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Tutti gli articoli con tag picco del petrolio

De Vita (Unione Petrolifera) dà ragione ai teorici del picco del petrolio. Ma l'agenzia stampa dell'Eni fa finta di non capirlo...

pubblicato da Peppe Croce

In vista del Festival dell’energia, che si terrà a Lecce dal 20 al 23 maggio 2010, Salento Web Tv ha intervistato il presidente dell’Unione Petrolifera italiana Pasquale De Vita. La notizia è stata diffusa dall’Agi, l’agenzia di stampa posseduta dall’Eni che lancia l’intervista con questo titolo: “PETROLIO: DE VITA, NESSUN PICCO PRODUTTIVO NEI PROSSIMI DECENNI“.

La cosa è veramente incredibile e, passatemi la critica, gravissima: De Vita, infatti, nell’intervista non fa altro che confermare esattamente quello che dicono i teorici del picco da 40 anni. E cioè che non si tratta di picco del petrolio, ma di picco del petrolio a buon prezzo.

Non per nulla il testo sacro per i teorici del picco del petrolio si chiama “The end of cheap oil” (Colin J. Campbell e Jean H. Laherrère, Scientific American, Marzo 1998) e non semplicemente “The end of oil”.

De Vita, nell’intervista, dice ciò che i “picchisti” ribadiscono da anni: i giacimenti di petrolio facile da estrarre ormai producono assai poco e per mantenere il mercato in equilibrio bisogna cercare giacimenti più complessi da sfruttare.

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Aspo Italia: la crisi economica? Viene dal petrolio. Il picco tra 18 mesi

pubblicato da Peppe Croce

Aspo Italia: la crisi economica? Viene dal petrolio. Il picco tra 18 mesi

Aspo Italia, ramificazione italiana dell’Associazione per lo studio del picco del petrolio e del gas, ha inviato ieri una lettera ai presidenti delle Regioni e Province italiane e alla Conferenza Stato-Regioni contenente una nota informativa su petrolio, economia e società.

Nel documento si legge che l’attuale crisi economica deriva anche, se non in gran parte, dalle dinamiche del mercato del petrolio:

Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell’economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell’incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall’economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo

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Aspo Italia prende posizione sul "Clima Gate": il riscaldamento globale c'è.

pubblicato da Peppe Croce

Secondo Aspo Italia il global warming Ã�¨ incontrovertibileAspo Italia, la sezione italiana dell’Associazione per lo studio del picco del petrolio e del gas, prende posizione ufficialmente riguardo al “clima gate“. Una posizione nettissima, in difesa dei dati raccolti negli anni dai ricercatori sul clima che, a detta dell’Aspo, verrebbero attaccati personalmente perchè non ci sono serie alternative di dati che possano smentirne il lavoro.

Si tratterebbe, quindi, di una sorta di demonizzazione degli scienziati dovuta a mancanza di argomenti scientifici sufficienti. I motivi delle critiche sono molti, ma Aspo ne sottolinea uno molto interessante:

I nostri dati e i nostri modelli indicano anche che il progressivo esaurimento dei combustibili fossili sta portando a un uso sempre maggiore di combustibili che emettono quantità maggiori di gas climalteranti a parità di energia prodotta. Ricorrere in modo esteso a questi combustibili, come il carbone e i liquidi estratti dalle sabbie bituminose, potrebbe peggiorare enormemente il problema climatico.

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Sir Branson (Virgin):"Tra cinque anni la crisi del petrolio"

pubblicato da Marina

Sir Richard Branson lancia l'allarme sulla fine del petrolio Sir Richard Branson è uno che di affari, politica e petrolio se ne intende davvero: è il fondatore della Virgin e gestisce tra le altre cose anche compagnie ferroviarie, aeree e i voli spaziali per turisti super ricchi. Dunque, dall’alto del suo osservatorio, ha affermato un paio di giorni fa che entro cinque anni assisteremo alla crisi del petrolio. Ha detto Sir Branson:

Nei prossimi cinque anni affronteremo una nuova crisi, quella del petrolio. Questa volta, abbiamo la possibilità di prepararci.

Le preoccupazioni di Sir Branson sono supportate da un dossier preparato da Chris Skrebowski, un consulente petrolifero indipendente che ha dichiarato che la recessione sarà evitata solo se si controllerà la crisi:

La domanda di petrolio aumenterà già nel 2012-13 a quel punto si darà fondo alle scorte e entro il 2014-15 si rischia il picco del petrolio e si potrebbe mettere a repentaglio la crescita economica, causando perturbazioni sui mercati economici.

