
Nove Senatori della Repubblica tornano alla carica e chiedono di dichiarare decaduto l’accordo europeo sul 20-20-20, cioè il cosiddetto “Pacchetto clima“. I Senatori in questione portano i nomi di Antonio D’Alì (primo firmatario), Valerio Carrara, Andrea Fluttero, Cosimo Izzo, Vincenco Nespoli, Guido Possa, Cosimo Sibilia, Sergio Vetrella, Guido Viceconte.
Sono tutti e nove del Pdl, e il documento con il quale chiedono che l’Italia abbandoni la lotta al cambiamento climatico è l’Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00248, in pratica una mozione con delle richieste al Governo.
Non è affatto la prima volta che i Senatori del Pdl tentano di affondare le politiche di riduzione delle emissioni di CO2. Ci avevano già provato l’anno scorso e, allora, furono in 39 a firmare. Questa volta i Senatori negazionisti, i cui santini sono riportati nella gallery a futura memoria, prendono spunto dal recentissimo “Clima gate” e chiedono che l’Italia si spenda affinchè si faccia un po’ di pulizia etnica all’interno della Commissione Ipcc, cioè il board internazionale di scienziati che studia i cambiamenti climatici e redige i rapporti sui quali si dovrebbero modellare le politiche virtuose in fatto di clima.
Pulizia etnica? Sì, in un certo senso, perchè la richiesta è che si mandino a casa il Presidente dell’Ipcc Pachauri e il Commissario De Boer e, contemporaneamente si promuova una “maggiore e più qualificata” presenza italiana dell’Ipcc. Più italiani, quindi, magari scelti dal Pdl.
Il titolo non inganni. Non si è infatti ancora arrivati ad una decisione definitiva, tuttavia trapela dal vertice di Copenaghen come gli impegni degli Stati membri siano colmi di difficoltà. Ovvio, non potrebbe essere altrimenti, dato che in gioco ci sono gli interessi economici di tutti i Paesi del pianeta. Intanto però è interessante analizzare il quadro provvisorio del summit per cercare di capire quale sia la situazione degli Stati membri dopo che, nella giornata di ieri, è stata riportata la notizia delle difficoltà provocate da Tuvalu e l’associazione delle Isole del Pacifico.
Per quel che riguarda l’Unione Europea sembra che al momento non sia stata stabilita nessuna cifra sull’aiuto immediato per i Paesi sotto sviluppati oltre esserci delle serie difficoltà sul passaggio dal 20 al 30% dell’obiettivo di riduzione dei gas ad effetto serra entro il 2020, rispetto al 1990. A tal proposito la presidenza svedese di turno della Ue ha deciso di proseguire in nottata le trattative con i partner per raccogliere offerte per il fondo ‘fast start’ (avvio rapido), da destinare dal 2010 al 2012 ai Paesi più poveri per prepararli all’entrata in vigore di un nuovo trattato sul clima (un post-Kyoto) che dovrebbe partire dal gennaio 2013.
L’obiettivo a cui punta la presidenza è quello di raccogliere sei miliardi di euro spalmati in tre tranche da due miliardi ciascuna per il prossimo triennio 2010-2012. Al momento sarebbero dodici i Paesi che avrebbero dato il via libera alla concessione di contributi volontari, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro. Francia, Germania e l’Italia non sono incluse in questo gruppo, anche se sembra che il Paese teutonico si starebbe orientando ad impegnare una cifra consistente. Ma al momento tutto sarebbe in fase di contrattazione.
Una multa salata pari a 555 milioni di euro: ecco cosa spetta all’Italia a causa della mancata applicazione degli interventi per la riduzione delle emissioni di C02 come conseguenza degli accordi relativi al Protocollo di Kyoto. Multa che potrebbe salire a 840 milioni di euro se i livelli delle emissioni, entro il 2012, continueranno a essere sforate.
L’attuale Governo si affretta a dichiarare che la colpa è di Alfonso Pecoraro Scanio, ex Ministro all’Ambiente nel Governo Prodi, e delle sue illusioni ambientaliste e degli assurdi obiettivi sulle emissioni. Ha detto il Ministro Scajola:
Per l’incapacità di contrattazione del precedente Governo e dei ministri competenti, il conto della bolletta clima-energia in Italia è molto salato.
Stefania Prestigiacomo, attuale Ministro all’Ambiente, ha tentato nei mesi scorsi, con una serie di piagnucolose proteste di rivedere, anzi mercanteggiare, le quote di emissioni del pacchetto clima 20-20-20, portando a casa l’unico risultato di un rimbrotto del Presidente Srakozy che le ha lasciato un laconico “vedremo” e un rimando a dicembre a Copenaghen alla conferenza sul clima.
Intanto le multe sono state comminate e all’Italia non resta che pagarle, o meglio saremo noi a pagarle. Le associazioni dei consumatori hanno già fatti i conti: a ogni italiano spetterà una quota pari a circa 40 euro. Ma per il Ministro Prestigiacomo, la nostra politica energetica è e resta molto efficiente.
