Uno studente del MIT, John Pendray, ha approfondito la questione per quanto riguarda l’etanolo, conducendo uno studio sulla convenienza economica del mais da riscaldamento.
John voleva capire se conviene coltivare mais e convertirlo in etanolo, oppure se conviene piuttosto bruciare direttamente le pannocchie (ovviamente non si parla del mais da tavola, ma di quello prodotto appositamente per ricavarne etanolo).
Ambientalmente parlando, la risposta è netta: conviene il mais. Una caldaia mista mais/pellet emette il 75% di anidride carbonica in meno rispetto ad un’equivalente caldaia a gasolio. Se invece dal mais viene prima sintetizzato l’etanolo da bruciare in caldaia, si finisce per emettere nell’atmosfera – considerando anche la fase produttiva – la stessa quantità di CO2 emessa da una caldaia a gasolio.
Per gli appassionati segnalo la conferenza europea sul pellet, in corso in questi giorni in Austria e compresa nelle iniziative delle giornate europee dell’energia sostenibile.
Si parlerà delle differenze nel mercato del pellet negli Stati membri, degli studi sulle emissioni di polveri fini dalle stufe e della filiera del pellet alternativo, ovvero della sua produzione da diverse essenze vegetali.
I nostri lettori sono appassionati di pellet (67 mila pagine viste riguardante il pellet dal 1° dicembre ad oggi).
Mi sembra doveroso quindi approfondire questo tema e segnalo Blogeko che a sua volta cita ASPO-Italia che a sua volta prende spunto dal NY Times.
Il succo del discorso è che le emissioni nocive delle stufe a pellet non scherzano.
Per chi non lo sapesse i pellet sono dei piccoli cilindretti di segatura compressa prodotti spesso dagli scarti di lavorazione delle falegnamerie.
Le stufe a pellet sono molto efficienti ed utilizzarle per il riscaldamento è conveniente dal punto di vista economico.
L’articolo del NYT prende in esame le classiche caldaie a legna che come si vede nel grafico hanno emissioni nocive elevate, ma anche quelle a pellet non scherzano.
Ovviamente il discorso è molto complesso. Per esempio va tenuto conto del beneficio che si ottiene dalla crescita degli alberi che, si sa, assorbono Co2 e rendono l’aria più pulita. Gas e petrolio inquinano fin dalla loro raccolta iniziale e comunque sono risorse in declino.
Isolare BENE la propria abitazione è senza dubbio il primo passo da fare prima ancora di scegliere quale fonte energetica usare. Efficienza e risparmio energetico sono la nostra stella polare. In questo periodo di transizione la diversificazione sembra essere l’idea vincente, il futuro (spero si possa realizzare in fretta) è una civiltà elettrica che utilizzi fonti rinnovabili e pulite (sole, vento ecc) per saziare la propria fame energetica.
Gli altri post dei pellet:
Pellet, gli aumenti di prezzo. Indaga Striscia la NotiziaEcoblog intervista Palazzetti sui Pellet
Pellet in radioRiscaldarsi con la segatura: Pellet
Pellet, domande e risposte all’Anfus
Pellets, anche la segatura ha le spine
Che pellet! (7970 commenti)
Piccola inchiesta di Striscia la Notizia sul riscaldamento ecologico e il peso economico sempre crescente dei pellet per le stufe ad alta efficienza.
Per la verità il servizio constata solo l’aumento esponenziale del combustibile, ma a quanto pare Striscia a già deciso di tornare a trattare l’argomento. Per ogni informazione sui pellet potete consultare il nostro post Che Pellet! dove una vivace communty di migliaia di utenti (talmente attiva che l’abbiamo ormai ribatezzata il popolo dei pellet) discute questo delicato problema ecologico ed economico.
A causa di un disguido ho aspettato 1 anno per riuscire ad avere un’intervista da Palazzetti noto costruttore di stufe.
L’argomento è ancora il pellet che tanto ancora appassiona i nostri lettori (4482 commenti in questo momento in un post scritto precedentemente).
Non so di preciso chi abbia risposto alle domande, l’email mi è stata mandata da Lorenza Gobbato (che ringrazio vivamente) la quale credo si occupi del Marketing.
Magari la prossima volta intervisto un produttore di pellet, chi si fa avanti?
Lasciamo stare queste inutili chiacchere e leggiamo cosa ci hanno risposto:
Continua a leggere: Ecoblog intervista Palazzetti sui Pellet
Per una volta mi è capitato di fare informazione sfruttando un’altro media che non fosse internet. Sto parlando della radio, di Radio Città Futura.
