Leggevo con una certa curiosità alcuni dati riportati dal sito Assicurazione.it, secondo i quali l’introduzione dell’auto elettrica in Italia al momento è pura utopia. Nulla di ciò che già non si sapesse ovviamente, eppure fa un certo effetto osservare che mentre da altre parti (come molto spesso accade) si cominciano ad intravedere iniziative di sovvenzione all’acquisto di veicoli elettrici, nel nostro Paese tutto prosegue nel silenzio più assordante. Da quanto si legge infatti le auto alimentate con combustibili alternativi guidate in Italia da privati sono appena il 4% (numero fermo da due anni) del parco auto circolante, con le elettriche che rappresentano soltanto una parte infinitesimale di questa già esigua percentuale.
Da alcune indagini, fanno sapere da Assicurazione.it, sembrerebbe però che gli italiani abbiano un forte interesse verso le auto elettriche; tuttavia l’acquisto di questi veicoli sarebbe frenato da due ostacoli: innanzitutto i prezzi troppo alti (oltre che una certa reticenza sulle prestazioni) e in secondo luogo le poche stazioni di rifornimento per questo tipo di mezzi. Come cambiare questo trend? Qualcuno fa notare che in questo quadro con poche speranze di sviluppo all’orizzonte manchino due cose fondamentali ovvero l’introduzione degli incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici (ben presenti in altre realtà) e l’installazione di un numero adeguato di colonnine di ricarica, condizione senza la quale la mobilità elettrica non potrà mai avere lo start-up.
Nonostante tutto, pur condividendo questa tesi, credo che bisognerebbe guardare oltre e tenere a mente che per lanciare la mobilità elettrica servirebbe prima di tutto un vero piano energetico nazionale; non dimentichiamoci infatti che l’elettricità rappresenta un vettore e non una fonte quindi come tale va prodotta, problema quest’ultimo forse troppo spesso sottovalutato dagli addetti ai lavori. Vi immaginereste se soltanto un terzo dei nostri automobilisti decidesse nei prossimi dieci anni di acquistare un veicolo elettrico? Di quanto aumenterebbe la domanda di elettricità nel Paese?
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Sarà pure uno dei volti più noti, se non addirittura il più noto, dell’economia verde a livello mondiale con tutti gli impegni che comporta esserlo, ma il Prof. Jeremy Rifkin ci ha messo un po’ troppo per sconfessare il Piano energetico ambientale regionale siciliano (Pears).
La vicenda, se non si conoscono i dettagli, potrebbe sembrare strana e Rifkin potrebbe persino uscirne bene. Ma la realtà dei fatti è molto diversa da come la raccontano.
Tutto inizia il 13 aprile 2009 quando, all’interno di una gremita aula magna dell’Università di Palermo, Rifkin “battezza” il piano energetico siciliano accogliendo l’invito del governatore Raffaele Lombardo. Ma è un bluff.
Il piano in questione, infatti, è quanto di più lontano possa esistere dalle tesi di Rifkin. Forse non è nemmeno possibile definirlo un piano: un migliaio di pagine accumulate in un faldone (pronto da anni ma misteriosamente fermo nelle stanze degli ex assessorati regionali all’Ambiente e all’Industria), farcito di tabelle copia e incolla dal sito di Terna e da quello dell’Ufficio nazionale minerario idrocarburi e geotermia (Unmig).
La sentenza è del settembre scorso, ma la notizia gira solo da qualche giorno ed è anche stata raccontata male. Il Tar di Palermo, con la sentenza 1478 del 9 settembre 2009, ha condannato la Regione Sicilia, in particolare l’Assessorato al Territorio e Ambiente, a risarcire i danni alla New Energy Srl di Modica, in provincia di Ragusa, per i ritardi nell’espletamento della pratica per un impianto di produzione di energia rinnovabile da biomasse.
La stampa nazionale di settore ha parlato di un maxirisarcimento da 20 milioni di euro che sarebbe stato imposto dal Tar alla Regione come ristoro all’azienda, che ha presentato il progetto nel 2005 e ancora non ha avuto una risposta dagli uffici. In realtà, però, le cose stanno diversamente.
La sentenza del Tar, tra l’altro appellata dalla Regione al Consiglio di Giustizia Amministrativa, parla sì di ristoro ma con cifre inferiori, da calcolare in base all’effettivo ritardo. L’azienda, in pratica, aveva chiesto un risarcimento per il mancato guadagno più 13 milioni di euro circa di danni perchè, finchè la Regione non molla l’autorizzazione, non può ricevere un contributo europeo di pari valore. Cosa simpatica: tale contributo viene girato dalla Regione stessa ed è stato già approvato con apposito provvedimento del 2005.

