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Tutti gli articoli con tag nazioni unite

La Teoria dei giochi per risolvere lo stallo degli accordi sulle emissioni di CO2

pubblicato da Nestor Carnevali


Gli eterni, ed inutili, incontri organizzati dalle Nazioni Unite per cercare di trovare un benedetto accordo per la riduzione delle emissioni di CO2 potrebbero essere risolti in un modo molto semplice: interrompendo le pratiche virtuose anche in quei paesi che hanno preso sul serio a cuore il problema e si stanno impegnando per ridurle veramente. Per la serie “quando si gratta il fondo” arriva anche uno studio di alcuni accademici tedeschi che, applicando in maniera semplicistica la Teoria dei giochi, sostengono sia questa l’unica soluzione.

L’idea è questa:”visto che alcuni paesi si rifiutano di rispettare e sottoscrivere impegni per la riduzione delle emissioni, ma nel contempo godono dei vantaggi prodotti dai comportamenti virtuosi di altri paesi sono proprio quest’ultimi a dover interrompere le loro pratiche virtuose per generare una risposta positiva anche nei paesi più restii“.

L’intera tesi si poggia su un presupposto fondamentale: che ai paesi riluttanti interessi sul serio il problema delle emissioni di CO2, ma che non vogliano investire denaro per raggiungere l’obiettivo e preferiscano godere dei vantaggi generati dai comportamenti di quei pochi che ci stanno lavorando sul serio. Provocare una spirale negativa sarebbe la soluzione che porterebbe ad una reazione con una nuova assunzione di responsabilità? Una pia illusione.

Via | The Guardian

L'Unep presenta la "Guida alla biodiversità dalla A alla Z". Per le imprese

pubblicato da alessandra

L’Unep (United Nations Environment Programme), anche grazie agli interventi trasversali occorsi durante la Cop-10 di Nagoya, relativi alla definizione del “valore economico” aggiunto della conservazione delle specie, ha presentato la “Guida alla biodiversità dalla A alla Z” destinata, in via prioritaria, alle imprese.

Moltissime le aree chiave delineate in riferimento al parametro “biodiversità” (aree in crisi, ultime terre selvagge, IBA,ecoregioni globali, ecc..) e per ognuna di esse è stato presentato lo specifico status giuridico, i valori socio-culturali di riferimento e, ovviamente, la puntuale catalogazione di habitat e specie presenti. Obiettivo precipuo del volume è quello di aiutare le imprese, piuttosto che i governi e le ONG (avendo dimostrato, i primi, una generale incapacità a raggiungere gli obiettivi fissati nell’ormai obsoleto Countdown 2010), fornendo tutte le informazioni tecniche necessarie per indurle a un atteggiamento responsabile e ad impegnarsi, esse stesse, in concrete azioni di salvaguardia.. Già, perché la novità uscita a Nagoya - per quanto antipatico sia - è proprio che”biodiversità” fa rima con “profitto”.. D’altro canto, poi, è impossibile parlare di ambiente senza fare riferimento agli innumerevoli legami interspecie che corrono in qualunque contesto geografico…E una responsabilità richiesta ai motori dell’economia dalle Nazioni Unite, non importa di quali dimensioni, è proprio quella di usare assennatezza in materia, con particolare riferimento alla scelta dei propri insediamenti… Tuttavia, nonostante le ottime intenzioni e la presentazione di un lavoro di spessore enorme, esso pecca proprio - a mio avviso - nella capacità di interessare effettivamente le imprese cui è rivolto…E’ tristemente noto, infatti, che l’economia ascolta solo la voce del profitto.. proprio quelle voci che mancano quasi del tutto nel volume consultabile, in inglese, qui

Foto | Flickr

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Rock Inside al Fuori Salone per il riconoscimento del Diritto Ambientale

pubblicato da missunderstanding

La campagna Rock Inside comincia con lo stesso ticchettio della campagna Tcktcktck di Kofi Annan per sottolineare l’urgenza con cui si dovrebbe agire in difesa dell’ambiente. Rock Inside è una campagna realizzata in collaborazione con il WWF Italia per il riconoscimento del Diritto Ambientale tra i Diritti dell’uomo: il video verrà proiettato da domani, 14 aprile, fino al 20 aprile al Fuori Salone di Milano, presso lo spazio Sparkling!Ecologically Correct.

