
Parte nei prossimi giorni a New York una grande campagna informativa contro le maxi porzioni servite nei fast food. A dichiarare guerra all’abuso di cibo il Dipartimento della Salute di N.Y. preoccupato per il dilagare dell’obesità e delle malattie derivate quali diabete di tipo 2 e cardiovascolari.
Negli ultimi 50 anni le quantità di ingredienti e i volumi di un panino con hamburger, ad esempio, sono triplicati ed è quadruplicato lo zucchero contenuto nelle bevande. Non solo: si spreca anche tantissimo di questo cibo che viene acquistato non solo in porzioni gigantesche, ma anche per più volte e inutilmente. Se poi andiamo a guardare l‘impronta ecologica di questo genere di alimentazione a base di carne e grassi di origine animale scopriamo che è elevatissima. Vogliamo parlare dell’olio in cui sono fritte le patatine servite in porzioni da 300 grammi? in genere è quell’olio di palma che costa pochissimo e ottenuto da deforestazione selvaggia.
Infine, un ultimo agghiacciante dato fornito proprio dal Dipartimento per la salute di N.Y a proposito delle conseguenze di una alimentazione così smodata e errata. Guardate bene la foto accanto: il ragazzo ha una gamba amputata. Nel 2006 ci sono state 3000 amputazioni a causa del diabete di tipo2.
Via | Il Fatto alimentare, NYC Dep.
Foto | NYC Dep.

Piccoli orti urbani crescono… in posti inconsueti come il cassone di un pick-up. Lui è Ian Cheney, un residente di Brooklyn stanco di nascondersi dietro la solita scusa della mancanza di aree coltivabili a New York per non dare sfogo al suo pollice verde.
Cheney, di professione regista, si è trasferito a New York nel 2009 e non sapendo dove coltivare prodotti biologici, ha deciso di creare un orticello nel retro di un vecchio pick up, un orto-giardino ambulante a tutti gli effetti. Saranno contente le piante, di andarsene in giro per la Grande Mela a respirare un po’ di smog, se non altro cambiano aria.
Certo i prodotti di questo orto on the road non potranno fregiarsi dell’etichetta km zero. Da questa esperienza, oltre ad erbe aromatiche ed ortaggi immediatamente disponibili, è nato però un film, Truck Farm, che ha vinto numerosi premi e si è meritato più di una menzione speciale ai festival del cinema ambientale di tutto il mondo.
Continua a leggere: Orti urbani sul pick-up, l'ortomania si fa strada a New York
New York punta a essere una delle metropoli green del Pianeta grazie alla lungimiranza ambientalista del suo sindaco Michael Bloomberg. E’ dal 2007 che il primo cittadino lavora al progetto PlaNYc- New York City Plan 2030 per ridurre le emissioni di CO2, inquinamento e rifiuti. A breve partiranno 132 nuove azioni che porteranno la Grande Mela sempre più vicina al suo obiettivo: ridurre del 30% le emissioni di CO2 entro il 2030. Dal 2007 a oggi le emissioni sono calate del 13% e dunque sembra davvero possibile raggiungere il traguardo.
La ricetta non è segreta e richiede coordinamento. Bloomberg punta a fonti rinnovabili: fotovoltaico sui tetti e minieolico, risparmio energetico e efficienza energetica degli edifici attraverso ristrutturazioni; per la mobilità la città sarà sempre più servita dal trasporto pubblico riducendo di fatto il trasporto privato per cui sarà potenziata la rete degli autobus che saranno elettrici. Dall’estate 2012 viene potenziato il servizio di bike sharing gestito da Alta Bycicle share che a prezzi interessanti (100 dollari l’abbonamento annuale) e gratis per i primi 45 minuti di spostamento conta di mettere in strada 10mila biciclette per 600 stazioni di interscambio.
Infine, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti (dei 14milioni di tonnellate l’anno già la metà viene riciclato) Bloomberg punta ancora alla riduzione del 75% di quanto finisce in discarica convincendo i suoi cittadini sia a non sprecare, sia a riciclare e sia a acquistare prodotti a basso impatto ambientale e con packaging ridotto.
Via | Eco delle città
Foto | NYC Gov Green Nella foto a sinistra Birdie la mascotte del progetto e qui i suoi consigli per un life style ecologico.