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Oggi pomeriggio il dibattito in Senato potrebbe essere più acceso del solito, infatti un gruppo di senatori chiederà di dirottare la quota di incentivi prevista per il solare termodinamico verso le altre fonti di energia incluso il nucleare. Secondo le valutazioni esposte, il solare termodinamico fornirebbe un energia troppo a caro prezzo a causa della necessità di ampi spazi su cui installare gli impianti e il ricavo non sarebbe equiparato all’investimento, per cui, suggeriscono i senatori è meglio spostare gli incentivi altrove.
La “brillante” proposta è contenuta nella mozione n° 1-00155 presentata dai Senatori D’Alì, Gasparri, Quagliariello, Viceconte, Alicata, Coronella, Dell’Utri, Digilio, Gallone, Nania, Nessa e Orsi, dove si legge a proposito delle valutazioni fatte in merito al solare termodinamico:
appare economicamente più vantaggioso puntare sulle tecnologie per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per le quali i costi connessi alla curva di apprendimento risultano prossimi alla combinazione ottimale di efficacia ed efficienza quali, in particolare, le tecnologie del solare fotovoltaico, del consumo di biomasse e dell’eolico.

Direbbe Giobbe Covatta: “Basta poco che ce vò?”. Quel “basta poco” è riferito alla possibilità di ridurre le emissioni di C02 del 29% entro il 2020 e raggiungendo così l’obiettivo del 30%, come previsto nel Pacchetto clima energia. L’investimento richiesto? In pratica lo 0,2% del PIL, ossia a 4 miliardi di euro all’anno e l’Italia non lo vuole tirare fuori.
Ma in quanto a tirchi siamo in buona compagnia. Dietro di noi ci sono Giappone, Stati Uniti, Russia e Canada che neanche stanno facendo troppo per ridurre le emissioni e per, spiega il WWF:
mantenere l’aumento medio della temperatura al di sotto dei 2°C rispetto all’epoca pre-industriale.
Rileva il wwf che consumiamo troppa energia e come conseguenza aumentano le emissioni. Spiegano che in Italia siano arrivati, nel solo 2007, ad un totale di 553 milioni di tonnellate di CO2 rilasciate in atmosfera di cui il 26% come derivato dalle attività industriali, il 25% dalla fornitura energetica, il 23% dai traposrti e il 16% dall’edilizia e per i prossimi anni le previsioni sulle emissioni parlano di ulteriori rialzi.
Ed ecco la ricetta del WWF:
il settore industriale potrebbe risparmiare il 44% delle emissioni migliorando l’efficienza energetica e la produzione combinata di calore ed elettricità, e riducendo il tasso di clinker (materiale base) nella produzione del cemento. Il settore dei trasporti ne risparmierebbe il 36% migliorando l’efficienza energetica dei mezzi e favorendo le ferrovie e il trasporto pubblico. Migliorando l’isolamento termico e la progettazione degli edifici e utilizzando le biomasse per il riscaldamento si avrebbe un risparmio del 35%. Meno 33% dall’agricoltura sfruttando il biogas e migliorando il regime alimentare dei bovini. Meno 46% nel settore della fornitura energetica migliorando l’efficienze presso gli utenti finali, aumentando l’uso delle energie rinnovabili e adottando soluzioni di cattura e stoccaggio CO2 per ogni impianto a combustibile fossile. Addirittura meno 59% dai rifiuti, aumentando riciclo e compostaggio.
Intanto se vi va di mandare un vostro messaggio agli 8 leader che si incontreranno tra poco più di una settimana a L’Aquila, potete usare il giocherello messo su dal WWF nel quale lasciare anche la foto del vostro faccino.
Via | WWF
Foto | Face the G8
Purtroppo sono costretto a ripetermi per l’ennesima volta, ma bisogna sottolineare come il nostro Paese, per quel che riguarda i temi ambientali, sia distante anni luce rispetto ad altre realtà. Mentre infatti qui da noi si è lottato con il coltello fra i denti con l’UE pur di non accettare il pacchetto clima 20-20-20 per la riduzione delle emissioni, da tutt’altra parte c’è chi lancia proposte in netta controtendenza.
Parliamo della proposta del Premier del governo svedese Fredrik Reinfeldt che a partire dal prossimo mese metterà sul tavolo dell’UE la questione di imporre una tassa sulla CO2 a tutti i cittadini europei. Il Presidente, che dal primo luglio prenderà le redini del Consiglio Europeo, intende proporre l’introduzione della tutti gli stati membri, sulla falsa riga del modello di tassazione sull’anidride carbonica attualmente applicato in Svezia.
Non si tratta solamente, sottolinea Reinfeldt, di un sistema per far fronte ai cambiamenti climatici, ma anche di uno strumento che permetterà di aiutare l’Europa ad uscire dalla crisi economica e far fronte alle conseguenze sociali. Una tassa nazionale sulle emissioni di CO2 , continua Reinfeldt, è il modo migliore per costringere gli Stati membri a rispettare gli obiettivi del Pacchetto Clima 20-20-20.
