
Sono numerose, in diverse procure italiane, le indagini in corso sulle possibili infiltrazioni criminali, anche mafiose, nel business delle autorizzazioni per gli impianti eolici.
Il quotidiano L’Unione Sarda riporta la notizia che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha chiesto alle procure di Roma, Cagliari, Bari e Palermo maggiori elementi per capire le reali dimensioni del problema ma, a quanto pare, le prime tre avrebbero chiuso la porta al ministro proteggendo il segreto investigativo.
A Roma, ma per fatti riguardanti la Sardegna, è indagato infatti anche il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini. Niente di strano, quindi, che la procura non voglia passare le carte ad un ministro compagno di partito dell’indagato. Per quanto riguarda la Sardegna, così descrive lo stato delle indagini L’Unione:
A Cagliari la Dda ha aperto un fascicolo su possibili infiltrazioni mafiose, mentre il pm Pilia indaga sulla cessione di alcuni terreni nella zona industriale di Macchiareddu, destinati alla realizzazione di iniziative legate allo sfruttamento delle energie rinnovabili
Anche qui, quindi, le indagini sono ancora in corso e difficilmente Alfano potrà ottenere le informazioni che cerca. In Puglia, invece, come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno la procura di Bari sta indagando su un parco eolico in un Zona di protezione speciale (Zps) a ridosso del parco nazionale dell’Alta Murgia:
Continua a leggere: Eolico e mafia: Alfano chiede le carte alle procure

E’ in partenza un treno carico carico di… energia. Dalla Tunisia all’Italia, via Sicilia, tra non molto potrebbero arrivare 1200 MW di elettricità perchè nei giorni scorsi è stato dato il via libera al bando internazionale che mette in pratica una vecchia idea di partnership energetica.
Erano i tempi di Bersani ministro dello sviluppo economico quando, nel 2007, fu firmato un primo memorandum d’intesa tra Italia e Tunisia per la costruzione di una centrale termoelettrica nel paese nordafricano che, insieme ad un non meglio definito parco eolico, avrebbe dovuto produrre 1.200 MW ora di energia, 800 dei quali destinati all’Italia.
Ci arriveranno attraverso un cavo sottomarino, anch’esso compreso nel bando, che partirà da El Haouria, sulla punta della penisola di Cap Bon e sbarcherà in Sicilia, località non comunicata.
Da quale fonte proverrà il grosso dell’energia, cioè quella prodotta nella centrale termoelettrica? I comunicati stampa non lo dicono, ma il Ministero dell’Industria tunisino sì: da gas o carbone, in base alla convenienza economica.
Aspettiamoci a breve, quindi, una centrale a carbone da un migliaio di megawatt sull’altra sponda del Mediterraneo. anche se ci verranno a dire che l’energia sarà prodotta dalla fonte rinnovabile eolica. Domanda: la parte rinnovabile come verrà quantificata?
Ma, soprattutto, se verrà esportata con quali incentivi verrà pagata? Quelli italiani o quelli tunisini?
Via | Ministero Sviluppo economico, Ministero tunisino dell’Industria
Foto | Flickr
L’eolico offshore, croce e delizia fra le tecnologie rinnovabili, inizia a svilupparsi negli Stati Uniti. È notizia di questi giorni infatti dell’approvazione da parte dell’amministrazione Obama sulla costruzione di un parco eolico off shore a Cape Code. La notizia è particolarmente interessante per il fatto che mai prima d’ora si sia mai stato programmato di costruire impianti eolici non a terra nel Paese americano.
Al momento, infatti, la quasi totalità di questo tipo di tecnologie si trova in Europa, con il Regno Unito e i Paesi Scandinavi a farla da padrone (dato che le acque del Mar del Nord non sono particolarmente alte e quindi ben si prestano a questi tipi di impianti) con 830 turbine, per un totale di 2.000 MW istallati alla fine del 2009..
Il progetto in questione, almeno negli intenti, dovrebbe essere capace di fornire, con un totale di 420 MW installati, energia sufficiente per soddisfare il fabbisogno energetico di almeno il 75% delle abitazioni di Cape Code e delle isole che la circondano.