Continuano le “fughe” dal Central Park Zoo di New York. Dopo l’escursione non programmata di un cobra qualche mese fa dallo Zoo del Bronx e l’uscita non autorizzata di una pavonessa qualche settimana fa (recuperata soltanto il giorno dopo dagli operatori) anche un pavone è scappato per trascorrere una notte appollaiato sul cornice di un elegante palazzo della Fitft Avenue, proprio lì dove è ritratto in questa foto.
L’animale in libertà ha attirato una certa curiosità e un nutrito gruppo di passanti si è fermato ad osservarlo mentre, placido, si riposava. Al risveglio, e senza sollecitazioni esterne, il pavone è semplicemente volato nuovamente all’interno dello zoo, chissà se la gita è stata di suo gradimento.
Via | ABC
L’inquinamento luminoso è sempre stato considerato di ordine secondario rispetto a quelli di tipo acustico e atmosferico. In realtà, esso avrebbe effetti preoccupanti sull’avifauna alterandone i comportamenti riproduttivi, non solo - quindi - modificando bioritmi e abitudini, come è facile osservare di notte sugli alberi delle nostre città… Ad affermarlo, è un recente studio del professore Bart Kempenaers del Max Planck Institute for Ornithology.
Più in dettaglio, i ricercatori hanno analizzato gli effetti dell’illuminazione artificiale su alcune specie di uccelli che, pur vivendo in aree boschive, si trovano in prossimità di strade molto illuminate. Hanno così potuto appurare che tutti i maschi che posizionati a distanze sufficientemente limitate da una intensa fonte luminosa, tendono a cantare molto prima di quelli che si trovano più lontani dalla stessa. E le femmine, di conseguenza, stimolate da questi canti “affabulatori”, arrivavano in numero maggiore rispetto a quanto normalmente accade nelle parti più buie di foresta e, spesso, indipendentemente dalla reale “possenza e dalla qualità riproduttiva” dei maschi interessati. Si metterebbe, di conseguneza, a dura prova il principio della selezione naturale avvantaggiando, spesso, proprio i soggetti più deboli. E, questo, sottolinea Kempenaers,non è affatto un vantaggio. Inoltre,
i maschi dormono meno e sono più a rischio di predazione se iniziano a cantare con molto anticipo rispetto all’alba.
Ma l’intensa illuminazione artificiale arrecherebbe problemi anche agli uccelli migratori che sarebbero disorientati dalle forti intensità luminose e facendo perdere colpi anche al loro complesso sistema di “navigazione”. A tal proposito, il gruppo ambientalista della Grande Mela, Nyc Audubon, ha dichiarato che ogni anno, durante la stagione migratoria, oltre 80.000 uccelli si schianterebbero contro i grattacieli della City perché attirati dalle luci.
Ed infatti, in questi giorni, proprio nella metropoli statunitense, si sta portando avanti il progetto “lights out” che propone lo spegnimento delle lampade più disturbanti ai piani più alti degli edifici durante ore notturne.. Intanto, altrove - in particolare in Germania e Olanda -, alcune aziende sono già all’opera per arginare il problema tentando di mettere a punto luci che abbiano un impatto ambientale ridotto…
Via | science codex, max planck institute
Foto | Flickr

La legge non è stata ancora approvata e già si solleva un polverone mediatico. A new York il sindaco Bloomberg, sta progettando di vietare il fumo nei parchi e in spiaggia. Insomma, a New York non si potrà fumare neanche all’aperto. Bloomberg è un ex fumatore (anche io, oramai da sei anni) e trova giusto impedire che ci si possa accendere una bionda anche nei luoghi pubblici aperti, pena una multa salatissima. A New York ci sono undicimila ettari di parchi cittadini e circa 22 chilometri di spiagge.
Trovo la proposta interessante perché effettivamente le cicche di sigaretta invadono proprio spiagge e parchi. E’ fastidiosissimo trovarle nella sabbia, senza contare che sono troppo a portata di bambino; che il tabacco è velenoso e le mamme con i figli piccoli devono avere 6 occhi al posto di due per controllare che i pargoli non inizino a masticare le cicche abbandonate. Il 40% dei rifiuti che si trova nel Mar Mediterraneo è composto da cicche di sigaretta.
Direi che anche da noi si dovrebbe adottare una linea più dura per contrastare i fumatori outdoor.
Aqualta è un progetto dello Studio Lindfors di New York che rappresenta visivamente come saranno le città tra centinaia di anni, a causa dell’innalzamento dei livelli delle acque e dei cambiamenti climatici. Nel progetto sono rappresentate due tra le più grandi metropoli del mondo, New York e Tokyo, sommerse dall’acqua, mentre è facile immaginare che Venezia sarà scomparsa.
Così come le città, i loro abitanti si adatteranno ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze, muovendosi in gondola invece che in macchina, nuotando sotto l’acqua alta invece di camminare. Nel futuro si salirà verso piani sempre più alti e secchi e ciò che oggi si coltiva sul terreno, crescerà sui tetti riadattati. Nella visione di Acqualta la città e l’uomo riusciranno ad adattarsi in un mondo fatto di acqua, perdendo la necessità di utilizzare tecnologie e macchine, per una vita più tranquilla e strutture capaci di adattarsi all’imprevedibilità della Natura. Studio Lindfors ha immaginato così il futuro di queste metropoli, voi come lo immaginate?
Foto | Courtesy of StudioLindfors

