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Tutti gli articoli con tag porto tolle

Porto Tolle, rinviati a giudizio 10 dirigenti ENEL: perché riaprire la centrale?

pubblicato da Marina

Il prossimo 24 settembre si apre il processo per l'inquinamento della centrale di Porto Tolle

Proprio ieri scrivero delle mie immense perplessità circa l’assurda scelta (gestita dal ministero per lo Sviluppo) di riaprire le centrali a olio combustibile, causa presunta emergenza forniture gas dalla Russia per il freddo di questi ultimi giorni. Per ora sono in funzione quelle di Piombino, Livorno e Montalto di Castro, mentre a giorni sarà riaperta quella di Porto Tolle, che come ricorderete fu chiusa causa eccessivo inquinamento. Ebbene ecco che la puntuale Stefania Divertito mi segnala la seguente:

Sarà il processo dell’anno, tra Rovigo e Ferrara, perchè dovrà valutare se la centrale elettrica di Porto Tolle, inquinando l’aria del Delta del Po, abbia potuto far ammalare di più bambini, vecchi e la gente che ci vive. Il giudice per l’udienza preliminare di Rovigo, Alessandra Testoni, ha rinviato a giudizio per il prossimo 24 settembre, davanti al giudice monocratico di Adria, dieci persontra i massimi dirigenti e tecnici dell’Enel a livello nazionale e locale che gestivano e facevano funzionare, appunto, la centrale di Porto Tolle.

I dieci funzionari ENEL rinviati a giudizio con vari gradi di responsabilità per omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro sono: Renzo Busatto e Carlo Zanatta, ex direttori della centrale; Fulvio Conti attuale Ad, Franco Tatò dal 1996 al 2002 nello stesso ruolo e Paolo Scaroni idem fino al 2005; gli ex presidenti di Enel Produzione, Alfredo Inesi, Antonino Craparotta, Giuseppe Antonio Potestio e Sandro Fontecedro e Leonardo Arrighi, che diede il via con le sue firme al progetto di conversione per Enel Produzione.

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Al Ministro Clini intriga il carbone con cattura e stoccaggio

pubblicato da Marina

Stefania Divertito su Togheverdi si chiede: Si può dire si al carbone?

Infatti, convinto delle potenzialità del carbone lo è Corrado Clini, ministro per l’Ambiente che dice in quel di Saline Ioniche a proposito della possibile apertura di una centrale a carbone:

Il carbone è un combustibile fossile ad alto contenuto di carbonio. L’obiettivo che abbiamo a livello europeo è quello di legare l’utilizzazione del carbone solo allo stoccaggio delle emissioni di carbonio. Questa procedura richiede un’altra tecnologia che si chiama “carbon capture storage”, che significa cattura del carbonio e suo stoccaggio in siti sicuri.

A Enel questa tecnologia non ancora matura piace, tant’è che la sperimenta a Brindisi proprio in quella centrale elettrica la Federico II segnalata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente come una delle 50 industrie europee più inquinanti.

Arriverà perciò il via libera per Porto Tolle a bruciare carbone? Probabilmente si se Enel promette e sperimenta una cattura e stoccaggio di carbonio. Ma a questo punto a me viene tanta voglia di vedere in Parlamento e al Senato rappresentanti verdi e ambientalisti che sappiamo discutere e rappresentare gli interessi dei cittadini e non solo della grandi industrie.

Foto | Minambiente

Meno carbone, più rinnovabili e lo dice Clini. C'è speranza per Porto Tolle?

pubblicato da Marina

Porto Tolle Leggo dal blog Togheverdi che potrebbero esserci buone prospettive per decarbonizzare l’Italia. Dopo la recente classifica redatta dall’EEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente in cui su 191 industrie che inquinano in Europa, 15 sono in Italia, sembra evidente che siano da prendere provvedimenti a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

E in questa direzione sembra muoversi il ministro Corrado Clini che ha detto:

Serve un partenariato che vada oltre il Protocollo di Kyoto tra economie sviluppate ed emergenti per un’economia globale de carbonizzata basata su regole condivise, la cooperazione tecnologica, misure e incentivi globali a favore di energie e tecnologie a basso tenore di carbone. L’aumento di domanda di energia può essere disgiunto dall’aumento delle emissioni sviluppando fonti energetiche a basso contenuto di carbonio a cominciare dalle rinnovabili.

Dunque potrebbe partire proprio da Porto Tolle e dalla riconversione a carbone che piace tanto al Governatore Zaia e a Enel. Offrire perciò consistenti e considerevoli alternative agli operai che desiderano solo lavorare potrebbe davvero essere il primo passo per la decarbonizzazione. Si chiede Stefania Divertito:

Saprà il ministro contrastare le lobby economiche che vogliono fortemente il progetto e che non hanno esitato a spingere un cambio della legge istitutiva della legge del Parco pur di consentire la conversione? Saprà mantenere fede a queste poche chiare parole?

