
Phil Jones, lo scienziato al centro del Climategate ha dichiarato di avere perso i dati secondo cui vi sarebbe in atto il riscaldamento globale, di origine antropogenica, causa dei cambiamenti climatici. Dunque, per capirci qualcosa vi faccio il riassunto delle puntate precedenti. A dicembre, una settimana prima dell’inizio dei lavori del COP15, il vertice di Copenhagen saltano fuori, dopo un attacco hacker al server del CRU un centinaio di mail che lasciano intendere che i calcoli e i modelli matematici usati per dimostrare l’esistenza del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici siano errati; Phil Jones accusato di avere interpretato i calcoli in maniera arbitraria una settimana fa dichiara di avere pensato al suicidio perché è stato attaccato duramente e gratuitamente.
Dopo la pubblicazione delle mail che hanno portato Jones alle dimissioni di direttore dell’Università East Anglia e della riscossa degli scettici del global warming, la comunità scientifica internazionale ha iniziato a chiedere a Jones i dati che lui aveva usato per costruire i modelli e cui ha imperniato la teoria dei cambiamenti climatici. Ebbene ieri il professor Jones, ai microfoni della BBC durante un intervista concessa all’analista ambientale Roger Harrabin, ha detto che i dati non sono disponibili perché sebbene sia tenace e serio non è altrettanto ordinato.
I dati in oggetto consistono in centinaia di migliaia di rilevamenti raccolti in stazioni meteorologiche sparse sull’intero Pianeta. Ha spiegato il Professor Jones che il suo ufficio è colmo di carte, accumulate nel corso degli anni, decine di migliaia di fogli pieni di dati registrati a mano a mano in un database. Le carte sono state poi conservate alla rinfusa e Jones non capisce, perché mai avrebbe dovuto organizzarle se i dati erano stati salvati su hard disk.
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