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Dalle rinnovabili 100 mila posti di lavoro nel 2020. Lo dice il Cnel

pubblicato da Peppe Croce

Dalle rinnovabili 100 mila posti di lavoro nel 2020. Lo dice il Cnel

La capacità di creare lavoro del settore dell’energia rinnovabile è un tema quanto mai discusso. Arriva adesso un contributo “pesante” che può far luce fornendo qualche numero: il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) ha appena pubblicato una ricerca proprio sul rinnovabili e lavoro.

Due gli scenari previsti dal Cnel: “business as usual”, cioè la situazione attuale riportata al 2020, e il secondo caratterizzato da un forte “impegno europeo”. In entrambi gli scenari i numeri sono buoni, ma è il secondo che offre i risultati migliori.

Se l’Europa mette in atto uno sforzo economico e normativo importante in favore delle rinnovabili, infatti, secono il Cnel nel 2020 ciò potrà portare a 102.000 posti di lavoro nella sola Italia. Nel caso di business as usual, invece, i numeri si feramno alla metà: 51.000.

Interessante il dettaglio della ricerca che mette in luce come, tra tutte le fonti rinnovabili, quella che produce un lavoro che resta nel tempo e non muore col cantiere è l’eolico. Le torri eoliche, infatti, oltre a richiedere molta manodopera specializzata per la loro costruzione hanno anche bisogno di manutenzione costante nel tempo.

Via | Il Mediterraneo

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Fotovoltaico, Conto energia 2011: se ne riparlerà dopo le elezioni?

pubblicato da Marina

Conto energia 2011: tutto bloccato

L’Italia ha sempre creduto nel fotovoltaico, complice evidentemente il sistema di incentivazione. Il punto è che non basta e che siamo costretti a importare energia dall’estero, il che ci costa tanto e non ci aiuta nello sviluppo. Tra l’altro entro il 2020 il 17% dell’energia totale dovrà provenire da fonti rinnovabili e non sembra ci siano grandi prospettive, nonostante le rassicurazioni del Ministro Scajola.

Il Conto energia 2011 è bloccato il che vuol dire che non ci sono incentivi e che il settore è fermo (qui trovate la bozza con le osservazioni di intellienergia). Fino a quando? Probabilmente fin dopo le elezioni, il tempo di capire chi ha vinto e chi ha perso e di far ripartire la macchina politica tarandola su eventuali rimpasti. Il punto è che l’energia è sì un affare politico ma è sopratutto una filiera produttiva.

Spiega Pmi.it:

Come noto, poi, vista la bozza si preannuncia un Conto Energia più povero dei precedenti, a fronte dei previsti tagli agli incentivi - che si chiedeva non fossero superiori al 4% - e che saranno modulati in base a determinati scaglioni di potenza e temporali. Le ricadute negative per gli imprenditori che intendevano investire nel settore si sommano a quelle per migliaia di posti di lavoro, tra addetti già impiegati e nuove risorse che rischiano di non essere mai assunte. Le Associazioni del Fotovoltaico come Aper, Assosolare e Gifi-Anie stanno cercando di far sentire la propria voce, anche per combattere contro le difficoltà burocratiche per l’ottenimento delle autorizzazioni e dell’immissione in rete dell’energia prodotta, che stanno stroncando sul nascere un settore dal grande potenziale come la Green Industry italiana.

Foto | Flickr

Il decreto 193 cancella l'autonomia della ricerca ambientale e dell'Ispra

pubblicato da missunderstanding

ispra futuro

I ricercatori dell’Ispra sono scesi dal tetto, ma l’indipendenza e il valore della ricerca ambientale in Italia sono ancora fortemente minacciati: se passasse il regolamento in discussione alle Camere sarebbero affidati al Ministro dell’Ambiente i poteri di controllo gestionale, scientifico e contabile dell’ISPRA.

