cosa stride. Siamo in crisi e, ora più che mai sarebbe doveroso rafforzare investimenti che producano effetti nel lungo medio e lungo periodo.
Sarebbe bene invece tralasciare spese superflue e assistenzialiste nei confronti di un settore che non sa, non ha saputo e forse non può guardare lontano e che propone modelli di consumo insostenibili. Aldilà delle ovvietà dobbiamo comunque considerare una situazione drammatica di chi perde il posto di lavoro e di chi si ritrova senza mezzi di sostentamento. A guardare dall’esterno è semplice, ma all’atto pratico a vivere certe situazioni non lo è mai.
Detto questo, appurata la crisi ed il dramma umano, si dovrebbe però capire che in periodi di trasformazione come quello attuale è strategico muovere le pedine, la forza lavoro, da dove non servono più (o servono meno) a posti che possano garantire continuità. Periodi di trasformazione sono sempre esistiti, la differenza sta nella specializzazione indotta dal sistema.
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