Via | Togheverdi
Foto | Verdi Ferrara

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Per il carbone a Porto Tolle gli operai hanno raccolto undicimila firme

pubblicato da Peppe Croce

Una rappresentanza di lavoratori della centrale termoelettrica di Porto Tolle a Roma per protestare contro lo stop della riconversione a carbone. Portano fiori alla PrestigiacomoI lavoratori di Porto Tolle non si arrendono: vogliono lavorare, anche a costo di piegarsi alla logica dell’economia del carbone. Il progetto di riconversione della centrale termoelettrica dell’Enel, da ben 2,5 miliardi di euro, secondo i lavoratori (e i sindacati) si deve fare e prima possibile perché il carbone costa poco e può garantire il futuro economico di migliaia di famiglie.

Il problema, però, è che il progetto è stato bloccato più volte perché il carbone inquina decisamente troppo per trovare spazio nel Parco del Delta del Po. Recentemente, però, il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha trovato l’escamotage con il decreto “ad centralem” proprio per Porto Tolle e, di conseguenza, l’Enel ha chiesto nuovamente che venga riesaminata tutta la procedura di valutazione ambientale. Che ovviamente ora passerà, con la legge fatta a posta.

I lavoratori di Porto Tolle, però, chiedono che si faccia in fretta e hanno portato le 11 mila firme raccolte pro-conversione e persino un mazzo di fiori a Stefania Prestigiacomo: sono stati coltivati nell’azienda florovivaistica che riceve il calore del teleriscaldamento della centrale elettrica. Carbone a Porto Tolle? Se son rose fioriranno, il seme è stato già ben piantato da Romani, Prestigiacomo e dall’Enel.

Via | Tgcom

Porto Tolle, Zaia preferisce la centrale a carbone al Parco Regionale Delta del Po

pubblicato da Peppe Croce

Zaia modifica la legge regionale sul Parco del Delta del Po per permettere la riconversione della centrale di Porto TolleIl governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, vuole la riconversione a carbone della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle. Ed è disposto a tutto per averla e per difendere i 3.000 posti di lavoro per cinque anni, e i 2,5 miliardi di investimento, che porta con sé. Zaia è molto meno interessato, invece, al Parco Regionale del Delta del Po all’interno del quale la centrale ricade.

Il governatore, infatti, ha firmato la modifica alla legge regionale che istituisce il parco (risalente al 1997), in modo da evitare “conflitti” come quello certificato recentemente dalla sentenza del Consiglio di Stato, che annullava la Via ai lavori di riconversione della centrale.

Come se non bastasse, poi, il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, alcuni giorni fa ha annunciato un ulteriore escamotage: una legge “ad centralem” per Porto Tolle che inserisca l’impianto in una lista di centrali “strategiche” le cui autorizzazioni non siano concesse dal Ministero dell’Ambiente retto da Stefania Prestigiacomo, bensì da quello per lo Sviluppo economico.

Via | Regione Veneto

Enel Porto Tolle, stop alla riconversione a carbone da parte del Consiglio di Stato

pubblicato da Peppe Croce

Enel Porto Tolle, stop alla riconversione a carbone da parte del Consiglio di StatoBatosta per Enel da parte del Consiglio di Stato che ha ribaltato la sentenza del Tar Lazio del giugno dell’anno scorso che sbloccava la riconversione a carbone della centrale termoelettrica a petrolio di Porto Tolle, in Veneto. La sentenza del Consiglio di Stato, inoltre, revoca il decreto di compatibilità ambientale emanato il 29 luglio 2009 dal Ministero dell’Ambiente di Stefania Prestigiacomo.

Le motivazioni della sentenza non sono ancora note e, con quest’ultima decisione, la vicenda si complica ulteriormente. La decisione del Tar Lazio, infatti, arrivò pochi mesi dopo l’accordo tra Enel e Regione Veneto che, in cambio dell’ok alla riconversione, ottenne 140 milioni di euro da parte di Enel.

Tutto ciò nonostante l’inchiesta della magistratura di Rovigo che ha fatto le pulci alla procedura di concessione della Via, ipotizzano che la commissione Via del Ministero dell’Ambiente abbia dolosamente “dimenticato” l’opzione meno inquinante (di fatto una Bat, la miglior tecnica disponibile) della riconversione a gas naturale.

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Porto Tolle: il Tar da l'ok al carbone, ma resta l'indagine di Rovigo

pubblicato da Peppe Croce

Porto Tolle: il Tar da l'ok al carbone, ma resta l'indagine di Rovigo

Il Tar del Lazio si è pronunciato favorevolmente sulla riconversione da olio combustibile a carbone della centrale Enel di Porto Tolle, in Veneto. Secondo la giustizia amministrativa, infatti, il ricorso presentato dagli ambientalisti (che temono un devastante impatto ambientale causato dal carbone in un’area naturalisticamente molto delicata) è privo di fondamento.

La decisione del Tar segue di pochi mesi l’accordo tra Enel e Regione Veneto, grazie al quale la regione attualmente governata dall’ex ministro dell’Agricoltura Zaia, e all’epoca guidata dall’attuale ministro Galan, si prenotò un assegno da circa 140 milioni di euro da parte di Enel.