Continua a leggere: Al via i primi impianti eolici off-shore negli Stati Uniti

Google, azienda da sempre attenta all’ambiente e aperta ad iniziative ecologiche, ha da poco annunciato il suo primo investimento in un progetto di energia rinnovabile su larga scala: 38,8 milioni di dollari sono stati investiti da Google per implementare un parco eolico in Nord Dakota, fornendo l’energia necessaria ad alimentare più di 55mila case.
Google ha investito nel parco eolico sviluppato da NextEra Energy Resources perché vuole dare il proprio contributo allo sviluppo di tecnologie avanzate per la produzione di energia pulita ed essere d’esempio ad altri grandi investitori.
In particolare, Google ha deciso di investire in questo parco perché è uno dei più avanzati al mondo dal punto di vista dell’integrazione tecnologica: usa uno degli ultimi modelli di turbine sviluppate nel settore, che permette di offrire una delle fonti di energia rinnovabile più economica, grazie anche ad un sistema di monitoraggio operativo 24/24h .
Dal blog di Google assicurano che continueranno ad investire in progetti che usano la tecnologia per produrre energia pulita a basso costo e noi non vediamo l’ora di saperlo e condividere.
Foto | Flickr
Si chiama Alpha Ventus, si trova in Germania, e per costruirlo E.ON, Vattenfall e Doti hanno abbattuto più di un record.
Innanzitutto è il parco off shore più distante dalle coste: ben 45 chilometri dall’isola di Borkum. Ciò dovrebbe mettere l’animo in pace a coloro che non gradiscono l’impatto visivo delle pale eoliche viste dalla spiaggia.
Poi è il più produttivo in Germania, con le sue dodici torri da 5 Mw l’una, distanziate tra loro di 800 metri e di altezza compresa tra i 148 e i 155 metri sul livello del mare (ai quali si devono aggiungere altri trenta metri, visto che la base di ogni torre è sul fondo del mare).
Continua a leggere: Alpha Ventus, il parco eolico off shore dei record

Si continua a discutere, in Sardegna, sui numerosi progetti di impianti eolici. Dopo Oristano l’attenzione ora si sposta su Cagliari e, di conseguenza, continuano le polemiche su questa fonte rinnovabile che è una delle più controverse, nonostante (o forse proprio per questo) sia quella che produce più energia di tutte tra le rinnovabili, escluse le biomasse. Di queste polemiche, persino di quelle sul possibile impatto ambientale delle torri sui nuraghi, su Ecoblog abbiamo già scritto ma, evidentemente, è ancora necessario tornare sull’argomento.
A largo di Cagliari si prevedono di istallare, secondo L’Unione Sarda, circa 290 turbine eoliche da 3 MW ciascuna. Si tratta di diversi progetti, proposti da quattro aziende in totale, con torri eoliche che superano i cento metri di altezza piazzate a circa otto chilometri dalla costa. Per uno dei progetti presentati, quello proposto dalla Trevi Energy di Cesena, è stata appena istruita la pratica presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Così descrive la vicenda, il 4 marzo 2010, L’Unione Sarda:
La società romagnola vuole installare, a otto chilometri dalla costa, 33 turbine capaci di produrre complessivamente 99 megawatt di potenza, alte 90 metri oltre il livello del mare. Una soluzione che, se combinata agli altri quattro progetti (presentati da altre tre aziende) sullo stesso tratto di litorale, porterebbe alla nascita di una muraglia eolica lunga sedici chilometri, con 290 aero-generatori che produrrebbero un evidente impatto ambientale, visto che sarebbero ben visibili anche dalla costa di Cagliari.
In Sardegna è in corso una vera e propria protesta per impedire che venga dato il permesso alla costruzione di un parco eolico off shore. Siamo nella costa occidentale dell’isola, nelle vicinanze del capoluogo della provincia di Oristano, dove sorge una pineta riconosciuta come sito di interesse comunitario e quindi protetto da una serie di vincoli.
Già qualche tempo fa si parlò del sito in questione nelle cronache locali a proposito della costruzione (già eseguita) di un campo da golf. Questa volta però a far balzare agli onori della cronaca l’area di Is Arenas è un gruppo imprenditoriale il quale, aggirando le leggi regionali, ha presentato un progetto per creare un campo eolico off shore costituito da 80 pale da situare a 1 miglio dalla spiaggia.
