E come indizio abbiamo solo quegli spazzoloni infilati nelle gole degli altri due.. - capo della polizia
The toxic avenger part II di Loyd Kaufman 1989 USA 96′
La vita del giovane Melville, il più grande nerd della ridente Tromaville, cambiò (e non solo in senso figurato) quando un bel giorno “per incidente” finisce dentro dei bidoni di rifiuti tossici radioattivi.
Invece di lasciarci le penne il nostro”fortunato” giovane muta in un mostruoso e muscoloso uomo deforme: Toxic Avenger, un nuovo super-eroe che combatterà (alla sua maniera) agli intricati e loschi affari delle multinazionali criminali, come la Apocalypse inc, intenzionata a trasformare Tromaville in una gigantesca discarica di rifiuti tossici.
Ricordate il post di Viviana sulla protesta di Greenpaeace contro la Dove per il taglio della foresta pluviale indonesiana al fine di ottenere l’olio di palma? Bene, gli attivisti di Greenpaeace portano a casa una bella vittoria: Unilever fa dietrofront.
Patrick Cescau, amministratore delegato di Unilever, in un discorso pronunciato a Londra ha accolto la richiesta di Greenpeace per fermare in maniera definitiva la distruzione delle foreste pluviali indonesiane e l’impianto delle palme da olio richiedendo una moratoria. Cescau ha anche promesso che tutto l’olio di palma utilizzato da Unilever deriverà da produzione sostenibile entro il 2015.
La distruzione delle foreste indonesiane, secondo quanto afferma Greenpeace, contribuisce per il 4 per cento alle emissioni globali di gas serra. L’associazione si batte ora, affinché anche le altre grandi multinazionali che utilizzano olio di palma e i membri della RSPO (Tavola Rotonda per l’Olio di Palma Sostenibile), tra cui Procter & Gamble, Kraft, Nestle e Ferrero, uniscano le forze insieme a Unilever per chiedere ai propri fornitori di olio di palma di sostenere la moratoria per bloccare la distruzione in corso. ”L’impegno di Unilever per un olio di palma sostenibile - dichiara la responsabile campagna Foreste di Greenpeace Chiara Campione - non avrà senso se i suoi fornitori non smettono di distruggere le foreste pluviali indonesiane. E’ per questo che la moratoria è così importante, e anche le altre aziende che utilizzano olio di palma - conclude - dovranno sostenerla”.
La chiamano l’Arca di Noè dei semi. Ma si tratta di un immenso deposito destinato a conservare nel cuore di una montagna dell’arcipelago norvegese delle Svalbard in un bunker di ghiaccio a 100 mt al di sotto del suolo 3 miliardi di semi provenienti da almeno 100 paesi. Ma perché? Mi sono chiesta? E’ prevista qualche sciagura? Queste immense operazioni filantropiche mi scatenano sempre una strana allergia e ho voluto approfondire.
Intanto la parte ufficiale della notizia con strombazzamenti sui diversi media, Tg compresi racconta della cerimonia di inaugurazione alla presenza del primo ministro norvegese Jens Stoltenberg, del presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ed esperti di agricoltura di tutto il mondo. “Insieme ai movimenti internazionali per salvare le specie in via d’estinzione o preservare la foresta pluviale del pianeta, è altrettanto importante per tutti noi conservare la diversità delle colture nel mondo per le generazioni future”, ha detto il Nobel Wangari Maathai, che ha depositato i primi semi.
Leggo, invece, da un articolo di Maurizio Blondet che: ” Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è la Fondazione Rockefeller, insieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del geneticamente modificato), la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont; gruppo interessante a cui s’è recentemente unito Bill Gates, l’uomo più ricco della storia universale, attraverso la sua fondazione caritativa Bill & Melinda Gates Foundation. Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l’anno”. Come dire? Ho la conferma del fatto che la mia allergia è giustificata. Autore dello studio però è William Engdah che ha pubblicato “Doomsday Seed Vault in the Arctic” un circostanziato studio sulla questione e che si pone una semplice domanda: che futuro si aspettano per creare una banca di sementi del genere?
Continua a leggere: L'Arca di Noè dei semi: intervista a Alberto Olivucci

Un caso rilevante di studio delle pericolose connessioni tra le corporazioni multinazionali, le insaziabili sfaccettature del consumismo occidentale e la risultante devastazione sulle condizioni sociali, economiche e ambientali dei paesi stranieri e sui loro abitanti
Between midnight and the rooster’s crow di Nadja Drost - 66′ Canada 2005
“Enacana è la compagnia petrolifera socialmente responsabile”. Ai CEO della grande compagnia canadese piace presentare la loro azienda in questo modo.
Ma come si fa a chiamare socialmente responsabile una azienda che sfrutta, distrugge e compromette l’ambiente i territori e gli habitat della foresta pluviale in Ecuador?
E’ proprio in questo paese del sudamerica che ENCANA, con il via libera di politici “integerrimi”, ha iniziato a creare un oleodotto per trasportare il prezioso oro nero dai ricchi giacimenti nascosti nel cuore della foresta pluviale.
Continua a leggere: EcoCinema - Between midnight and the rooster's crow, l'oleodotto sciagurato

