Spunta nel pacchetto sicurezza un provvedimento che certamente scatenerà più di qualche polemica: la patente a punti, cioè il meccanismo di decurtazione del punteggio in caso di infrazione , è esteso anche ai ciclisti e in genere a chi conduce un qualunque altro veicolo che non sia un autovettura o un motociclo.
La nuova disposizione è contenuta nell’art. 2 che recita:
Se il conducente è persona munita di patente di guida, nell’ipotesi in cui, ai sensi del presente codice, sono stabilite le sanzioni amministrative accessorie del ritiro, della sospensione o della revoca della patente di guida, le stesse sanzioni amministrative accessorie si applicano anche quando le violazioni sono commesse alla guida di un veicolo per il quale non è richiesta la patente di guida. In tali casi si applicano, altresì, le disposizioni dell’articolo 126-bis
Cosa vuol dire? Se una persona patentata commette un infrazione al codice della strada con il suo veicolo per cui non è richiesta la patente di guida (sic!): bicicletta, triciclo, risciò, carretto ecc.ecc. viene sanzionata con la perdita dei punti sulla patente. Ma se è un minore? diciamo un diciassettenne? Non rischia nulla. Se è un maggiorenne e non ha la patente? Neanche rischia nulla. E la multa di quant’è? Non si sa.
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Saranno contenti gli automobilisti che sbrontolano (a ragione) dei ciclisti e delle loro scorribande lungo le strade.
Al Senato si sta discutendo un decreto legislativo al cui interno si autorizzerebbe la decurtazione dei punti ma anche sospensione e ritiro della patente a quei ciclisti che, dotati di patente, infrangono le regole del codice della strada.
Ovviamente le critiche a questa iniziativa sono numerose. Anzitutto non sarebbe possibile eguagliare ciclisti patentati e non patenti in barba alla Costituzione “La Legge è uguale per tutti”. Inoltre tale decreto non prenderebbe in considerazione i pedoni che questi problemi non li avranno.
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