Hanno aderito alla campagna, girata alla fine dello scorso anno, Lilli Gruber, Massimo Ranieri, Gigi Proietti, Lech Walesa, Maurizio Costanzo, Tiziano Ferro, Claudo Baglioni e Sergio Muniz con lo scopo di sensibilizzare la comunità internazionale e spingere le Nazioni Unite ad inserire il Diritto alla Salvaguardia dell’Ambiente nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Voi cosa ne pensate: è tempo che il Diritto Ambientale venga riconosciuto al pari degli altri diritti dell’uomo?

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Ginevra: la Green Economy è l'unica soluzione alla crisi mondiale?

pubblicato da missunderstanding

green economy

Si è conclusa ieri a Ginevra la trentesima edizione dell’incontro annuale delle Nazioni Unite, International Association for Impact Asessment, incentrata quest’anno sulla transizione verso la Green Economy e sulle conseguenze per la Società e l’Ambiente.

L’economia mondiale è in crisi sotto molti punti di vista e l’obiettivo della conferenza di Ginevra è stato proprio quello di trovare e discutere alternative possibili dello sviluppo economico futuro, miranti alla crescita economica in un’ottica di sostenibilità e tutela dell’ambiente. Il programma della conferenza internazionale è stato incentrato sulla definizione dei principi della Green Economy per aiutare i governi a ripensare politiche ed investimenti da un punto di vista ecologico.

Gli esperti di 75 paesi hanno discusso dell’impatto sociale della transizione all’economia verde, mentre 600 delegati di tutto il mondo hanno esaminato le possibilità di investimento nei 5 settori cardine dell’economia: Industria, Agricoltura, Turismo, Città e Trasporti.

Per la conferenza mondiale questo è il momento di agire e di muoversi verso la Green Economy, vista come soluzione possibile alla risoluzione della crisi mondiale, ma affinché le società si possano muovere in questa direzione di sviluppo, ci dovrà essere l’intesa tra operatori privati e governi. Riusciranno realmente i Paesi e muoversi verso uno sviluppo economico sostenibile? Riuscirà la Green Economy a salvarci dalla crisi?

Foto | Flickr

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Terremoto ad Haiti, Port-au-Prince distrutta

pubblicato da missunderstanding

Ieri sera alle 23 circa (ora italiana) un terremoto di magnitudo 7 della scala Richter ha devastato Haiti. La capitale è in ginocchio: dei 4 ospedali, 3 sono crollati e l’unico rimasto in piedi è pieno. In alto il video che testimonia l’avvenuto crollo del Palazzo presidenziale. Dalla Francia sono in partenza due arei con gli aiuti umanitari per soccorrere la popolazione.

Il sisma ha colpito uno tra i paesi più poveri dell’emisfero occidentale, con epicentro a pochi chilomentri da Port-au-Prince, capitale dell’isola, con profondità a circa 10 km, secondo i dati riportati dalProgramma di controllo sui terremoti americano. Il centro città è completamente distrutto, molti edifici pubblici sono crollati; anche la sede delle Nazioni Unite è distrutta. Si temono centinaia di vittime. La Farnesina sta verificando la presenza di italiani sull’isola.

Foto | Flickr

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Play for Life, il calcio per l'ambiente con Eto'o come ambasciatore

pubblicato da missunderstanding

ambiente mondiali eto'o
La nazionale di calcio del Camerun è pronta a scendere in campo per la tutela della biodiversità del mondo, guidata dal suo giocatore più famoso, l’interista Samuel Eto’o. L’iniziativa si chiama Play for Life ed è promossa dall’UNEP, programma per la tutela dell’ambiente delle Nazioni Unite, in partnership con Puma.