Le compagnie nazionali di Russia e Brasile stanno vincendo la battaglia con le multinazionali dell’energia per il controllo dei giacimenti di gas e petrolio sul loro territorio. La Gazprom, che non ha mai veramente abbandonato una logica “sovietica”, ha costretto BP e Shell a cedere i diritti sulle riserve di gas naturale che riforniscono i paesi asiatici per i prossimi cinque anni, mentre la Petrobras si è aggiudicata ben 41 diritti di sfruttamento sul giacimento Tupi, scoperto a novembre.
Il fenomeno è dovuto agli alti prezzi raggiunti dal petrolio greggio, triplicato negli ultimi anni, ed è causa di crescente preoccupazione per le aziende ed i governi dei paesi consumatori poiché oltre alla perdita del controllo delle riserve di Russia, Brasile, cui vanno aggiunti il Venezuela di Chavez ed il Kazakistan (vedi trattativa Eni per Kashagan) si assiste ad una diminuzione delle riserve “facili” del Mare del Nord, del Golfo del Messico e dell’Alaska.
E le borse confermano: negli ultimi sei mesi Gazprom ha guadagnato il 12%, Petrobras il 46%, al contrario, Exxon Mobil ha perso il 5%, Shell l’8,6 e la BP il 6,5 percento. Attualmente, secondo le stime della BP, le riserve dei paesi dell’OPEC, unite a quelle di Russia, Kazakistan, Azerbaijan, Turkmenistan e Brasile rappresentano l’88% delle riserve globali (1 trilione di barili =10^18). Questi accordi incoraggiano l’OPEC a mantenere alti i prezzi mediante un controllo del petrolio prodotto: la scorsa settimana i ministri del Qatar, degli Emirati Arabi e dell’Iraq hanno dichiarato che alla prossima riunione OPEC del 1 febbraio voteranno per il mantenimento dalla produzione attuale.
Un ponte tra i potenti e la gente comune, lanciato attraverso youtube con la domanda: “ Se le nazioni, le imprese o gli individui, potessero compiere una singola azione nel 2008 per rendere il mondo un posto migliore, quale sarebbe il tuo parere?”.
Questo il filo rosso dell’attuale edizione del World Economic Forum Annual Meeting 2008 - The Power of Collaborative Innovation - che si tiene fino a domenica 27 gennaio a Davos, in Svizzera e che mette a confronto bella gente e autorità: il segretatrio genarle dell’Onu, Ban Ki-Moon, il premier britannico Gordon Brown, Il Nobel Al-Gore, il Presidente Musharaff, la regina di Giordania, Rania, il leader degli U2 Bono, il presidente di Microsoft Bill Gates, il presidente nigeriano Umaru Musa Yar’Adua, il presidente di Cisco John Chambers che attraverso il dialogo cercano strategie per aiutare il Pianeta Terra.
Dal canto suo zio Bill Gates, attraverso la Fondazione che gestisce con la moglie Melinda, ha versato 306 milioni di dollari per aiutare l’agricoltura e i piccoli agricoltori in Africa. “Se siamo sinceri nella nostra volontà di porre fine alla fame estrema e alla povertà nel mondo, dobbiamo esserlo altrettanto nell’agire per trasformare l’agricoltura dei piccoli agricoltori, molti dei quali sono donne. E’ necessario migliorare la qualità dei semi, dei suoli, creare nuovi mercati ed allargare l’accesso ai mercati- ha detto Gates nella conferenza stampa di presentazione della sua iniziativa- Ma la produttività non è tutto. A un contadino serve ben poco produrre di più se poi non può vendere il surplus. Il nostro approccio vuole includere tutta la catena agricola”.
Continua a leggere: Dal World Forum di Davos le strategie per salvare il Pianeta Terra
Di prodotti veramente svedesi all’Ikea ce ne sono pochi. Costa meno produrre in Cina o in India e dare all’oggetto un nome svedese. Olivier Bailly (giornalista free-lance), Jean-Marc Caudron (ricercatore presso la Oxfam-Magasins du monde), Denis Lambert (Segretario generale della Oxfam-Magasins du monde) hanno fatto una ricerca sul sistema di produzione e marketing di Ikea e lo hanno pubblicato in un libro: Ikea. Che cosa nasconde il mito della casa che piace a tutti, Anteprima editore.
Il titolo originale, in francese, e’ Ikea: un modèle à démonter (Ikea: un modello da smontare) e allude al sistema di montaggio a carico del cliente. A me l’idea dell’acquisto smontato piace: il risparmio economico (sia per il cliente che per il venditore) mi pare giusto, tranne quando mi viene il sospetto che vitine o perni manchino apposta dai pacchi, per costringere la gente a tornare, farsi un altro giro e, già che ci sono, comprare altre due cosette.
Continua a leggere: Ikea, il mito della casa che piace a tutti
Quando un paese ha il 5% della popolazione mondiale ma spende il 50% del totale delle spese militari mondiali, il suo potere persuasivo si logora - Prince Nasir Al-Subaai

Annabelle Daniels: 714-454-9346. 10 anni, 11 in maggio. Ha vissuto al meglio sin dalla nascita. Voleva diventare una campionessa di nuoto sincronizzato, percio’ ha speso ogni minuto che poteva alla piscina PG&E. Le hanno diagnosticato un tumore al cervello lo scorso novembre, una operazione per il giorno del ringraziamento, ridotto poi con le radiazioni da quel momento - Erin Brockovich

Sembra che qualcuno l’anno scorso si sia rotto le scatole di farsi prendere per i fondelli dalle campagne pubblicitarie delle multinazionali. E’ di ieri la notizia che Enel ha ricevuto una sanzione da pagare per il reato di “pubblicità occulta”.