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Cambiamenti climatici inesistenti dopo la vìolazione della mail del CRU da parte di hacker?

pubblicato da Marina

Nuvole sui cambiamenti climatici

Secondo molti scettici dei cambiamenti climatici è bastata la violazione da parte di hacker di diverse caselle di posta elettronica per mettere in discussione il riscaldamento globale e tutte le nefaste conseguenze previste dall’IPCC. Se davvero così fosse, se davvero sul Pianeta Terra non si sta verificando nessun cambiamento di clima né di origine naturale, né di origine antropogenica, ebbene ci sarebbe da arrabbiarsi sul serio con gli scienziati che fino a oggi hanno sostenuto appunto questa tesi.

Ma veniamo ai fatti e al primo sospetto: mancano poco meno di 14 giorni al vertice di Copenaghen, quello presso cui tutti i leader mondiali cercheranno accordi per la riduzione delle emissioni di CO2, che appunto salta fuori questa novità, cioè che i cambiamenti climatici non esistono. Le mail, che attesterebbero appunto che il global warming sia frutto di una manipolazione scientifica sono quelle inviate tra vari scienziati tra il 1996 e pochi giorni fa. Il server violato il 20 novembre è quello del Climatic Research Unit, CRU, della University of East Anglia.
Scrive Real Climate:

Tuttavia, queste e-mail (presumibilmente una selezione accurata di (eventualmente modificate?) una corrispondenza risalente al 1996 e fino al corrente 12 novembre) sono state ampiamente diffuse e quindi richiedono qualche commento. Alcuni di esse ci coinvolgono (l’archivio comprende la prima e-mail RealClimate inviata ai colleghi) e includono le discussioni che abbiamo avuto con il CRU su argomenti relativi alla registrazione della temperatura di superficie e a alcune questioni legate al paleoclima.

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La bomba del Guardian: il mondo è già nella Peak Oil zone, i dati sulla produzione vengono distorti

pubblicato da missunderstanding

peak oil zone
Pochi giorni fa il Guardian, quotidiano inglese sempre attento alle questioni energetiche, ha lanciato una bomba, i cui effetti rimbalzano da una parte all’altra della rete, che s’interroga e discute sulla verità dell’accusa. Il Guardian avrebbe annunciato che i dati sulla produzione del petrolio vengono distorti prima di essere rilasciati, sotto l’influenza degli Stati Uniti, via IEA.

Secondo il Guardian il mondo sarebbe già entrato nella Peak Oil zone, e saremmo già nella fase di esaurimento della disponibilità del petrolio, ma i dati verrebbero distorti dalla IEA per non generare il panico. Il report contiene questi dati è il World Energy Outlook, la cui versione per il 2009 è stata presentata martedì a Londra.

Il rilascio di dati distorti, che vanno a confluire nel World Energy Outlook, ha però delle conseguenze sulle strategie e sulle politiche ambientali di tutti i paesi, prima tra tutti l’Inghilyterra che basa le proprie scelte in materia di politica energetica ed ambientale su questo report e sulle statistiche della IEA. In un articolo successivo alla bomba, il Guardian sostiene ancora che la questione dell’esaurimento delle risorse e della Peak Oil zone sia ben nota, ma che si abbia troppa paura per ammetterlo. Voi che ne pensate?

Via | Guardian
Foto | Flickr

Energia Vs Acqua: crisi convergenti?

pubblicato da eymerich

Bicchiere d'acquaFra picchi del petrolio, blackout elettrici, cambiamenti del clima e desertificazione, è sempre maggiore la consapevolezza che il mondo sta per trovarsi di fronte non soltanto alla crisi energetica prossima ventura, ma anche a quella dell’acqua. Già nel mese scorso infatti, la rivista Scientific American pubblicava uno speciale approfondimento intitolato Terra 3.0, con titolo di copertina “Energia Vs Acqua”.

L’articolo esplora la dicotomia fra il fatto che c’è bisogno di energia per produrre acqua e il fatto che occorre acqua per ricavare energia. Poiché abbiamo raggiunto stiamo raggiungendo il cosiddetto picco del petrolio, appare verosimile che si stia avvicinando anche un picco dell’acqua. Questo crea un dilemma interessante, la cui soluzione richiederà non poca innovazione tecnologica.

