
Claudio Risè, noto psicologo, nonché scrittore giornalista e docente universitario, racconta dei nuovi orientamenti della psicoterapia anglosassone: contro la depressione la cura è data da una bella passeggiata nel verde. Alla carlona lo sapevamo un po’ tutti che non solo passeggiare, ma fare movimento nei boschi o in un giardino fa bene allo spirito oltre che al corpo. Il dato interessante che riporta Risè, però, nella sua rubrica Pensieri & Passioni su Il Mattino di oggi (pag.18) è che la depressione cresce in quei luoghi, o quartieri, in cui non vi sono verde e giardini.
Scrive Risé:
Nelle zone periferiche più degradate, dove manca il verde e la sicurezza è carente, si sviluppa più depressione. Sopratutto, ma non solo, tra le donne (il 66% è in cura contro il 34% degli uomini) e gli anziani. Secondo questi nuovi orientamenti si torna a osservare anche l’aspetto sociale di questi disturbi, derivante dal modello di cultura della società postindustriale e dagli stili di vita proposti.
Nota Risé che però il verde e i giardini devono far parte di un più ampio stile di vita. Parchi e giardini sono presenti in zone ricche e lussuose ma anche i ricchi hanno la depressione. Perché? Probabilmente perché non li usano essendo vincolati a stili di vita in cui veglia e sonno sono sballati da stravizi. Dunque, il benessere mentale e fisico passano perciò da un modo di affrontare la vita che deve essere completamente sano. Solo a quel punto il verde, i parchi e giardini assieme alle passeggiate possono rivelarsi efficaci tanto quanto i farmaci.
Scrive ancora Risé:
Le verifiche sperimentali sembrano confermare che il movimento, praticato sistematicamente nell’ambiente naturale, può curare altrettanto bene che farmaci sintetici, ma con un effetto più duraturo per via delle modifiche profonde che queste abitudini provocano negli stili di vita delle persone. Al di là di traumi, o fattori genetici, la depressione si evita difendendo i due partner della nostra psiche: l’ambiente e il corpo.
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Il Rapporto EU Zoo Inquiry 2011, curato dalla Born Free Foundation rivela una generale condizione di grave disagio dei milioni di animali detenuti negli zoo e nei bioparchi europei.
Più di 200 zoo dell’Unione europea sotto indagine. La maggior parte non è a norma con i parametri di benessere e sicurezza stabiliti dalla direttiva UE. Inoltre, si stima che esistano centinaia di strutture non autorizzate, e quindi in grado di sottrarsi ai controlli. L’Associazione europea di Zoo e Acquari (EAZA), infine, non può essere ritenuta rappresentativa della situazione degli zoo nell’Unione perché solo l’8% degli zoo europei è membro dell’associazione.
La gestione del Parco Nazionale dello Stelvio passa agli enti locali. Ora spetterà a loro preservare e tutelare come si conviene una delle aree più preziose per il nostro Paese riducendo, si spera se non nei fatti, almeno all’apparenza il valore di un bene nazionale. E’ uno schiaffo morale a quel sistema sovranazionale sancito, con apposita ratifica da parte dello Stato italiano nel 1999, dalla Convenzione Internazionale per la Protezione delle Alpi, funzionale con gli altri Paesi dell’Arco Alpino a una protezione delle aree di pregio naturalistico al di là dei normali confini nazionali. E’ l’ennesima debacle per il mondo dei parchi che si aspetta, ora, critiche anche a livello europeo. E le polemiche, stavolta, non provengono solo dalle associazioni ambientaliste ma anche dallo stesso Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha sconfessato completamente l’operato del governo e della sua stessa maggioranza …
Più in dettaglio, il Consiglio dei Ministri ha approvato nella giornata di ieri il decreto legislativo affidando la governance del Parco alla Regione Lombardia e alle Province di Trento di Bolzano. Immediato il polverone sollevato da più parti circa i dubbi di costituzionalità del provvedimento, che sarebbe reo di scavalcare gli art. 117 e ss. (quelli che consegnano alla competenza esclusiva dello Stato la materia della tutela ambientale), mentre l’opposizione ha dichiarato a gran voce che il debito con l’Svp, che si è astenuto sulla fiducia, ora è stato saldato. In effetti a pascersi della decisione è stata soprattutto la provincia autonoma di Bolzano che, recentemente, ha dichiarato - per bocca dello stesso SVP, il partito degli autonomisti altoatesini, - di aver condotto con il Presidente del Consiglio Berlusconi in occasione del voto sulla mozione di sfiducia del 14 dicembre scorso, trattative non meglio definite riguardo ad una gestione meno centralizzata dell’area protetta… Intanto, le associazioni ambientaliste (WWF e LIPU in testa) sono sul piede di guerra. Si temono anche nuove aperture alla caccia all’interno del Parco dello Stelvio. Così ha commentato questa mattina Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi-Europarc Italia,
Nonostante le richieste delle associazioni ambientaliste e il vivo impegno del ministro Prestigiacomo si è voluto procedere su una strada pericolosa che rischia di mettere a repentaglio la funzione primaria di una delle aree protette più importanti d’Italia e d’Europa, sia da punto di vista storico sia per quanto riguarda la ricchezza di biodiversità. In questi anni il parco dello Stelvio ha dimostrato che, anche con gravi problemi finanziari, tramite la conformità di gestione e azione sul territorio, è stato possibile garantire al meglio la tutela della diversità biologica di un’area vasta e complessa, tutela che questa frammentazione metterà a repentaglio aggiungendo altra burocrazia a una macchina già ingolfata.