Secondo il progetto le pale dovrebbero essere alte circa 100 metri sul livello del mare (come un edificio di 30 piani) e verrebbero associate a due cabine di trasformazione (una situata in mare e l’altra a terra) per la cui edificazione, fanno sapere gli oppositori al progetto, verrebbero distrutte vastissime praterie di posidonia che costituiscono oggi un elemento fondamentale di contrasto all’erosione della costa.
Continua a leggere: Sardegna: protesta per la costruzione di un parco eolico off shore
Simone vi ha parlato dell’inaugurazione del nuovo parco eolico off-shore Horns Rev 2 nel Mare del Nord (in alto un tour in motoscafo nell’impianto) a opera della danese Dong Energy. Ebbene, secondo Fread Pearce del The Guardian, l’eolico, in realtà, non sarebbe altro che una operazione di greenwashing, una cortina di fumo verde lanciata negli occhi della opinione pubblica, perchè, spiega Pearce nel suo articolo Dong Energy: ‘Clean’ Denmark’s dirty secret:
I danesi hanno uno sporco segreto. A casa, Dong Energy è ecologica mentre altrove alimenta le centrali elettriche con il carbone: prima in Germania e ora in Scozia.
Aggiunge Pearce:
Noi del mondo ricco sappiamo che le grandi aziende usano portare le industrie sporche nei paesi poveri. Ma ora le aziende europee stanno facendo la stessa cosa da noi, come se la Scozia fosse una qualunque repubblica delle banane in una qualche parte del mondo in via di sviluppo e il mittente è Dong e la sua produzione di energia.
E infatti, in Scozia stanno organizzando la dismissione delle centrali nucleari e in alternativa saranno costruite nuove centrali elettriche di cui una proprio da Dong. La centrale di Hunterston sorgerà nelle vicinanze di una centrale nucleare e sarà a carbone. Scrive Pearce:
Ma Dong, come molte aziende del carbone, è pronto a dare il combustibile fossile più sporco. Dice che aggiungerà un po’ di biocarburante per un “super-multi efficiente impianto di alimentazione”. Entrambi gli impianti, sia i tedeschi sia lo scozzese, in questo modo ridurrebbero le emissioni del 20-30% rispetto alle classiche centrali a carbone.
Ma secondo Pearce brucerà carbone:
Quando si va sulle tracce di carbone, Dong appare come parte del problema, non parte della soluzione.
L’impianto eolico Off-shore in Molise, il cui progetto era stato respinto nel 2008, adesso sta per diventare realtà, per mezzo del decreto “Via” firmato dal ministro dell’Ambiente Prestigiacomo.
Ma il presidente della regione Molise, Michele Iorio, proprio non ci sta alla realizzazione dell’impianto Off-shore che dovrebbe sorgere a pochi chilometri dalle coste molisane, precisamente di fronte alla costa di Petacciato, tra le spiagge di Termoli e quelle di Montenero di Bisaccia.
Iorio promette di opporsi al parco eolico sull’acqua, a difesa del turismo della regione Molise, perchè gli impianti sono destinati a sorgere di fronte a quella parte di costa molto apprezzata dai turisti, in alcuni punti ancora incontaminata, con ripercussioni negative per la regione.
Foto | Flickr
Già dalla fine di quest’anno si potrebbe vedere in qualche parco eolico questa nuova versione di aerogeneratore. Si chiama Tornado Like ed è il primo vero esempio di “eolico senza pale” capace di poter funzionare perfettamente, stando alle parole dei responsabili del suo progetto, anche in zone dove il vento è di appena due metri al secondo.
In questo modo, oltre che aumentare la possibilità di captazione dell’energia, si potrebbe sensibilmente migliorare quello che è considerato il cruccio degli oppositori all’eolico ovvero l’impatto visivo che creano gli “aerogeneratori classici”. La tecnologia è stata progettata da un gruppo di ingegneri russi e curata nella messa a punto dalla Western co., società italiana specializzata nel campo delle nuove tecnologie.
L’aerogeneratore ha una forma conica, non ha le pale ed è quindi capace di occupare molto meno spazio. Ricordiamo inoltre che una normale torre raggiunge in media i trenta metri, mentre l’altezza di Tornado Like non supererebbe i tre ed in futuro, rivelano i responsabili della Western co., potrebbe essere ancor più miniaturizzato.