Il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, torna a criticare l’atteggiamento del governatore Raffaele Lombardo sulle rinnovabili. Durante un convegno organizzato dalla Cgil a Campofelice di Roccella, nel palermitano, Lo Bello ha ribadito che la Regione è immobile e le autorizzazioni per impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili pendenti (circa 1.200), sono al palo:
La Sicilia si trova in una condizione geografica e climatica unica per le fonti rinnovabili. Ma questa è un’occasione che si sta sprecando. Anzi si sta impedendo la crescita di un’industria locale legata alle fonti rinnovabili. Si è scelto di non decidere. Non c’é alcun filtro, alcuna selezione tra imprese serie e imprese meno serie e di fatto si sta impedendo il decollo di un’industria che in altri paesi ha superato per valore aggiunto e occupati anche il settore auto
A nulla, continua Lo Bello, servono gli accordi come quello tra Enel, Sharp ed St che dovrebbe far nascere una grossa fabbrica di pannelli fotovoltaici in Sicilia: senza lo sblocco delle autorizzazioni la filiera delle rinnovabili la si uccide nella culla.
Continua a leggere: Rinnovabili, Confindustria Sicilia: "Occasione sprecata"
Il prossimo 28 settembre firmeremo un accordo con gli Usa, proseguimento di quello già siglato con la Francia, per la produzione di energia derivata da carburante nucleare. Le prime centrali, ha dichiarato Scajola, Ministro per lo sviluppo economico, saranno costruite dal 2013 e la consegna avverrà nel 2018. Questo il programma: entro dicembre conosceremo dove saranno fisicamente costruite. In Sicilia, di sicuro. Il Ministro all’Ambiente, Prestigiacomo, siracusana, la vorrebbe a Augusta, mentre Scajola pensa che sia meglio a Termini Imerese al posto della Fiat e magari accanto alla centrale a turbo-gas?.
E’ insorto il sindacato e in una nota Gianni Rinaldini segretario generale Fiom-Cgil ha chiesto che:
La Presidenza del consiglio convochi le parti sociali per aprire un confronto con la Fiat su un piano industriale che garantisca tutti i suoi stabilimenti esistenti nel nostro Paese.
Insomma, fate pure la centrale ma non toccate i lavoratori Fiat.
Raffaele Lombardo, governatore della Regione Sicilia e con un Piano Energetico regionale benedetto da Jeremy Rifkin, fondato sull’economia dell’idrogeno, ma con una singolare apertura al nucleare, fa sapere:
Con tutto il rispetto per i tecnici del Ministero delle Attività produttive, abbiamo più volte ribadito le condizioni per la collocazione di centrali nucleari in Sicilia: assoluta sicurezza, notevole convenienza e pronuncia positiva delle popolazioni interessate. Senza che queste tre condizioni si realizzino, a scanso di equivoci, saremo di avviso contrario.
Via | Repubblica-Palermo
Foto | Notimaz
Oggi pomeriggio il dibattito in Senato potrebbe essere più acceso del solito, infatti un gruppo di senatori chiederà di dirottare la quota di incentivi prevista per il solare termodinamico verso le altre fonti di energia incluso il nucleare. Secondo le valutazioni esposte, il solare termodinamico fornirebbe un energia troppo a caro prezzo a causa della necessità di ampi spazi su cui installare gli impianti e il ricavo non sarebbe equiparato all’investimento, per cui, suggeriscono i senatori è meglio spostare gli incentivi altrove.
La “brillante” proposta è contenuta nella mozione n° 1-00155 presentata dai Senatori D’Alì, Gasparri, Quagliariello, Viceconte, Alicata, Coronella, Dell’Utri, Digilio, Gallone, Nania, Nessa e Orsi, dove si legge a proposito delle valutazioni fatte in merito al solare termodinamico:
appare economicamente più vantaggioso puntare sulle tecnologie per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per le quali i costi connessi alla curva di apprendimento risultano prossimi alla combinazione ottimale di efficacia ed efficienza quali, in particolare, le tecnologie del solare fotovoltaico, del consumo di biomasse e dell’eolico.
Alla testa dei Governatori regionali contrari al nucleare c’è Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, il cui Consiglio ha espresso in un infuocato ODG il proprio dissenso alla costruzione in regione di una centrale nucleare.
L’ipotesi, riferisce la Gazzetta del Mezzogiorno sarebbe quella di costruire il nuovo impianto nucleare a Ostuni (nella foto).