Non si è ancora conclusa, però, l’inchiesta della magistratura di Rovigo in merito alla procedura di concessione della Via al progetto di riconversione: i magistrati, infatti, ipotizzano che la commissione Via del Ministero dell’Ambiente abbia dato l’ok al carbone senza prendere minimamente in considerazione l’opzione tecnologicamente ed ambientalmente migliore del gas naturale.

I lavori per l’adeguamento della centrale di Porto Tolle, quindi, ad oggi possono già iniziare. Ma non è escluso che, in un futuro non troppo lontano, vengano prematuramente stoppati dai magistrati.

Via | Il Sole 24 Ore, Italia Oggi
Foto | Flickr

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Veneto, Giancarlo Galan pronto a trovare un sito idoneo per una centrale nucleare

pubblicato da Marina

Giancarlo Galan pronto a ospitare in Veneto una centrale nucleare Mentre il Governatore in pectore del Veneto, l’attuale Ministro all’agricoltura Luca Zaia dice che non ci saranno centrali nucleari in Veneto, Giancarlo Galan attuale Governatore, nonché probabile futuro Ministro per l’Agricoltura (almeno questo è quanto promesso dal premier Berlusconi) , come riferisce Il giornale di Vicenza, spiega che:

Ho sempre detto che sono pronto a studiare insieme ai tecnici l’eventualità di reperire un sito nucleare. Non sono contrario al nucleare e nessuno dovrebbe essere contrario in principio, per motivazioni ideologiche. Considero un errore quanto successo 25 anni fa.

La dichiarazione è stata fatta durante l’inaugurazione della centrale a carbone di Porto Tolle.

Secondo Angelo Bonelli, Presidente dei Verdi a Chioggia, in provincia di Venezia, sarebbe stato localizzato uno dei siti risultati idonei per la costruzione di una centrale nucleare e di ciò, riferisce Greenpeace, ne sarebbe informato anche Zaia.

Foto | Regione Veneto

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Porto Tolle: firmato l'accordo per la conversione a carbone. Decine di milioni di euro in royalties per gli enti locali

pubblicato da Peppe Croce

Enel e Regione Veneto hanno firmato l'accordo per la conversione a carbone di Porto TolleEnel e Regione Veneto hanno trovato l’accordo: la centrale termoelettrica ad olio combustibile di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, sarà convertita a carbone. L’intesa è stata trovata sabato scorso e i dettagli sono stati ampiamente illustrati dalla Regione in un articolato comunicato stampa.

La potenza della centrale verrà ridotta dagli attuali 2.640 megawatt a 1.980 (si elimina una sezione produttiva su quattro) con un investimento totale da parte di Enel di circa due miliardi e mezzo di euro per cinque anni di lavori. A parte il lato strettamente produttivo, però, è molto interessante mettere a confronto il modo in cui la Regione Veneto, da una parte, ed Enel, dall’altra, descrivono l’accordo. L’azienda punta tutto sulle tecnologie impiegate e sui posti di lavoro:

L’impianto sarà secondo le tecnologie più avanzate, che riducono le emissioni nocive ben al di sotto delle soglie di legge più severe, più di quelle già ridotte della centrale di Civitavecchia. Parallelamente sarà avviata la progettazione dello stoccaggio di anidride carbonica in impianti metaniferi dismessi, che rientra nei due progetti comunitari per cui l’Enel ha ricevuto un finanziamento Ue. Questo investimento di 2,5 miliardi di euro, con 700 posti di lavoro a regime e punte massime di 3.500 lavoratori in cantiere per 5 anni porterà anche opportunità per la ricettività e i servizi commerciali

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Saline Joniche, Via rinviata per la centrale a carbone calabrese

pubblicato da Peppe Croce

Sarà necessario un supplemento d'istruttoria per la centrale a carbone di Saline Joniche

Il Ministero dell’Ambiente non ha deciso: per la centrale termoelettrica a carbone di Saline Joniche, in Calabria, è necessario un supplemento d’istruttoria e la Valutazione di Impatto Ambientale slitta a Marzo. La decisione doveva essere presa giovedì scorso, ma nulla è trapelato in merito per giorni fino alla notizia del rinvio della decisione. Quel poco che trapela, però, è molto interessante.

Secondo la stampa locale calabrese, infatti, a pesare come un macigno sulla scelta della Commissione Via del Ministero è un precedente molto importante. Si tratta di un’altra Via per una centrale a carbone: quella del luglio 2009 che approvò la conversione della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, da olio combustibile a carbone. Per la valutazione positiva del progetto di riconversione della centrale veneta sono indagati due componenti della Commissione Via.

La magistratura ipotizzerebbe, la cautela è d’obbligo, che la concessione della Via per quella centrale fu data troppo a cuor leggero perchè i commissari indagati non avrebbero preso in considerazione la possibilità di opzioni di riconversione più ecocompatibili e meno pericolose per la salute della popolazione locale. Detta in parole semplici: se, invece del carbone, si fosse scelto un altro combustibile più pulito (come il gas naturale) l’Enel avrebbe speso di più ma si sarebbe garantito un impatto ambientale molto minore.

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