The Bicycle Film Festival passa oggi da Milano, per la sua unica tappa italiana, e pedalerà in giro per il capoluogo lombardo fino all’11 ottobre. Il festival, nato a New York nel 2001 per poi estendersi a livello mondiale, rappresenta la bicicletta in tutte le sue forme.
Dalla pedalata solitaria al Critical mass, dalla Bmx ai percorsi naturalistici, quale miglior modo di celebrare la bicicletta se non una serie di performance, video, mostre e spettacoli per condividere la passione per la bicicletta con tutto il mondo?
Il Bicycle Film Festival, partito a giugno da New York e approdato oggi a Milano, toccherà 39 paesi e 4 continenti, in una festa collettiva tutta dedicata alla due ruote e ai suoi pedali. Per dirla con Brendt Barbur, fondatore e direttore del BFF, se “il ciclista urbano è una tra le icone contemporanee“, si prepari allora a pedalare in città sfidando ogni giorno smog e traffico, per raggiungere tutti gli eventi del festival, anche in sella alla sua graziella.

Sulla scia di Tapped e dei documentari ecologici che segnaliamo su Ecoblog, vi parlo oggi di No Impact Man, un documentario sulla possibilità di una vita senza rifiuti, che uscirà a breve.
No Impact Man è Colin Beavan, che ha sperimentato un anno di vita a New York senza produrre rifiuti. Accanto a lui, la moglie e la figlia di 18 mesi, soggetti per i quali è stato molto più difficile passare ad uno stile di vita ecologico. Da Starbucks e Prada alla vita senza rifiuti, Michelle ha sperimentato su se stessa il passaggio ad uno stile di vita ecosostenibile, apprezzandone i vantaggi in una città dove lo spreco è all’ordine del giorno.
L’esperimento di una vita senza rifiuti, a impatto zero, senza emissioni, da cui Colin ha tratto un libro e il film, ha fatto sì che dopo un anno No Impact Man e la sua famiglia si sentissero felici e realizzati. La pellicola uscirà a breve in America, mentre in Italia dovremo aspettare qualche mese per vederlo sottotitolato. Intanto, potete ascoltare qui in un’intervista il parere di Laura Gabbert, regista e produttrice, che ne ha parlato al Sundance 2009.

La vecchia linea ferroviaria di New York , che attraversava Manhattan lungo le rive dell’Hudson, è stata trasformata in un parco sopraelevato che permette di passeggiare sulla grande mela a 10 metri d’altezza tra orti metropolitani, vecchie rotaie e piante selvatiche.
Durante la cerimonia di inaugurazione del parco, il sindaco di New York Bloomberg ha illustrato il progetto, costato circa 153 milioni di dollari provenienti da fondi diversi, come un parco assolutamente innovativo. Il parco è stato subito ribattezzato Park on the Sky ed è il primo esempio di agritettura, termine coniato per l’occasione, che sta ad indicare un progetto di riqualificazione dell’ambiente urbano a metà tra archietettura ed agricoltura.
L’obiettivo dell’agritettura sta nel recuperare aree industriali in disuso restituendole totalmente alla natura, nel rispetto delle biodiversità e della flora che cresce spontanea. Di questa riappropriazione degli spazi urbani da parte della natura ne beneficiano le città, che diventano più verdi, ed i cittadini, che hanno uno spazio verde in più nel quale prendere una boccata d’aria e una città più vivibile. Quanto durerà questa nuova tendenza?
Foto | Flickr