Qualche giorno fa sono stato intervistato, insieme a Livio Tonelli, da Gaetano Prisciantelli di Modus Vivendi. L’argomento è stato il pellet, combustibile apprezzato dai lettori di ecoblog (4.000 commenti e migliaia di visite al giorno in un mio precedente post).
In 10 minuti abbiamo cercato di incuriosire l’ascoltatore e dare qualche informazione utile. Tonelli è stato intervistato in qualità di produttore di pellet il quale, giustamente, oltre alle informazioni base ha evidenziato il problema della qualità del prodotto e della mancanza di leggi che tutelino il consumatore.
Io invece ho portato la mia esperienza personale cercando di sottolineare l’aspetto ecologico della scelta del pellet come combustibile. Purtroppo non ho avuto modo di dire che con i pellet ho risparmiato la metà dei soldi per il riscaldamento rispetto al GPL, ma il tempo è tiranno e la radio non perdona.
Sul sito di Modus Vivendi potete ascoltare la puntata.
Se l’argomento vi stuzzica potete leggere gli altri post di Ecoblog sull’argomento.

Visto l’ enorme successo del post sui pellet (più di 3000 commenti) è giunto il momento di ritornare sull’ argomento.
Come per il pannello solare vi racconto la mia esperienza personale, o meglio dei miei genitori.
I miei genitori hanno una casa di 350 m cubi circa. Fino a qualche anno fa la riscaldavano con una stufa di ghisa a legna e GPL. La spesa media per riscaldare gli ambienti si aggirava intorno ai 2000 euro l’ anno (in realtà scaldavano solo gli ambienti più utilizzati).
Con una spesa di 1.300 euro e 800 di installazione si sono presi una stufa a pellet della Olivieri. La spesa media si è dimezzata: 1000 euro ed ora tutta la casa è calda.
I pellet sono dei piccoli cilindretti di segatura compressa. Hanno un alto potere energetico essendo compressi ed avendo un umidità molto bassa: <10%. L’ alta densità di questo prodotto è un vantaggio anche dal punto di vista del trasporto/stoccaggio essendo un materiale che occupa poco spazio.
Il pellet è considerato un combustibile ecologico: viene prodotto con lo scarto della lavorazione del legno, come tutti i biocarburanti il CO2 emesso durante la bruciatura è paragonabile a quello assorbito dalla pianta durante la sua crescita. Anche le altre emissioni dannose, come il NOx, sono ridotte.
Non tutti i pellet sono uguali. C’è chi commercializza pellet di legno trattato, oppure misto a corteccia. Le leggi ed i controlli sono ancora scarsi qui in Italia ed i produttori faticano a certificare la qualità dei loro prodotti. Per esempio ho notato sulle buste di pellet provenienti dall’Austria una quantità notevole di informazioni: il tipo di legno usato, l’ umidità residua ecc…
La vendita di stufe a pellet nel nostro paese ha subito un’accellerazione in questi ultimi anni, anche se la produzione di pellet non è aumentato di pari passo. Questo ha fatto si che, specialmente lo scorso anno, ci sia stata una vera “emergenza pellet”. Il combustibile non si trovava più da nessuna parte, i paesi produttori come Svizzera ed Austria, a causa del grande freddo, se lo son tenuti per loro. Speriamo che qualcuno qui da noi fiuti l’ affare e cominci ad utilizzare in maniera opportuna la “segatura”. Ai possessori di stufe non resta che fare come le formiche: una bella scorta nei periodi estivi.
La tecnologia sta comunque evolvendo e la direzione presa pare sia quella della “diversificazione”. Esistono infatti stufe che possono bruciare oltre ai pellet mais, cippato, granturco, gusci di nocciole ecc. Queste stufe potrebbero essere un buon metodo per lo smaltimento delle eccedenze di produzione (odio questa parola…).
Speciale pellet. A Progetto Fuoco ho appena incontrato Cesare Teccolo – M°Fumista Anfus (Associazione Nazionale Fumisti Spazzacamini) – e ho avuto modo di scambiare due parole sui temi caldi dei pellet…
Ci sono problemi che riguardano i fumi e la sicurezza…
Il grosso problema per chi installa una stufa a pellett o a legno, insomma legno e derivati, è che deve fare controllare l’impianto da un tecnico specializzato perché la taratura è una procedura complessa. Una volta individuato l’apparecchio a combustibili solidi adeguato dobbiamo verificare se abbiamo l’impianto di evacuazione fumi (volgarmente la canna fumaria) idoneo. Questi dati vengono forniti dalla casa produttrice. Ottenuti questi due requisiti bisogna chiamare il tecnico specializzato. Non ci si può accontentare del camino che abbiamo a casa senza prima controllarlo. Il tecnico è responsabile di tutto il percorso dei fumi fino all’uscita del tetto.
