
Cinque miliardi di euro tra soldi pubblici e privati per risanare un pezzo di Porto Marghera, primo SIN (Sito di interesse nazionale) a essere bonificato. L’annuncio ieri dal Ministro Corrado Clini che con il Governatore del Veneto Luca Zaia il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni e il magistrato alle acque di Venezia, Ciriaco D’Alessio ha firmato l’accordo.
Non gioite troppo: l’intesa mica mette nel piatto 5 miliardi di beneficenza ambientale! L’obiettivo è pulire un po’ prima di concedere a nuove industrie e aziente, un centinaio entro 4 mesi, di andarsi a insediare. Leggo dal comunicato del Minambiente:
Partirà così da Marghera la riqualificazione delle aree industriali italiane. Una reindustrializzazione ambientalmente sostenibile che aprirà nuove prospettive per lo sviluppo delle aziende verdi nel nostro Paese. In particolare l’intesa , articolata su 12 articoli, si basa sulla volontà di semplificare e sburocratizzare le procedure di risanamento e favorire il recupero dell’area con il reinserimento di industrie. L’ esempio della Regione Veneto, per Clini, diventa propedeutico per altri 57 siti industriali altamente inquinati di interesse nazionale.
Sotto la lista dei 35 SIN da bonificare così come stilata dal ministero dell’Ambiente.
Qualche giorno fa Luca Zaia, governatore del Veneto espresse la sua opinione in merito a un bando del Comune di Napoli per ricercare aziende capaci di smaltire i rifiuti campani (in alto una video clip del Gruppo operaio i Zezi con il la tammorriata, il rap dei napoletani, a’razza da munnezza). Scrisse sul suo blog:
La spazzatura ognuno se la deve tenere a casa propria.
Giusto, giustissimo, in nome del federalismo più estremo. E proprio per rendere merito a questa linea riporto di seguito l’audizione resa dal generale Mario Morelli, vice di Guido Bertolaso, alla commissione bicamerale d’inchiesta sulle ecomafie. Dichiara Morelli come registra puntualmente Il Mattino di oggi pag. 49 in un articolo a firma di Daniela De Crescenzo:
Quando si parla di un parco si pensa al verde, agli uccellini. Io ho girato l’area in lungo e in largo e mi è sembrata un immenso immondezzaio dove tutti sono andati a buttare spazzatura e dove arrivavano anche rifiuti tossici, molto probabilmente dal Nord.
Meno carinamente, infine, sempre qualche giorno fa al Corriere della Sera, il governatore Zaia ha dichiarato che il Veneto non poteva proprio aiutare la Campania poiché l’immondizia napoletana puzzava:
se lei i rifiuti li lascia per strada, più rimangono a contatto con l’aria, più i processi putrefazione li fanno puzzare. Al contrario, prima si elimina la spazzatura, più in fretta torna il profumo.
Il ragionamento non fa un plissè tant’é che secondo questa logica come ebbero modo di appurare i carabinieri furono sversati fanghi velenosi, (probabilmente profumati?) di Porto Marghera a Acerra.
Che fa caro Zaia, se li viene a riprendere lei o glieli restituiamo noi?
Inquinamento atmosferico in città: di solito pensiamo ai “classici” inquinanti da traffico (polveri sottili, NOx, SOx). Ma quanto contribuiscono le attività industriali alla qualità dell’aria che respiriamo? Tantissimo. Ce lo dice il rapporto di Legambiente “Mal’Aria
industriale” presentato oggi a Taranto per il lancio della storica campagna delle lenzuola bianche acchiappa-smog.
Secondo i dati Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), nel 2006 l’industria ha emesso il 95% dell’arsenico totale, il 90% del cromo, l’83% del piombo, il 75% del mercurio e il 61% del cadmio, per quanto riguarda i metalli pesanti. Idrocarburi come diossine, furani, policloro bifenili e ipa (idrocarburi policiclici aromatici) superano abbondantemente il 70%.
Anche gli inquinanti “tradizionali” provengono in grande parte dalle industrie, il78% di SOx ad esempio, percentuali minori ma comunque singificative per PM10 (28%) e NOx (25%). Mi viene quasi da dire, quando si superano i limiti previsti dalla legge forse non si dovrebbe bloccare solo il traffico ma anche le fabbriche… ma guai a bloccare la produzione industriale.