Della questione del tonno rosso e dei seri problemi di estinzione a cui sta andando incontro questa specie abbiamo più volte parlato su Ecoblog. A tal proposito è notizia di questi giorni come la Gran Bretagna abbia preso la decisione di affiancare la Francia per porre un freno alla pesca di questa pregiata specie.
Il Regno Unito appoggerà infatti la proposta di divieto di pesca della Convenzione Cites (Convention on the International Trade in Endangered Species) ovvero l’associazione che regola il commercio internazionale di specie in pericolo. La decisione è stata presa dopo un lungo colloquio il cui obiettivo era quello di trovare soluzioni per impedire che la specie potesse andare incontro ad una diminuzione senza possibilità di ritorno del suo stock.
La soluzione trovata è stata ovviamente quella obbligata ovvero porre un fermo illimitato al tonno rosso ed evitare qualsiasi forma di pesca della specie. Il presidente francese Nicolas Sarkozy si è detto compiaciuto commentando come la presa di tale decisione non solo sia stata una scelta obbligata, ma soprattutto un importante segnale nel senso che o si sarebbe agito ora o sarebbe stato poi troppo tardi.
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Non tutte le destre europee hanno la stessa politica sull’ambiente di quella italiana, a quanto pare. Ne è prova il fatto che, mentre la maggioranza di Governo italiana nega l’esistenza dei cambiamenti climatici e attacca Kyoto, quella francese guidata da Nicolas Sarkozy si prepara, forse spaventata dal trionfo dei Verdi alle ultime elezioni europee, a varare una Ecotassa.
La nuova imposta, che dovrebbe entrare in vigore nel 2011, graverà su chi genera emissioni di CO2 e tenterà di spingere ad un minor uso di fonti di energia fossili. La tassa, che il Governo francese chiama “contributo clima-energia”, vuole imporre un costo per l’uso di carburanti inquinanti, che sarà compensato da sgravi fiscali per mantenere il potere d’acquisto dei cittadini e la competitività delle imprese.
Il ministro dell’Ambiente, Jean-Louis Borloo, ha annunciato che la proposta dovrebbe essere parte delle cinque che costituiranno il “Patto ecologico” che il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, aveva promesso fin dal 2007, e che sarà lo stesso Sarkozy ad avere l’ultima parola in proposito. Gli ecologisti ritengono che fissare un prezzo per tonnellata di CO2 emessa in atmosfera sia una misura imprescindibile, per ridurre il consumo di energie fossili. Chissà se l’azione del governo d’oltralpe spingerà nella stessa direzione anche quello italiano, di colore politico simile ma di azioni, fino a questo momento, molto diverse.
Via | Europa Press
Foto | Flickr
Il 27esimo vertice Italo-Francese si chiuderà tra poco con la firma di un accordo per la costruzione di 4 centrali nucleari, più la chiusura della TAV Lione-Torino.
Ha detto il Ministro Scajola:
L’accordo riguarda tutti gli aspetti del nucleare, dalla collaborazione in sede europea ai temi della sicurezza, dalla cooperazione tecnologica alla formazione dei tecnici, dallo smantellamento degli impianti alla collaborazione industriale in paesi terzi.
Alla Camera, intanto, si attende l’approvazione del DDL che vede la nascita dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, (il decreto milleproroghe l’ha ribattezzata Agenzia e non più autorità, NdR).
Via | Ami
Foto| governoinforma
Sembrerebbe un regalo di Natale quello dell’ accordo siglato poche ore fa a Bruxelles tra i rappresentanti dei 27: il pacchetto clima 20-20-20 è stato accettato da tutti e l’Italia non ha avanzato nessun veto (lo avevamo preannunciato qualche giorno fa) , così come minacciato in precedenza.
Monsieur Sarkozy dunque ha dimostrato che sotto la sua presidenza è riuscito, forse grazie ad abili giochi diplomatici, a portare a termine gli obiettivi previsti, tra cui anche l’accordo europeo sul clima.
Davanti a tutti questi trionfalismi qualcuno solleverà gli occhi al cielo e dirà: ” meno male che siamo in Europa”, qualcun’altro penserà che l’accordo era stato siglato già nella precedente legislatura e dunque c’era poco da fare. Ma chi, invece, non è proprio d’accordo con i trionfalismi è il WWF, che definisce l’accordo un vero e proprio fallimento.
L’altro ieri mattina i parigini che hanno preso la metrò alla fermata Republique hanno visto dei manifesti 4×3 con una strana pubblicità: l’immagine del Presidente Sarkozy con su la scritta: ” Ridurre del 30% i gas a effetto serra in Europa? yes, you must”. Altri manifesti più piccoli, invece, tappezzavano l’intera città (le foto su Flickr). L’iniziativa è di Greenpeace France che ha chiarito i motivi di questa campagna denominata: “SarkObama”:
Dicono gli attivisti di Greenpeace France:
Far pagare le imprese che inquinano, creare 3 milioni di posti di lavoro essenzialmente locale in Europa, salvare 1 000 euro all’anno per famiglia … Tutto questo è possibile, a condizione che l’Europa si doti di una regolamentazione ambiziosa. Ma il pacchetto clima / energia è molto lontano da questo. Il presidente porta una pesante responsabilità: ha lasciato troppo spazio agli Stati membri che ne hanno approfittato per difendere i loro interessi nazionali a breve termine, invece di dire forte e chiaro che gli interessi sono collettivi e che gli imperativi della lotta contro il cambiamento climatico riguardano tutti. Con lui è Natale tutti i giorni: i diritti di inquinare gratuitsmente per il carbone polacco o la concessione dei 30g di CO2/km offerti ai produttori tedeschi di BMW e Mercedes!
