Le pericolosissime e insalubri polveri sottili che tanto feriscono il nostro organismo e che sono responsabili della morte di circa 8000 persone l’anno sarebbero, paradossalmente, un efficace schermo “protettivo” contro l’aumento incontrollato delle temperature nel nostro pianeta.
A rivelarlo, il progetto Eucaari (European Integrated project on Aerosol Cloud Climate and Air Quality Interactions), promosso dalla Commissione Europea, al quale partecipano 48 istituti di ricerca dislocati in 24 Paesi, tra cui l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr). I risultati, presentati nei giorni scorsi a Helsinki e pubblicati sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics Discussions, a detta degli stessi studiosi, potrebbero indurre nuove metodologie per contrastare i cambiamenti climatici e, insieme, migliorare la qualità dell’aria. Più in dettaglio, così commenta Stefano Decesari, ricercatore dell’Isac Cnr:

La Regione Toscana ha approvato le nuove regole anti-smog adeguandosi alla direttiva Ue 2008/50/CE recepita dall’Italia nel 2010. La novità più importante è la modalità di calcolo dei limiti del Pm10. Da ora il superamento delle polveri sottili diventa significativo solo se misurato dalle stazioni di rilevamento installate nei cosiddetti “siti di fondo urbano” cioè all’interno delle zone urbane dove i livelli sono rappresentativi dell’esposizione della popolazione urbana generale.
L’altra novità sono le giornate di superamento di Pm10 oltre le quali è necessario intervenire con provvedimenti antismog. La delibera regionale ha deciso che superato il quindicesimo giorno di sforamento, i comuni toscani devono intervenire. Con la nuova normativa vengono inoltre individuati dei comuni “sentinella” in cui esiste il rischio di superamento dei valori limite di Pm10 e delle soglie di allarme che forniscono informazioni per gestire l’emergenza : Bagno a Ripoli, Firenze, Scandicci, Lastra a Signa, Signa, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Calenzano, Montale, Capannori, Lucca, Porcari, Montecatini terme e Viareggio.
Rete No Smog Firenze (Città Ciclabile, Fare Verde, Fiab FirenzeInBici, Italia Nostra, Medici per l’Ambiente, sTraffichiamo Firenze, Terra!) ha diffuso un comunicato stampa in cui si manifesta dissenso al provvedimento che riguarda le centraline “urbane-fondo”:
Se le centraline di riferimento per il monitoraggio dello smog - sostengono le associazioni - non saranno più quelle di viale Gramsci e via Ponte alle Mosse (”urbane-traffico”) ma dei giardini di Boboli e di viale Bassi (”urbane-fondo”), il Pm10 non sarà più un problema a Firenze!
Via| Ecodallecittà
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Che i nostri politici non abbiano la lungimiranza e la capacità di pianificare iniziative per il lungo termine non è certo notizia che stupisce, tuttavia ciò che è accaduto a Firenze merita particolare attenzione. Il sindaco locale Matteo Renzi, ha infatti varato un provvedimento inusuale per abbassare le concentrazioni fuori norma delle polveri sottili nell’aria. Nessun blocco del traffico o targhe alterne, bensì (udite, udite) ha chiesto ai cittadini di abbassare per un paio di giorni la temperatura dei termosifoni portandola al di sotto dei livelli imposti dalla legge nazionale.
L’ordinanza, rimasta in vigore il 16 e il 17 novembre, ha imposto di abbassare per due giorni la temperatura dei termosifoni con un massimo di 17 gradi per gli edifici adibiti ad attività industriali e artigianali di non oltre 18 gradi per le abitazioni e per tutti gli altri edifici. Nelle quarantott’ore in questione quindi i caloriferi sono rimasti accesi per non più di otto ore al giorno. L’unica nota d’onore il fatto che, se il provvedimento non si fosse rivelato efficace, l’ordinanza avrebbe previsto per i due giorni successivi l’adozione di altri sistemi più tradizionali quali il blocco delle auto. La controprova però non c’è stata, dato che la pioggia ha riportato la situazione sotto controllo. Dal provvedimento comunque, occorre rimarcare, sono stati esclusi gli edifici con esigenze speciali quali ospedali, scuole e case di riposo per anziani.