Continua a leggere: In Europa si pagherà una tassa sulla CO2?
Mentre in Europa le misure del Pacchetto Clima, sottoscritte dagli Stati membri dell’Unione Europea, vengono definite come poco ambiziose rispetto al ruolo di protagonista nella lotta ai cambiamenti climatici di cui la Comunità si è fatta idealmente carico, c’è chi riesce a proporre soluzioni ancora meno significative.
Parliamo dell’Australia che, attraverso le parole del premier laburista australiano Kevin Rudd, ha annunciato un piano per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2020 del 5% rispetto al 2000. Un obiettivo poco ambizioso che si va a scontrare con le richieste degli ambientalisti che chiedevano una riduzione addirittura cinque volte maggiore.
La percentuale, fa inoltre sapere Rudd, potrà però aumentare fino al 15%, ma questo avverrà solo se si raggiungerà un accordo globale in cui anche gli altri Paesi sviluppati si impegnino a riduzioni comparabili. Alla luce di questa dichiarazione viene spontaneo chiedersi se il leader laburista abbia preso in considerazione gli obiettivi del vecchio continente, i quali, per quanto criticati, rimangono sicuramente (almeno sulla carta) decisamente più ambiziosi.
Continua a leggere: L'Australia lancia un programma poco ambizioso sul taglio delle emissioni di CO2
La protesta contro i tagli agli sgravi del 55% riservati al settore delle rinnovabili proseguono. L’art. 29 del Dl 185/2008 è ancora tutto li, valido, sebbene privato della retroattività e l’emendamento non è stato ancora approvato.
Assolterm, l’associazione che difende le aziende coinvolte in questa scellerata decisione del Governo, scende in piazza Montecitorio domani alle 11,00 con assieme a ANEV, APER, Assosolare, Federper, Fiper, GIFI, Greenpeace Italia, Gses Ises Italia, ITABIA, Kyoto Club, Legambiente e WWF Italia e presenterà alla Camera e al Senato un documento dal titolo: Una rivoluzione energetica anche in Italia, in cui chiederà al Governo sia di stralciare l’art. 29, sia di approvare il pacchetto clima 20-20-20.
Scrive Assolterm:
L’intensità energetica relativamente bassa dell’Italia non significa in alcun modo che il nostro Paese sia dotato di tecnologie più efficienti degli altri Paesi, ma riflette in gran parte il fatto di avere un paniere di prodotti a minore intensità energetica e un clima più mite. Lo conferma la modesta efficienza energetica del parco edilizio italiano.
Qui potete comunicare la vostra adesione alla manifestazione.
Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr

Vi parlavo un paio di post più sotto dell’iniziativa di Greenpeace France che di fatto ha tirato le orecchie al Presidente Sarkozy, invitandolo a far rispettare gli accordi sul pacchetto clima.
Difatti, secondo quanto riferiscono le ONG (Friends of the Earth Europe, Greenpeace e WWF) i giochi sarebbero già fatti e in pratica Sarkozy l’11 e il 12 dicembre, al vertice europeo dei Capi di Stato, chiederà di approvare il pacchetto clima, lasciando, però, la possibilità ad ogni Stato di inglobarlo o meno.
Dunque è stata accettata la proposta fatta dalla Presidenza francese di dare diritto di veto a tutti gli Stati membri cosa che consente al nostro Governo di bloccare appunto il Pacchetto clima.
Continua a leggere: Pacchetto clima, le ONG denunciano: "L'Europa ha già approvato il veto"
L’altro ieri mattina i parigini che hanno preso la metrò alla fermata Republique hanno visto dei manifesti 4×3 con una strana pubblicità: l’immagine del Presidente Sarkozy con su la scritta: ” Ridurre del 30% i gas a effetto serra in Europa? yes, you must”. Altri manifesti più piccoli, invece, tappezzavano l’intera città (le foto su Flickr). L’iniziativa è di Greenpeace France che ha chiarito i motivi di questa campagna denominata: “SarkObama”:
Dicono gli attivisti di Greenpeace France:
Far pagare le imprese che inquinano, creare 3 milioni di posti di lavoro essenzialmente locale in Europa, salvare 1 000 euro all’anno per famiglia … Tutto questo è possibile, a condizione che l’Europa si doti di una regolamentazione ambiziosa. Ma il pacchetto clima / energia è molto lontano da questo. Il presidente porta una pesante responsabilità: ha lasciato troppo spazio agli Stati membri che ne hanno approfittato per difendere i loro interessi nazionali a breve termine, invece di dire forte e chiaro che gli interessi sono collettivi e che gli imperativi della lotta contro il cambiamento climatico riguardano tutti. Con lui è Natale tutti i giorni: i diritti di inquinare gratuitsmente per il carbone polacco o la concessione dei 30g di CO2/km offerti ai produttori tedeschi di BMW e Mercedes!
Continua a leggere: Parigi, Greenpeace chiede a Sarkozy di imporsi con l'Europa sul Pacchetto clima