Play for Life mira a sensibilizzare ed informare per la conservazione della biodiversità appassionati di calcio, tifosi e pubblico durante i prossmi eventi calcistici in Africa: la Coppa d’Africa in Angola, le partite amichevoli ed i Mondiali di calcio, evento ad altissimo impatto. Per l’occasione, le 12 squadre africane sponsorizzate da Puma, indosserano l’Africa Unity Kit, diventando ambasciatrici di un messaggio di tutela ambientale rivolto agli africani e al pubblico internazionale.

Dalla vendita del kit, approvato dalla Fifa, si ricaveranno fondi volti a tutelare le biodiversità del continente africano e a salvaguardare specie a rischio come leoni, elefanti e gorilla.

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I rifuti elettronici di Europa e USA uccidono i bambini dell'Africa

pubblicato da missunderstanding

rifiuti elettronici mondo

Se vi siete sempre chiesti dove finiscano i rifiuti elettronici, sempre più numerosi tra computer, elettrodomestici e vecchie Tv, ma non avete trovato risposta, forse è perché la risposta era meglio non saperla. Una lunga indagine di Abc denuncia come i rifiuti elettronici dell’America e di alcune nazioni Europee finiscano per uccidere i bambini africani.

Molte delle componenti dei rifiuti elettronici che vengono buttati e ricomprati al passo con lo sviluppo incessante della tecnologia, finiscono in Africa, gettate in enormi discariche a cielo aperto che avvelenano i bambini a causa dell’alta concentrazione di mercurio, cadmio, piombo, così come raccontato nel film The Digital Dump.

E’ il caso della regione di Accra, in Ghana, che raccoglie ogni anno tonnellate e tonnellate di componenti provenienti da rifiuti elettronici, che vengono poi bruciate dai bambini, o raccolte e selezionate per essere rivendute, col risultato che bambini dagli 8 anni in su vengono a trovarsi costantemente a contatto con metalli pesanti o con sostanze che li intossicano. Scenari simili si ripropongono non solo in altre nazioni dell’Africa, ma anche in Vietnam, in India, in Cina.

Le Nazioni Unite hanno stimato che circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici vengano gettate via ogni anno dai paesi sviluppati, e che la maggior parte di questi finisca nei Paesi in via di Sviluppo: in fondo, smaltire correttamente un vecchio monitor CRT in Germania costa circa 3,50 euro, mentre spedirlo su una nave in Ghana appena 1,50 euro. E purtroppo pare chiara quale sia la scelta tra avvelenare due bambini e risparmiare due euro.

via | Inhabitat

Foto | Flickr

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Le donne sono più attente all'ambiente, ma soffriranno di più i cambiamenti climatici

pubblicato da missunderstanding

donne cambiamenti climaticiCome reagiscono uomini e donne di fronte ai cambiamenti climatici? Chi si interessa di più all’ambiente e alle sorti del pianeta? Chi, tra uomini e donne riuscirà ad adattarsi meglio ai cambiamenti climatici?

La risposta a tutte queste domande, fornita dal rapporto delle Nazioni Unite sullo Stato della Popolazione 2009, è la stessa: le donne sono più attente alle questioni ambientali e saranno quelle maggiormente colpite dai cambiamenti climatici, ma riusciranno ad adattarsi meglio alle conseguenze e alle circostanze.

Le donne hanno comportamenti più ecologici: guidano meno degli uomini e prendono l’aereo molto meno, riciclano di più degli uomini e propendono per acquisti eco-sostenibili. Per quanto riguarda i consumi, le donne sono molto attente e hanno una gestione improntata al risparmio energetico. A tavola le donne mangiano più verdure e vegetali e molta meno carne rispetto agli uomini: i consumi delle donne ed il loro regime alimentare sono meno impatttanti rispetto ai consumi degli uomini. E ciò per i paesi industrializzati.