L’iniziativa accolta con grande scetticismo in tutta Italia e fra i rappresentanti politici della città fiorentina, mette a nudo, semmai ce ne fosse bisogno, le difficoltà e i limiti della nostra classe politica sempre poco combattiva nell’affrontare tematiche di questo tipo. Insomma siamo alle solite: è preferibile avere un atteggiamento soft verso i cittadini evitando di imporre programmi ambiziosi, ma allo stesso tempo che impongono sacrificio, che non rischiare di vedersi rubare l’elettorato da opposte fazioni politiche.
Che l’inquinamento da polveri sottili (PM10) non facesse bene alla salute lo sapevano già tutti. Fino ad oggi, però, l’attenzione dei medici si era concentrata sulle vie respiratorie e le loro malattie, cancri al polmone compresi.
Adesso arriva un nuovo studio che mette, purtroppo ci sarebbe da aggiungere, altra carne al fuoco. Secondo Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all’Harvard School of Public Health di Boston, infatti, anche il sistema circolatorio non gode molto con le polveri sottili.
Insieme al centro Trombosi della Fondazione ospedale Maggiore Beccarelli ha analizzato i dati di circa duemila persone arrivando a stabilire una assai probabile correlazione tra PM10 e trombosi venosa profonda. Una brutta bestia di cui potete vedere, anche se probabilmente non capire, una foto in alto a sinistra.
I dati che emergono dallo studio sono abbastanza allarmanti, come conferma lo stesso ricercatore:
Realizzata in Lombardia, coinvolgendo più di duemila persone, l’indagine ha evidenziato che, per ogni aumento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo d’aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi
A diffondere questo triste annuncio ci hanno pensato gli zelantissimi aderenti all’associazione Gestione Corretta dei Rifiuti di Parma che, dopo aver mostrato come l’inceneritore che qualcuno vorrebbe costruirgli in città sorgerebbe a due passi da aziende alimentari come la Barilla, ora saggiamente si chiedono: se già Parma sfora i limiti di PM10 con il solo traffico cittadino, cosa potrebbe accadere se realmente facessero l’inceneritore?
Brutte notizie per quel che riguarda il tema delle Polveri sottili; se l’Italia, avverte l’esecutivo Ue, non prenderà le misure necessarie per conformarsi alla normativa europea sulla qualità dell’aria, verranno applicate multe particolarmente severe. L’ultimatum lanciato della Commissione non è comunque un fulmine a ciel sereno dato che la questione va avanti dal 2008 quando, dopo l’attuazione della nuova direttiva europea del 2005 europea sulla qualità dell’aria, alcuni Paesi (fra cui l’Italia) chiesero ed ottennero una proroga di durata limitata per l’adeguamento alle norme in materia di PM10.
Ebbene, pensate che in questi due anni il Governo italiano abbia lavorato per non trovarsi sprovvisto alla scadenza dell’accordo con l’Europa? Manco a parlarne ovviamente, tanto che prima nel gennaio 2009 la Commissione aveva inviato all’Italia una lettera di messa in mora, mentre nel settembre dello stesso anno il Commissario europeo Dimas aveva firmato una prima decisione con la quale informava l’Italia che per valutare una deroga serviva un impegno a livello nazionale.
Purtroppo, come un po’ troppo spesso accade alle nostre latitudini, la cosa è stata totalmente disattesa. Arriviamo poi al febbraio 2010, quando la Commissione respinge una seconda richiesta di deroga al nostro Paese da cui l’ultimo avvertimento con il quale la Commissione ha quindi concesso all’Italia 60 giorni per dimostrare di essere in grado di far rispettare i valori limite per il PM10 a partire dal 2011, grazie all’attuazione di un Piano nazionale connesso ai Piani regionali.
