
A causa delle calde temperature questa primavera assistiamo ad una fioritura prematura della maggior parte delle piante, fenomeno che non si vedeva da quasi 250 anni.
Il che vale soprattutto per il Regno Unito, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista di biologia Proceedings of the Rocial Society, riportata dalla BBC: dal 1659 ad oggi, il 2010 è l’anno in cui i fiori sono sbocciati prima.
La ricerca ha analizzato le fioriture di 405 specie nei secoli, rilevando un trend in evidenza già negli scorsi 25 anni. Sebbene negli scorsi 250 anni ci siano stati altri periodi con temperature più elevate rispetto alla media, negli scorsi 25 anni l’aumento è stato costante, e di conseguenza il periodo delle fioriture è stato anticipato. Oggi la primavera arriva in Inghilterra 11 giorni prima rispetto a 30 anni fa, con tutte le conseguenze del caso per la tutela della biodiversità.
Foto | Flickr
Se giardini e fiori sono la vostra passione, arriverà il giorno in cui vorrete sperimentare la verticalità e creare il vostro primo giardino verticale. Per cominciate, potete usare i pannelli di Flora Grubb, quadrati modulari adatti a contenere terra, semi e piante.
Ogni pannello contiene 45 celle, destinate ai semi, che fioriranno in altrettante meraviglie della natura grazie alla vostra cura, purché il giardino verticale sia sistemato su una parete con la giusta esposizione alla luce. La composizione di specie è potenzialmente infinita e la grandezza e la forma del giardino verticale anche: per realizzarlo basterà sistemare i moduli quadrati come si desidera. Mentre pensate a come sarà il vostro primo giardino verticale, potete ammirare le creazioni della gallery.
via | Inhabitat
Come nel caso della deforestazione su Central Park, a volte una pubblicità rende subito l’idea della devastazione prodotta dagli effetti dell’inquinamento sulla sopravvivenza di animali e piante. È il caso della campagna di sensibilizzazione Rise Above Plastic, che in poche immagini spiega come sarà la vita nei mari se ognuno di noi continua a far finta di non vedere, di non sapere, di non essere responsabile.
Dopo la zolla di rifiuti del Pacifico, ne è da poco stata scoperta una anche nell’Atlantico ed ogni bottiglia che acquistiamo, ogni contenitore di plastica che non differenziamo è responsabile dell’inquinamento delle acque: la plastica uccide 1 milione e mezzo di esemplari marini all’anno, anche per mano nostra.
via | Treehugger

Herbman è un personaggio di dimensioni fuori dal normale, il cui corpo è interamente ricoperto di piante ed erbe officinali, che gira il mondo per spiegare alla gente gli usi e gli effetti delle piante di cui è vestito.
Il progetto Medical Herbman Cafè è una iniziativa di educazione sostenibile, che utilizza i fondi raccolti tramite la vendita di tè e cibi naturali per la costruzione di aree parco giochi nei Paesi in via di Sviluppo.
Gli ideatori del progetto girano il mondo in un container, che fermano in un grande prato e allestiscono come Cafè grazie ad una cucina da campo: di fronte all’area ristoro si ferma the Herbman, pronto a spiegare ai visitatori di quali erbe sono fatti i suoi muscoli, di quali piante medicinali abbondano le sue ginocchia, cosa si cura con le foglie che ricoprono la sua pancia.
Se vi dovesse capitare di incontrarlo, sappiate che il suo vestito cambia in base alla zona in cui si ferma, perché ognuno deve conoscere le piante locali, che crescono in modo naturale. Benvenuto Herbman, speriamo di incontrarti presto in Italia!
via | Inhabitat

Gli alberi di Pino Pinus longaeva sono tra le piante più vecchie del mondo: in California, sulle cime delle White Mountains, la presenza di pini si risale a circa 5000 anni fa. Per questo gli esemplari di pino che crescono sulle cime di queste montagne sono tra le piante ideali per studiare i cambiamenti climatici ed i loro effetti sulla flora e la fauna.
Uno studio, pubblicato su Pnas, rivista dell’Accademia Nazionale delle Scienze inglese, ritiene che sia stato l’aumento delle temperature dal 1950 in poi a causare la diffusione e la crescita senza precedenti dei pini in zone di latitudine molto vicina a quella in cui i pini non potrebbero crescere.
Dalle analisi effettuate sui pini vicini alla Treeline, ovvero la zona critica in cui ogni aumento o rallentamento di crescita è significativo, risulta che gli alberi sono cresciuti più nei 50 anni che vanno dal 1950 al 2000, che nei precedenti 3700 anni. Il dato è significativo perché indica che i cambiamenti climatici hanno toccato i pini, ma soprattutto che le temperature sono aumentate a causa dell’inquinamento e delle emissioni degli ultimi 60 anni, anche sulle cime delle montagne, in tutte e tre le zone prese in considerazione attraverso l’analisi della miracolosa crescita dei pini.
via | ncdc.noaa.gov

