Ho letto con piacere e velocemente il manuale Urbi et Orti (ecoalfabeto, pagg.168, Euro 14,40) di Josep M.ª Vallès. La prefazione è affidata a Bigas Luna che racconta del suo orto e del suo amore per la produzione di ortaggi casalinghi.
C’è da dire che la coltivazione di orti casalinghi e cittadini è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, probabilmente sia per la necessità di un approvvigionamento più sano sia come forma di risparmio. E la vecchia idea del fazzoletto di terra da coltivare viene in un certo senso sublimata dalla presenza di vasi di verdure in balcone.
L’idea del manuale è semplice: insegnare a auto-produrre verdure e ortaggi. Il che però non sempre risulta facile a chi non ha un minimo di esperienza in merito e sopratutto se ha a disposizione solo il balcone di casa. Il manuale però insegna a farlo gradualmente, partendo da piccole piante in vaso fino a disporre di mini orti da collocare nelle aree più soleggiate. I consigli si estendono anche su come produrre il compost per fertilizzare e suggerimenti sulla lotta ai parassiti.
Tra i trucchetti proposti, ad esempio, la ricetta contro funghi afidi e acari a base di 50 gr. di aglio oppure la camomilla per proteggere le piante dalla peronospora.
Quest’anno scordatevi le caldarroste nelle fredde sere invernali: per la castagna italiana è arrivata una mazzata dall’oriente. A sentire Confagricoltura, infatti, il raccolto di castagne italiane quest’anno potrebbe diminuire anche del 70%.
Secondo Confagricoltura le piogge troppo abbondanti di questo inizio di autunno stanno rendendo difficile la maturazione dei frutti favorendo, al contempo, lo sviluppo di un micidiale parassita asiatico chiamato “Cinipide galligeno” che rende le piante quasi sterili. Non sapete cosa sia il Cinipide galligeno? Leggete qui.
Il parassita, tra le altre cose, non si sa bene come sia arrivato in Italia. Individuato per la prima volta nel 2002 in provincia di Cuneo, ha già fatto danni in Campania e Lazio. Quest’anno, però, potrebbe diventare molto famoso anche tra la gente comune e rovinare il raccolto delle 10 varietà di alta qualità, tra Dop e Igp, di castagne italiane.
La cosa allarmante, per chi le castagne le produce, è che questo insetto resiste bene agli insetticidi. Come se non bastasse molti castagneti si trovano all’interno di parchi naturali. Chi lo potrà togliere di mezzo? Un altro insetto: il “Torymus sinesi” che introduce le sue uova nelle galle (degli ingrossamenti sulle foglie provocati dal parassita), distruggendo le larve del Cinipide.
A questo punto non ci resta che sperare che se la vedano tra insetti…
Via | Agricoltura on web
Foto | Flickr
Sono già alcuni decenni che si parla di lavorazioni minime e semina su sodo come pratiche in grado di sostituirsi alle tradizionali tecniche di lavorazione del terreno, ovvero le arature profonde. Motivi di questa “innovazione” risiedono soprattutto in aspetti di carattere economico, ma contribuisce anche a ridurre l’erosione con conseguente attenuazione dei fenomeni franosi ed aumento di fertilità.
Da diverso tempo quindi la ricerca sta producendo dati volti a confermare “in soldoni” il preambolo sin qui fatto. Questo discorso sembra però non valere per le arachidi che non riuscirebbero a trarre beneficio dalle suddette forme di lavorazione del terreno. In realtà i ricercatori hanno scoperto che, in questo caso particolare, risulta di importanza fondamentale il controllo delle malattie, un aspetto rilevante che le lavorazioni minime non riescono a controllare a sufficienza.
Infatti con le nuove modalità di coltivazione è difficile tenere basso il numero di parassiti che proliferano nei residui vegetali rimasti in campo. Tra tutti, il TSWV (Tomato Spotted Wilt Virus) è uno dei più pericolosi ed attacca le piante di arachidi riducendone ovviamente le rese. I risultati del North Carolina State University evidenziano che l’unico mezzo in grado di ridurre gli effetti delle infezioni è il tempo. Troppo poco per far cambiare idea ai coltivatori di noccioline che continueranno, quindi, con le tradizionali arature profonde.
Via | ASA - American Society of Agronomy
Foto | pizzodisevo (sorry, I have no much time)
Secondo una ricerca condotta dal Biotechnology and Biological Sciences Research Council (BBSRC) il Myzus persicae, uno dei principali afidi parassiti del pesco e della patata, avrebbe un ciclo biologico fortemente legato alle temperature. La sua comparsa è anticipata di 2 settimane per ogni grado centigrado in più nelle temperature medie di gennaio e febbraio. La conoscenza di questo fenomeno potrebbe tornare utile agli agricoltori che subiscono danni da tale insetto.
Le conseguenze di infestazioni così precoci sono maggiori in quanto la pianta presenta tessuti più teneri e non ha meccanismi di difesa tali per resistere all’attacco degli afidi. Il danno che questi insetti arrecano alla pianta sono indiretti in massima parte ovvero, a seguito della suzione della linfa, espellono zuccheri e nutritivi eccedenti i loro fabbisogni (la melata) ed è proprio in questi che si insediano altri patogeni come i funghi che riducono la capacità fotosintetica della pianta riducendone la produttività e portandola talvolta a morte.
Non avevo mai sentito parlare del tarlo asiatico. Grazie a 02blog ho scoperto questo video della Regione Lombardia. Sul sito della Regione qualche dato in più:
In Lombardia da qualche anno è stata rilevata la presenza di due pericolosissimi insetti di origine asiatica, innocui per l’uomo ma dannosi per il nostro patrimonio arboreo. Attaccano piante di 20 specie diverse e si diffondono rapidamente. Di tratta di Anoplophora chinensis e Anoplophora glabripennis, due specie praticamente indistinguibili, che chiamiamo più semplicemente tarlo asiatico. Sono due coleotteri le cui larve danneggiano e possono provocare la morte degli alberi, scavando profonde gallerie all’interno dei tronchi e delle radici.
In caso di avvistamenti, è chiesto di contattare il numero 840 000 001.