Continua a leggere: Parigi, Greenpeace chiede a Sarkozy di imporsi con l'Europa sul Pacchetto clima
Niente da fare per la più glamour dei nostri Ministri: l’Europa ha detto no alle richieste avanzate da Stefania Prestigiacomo, e dunque dal Governo Italiano, di uno sconto ( ma lei parla di flessibilità) sul Pacchetto clima 20-20-20.
I francesi, si sa, sono sono molto malleabili su certe questioni, specie con chi vuole rompere le regole faticosamente messe assieme e in pieno accordo. Per cui il Ministro all’Ecologia Jean-Louis Borloo (nella foto) ha dichiarato:
Non abbiamo avuto indicazioni nel cambiare il Pacchetto clima.
Per cui la Presidenza francese dell’Unione europea ha respinto la richiesta italiana di rinviare l’adozione definitiva del piano europeo per la lotta contro il riscaldamento globale nel 2009, anziché entro la fine di questo anno, come previsto.
Continua a leggere: Pacchetto clima, la Ue rimanda l'Italia e la Prestigiacomo a dicembre
Jacques Diouf, direttore generale della FAO lancia un appello accorato sull’emergenza alimentare mondiale e chiede un intervento urgente per cogliere le opportunità che l’aumento dei prezzi può offrire per il rilancio l’agricoltura ed evitare che situazioni drammatiche di questo tipo si riverifichino in futuro.
“Prezzi alimentari sostenuti - spiega Diouf- richiedono una strategia su due fronti: “occorre produrre più cibo laddove è più urgente contenere l’impatto del rialzo dei prezzi sui consumatori poveri, e allo stesso tempo potenziare la produttività e ampliare la produzione per creare reddito e maggiori opportunità d’impiego per le popolazioni rurali povere”.”Dobbiamo far sì - prosegue - che i piccoli agricoltori abbiano accesso alla terra, alle risorse idriche e a fattori produttivi come sementi e fertilizzanti; questo li metterà in grado di aumentare la produzione in risposta ai prezzi più alti, di incrementare i propri redditi e migliorare le proprie condizioni di vita, alla fine questo andrà a beneficio anche dei consumatori”.
Della questione dei prezzi alimentari discuteranno dal 3 al 5 giugno i leader mondiali che parteciperanno alla Conferenza ad alto livello della Fao su ‘Sicurezza alimentare mondiale: le sfide del cambiamento climatico e la bioenergia’. Tra gli oltre 30 capi di Stato e di Governo che hanno gia’ assicurato la propria partecipazione, vi sono il presidente francese Nicolas Sarkozy, quello brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Tarja Halonen, presidente della Finlandia dalle pagine del “Der Spiegel” lancia l’allarme sul grado di inquinamento del Mar Baltico e teme che l’ecosistema possa ”collassare” .
“Abbiamo uno dei maggiori problemi ambientali in Europa nei nostri porti -ha detto la Presidente Halonen- I livelli di inquinamento da sostanze tossiche nel Mar Baltico dovute agli allevamenti e alle acque di scarico che arrivano da San Pietroburgo, sono sconvolgenti. Il Mar Baltico rischia di crollare e il settore della pesca è in disperato pericolo . Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale di direzione”.
E rispetto alle manovre che stanno coinvolgendo la riorganizzazione del bacino del Mediterraneo coordinate da Nicolas Sarkozy, la Presidente Halonen tiene a precisare: “Beh, tutti vogliono ottenere dei vantaggi. Quando la Finlandia ha proposto un piano per una “dimensione settentrionale” per la regione del Mar Baltico e di una più stretta cooperazione con la Russia verso la fine del 1990, siamo stati considerati con sospetto. Ecco perché è importante non chiudersi in un club all’interno dell’Unione europea, come Sarkozy sembra voler fare”.
Foto | Flickr
Lunedì 3 marzo, all’inaugurazione del CEBIT di Hannover la cancelliera tedesca Angela Merkel ed il presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy hanno annunciato di essersi accordati su uno dei progetti più cari al presidente francese: l’Unione Mediterranea.
Angela, inizialmente contraria, ha accettato. Secondo Le Monde (5 marzo, pag. 8 ), la cancelliera tedesca, in cambio, avrebbe ottenuto la promessa di un ammorbidimento della posizione francese sui nuovi standard ambientali per le auto (euro 6).
A febbraio infatti la Commissione europea (l’esecutivo UE) ha proposto al Consiglio dei ministri e al Parlamento nuovi standard per le automobili, con l’obiettivo di portare la media delle emissioni delle auto da 160g/km a 130g/km entro il 2012. Già all’interno della Commissione era stata battaglia fra francesi e tedeschi.
I tedeschi producono veicoli più pesanti e quindi più inquinanti. I francesi invece, come gli italiani, producono macchine più leggere e quindi meno inquinanti.
Continua a leggere: Scambio Parigi-Berlino: Unione Mediterranea in cambio di automobili inquinanti
Il presidente Nicolas Sarkozy ha elencato gli obbiettivi da raggiungere per migliorare lo stato dell’ambiente in Francia: dimezzare l’uso dei pesticidi, diminuire il traffico sulle strade e sospendere la coltivazione di piante geneticamente modificate.
Per quanto riguarda la mobilità si pensa di sospendere la costruzione di nuove autostrade e di limitare lo sviluppo degli aeroporti. I soldi saranno spesi per potenziare il trasporto ferroviario, specialmente quello delle merci. Non si faranno nemmeno nuovi impianti nucleari, ma quelli esistenti continueranno a marciare.
Continua a leggere: Sarkozy e la politica ambientale in Francia