Continua a leggere: Polveri sottili: la Commissione Europea punta il dito contro l'Italia
Al termine della campagna di monitoraggio sulle condizioni di salubrità ambientale nei comuni italiani, effettuato da Legambiente nell’ambito dell’iniziativa Treno Verde, posta in essere in collaborazione con le Ferrovie dello Stato e con il contributo di Telecom Italia, si aprono nuove polemiche circa la necessità che i piani di risanamento dell’aria - in molte Regioni approvati già da molti mesi - vengano effettivamente attuati mediante idonee misure funzionali a incrementare l’uso del trasporto pubblico da parte dei cittadini e la limitazione del traffico stradale privato.
La maglia nera, oggi, spetta a Torino, con 59 sforamenti, seguita da Frosinone (57) e Padova (56). Lungo lo stivale, del resto, la situazione non è certamente più rosea: il 35% degli 88 capoluoghi di provincia monitorati, infatti, ha dimostrato di non riuscire a rimanere entro il limite massimo di concentrazione di polveri sottili nell’aria valutato in 50 microgrammi su metro cubo da non superare per più di 35 giorni all’anno.
Ciò che sconcerta di più è che rispetto al monitoraggio effettuato nel 2009 i valori riscontrati non hanno subito variazioni di rilievo testimoniando, in questo modo, la poca propensione delle autorità politiche nazionali, regionali e comunali, ad impegnarsi sul serio sul fronte congiunto della tutela ambientale e della salute umana. Così si è espresso, a tal proposito, Vittorio Cogliati Dezza - presidente nazionale di Legambiente:
Continua a leggere: Guerra alle polveri sottili: la disfatta dei comuni italiani
Aosta era una città inquinata da PM10, le temibili polveri sottili che da questo inverno attanagliano molte metropoli italiane. La crisi più preoccupante in Pianura Padana dove già per 35 volte, il massimo limite consentito, ci sono stati sforamenti. Cosa fare? I sindaci di 80 comuni hanno proposto uno stop al traffico per il 28 febbraio prossimo, che cade di domenica. L’iniziativa però non miete consensi né dall’ACI, ma d’altronde Cicero pro domo sua, né da Delio Donzel, assessore all’ambiente al Comune di Aosta che spiega a Il Giornale:
Il lunedì siamo da capo. Un giorno solo è inutile.
Donzel sa di cosa parla: a Aosta, nel passato, il limite è stato superato in un anno per 70 volte. Lo scorso anno, dopo la cura Donzel, il limite ammissibile di PM10 è stato infranto 9 volte nell’area urbana e 19 volte nell’area industriale. Quest’anno solo 2 volte. Dice Donzel che non c’è nessun segreto ma una serie di misure da prendere contemporaneamente per indurre i cittadini a cambiare mentalità. Una prima azione consiste nell’adottare le targhe alterne. Spiega Donzel:
Da ottobre 2005 a marzo 2006 abbiamo imposto le targhe alterne. È stato fondamentale per modificare la mentalità dei cittadini: lasciare l’auto nei parcheggi esterni è diventata un’abitudine. Non abbiamo più ripetuto le targhe alterne. Rimane il divieto di circolazione in centro per gli Euro zero, da novembre a fine marzo. E sono state aumentate le zone blu, per avere parcheggi liberi e non congestionare il traffico.La flotta è stata tutta trasformata a metano. Abbiamo introdotto un sistema di bus a chiamata per le zone poco frequentate, per ridurre i viaggi inutili. E poi ci sono le biciclette comunali. Abbiamo trasformato a metano il riscaldamento di tutti gli stabili comunali e a breve partiremo con la distribuzione di merci nel centro storico effettuata solo con mezzi a metano o ecologici.
