La pizza napoletana è uno dei cibi più semplici, e allo stesso tempo più buoni, del mondo: acqua, farina, pomodoro e mozzarella. Possibilmente bianca e non blu…
In Italia, ogni anno, se ne consumano milioni e milioni, sia in pizzeria che da asporto, nel classico cartone quadrato. Classico fino ad oggi, perchè il box porta pizza potrebbe a breve cambiare per fare un favore all’ambiente. E’ stato presentato oggi, ovviamente a Napoli, il prototipo del contenitore del futuro. Nuovo, ma fino ad un certo punto: tutte le caratteristiche classiche, necessarie a mantenere la pizza calda senza farla cuocere anche fuori dal forno (le tipiche feritoie, ad esempio) restano anche in questo box.
La novità è nel coperchio: più facile da strappare per essere riciclato. Il box, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi viene usato anche come piatto per mangiare la pizza e, sporcandosi, non può essere gettato nel contenitore del cartone. Il coperchio, invece, se resta pulito sì: pensate in grande e moltiplicate il giochetto per i milioni di cartoni che si utilizzano ogni anno in Italia e all’estero e capirete quanto può essere utile all’ambiente un coperchio facile da strappare.
Ma, ancora di più del coperchio, farà bene all’ambiente far circolare per il paese milioni di cartoni con su scritto Comieco e le indicazioni per riciclare correttamente il box porta pizza.
Se le analisi presentate nei giorni scorsi, scagionano definitivamente la mozzarella di bufala campana dalla presunta presenza di diossina, a Bergamo presentano la prima mozzarella di bufala bergamasca. Dunque la gloria nazionale del “Made in Italy” gastronomico esce pulita e a conti fatti, nelle prime tre province campane analizzate, Napoli, Caserta e Avellino, sono già stati scagionati oltre 900 caseifici mentre su 265 campioni (ognuno corrispondente a 3-4 allevamenti), il 14% è risultato positivo alla diossina, con valori che rientrano nella cosiddetta “misura di incertezza”, ovvero di poco superiori al valore-soglia di 2 picogrammi. Nessuna positività, invece per le restanti due province campane.
Ma evidentemente a Bergamo non sono dello stesso parere se oramai da diversi anni allevano circa 3900 bufale da latte. E da oggi alla Fiera agricola di Treviglio, nello spazio Agripromo, si può degustare la prima mozzarella di bufala bergamasca e i formaggi realizzati esclusivamente con latte di bufala del caseificio Quattro Portoni, dei fratelli Alfio e Bruno: robiola, scamorza, bleu, squaquero, yogurth, ricotta, caciocavallo e crescenza .
Mi chiedo cosa ne pensa il Consorzio di Tutela Mozzarella D.O.P. considerato che il rigido disciplinare fissa la produzione solo in alcune zone della Campania, Lazio e Puglia. Di Bergamo non se ne parla proprio.
Via | Il Giornale
Foto | Flickr
Quattro campi diversi di ripresa nella stalla con altrettante web-cam, 40 bovini protagonisti, che mostreranno come sono trattati, curati coccolati nella loro stalla. Le immagini saranno trasmesse dai monitor dello stand “Di Martone e Vizio” visibili alla Fiera “Sapori & Saperi” dal 24 al 27 aprile a Pompei nell’area espositiva del Santuario.
Chiunque avrà l’opportunità, per una volta, di sbirciare quella che è “la vita all’interno della stalla”: “Vogliamo mostrare a tutti – spiega Giuseppe De Vizio, ideatore della singolare iniziativa – il nostro lavoro e i nostri metodi di allevamento del bestiame che garantiscono la qualità dei prodotti”. Ma lo stand “Martone e De Vizio” non sarà solo esposizione di carni italiane: gran finale di “Sapori & Saperi”, domenica 27 aprile, con una serata interamente dedicata alla degustazione di carni alla brace.
Mentre per gli amanti del vino sarà presentata in anteprima mondiale dalla cantina pompeiana Ferraro, “79 A.D.”, il Lacryma Christi del Vesuvio, in bottiglia di pietra lavica. Ma le curiosità non finiscono qui: per gli amanti della pasta sarà possibile trovare “o’curniciello” pasta a forma di cornetto portafortuna e pasta all’aroma di limone o all’Aglianico D.o.c. Sapori&Saperi” però è sopratutto una scommessa fatta da giovani imprenditori nel momento più difficile per la Campania agroalimentare. Le recenti vicende della mozzarella alla diossina hanno messo in ginocchio tutta la produzione di eccellenza agroalimentare.
