
L’Orso Dino è stato ucciso in Slovenia da un cacciatore poiché sospettato di avere la rabbia. L’orso non è stato riconosciuto però essere Dino e solo le analisi del Dna lo hanno poi confermato. Dino è stato cacciato lo sorso 15 marzo ma la notizia è trapelata soltanto oggi attraverso il sito del Corpo Forestale dello Stato.
Queste le motivazioni della caccia:
L’orso è stato ucciso, questa è la motivazione ufficiale, perché aveva mostrato un comportamento anomalo che lo aveva spinto a battere il capo, ripetutamente, contro le pareti delle case. Il sospetto era che l’animale avesse contratto la Rabbia. Autorizzata l’uccisione dalle autorità slovene, solo dopo si è potuto scoprire che in realtà il plantigrado presentava una ferita al collo mentre le analisi sul DNA hanno confermato che si trattava proprio di Dino.
La Slovenia non rischia nulla poiché l’uccisione del plantigrado era stata autorizzata dopo che era stato segnalato alle autorità per il comportamento era aggressivo; tra l’altro in Slovenia è legale l’abbattimento poiché rientra nel loro piano di contenimento, che prevede l’uccisione di 100 esemplari l’anno. L’orso Dino è stato ucciso a Vrhnika, zona tra Postumia e Lubiana. Lo scorso anno la vicenda dell’Orso Dino sollevò una forte mobilitazione popolare.
Foto | Flickr
Ricordate le belle parole del Ministro Galan a proposito dell’orso Dino? “Che nessuno torca un pelo”. Purtroppo consideratele lettera morta. Al summit di Asiago che si è tenuto oggi tra Daniele Stival assessore regionale alla protezione civile e caccia del Veneto, il Prefetto di Vicenza, le province di Vicenza, Verona e Belluno, amministratori locali e esperti del settore si è deciso che l’orso Dino deve essere catturato, ma non si è ancora deciso dove dovrà essere trasferito.
Intanto Stival dal sito della Regione Veneto annuncia:
Attiveremo immediatamente forme di controllo dell’animale utilizzando la Polizia Provinciale, le Guardie Forestali e anche uomini della nostra Protezione Civile, nel tentativo di impedire o limitare le scorribande.
Per conoscere la nuova residenza di Dino occorrono i pareri di Ispra, Ministro dell’Ambiente e un accordo con la Slovenia, paese da cui Dino è arrivato. Il problema è che a giugno inizia l’alpeggio e sono attese sull’altopiano di Asiago almeno 10mila pecore, cioè ghiotte occasioni per l’orso Dino.
Ha detto l’assessore Stival:
Il caso di Dino dimostra che alcuni esemplari possono prendere cattive abitudini come quella di predare animali domestici o di avvicinarsi troppo ai centri abitati. E in questi casi è necessario mettere in campo misure affinché le persone si sentano al sicuro, a prescindere dal risarcimento economico.
Intanto il popolo di facebook si mobilita e sono nati dei gruppi di sostegno all’orso. C’è che propone magliette con la scritta Dino free e chi una torta di mele a forma di orso per sottolineare che Dino non è cattivo ma che fa solo il suo mestiere di orso.
Via | L’Arena, Il giornale di Vicenza
Foto | Facebook
Giancarlo Galan, neo ministro all’agricoltura, dal feeling con le doppiette, prende le difese dell’orso Dino. Ma chi è Dino? Ne parlavamo qualche post fa: è un orso che fa il suo mestiere di orso e vaga libero per le colline dell’Altopiano di Asiago. Ha fatto fuori in poche settimane 12 animali, tra cui le due asine sbranate alcuni di giorni fa. Arriva dalla Slovenia, è stato catturato lo scorso anno, battezzato M5 e fornito di radiocollare è stato poi nuovamente liberato. E’ stato però ribattezzato Dino in onore di Buzzati nativo del bellunese, zona delle scorribande alimentari dell’orso.
Gli allevatori e i contadini della zona sono in allarme. Ma il Ministro Galan ha dichiarato:
Nessuno torca un pelo all’orso Dino.
Galan perciò propone una sua strategia per allontanare l’orso Dino senza ricorrere a doppiette a altri sistemi cruenti:
L’orso non si deve toccare, né si tratta di spostarlo altrove, perché il problema si riproporrebbe allo stesso modo. L’idea è rendere meno facile l’accesso al cibo, ad esempio con la realizzazione di recinti elettrificati all’interno dei quali mettere al riparo gli animali degli allevamenti. Se io fossi un allevatore dell’Altopiano o delle altre zone nelle quali l’orso si sta spostando, avrei chiuso il mio asino all’interno di un recinto. D’altra parte non facciamo lo stesso con le galline o con altri animali da cortile, che teniamo al riparo da volpi, faine e donnole? Sono convinto che con la natura bisogna convivere e questo non può valere solo con quella parte della natura che ci piace. Sono sincero: il fatto che sulle nostre montagne ci sia un orso libero di vivere mi piace. Sono felice, è una bella notizia.
Prima di sperticarvi in applausi e complimenti, vi ricordo che Galan, berlusconiano d’acciaio, è stato manager a Publitalia, regno del marketing per Mediaset.
Via | Giornale di Vicenza
Foto | Regione Veneto
La lince è tornata e il Parco delle Dolomiti Bellunesi può salutare degnamente l’anno internazionale della biodiversità! A segnalare la presenza dello splendido felino nel territorio del Parco sono stati, nei giorni scorsi, gli agenti del CTA della Guardia Forestale a seguito del rinvenimento di sue, inequivocabili, tracce (escrementi, prede, ecc.).
Così, dopo l’Orso Dino, noto per le “scorribande” di questi ultimi giorni, anche un altro grande predatore fa il suo ritorno sulle Dolomiti e, nel settore, sono tutti ottimisti circa un prossimo ripopolamento anche da parte del lupo, già recentemente riapparso sulla Majella. Il segnale, è incoraggiante ed esplicita una, evidentemente, buona gestione delle aree protette: il ritorno delle specie al vertice della catena alimentare, infatti, non può che testimoniare l’ottimo stato di salute degli ambienti tutelati dal parco. Ma non bisogna abbassare la guardia!
Ora, è necessario creare affezione e un’interesse positivo anche nei confronti del nuovo arrivato. Per quest’ordine di motivazioni, l’Ente Parco ha dato il via - similmente a quanto già accaduto per Dino oltre un anno fa - ad un concorso finalizzato a trovare un nome adeguato alla lince. Chiunque, esponendo brevemente l’dea che sottende la propria scelta, può proporne uno, fantasioso e divertente, inviando una mail al Parco, all’indirizzo: info@dolomitipark.it
Foto | Flickr