Dopo le polemiche dei giorni scorsi con il Ministro Tremonti a proposito della Legge di Stabilità, stamattina alla Commissione Ambiente del Senato, Stefania Prestigiacomo ha proposto un emendamento al testo legislativo in via di approvazione che dovrebbe essere sufficiente a mettere “parzialmente a reddito” e quindi più o meno al sicuro, le aree protette.
Secondo il Ministro dell’Ambiente, infatti, per la tutela dei parchi attualmente esistenti sul nostro territorio occorrono finanziamenti annuali pari ad almeno 35 milioni di euro per il possimo triennio. Il valore proposto cozza, però, con quello specificato (27 milioni di euro) nel testo della finanziaria attualmente in via di approvazione. Inoltre, ha aggiunto la Prestigiacomo, per il riordino e un’effettiva migliore gestione e funzionalità dalle nostre aree protette sarebbe necessario prevedere, al più presto, l’approntamento di una nuova legge ad hoc…
Più in dettaglio, secondo le stime di Federparchi, i 27 milioni di euro attualmente garantiti dal DDL di stabilità all’intero sistema dei parchi sarebbero di fatto insufficienti a coprire anche solo il pagamento degli stipendi ai dipendenti delle AP, per i quali occorrerebbero non meno di 31 milioni di euro l’anno. Approvare il testo della finanziaria così com’è, quindi, come già paventato da più parti, rischierebbe di inficiare lo stesso carattere “pubblico” dei parchi che, anche sulla base degli accordi presi a Nagoya, dovrebbero presto aumentare in numero, superficie e livello di salvaguardia. Ci troviamo in pieno ossimoro, insomma, a meno che non si apra la strada a “fonti autonome di finanziamento” oppure all’apertura a “pagamento” di alcuni tra le maggiori AP del nostro paese…. Facendo, di fatto, scadere la loro godibilità da “diritto” gratuitamente consegnato alla collettività a una semplice “macchina per fare soldi” che ne snaturerebbe completamente le caratteristiche…
Via | federparchi, senato della repubblica
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Il team di MyNatour, una community online per viaggiatori in cerca di percorsi sostenibili e di vacanze in armonia con la natura, è partito alla scoperta del Sud Africa per poter offrire ai tifosi dei Mondiali un’alternativa di turismo sostenibile per un’evento altamente inquinante come sarà la Coppa del Mondo in Sud Africa.
Il 15 febbraio sono partiti alla volta del Sud Africa per viaggiare seguendo la loro Eco Route, un percorso di 6000km in carpool per cercare le migliori pratiche di sostenibilità che il Sud Africa ha da offrire e per consigliare vie alternative di turismo sportivo, perché assistere ai Mondiali 2010 facendo delle scelte ecologiche è possibile.
Il cammino verde di MyNatour ha toccato le 9 città del Sud Africa che ospiteranno la Coppa del Mondo, senza tralasciare aree e parchi protetti di incantevole bellezza, come il Kruger National Park ed attività amate dai viaggiatori responsabili, come percorsi in bici, trekking, l’osservazione di delfini e balene.
Chi si accinge a partire per il Sud Africa per tifare la nazionale può consultare qui il diario online di MyNatour, leggere i consigli di viaggio, seguire il loro percorso e trovare informazioni utili.
Foto | Courtesy of Mynatour
Una quindicina di consiglieri regionali abruzzesi hanno presentato una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale dell’Abruzzo. Unico argomento all’ordine del giorno: le perforazioni petrolifere nella regione, in terra e in mare.
La richiesta segue quella, identica, avanzata dalla rete di associazioni Emergenza Ambiente Abruzzo, assai preoccupata per le dimensioni che sta assumendo il business del petrolio nella regione. In una lettera inviata dalla rete di associazioni (che include anche Legambiente e WWF) si legge:
Circa la metà del territorio abruzzese, oltre 5.300 kmq, è interessata da attività inerenti la ricerca, l’estrazione e lo stoccaggio di idrocarburi: 221 sono i comuni coinvolti ed oltre 1 milione i cittadini residenti interessati. Ancora più preoccupante risulta essere la situazione a mare: oltre 6.300 sono i kmq distribuiti lungo l’intera area costiera
Continua a leggere: Petrolio Abruzzo, richiesto un Consiglio regionale straordinario
Il Parco degli Iblei non esiste. Attualmente è solo un progetto e, per di più, con molti oppositori. Dovrebbe abbracciare parte delle province di Ragusa, Siracusa e Catania mettendo insieme, in un solo parco, diverse zone di alto pregio naturalistico che già fanno parte di riserve o aree tutelate.