Sapori&Saperi
dal 25 al 27 aprile 2008
esposizioni e/o degustazioni presso i singoli stand
orari di visita
10,30 - 22,00
Ingresso gratuito
Foto | Flickr
L’agroalimentare europeo non trova pace. E’ di ieri la notizia di due persone morte in Spagna per il morbo di Creutzfeld-Jacob, sospettato di essere la variante umana dell’encefalopatia spongiforme bovina (Bse), la cosidetta mucca pazza. Lo ha riferito la radio nazionale. I decessi sono stati registrati nella regione centrale di Castiglia-Leon: il primo risale a tre mesi fa; il secondo alla settimana scorsa, ha precisato l’emittente citando fonti del dipartimento regionale della Sanità.
“Il sistema dei controlli è assolutamente affidabile. Le nostre carni sono sottoposte a verifiche severe e puntuali.” E’ questo il commento della Confagricoltura alla notizia dei due decessi in Spagna . Gli acquisti domestici di carne bovina delle famiglie italiane sono pari a circa 400mila tonnellate (24 chili pro capite) per un importo di 3,5 miliardi di Euro. Un mercato dunque, che se colto dall’allarme potrebbe crollare, così come è accaduto, nei giorni scorsi, per la filiera delle mozzarelle di bufala o per il vino adulterato.
Oggi tutti i bovini sopra i 24 mesi sono controllati. Questi interventi hanno consentito una drastica riduzione del fenomeno Bse negli animali allevati: dai cinquanta casi individuati nel 2001 ai due casi dei primi nove mesi del 2007 su circa 450.000 test effettuati sugli animali. Con la drastica riduzione dei casi di Bse in Italia ed in Europa è terminato il “proibizionismo alimentare” iniziato nel Consiglio dei ministri agricoli della UE il 29 gennaio 2001, quando per fronteggiare l’emergenza mucca pazza (Bse) era stata assunta la decisione di eliminare la colonna vertebrale dai bovini di età superiore a dodici mesi, condannando dal 31 marzo 2001 la fiorentina.
Si! Parliamone e anche tanto. Perché oltre che nella mozzarella di bufala campana, la diossina compare in molte altre produzioni italiane. Per non parlare delle micotossine nei formaggi D.o.p.
Ma andiamo con ordine.
Il Presidente Vendola, durante il vertice convocato a Bari a seguito delle conferme della Asl di Taranto alla segnalazione del movimento PeaceLink, che aveva dimostrato eccessi di diossine e PCB in un campione di formaggio prodotto a Taranto, ha dichiarato: “Non siamo a Caserta, la produzione di latte e derivati nelle aziende del tarantino è assolutamente normale; per i dati da inquinamento da diossina stiamo monitorando in maniera continua tutta la produzione zootecnica della provincia di Taranto e abbiamo chiesto un aiuto all’Istituto Superiore di Sanità”.
Peccato che uno studio pubblicato dall’ “Italian Journal of Food Science” lo smentisca clamorosamente:” Tra gli inquinanti determinati, i PCB (16,7-66,7 microng/kg), l’HCB (3,58-7,57 microng/kg) e il p,p’-DDE (7,38-20,96 microng/kg) sono presenti a piu’ alte concentrazioni.”

Diossina sì, diossina no. C’è o non c’è? Secondo i N.O.E. che hanno dispiegato 400 uomini per ispezionare 25 caseifici e 60 allevamenti su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli , era un atto dovuto dopo che analisi di laboratorio hanno rivelato nel latte limiti di diossina oltre i limiti di legge, (6 picogrammi per grammi di grasso).
Per il Consorzio tutela mozzarella di Bufala Campana D.o.p. la situazione è sotto controllo. Dal comunicato stampa del Consorzio: “Nel caso dei caseifici, è stato effettuato il semplice sequestro probatorio di alcuni prodotti lattiero caseari, al fine di verificare in essi l’eventuale presenza di diossine. Nessun caseificio è quindi sotto sequestro. Attualmente permangono sotto sequestro cautelativo 66 allevamenti. Di questi 4 nel territorio dell’Asl Caserta 1 e 62 nel territorio della Asl Caserta 2. Tali numeri vanno confrontati con la consistenza del patrimonio bufalino dell’area Dop, che è di 1900 allevamenti.
L’incidenza complessiva dei sequestri cautelari sul complesso del patrimonio bufalino della filiera della Mozzarella di bufala Campana Dop si attesta pertanto al 3, 5% in termini di numero di allevamenti. Una ferita profonda ma circoscritta, come facilmente desumibile dai dati.” Intanto, sono indagati 109 tra allevatori e produttori e l’ipotesi di reato è avvelenamento di sostanze alimentari e commercio di sostanze adulterate perchè - spiegano i carabinieri del Noe - alcuni controlli hanno rilevato nel latte venduto ai caseifici livelli di diossina sopra la legge.