E alla Conferenza dei presidenti di regione che si è tenuta ieri, Michele Losappio Assessore regionale all’ambiente della Puglia ha riferito dell’ampia contrarietà di molte regioni adospitare sul loro territorio centrali nucleari:
Senza un piano energetico nazionale non ha senso discutere di nucleare. Le regioni sono interessate al nucleare di quarta generazione e non di terza, come la tecnologia francese prevista dal governo. I governatori chiedono il pieno riconoscimento delle proprie competenze per arrivare all’intesa col governo e non solo un parere non vincolante delle regioni. Ieri ci dovevamo confrontare con il governo, così aveva dichiarato il ministro Fitto, ma la Conferenza Stato-Regioni è stata annullata e non è stata fissata un’altra data, mentre alla Camera inizia la discussione del provvedimento. Se il testo sul nucleare dovesse essere approvato senza coinvolgere le autonomie locali adiremo alla Corte Costituzionale: ci vogliono concertazione e atti d’intesa con le Regioni.
Continua a leggere: I Governatori regionali invocano il federalismo contro il nucleare
Ha detto Claudio Sajola Ministro per lo sviluppo economico, durante un intervista a Canale 5 che:
Il provvedimento sviluppo, approvato al Senato la settimana scorsa, che passa alla Camera per l’approvazione definitiva, riapre la porta del nucleare al nostro Paese: ciò significherà che nel 2010, cioè l’anno prossimo, le imprese potranno chiedere le autorizzazioni. Entro il 2013 porremo la prima pietra della prima centrale nucleare in Italia e nel 2018 avremo i primi kilowattora prodotti dal nucleare in Italia. Il che significa, quando il piano energetico sarà completato, fra nucleare, energia innovabile ed energie fossili, di avere un’energia con il 30% in meno di costo: cio’ significa essere competitivi con gli altri Paesi europei.
Rispetto alla individuzione dei siti sui cui andare a costruire le centrali nucleari,ilMinistro Scajola ha sepcificato:
Nel provvedimento abbiamo ritenuto in maniera credo saggia e comunque rispettosa del territorio e del mercato che nei prossimi sei mesi individueremo i criteri che devono essere seguiti dalle imprese che vogliono installare centrali nucleari in Italia. Significa che avremo delle caratteristiche necessarie, obbligatorie, esclusive di sicurezza, di territorio, di tecnologie sulle quali le imprese si confronteranno richiedendo le autorizzazioni e quindi scegliendo i luoghi per loro idonei.
Via | Lineaedppmi
Foto | Flickr
Una grande sostenitrice della costruzione di una centrale nucleare in Sicilia è Stefania Prestigiacomo, Ministro dell’Ambiente, che appunto aveva promesso che entro 5 anni se ne sarebbe costruita una probabilmente nei pressi di Siracusa.
Per sapere quale sia la posizione ufficiale della Regione, dopo che il Piano energetico ambientale, approvato il 3 febbraio apre una possibilità anche al nucleare ho parlato con l’addetto stampa di Raffaele Lombardo, Presidente della Regione, che ha precisato che:
secondo il PE, si potrà costruire una centrale nucleare in Sicilia a patto che siano soddisfatti tre requisiti:
1) se i siciliani esprimono il loro consenso attarverso un referendum;
2) se la costruzione conviene dal punto di vista costi/benefici;
3) se è una centrale di ultima generazione e assolutamente sicura;
Inoltre chiarisce che le indicazioni uscite sulla stampa in queste ore, relative al fatto che una centrale nucleare possa sorgere nella provincia di Augusta fanno parte di un ragionamento su eventuali possibilità. Infatti, precisa che certamente se si dovesse procedere ad una costruzione saranno presi in considerazione ex-siti industriali o in via di smantellamento da bonificare e riconvertire al nucleare.
Foto | scoutPalermo

Il Ministro dell’ Ambiente, Stefania Prestigiacomo si picca di imitare Mr. Obama e durante la 13ª edizione di Expobit che si è tenuto ieri a Catania ha annunciato che il prossimo G8-Ambiente si terrà a Siracusa nell’aprile 2008 2009. E ha detto:
Il Governo ha le idee chiare sulla posta in gioco ed ha una strategia: ve la riassumo in tre frasi: Investiremo in energia solare, eolica e nei biocombustibili di nuova generazione; sfrutteremo l’energia nucleare rendendola allo stesso tempo più sicura; svilupperemo le tecnologie per il carbone pulito. Questo programma che sottoscrivo in pieno, queste tre frasi non sono mie, non sono tratte da un discorso di Berlusconi. Questo è il programma di Barak Obama, tratto dal discorso che il neo presidente statunitense ha pronunciato martedì, 5 giorni fa, in occasione del Summit Globale sul Clima dei Governatori degli Stati Americani.
Credo che manchino all’appello i 15miliardi di dollari annui che Mr.Obama ha detto voler investire per le energie rinnovabili (e il nuclerare e il carbone che non sarà mai pulito non sono contemplati).
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