Contro il parco ci sono moltissimi sindaci e politici locali che temono che l’istituzione del nuovo ente blocchi l’economia locale con una sere infinita di prescrizioni e vincoli. La tesi della politica contraria al Parco degli Iblei, oltre che da considerazioni economiche, parte dal presupposto che il territorio da tutelare non sarebbe poi di gran pregio.
In favore del parco, invece, oltre al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che è siracusana e conosce molto bene la zona, una discreta parte della cultura locale nelle tre province. Artisti, architetti, archeologi e naturalisti del sud est siciliano, con varie sfumature, sono in larga parte favorevoli al parco partendo dai presupposti opposti ai precedenti: il territorio che verrà tutelato è un patrimonio di biodiversità e può diventare anche un’occasione economica.
Continua a leggere: Parco degli Iblei: un documentario per convincere i politici

Il sud-est siciliano è nuovamente nelle mire delle multinazionali del petrolio. Da alcune settimane, in contrada Cammarana in territorio di Ragusa (a due passi dallo splendido Castello di Donnafugata, cioè la villa del mafioso del “Commissario Montalbano“) c’è un via vai di ruspe e camion per una grossa operazione di sbancamento e movimento terra.
Proprietaria del cantiere, immerso nella campagna e accerchiato dalle masserie che nel silenzio producono migliaia di litri al giorno di latte fresco e quintali di formaggio caciocavallo ragusano Dop, è niente di meno che l’Eni. A quanto pare, ma l’Eni né smentisce né conferma, si starebbero costruendo delle cisterne per contenere gli idrocarburi e, a breve, si dovrebbe piazzare la classica trivella per estrarre petrolio o gas naturale.
L’azienda fa sapere che ha tutte le carte in regola, e non ci sono motivi per pensare che non sia così: in Sicilia, da tempo, le trivelle sono molto ben viste dagli amministratori locali e regionali e persino dalle Soprintendenze. Questa volta, però, qualcosa è andato storto e la trivella si è fermata perchè un consigliere comunale di Ragusa, Giovanni Iacono di Idv, si è accorto dei camion che facevano vai e vieni e ha messo in mezzo la stampa locale.
Continua a leggere: Avanza la trivella nei luoghi di Montalbano, ma la Soprintendenza blocca tutto

Il Consiglio Regionale della Calabria rimanda l’approvazione di tre nuove aree protette. La proposta di istituire il Parco di Monte Caloria - Catena Costiera, in provincia di Cosenza, quello del Massiccio del Reventino, in provincia di Catanzaro e della riserva naturale del Patire a Rossano era stata già approvata dalla Giunta Regionale e aspettava solo il voto del Consiglio. Che non è arrivato, e non arriverà.
A decidere, infatti, sarà il nuovo parlamento regionale che verrà eletto dai cittadini calabresi il 28 marzo prossimo. L’attuale, infatti, come legge prevede non si riunirà più per permettere la campagna elettorale. A dare la triste notizia è l’associazione Amici della Terra Italia che molto ha lavorato per l’istituzione dei due parchi e della riserva naturale e che, ora, non nasconde la rabbia:
Quanto accaduto è vergognoso ed offensivo per una regione che detiene una ricca biodiversità e una straordinaria naturalità, che dovrebbe rappresentare il valore aggiunto per il rilancio di quel turismo di cui tanto si parla.
Continua a leggere: Aree protette: occasione persa in Calabria

Sembra proprio che i conflitti di competenza tra Stato e Regioni in fatto di energia non debbano terminare mai: dopo la decisione presa dal Governo di impugnare di fronte la Corte Costituzionale le leggi anti-nucleare di Puglia, Campania e Basilicata, ora arriva quella di impugnare anche la legge regionale abruzzese che bloccava le attività del Centro Oli di Ortona. Non è, tra l’altro, la prima volta che accade perché la stessa legge era già stata impugnata in precedenza esattamente un anno fa.
In pratica il Governatore abruzzese Giovanni Chiodi non ha fatto altro che bloccare fino al 31 dicembre 2010 tutte le attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas naturale nei parchi e nelle aree protette, cioè buona parte di quelle che contengono i pozzi e i giacimenti di gas e petrolio.
Il Governo, da parte sua, come aveva impugnato la legge che bloccava le estrazioni fino al 31 dicembre 2009, ha impugnato anche questa proroga di un anno. Riproponendo anche la stessa tesi, cioè quella che le attività industriali relative al settore idrocarburi sono da inquadrare nel settore della produzione di fonti di energia, che è materia regolata dal diritto comunitario e statale, non regionale.
Continua a leggere: Scontro Governo-Regioni anche sul petrolio: trivelle in azione in Abruzzo