Foto | Informagiovani
Enrico Gelpi (nella foto a sinistra), presidente dell’Automobilclub d’Italia non ci sta al blocco della circolazione delle auto in 80 comuni della Pianura Padana e in un comunicato ufficiale pubblicato sul sito dell’ACI dichiara:
Sappiamo tutti, sulla base dei dati scientifici anche del Ministero dell’Ambiente, quanto sia marginale l’incidenza delle emissioni degli autoveicoli sui livelli di smog ma l’auto è il bersaglio più facile per le amministrazioni locali chiamate a far qualcosa contro l’inquinamento. La vecchia ed estemporanea politica dei divieti non è utile e non supera l’emergenza. Compromette solo il diritto dei cittadini alla mobilità nel giorno dedicato alla cura delle relazioni familiari e di amicizia, degli hobbies, allo svago e alla libertà di muoversi fuori dalle costrizioni della settimana lavorativa.
Insomma, secondo Gelpi e contro tutti quelli che sono gli studi prodotti sul fatto che sia il trasporto privato una delle cause principali per l’aumento delle concentrazioni di polveri sottili, non sono le auto e gli automobilisti i settori da colpire.
In alternativa Gelpi suggerisce:
Ben altro si sarebbe dovuto e si dovrebbe fare. Oltre ad intervenire sulle principali fonti di inquinamento, è necessario rafforzare il trasporto pubblico locale, garantire una più efficiente accessibilità ai grandi centri urbani, potenziando il trasporto su ferro, ponendo maggiore attenzione all’impatto sulla mobilità dei nuovi insediamenti residenziali e commerciali e delle operazioni di recupero delle aree dismesse.
Foto | Aci

I sindaci della Pianura Padana fanno quadrato attorno all’emergenza smog e decidono in 80 amministrazioni di dare uno stop al traffico di auto per domenica 28 febbraio. Ma le risoluzioni vanno ben oltre l’emergenza e nella Bozza di Documento presentata oggi a Milano a Palazzo Marino dove sono indicate una serie di misure che dovrebbero costituire un argine all’aumento inarrestabile di quantità di polveri sottili nell’atmosfera della Pianura Padana.
Nel documento viene detto che i sindaci, nell’immediato si impegnano a:
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Venti morti al giorno. Quasi 8000 in un anno. Oltre 4,5 miliardi di euro andati in fumo tra assistenza medica e farmaceutica e giornate lavorative perse. Questo il quadro presentato dai Verdi- insieme a Mario Tozzi e Roberto della Seta - nel dossier “Le polveri assassine”, vero banco d’accusa per i politici italiani troppo spesso decisi a non prendere troppo sul serio la questione dell’inquinamento atmosferico nelle nostre città. Eppure, le polveri sottili hanno un costo non trascurabile non solo nel senso della ridotta qualità della vita dei cittadini ma anche per le inevitabili ricadute sul Pil nazionale.
Si legge nel dossier (peraltro in più punti riprendendo dati dell’OMS):
L’Italia è tra i Paesi europei in cui si registra la maggior percentuale di popolazione urbana esposta ad elevate concentrazioni di sostanze inquinanti: oltre il 90% di polveri sottili e più del 50% di biossido di azoto. Oltre 6.000 ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e circa 65.000 casi di bronchite acuta e attacchi di asma concentrati in modo particolare tra i giovani, ogni anno.
I maggiori responsabili di tutto ciò, al solito, sono i trasporti privati, troppo spesso utilizzati per percorsi anche inferiori ai 3 Km. Forse una soluzione ci sarebbe: incrementare piste ciclabili e trasporto pubblico, sull’esempio di Londra - il sindaco Jonhson vuole incrementare i viaggi in bicicletta dei londinesi del 400% entro il 2025 grazie alla costruzione di ben 12 cycle superhighways - o Parigi. Eppure, nessuno fa nulla. O si fa troppo poco. Evitando le responsabilità. In fondo, basterebbe destinare gli 8 miliardi di euro stanziati dal governo per la costruzione del Ponte sullo Stretto a opere sulla mobilità sostenibile. Guadagneremmo, secondo le proiezioni dei Verdi, 90 chilometri di metropolitana o 621 chilometri di rete tranviaria, 3.273 tram e 23mila autobus ecologici in più. E molta salute.