Per quanto riguarda i paesi in via di Sviluppo, le donne saranno le più colpite dai cambiamenti climatici perchè vivono in uno stato di dipendenza economica che non permette loro di adattarsi facilmente ai cambiamenti. In più, a causa dei cambiamenti climatici, sarà più difficile per le donne trovare cibo, acqua e risorse per sè stesse ed i propri figli.

Il rapporto si conclude con la seguente affermazione:

I cambiamenti climatici, non solo metteranno a rischio vite umane e mineranno la disponibilità dei mezzi di sostentamento, ma renderanno più evidente il gap tra ricchi e poveri ed amplificheranno le inequità tra uomini e donne.

via | Treehugger

Foto | Flickr

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Il castello di Windsor vegan per 24 ore unisce a tavola 9 fedi del mondo

pubblicato da missunderstanding

manu vegan windsor

In onore delle celebrazioni per l’evento Internazionale dedicato a Fede e Ambiente, alle quali erano presenti il segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-moon, il Gran Mufti d’Egitto e l’Arcivescovo presidente della Conferenza di tutte le Chiese Africane, il Duca d’Edimburgo ha organizzato la cena presso il castello di Windsor.

Come si può pensare un menù che non vada contro divieti e precetti delle diverse fedi del mondo, se a tavola ce ne sono ben nove diverse? I musulmani non mangiano maiale, gli ebrei mangiano preferibilmente Kosher, gli hindu non mangiano carne bovina né cipolla, i taoisti non mangiano carne rossa e i buddisti sono generalmente vegetariani. Fortuna che i cattolici mangiano di tutto.

La risposta è stata un menù vegano, soluzione che ha permesso a tutti gli esponenti delle 9 fedi del mondo di gustare la cena senza problemi. Da bere soltanto acqua di rubinetto e succhi di frutta naturali. Non si può certo dire che i reali inglesi non abbiano dato il buon esempio, anche ai loro cittadini.

Sembra proprio che quella vegan sia la soluzione ideale per riunire insieme attorno ad un tavolo persone e fedi di tutto il mondo, perché si sa che anche gli emissari di Dio a pancia piena dibattono meglio. Per conoscere il menù vegan di Windsor in dettaglio, potete leggere la storia del reporter del Telegraph che mai avrebbe pensato che progettare soluzioni per un mondo più sano a tavola fosse così difficile.

Foto | Telegraph

Onu, nessuna grande decisione al vertice di New York sul clima

pubblicato da Simone Muscas

Obama Presidente Stati UnitiNessun grande accordo nella conferenza sul clima tenutasi a New York e organizzata dalle Nazioni Unite. Al Gore, presente alla riunione, avrebbe apprezzato solamente le proposte più concrete che sono state portate avanti da Cina e Giappone. Sembrerebbe invece essere stata al di sotto delle attese la parte degli Stati Uniti con il presidente Barack Obama che, pur sottolineando come “il tempo del fare stringe” e che “bisogna agire subito per evitare una catastrofe irreversibile”, non ha offerto nuove soluzioni.

Il vertice sul clima, al quale hanno partecipato oltre cento leader mondiali giunti a New York per la Assemblea Generale dell’Onu, è stato aperto da un appello di Ban Ki-Moon che ha lanciato l’allarme sottolineando come si abbiano meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori. Nonostante le premesse sono parecchi i partecipanti che hanno definito come deludente e poco costruttivo quest’incontro.

Su tutti Nicolas Sarkozy secondo cui i negoziati sono giunti ad un punto morto e che, al fine di dare nuova linfa alla questione, ha proposto un vertice a novembre delle maggiori economie industrializzate in vista della conferenza di Copenaghen che si terrà a dicembre. In questo clima di pessimismo, di parole di allarme, ma di pochi passi concreti per uscire dallo stallo, sono balzati in evidenza gli interventi della Cina e del Giappone.

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