I biocarburanti, che molti ancora considerano un’opzione per alleviare la dipendenza dal petrolio, arrivano consumare oltre 20 volte più acqua della produzione di benzina. Non tutti i biocarburanti comunque sono uguali. Alcuni hanno un impatto maggiore di altri, e il Consiglio di Ricerca Nazionale americano ne ha esplorato molto bene le implicazioni in una pubblicazione liberamente disponibile online, intitolata “Water Implications of Biofuels Productions in the United States“.

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Il Financial Times, l'IEA e il picco del petrolio

pubblicato da eymerich

Grafico del picco del petrolioChe fra le tante dialettiche esistenti su consumi ed energia tenesse banco anche quella fra apocalittici fautori del picco del petrolio e ottimisti ad oltranza, lo sapevamo; non dimentichiamo che sempre di teorie si tratta, ma essendo legate a grandi interessi economici, non mancano né autorevoli conferme né altrettanto autorevoli smentite.

Quest’oggi è la volta dell’autorevole conferma. Pare infatti che il Financial Times sia entrato in possesso di una bozza di rapporto dell’International Energy Agency (IEA), secondo cui la capacità estrattiva dai maggiori impianti petroliferi del mondo, ha un tasso di diminuzione annuo del 9,1%.

Secondo il Financial Times questo sarebbe il primo studio autorevole sulle riserve del petrolio a divenire pubblico, visto che su tali questioni, la maggior parte dei paesi coinvolti, come ad esempio l’Arabia Saudita, ha da sempre preferito mantenere il più assoluto riserbo. Si tratta quindi di uno studio che si rivela allarmante, alla luce del fatto che, come anche la testata fa notare, la domanda energetica dell’industria si sta spostando sempre di più da USA, Europa e Giappone verso i paesi emergenti.

Ma quali previsioni fa questo rapporto IEA?

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Ugo Bardi (ASPO): "Ecco perchè il petrolio aumenta"

pubblicato da Marina

Ecoblog Podcast

Gli ho chiesto di immaginare il mondo tra cent’anni e Ugo Bardi, docente di chimica all’Università di Firenze e Presidente della sezione italiana dell’ASPO, mi ha risposto che sarà sicuramente un mondo senza petrolio, ma che forse si userà ancora il carbone. Il prezzo del petrolio sale non per semplice speculazione, ma perché è diventato complesso e molto costoso estrarlo. Ne abbiamo ancora per qualche anno, ma dobbiamo iniziare a pensare a come sostituirlo.

Dice Bardi nell’intervista:

Il petrolio ha fatto il suo tempo. Ci ha dato quel che ci poteva dare. Ora bisogna andare avanti.

Molto dipenderà dalle scelte che faremo in questi anni, mi ha spiegato, se saremo stupidi o meno. Mi ha parlato anche di risorse e di come dobbiamo riconsiderarle nella nostra economia e in quella che verrà. E ha immaginato sicuramente un mondo dove le energie del vento e del sole potranno essere utili a coprire il fabbisogno mondiale.

L’Associazione per lo studio del picco del petrolio
Intervista a Ugo Bardi- ASPO Italia - Chi è l’ ASPO?

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I due scenari della Shell

pubblicato da giancarlo

Antico pozzo petrolifero. Foto : RavenhawkSta per uscire il rapporto della Shell con gli scenari energetici futuri (New Energy Scenarios to 2050: Scramble and Blueprints) che, secondo sia le anticipazioni che il titolo stesso, propone una alternativa semplice: competizione o pianificazione. Mentre nello scenario prodotto nel 2005, l’azienda anglo-olandese parlava di globalizzazione dell’economia, di crescita dei consumi e di liberalizzazione dei mercati, quest’anno lo studio parte dalle “tre dure verità dell’energia”.

La prima riguarda la nuova domanda di energia, dovuta alla crescita della popolazione ed alla diffusione dei consumi occidentali, che causa le frequenti tensioni sui mercati energetici. In secondo luogo, l’offerta: l’energia “facile” sta diventando scarsa e questo implica che petrolio e gas naturale a buon mercato non saranno sufficienti a tenere il passo con gli aumenti del punto precedente.

Van der Veer, (AD di Shell) mette persino una data per il picco di petrolio e gas: “Dopo il 2015, le riserve di facile accesso non saranno, probabilmente, più sufficienti a soddisfare la domanda”. La terza verità è che l’impatto sull’ambiente del sistema energetico attuale, sia in termini di inquinamento locale che di riscaldamento globale, sta crescendo sensibilmente, provocando dei vincoli allo sfruttamento delle energie convenzionali.

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