Un gruppo di architetti col pallino della natura ha riproposto il paesaggio delle montagne vicine alla città di Chongqing, in Cina, in versione verticale, ricostruendolo attraverso la struttura di un grattacielo pronto a invadere la grande metropoli cinese e ad ossigenarla.
La struttura a livelli sovrapposti richiama le linee morbide della natura, mentre la torre che svetta tra gli altri grattacieli è un elemento tipicamente urbano. Le piante che decorano ogni piano della torre portano un po’ d’ossigeno nel grigiore della metropoli cinese, mentre le grandi vetrate che illuminano l’edificio permettono a chi è all’interno di ammirare la vastità dell’azione dell’uomo.
La struttura della Urban Forest per ora è soltanto un progetto e gli architetti che l’hanno presentato a DesignBoom non sono folli, ma folli è soltanto la traduzione del loro nome originale: si chiamano Mad Architects e vogliono far spuntare una foresta urbana verticale nella metropoli di Chongqing. E se questa è follia, forse è di questo che le metropoli della Cina hanno bisogno, a patto che sia a prova di terremoto e realizzata in modo ecosostenibile.
via | DesignBoom
In Ecuador, nella riserva naturale di Cerro Candelaria, tra gli steli di un’altra orchidea, è stata scoperta per caso l’orchidea più piccola al mondo.
La piccola orchidea appartiene alla specie Platystele jungermannioides ed è l’orchidea più piccola al mondo: i suoi petali sono sottilissimi e trasparenti, la sua larghezza non supera i 2,2 mm. La piccola orchidea è stata scoperta dal botanico Lou Jost, insieme ad altre 60 nuove orchidee.
Lou Jost, il botanico americano padre della scoperta, che lavora per la fondazione EcoMinga, ha condiviso con il quotidiano inglese Independent il piacere della scoperta:
“Scoprire nuove specie è una sensazione eccitante. La gente pensa che ogni cosa sia stata scoperta, ma c’è ancora molto da scoprire“
via | Independent
Foto | Flickr
WollyPocket ricicla bottiglie di plastica e ne fa delle tasche dalle quali ognuno può creare a sua volta il proprio muro vivente, decorando con piante e fiori qualsiasi superficie verticale o orizzontale.
Miguel Nelson, inventore dell’idea, ha preso ispirazione dai muri verdi tanto di moda nell’architettura sostenibile e illustra in questo video perché le piante crescono meglio nelle tasche che nei vasi di plastica.
L’idea è semplice, il processo di produzione della tasca basato sul riciclo, il modo d’uso lascia spazio alla creatività e al pollice verde di ognuno. Vi ha conquistato?
Via | Treehugger
E’ stata pubblicata dall’International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources (IUCN) l’annuale Lista Rossa sulle specie animali ovvero il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie animali e vegetali di tutto il globo terrestre.
Il rapporto, com’era lecito aspettarsi, non è dei più confortanti. Secondo i dati più di un terzo delle specie di fauna e flora conosciute nel mondo sarebbe minacciata di estinzione. Questi i numeri: 17.291 specie su un totale di 47.677 studiate sarebbe in pericolo; si tratta in sostanza del 36% di tutte quelle monitorate. Nello specifico il 2% (quindi 875 specie) risulta estinto o estinto allo stato selvaggio in natura.
Queste invece le percentuali delle specie che rischiano l’estinzione per le diverse classi vegetali ed animali: il 21% di tutti i mammiferi conosciuti, il 30% di tutti gli anfibi noti, il 12% di tutti gli uccelli, il 28% dei rettili, il 37% dei pesci di acqua dolce, il 35% degli invertebrati, addirittura il 70% delle piante.

L’attacco del punteruolo rosso alle palme diventa sempre più un’emergenza nazionale: dopo aver colpito e distrutto più di 13.000 palme in Sicilia e aver infestato la Liguria, è giunta la volta di Roma.
Nonostante già da anni Fare Ambiente abbia lanciato l’allarme sulla pericolosità e la diffusione del Punteruolo Rosso, presente in Italia dal 1995, non si sono attuate strategie di prevenzione. Fino ad oggi si è cercato soltanto di contrastare il punteruolo ad attacco avvenuto e, nella maggior parte dei casi, una volta che il punteruolo attacca la palma, è già troppo tardi. Ad essere a rischio adesso sono circa 5000 palme del litorale laziale, dal Parco Nazionale del Circeo fino a Torvaianica, così come le 2500 palme che si trovano nelle ville storiche della capitale. Una volta compromesse, le palme devono essere tagliate, con gravissime perdite per il patrimonio ambientale e culturale del paese.
Sono necessari interventi di prevenzione, aiuti ai singoli che cercano di proteggere le proprie palme, condivisione di mezzi e tecniche per sconfiggere questo pericoloso coleottero delle palme. Così come ha detto Benvenuti, coordinatore per il Lazio del Movimento Ecologista Europeo:
Sono necessari quindi maggiori interventi di prevenzione e non solamente di indennizzi, come dovrebbe essere giustamente previsto per il prossimo piano assicurativo nazionale nei casi in cui la coltivazione delle palme rappresenti un fattore economico collegato all’attività agricola o vivaistica. Prevenzione per prevenire le infezioni, per evitare o limitare l’insediamento del parassita nelle piante. Un programma straordinario deve essere pianificato sin da ora per non rischiare un ulteriore danno ambientale ed alle palme storiche presenti nel nostro Paese, ma con un programma allargato fra tutte le Nazioni che sono interessate, perchè tali fenomeni non hanno confini geografici.
Via | romanotizie
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