…e problemi con i rivenditori
Tutti si sono messi a produrre stufe a pellet pochi hanno dato hai rivenditori la consapevolezza che ci sono parti da cambiare, che non puoi lasciare i clienti a piedi quando hanno bisogno di manutenzione. Le aziende vogliono spendere poco.
Per risolvere questo problema bisogna stare attenti che le installazioni seguano le norme UNI.
Quando poi c’è shortage di pellet se sei sfortunato rischi di aver trovato il rivenditore che ha comprato anche pochi pellet e magari trovi anche l’aguzzino che ti vende un sacco di pellet da 15 kg a 7 euro… Questo è il problema grosso.
E poi ci sono i problemi relativi ai pellet: sono di difficile taratura. Non tutti i pellets sono uguali. Cambiano a seconda il tipo di legno l’umidità residua. Devono provenire da legno non trattato altrimenti sarebbero tossici.
Esiste l’Aiel che risponde sul tipo di standard di pellet adoperabile. Quindi chiamando l’Aiel si ottengono informazioni utili. Ammetto che se ne trovano di scadenti, che possono contenere di tutto..
Personalmente non amo il pellet in sé, preferisco in assoluto il legno, per cui non voglio parlare più tanto dei pellet perché sembrerei imparziale. Comunque posso dire che nei momenti di picco della domanda spuntano importazioni di dubbia origine e qualità. Mentre i pellet importati dall’Austria sono certificati, lo stesso non si può dire di quelli dei paesi dell’Est. Ecco spiegato perché a volte si vedono uscire strani fumi neri dalle canne…
In Italia si producono pellet?
Ci sono 4-5 aziende in Friuli, ma mi risulta siano gli unici. Penso che il mercato della produzione si svilupperà nei prossimi anni. Per ora siamo ancora impreparati alle richeste del mercato.
Se avete altre domande potete anche scrivere alla mail di Cesare Teccolo ekotecknica@libero.it

A centinaia davanti ai botteghini. In coda per entrare nel mondo dei camini. Eccolo il popolo dei pellet: è riunito questa mattina a Verona a Progetto Fuoco, la fiera del riscaldamento dal legno. La prima cosa a stupire sono le dimensioni: nonostante mi sia girato in lungo e in largo la fiera per un paio d’ore non ho finito di visitare tutti gli spazi espositivi. Ovunque ci sono rivenditori di caminetti di ogni tipo, ma i veri protagonisti dell’evento non sono nè i camini, nè la legna, ma i pellet, affarini cilindrici di segatura compressa. Visto che i lettori di Ecoblog sono dei veri e propri esperti in materia ho pensato che vi interessasse la foto qui sotto. Si tratta del macchinario che li produce i pellet.
Per usare una frase tanto cara ai giornalisti posso affermare che in Italia è “Emergenza Pellets“.
Le scorte sono finite, la produzione italiana è inesistente, l’Austria se le tiene per se, fa freddo, e quest’anno c’è stato un boom di vendite di stufe in molte regioni. Questi sono gli ingredienti principali della tragica ricetta catastrofica che per molti aspetti ricorda gli altri settori energetici di questo nostro paese.
Anche per i pellets, che non sono altro che segatura compressa,ossia scarti di falegnameria, ci affidiamo all’estero, e quando i paesi stranieri diminuiscono l’export l’Italia si scopre senza scorte.
Basta guardare il numero di commenti al precedente post riguardate le stufe a pellets per farsene un’idea. Altro tema dolente di queste stufe è la configurazione di parametri iniziali, o nel momento in cui si cambia tipo o marca del combustibile. Saremmo lieti di pubblicare un commento di qualche produttore riguardante questo problema, come mai queste stufe sono così complicate da programmare?
A onor del vero chi va su internet a cercare informazioni è spesso colui che ha problemi, così è più probabile che si concentrino sulla rete i giudizi e le critiche negative. Per il prossimo inverno consiglio a tutti di farsi una bella scorta di pellets a partire da questa primavera, ai produttori invece consiglio di semplificare le stufe o di migliorare l’assistenza post vendita.