L’eventuale approvazione del decreto governativo 193 comporta l’annullamento dell’autonomia dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale. Massimiliano Bottaro, ricercatore precario dell’Istituto sceso giù dal tetto e candidato indipendente nelle liste del Pd, ha così commentato la situazione dei ricercatori e dell’istituto:

La prima speranza che avevamo, al di là dell’ovvio obiettivo di salvare i nostri posti di lavoro era che all’ISPRA, il più importante istituto pubblico che si occupa di ricerca e controllo ambientale, si cambiasse finalmente registro, tornando a svolgere le nostre attività a favore della collettività, valorizzando le professionalità. (…) Il regolamento in discussione alle camere cancella completamente l’autonomia della ricerca, rendendo l’Istituto una semplice succursale del ministero dell’ambiente, che deciderà tutto, dalla nomina del consiglio di amministrazione e del presidente alla loro revoca, fino all’entità e la distribuzione dei finanziamenti all’Ispra“.

A commentare la situazione non soltanto i ricercatori, ma anche relatori della maggioranza: Giuseppe Marinello e Roberto Tortoli del Pdl hanno espresso preoccupazione riguardo all’accentramento che potrebbe derivare dall’unione dei poteri politico, gestionale e scientifico e riguardo ad un possibile futuro asservimento dell’Ispra al Ministro dell’Ambiente di turno, con una conseguente politicizzazione della ricerca ambientale, che dovrebbe rimanere libera ed indipendente.

via | Giornalettismo

Spagna: carbone incentivato per salvare posti di lavoro. Insorge Greenpeace

pubblicato da Simone Muscas

CarboneLa situazione, contrariamente a quanto semplicisticamente riportato nel titolo, è in realtà di difficile risoluzione e fa capire una volta tanto quanto le decisioni in materia di energia e sviluppo siano spesso particolarmente difficili da prendere. La polemica scoppiata questi giorni in Spagna (anche se, ad onor del vero, va avanti da parecchi anni) è una di quelle storie in cui il rispetto per l’ambiente e lo sviluppo economico sembrano proprio non voler andare d’accordo.

Il pomo della discordia è rappresentato dalle miniere di carbone della Regione de Las Asturias e da tutto l’indotto economico che gravita attorno all’attività estrattiva dell’area. Ma andiamo per gradi. Qualche decennio fa il governo spagnolo optò per una soluzione (che ai più parve scellerata) ovvero quella di sovvenzionare l’attività di miniera della regione nonostante i ricavi fossero in passivo.

Per intenderci sarebbe stato più conveniente rivolgersi al mercato estero per l’acquisto del carbone anziché utilizzare quello “di casa”. La decisione, venne spiegato, fu presa soprattutto in nome di una minore dipendenza da altri Stati; in realtà però la vera giustificazione era quella di salvaguardare numerosi posti di lavoro (e privilegiare qualche lobby?).

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Combattere insieme i cambiamenti climatici potrebbe creare 10 milioni di posti di lavoro, intuizione di Tony Blair

pubblicato da missunderstanding

tony blairTony Blair è pronto a presentare al segretario della Nazioni Unite Ban Ki-Moon una richiesta affinchè i leader mondiali si incontrino per discutere degli effetti del riscaldamento globale e delle misure per arginarne le consguenze, da lui trattati nel report “Cutting the Cost”.

Nel report Blair descrive i vantaggi economici che i paesi avrebbero adottando una risposta strutturata e coordinata nel combattere il global warming e limitare le emissioni. Secondo l’analisi di Blair, inoltre, un processo coordinato e internazionale, potrebbe creare complessivamente circa 10 milioni di posti di lavoro.

Nonostante tutto, secondo quanto riportato dal Telegraph, dal report e dalle parole di Tony Blair sembra emergere più l’urgenza di risollevare le sorti economiche del mondo che non una vera e propria preoccupazione per la questione ambientale:

Anche ignorando i costi del cambiamento climatico in se stesso, il mondo avrebbe benefici economici da un’azione mirata sulla riduzione delle emissioni.

Foto | Flickr

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Usa, si dimette Van Jones, consigliere per la creazione di 5 milioni di nuovi posti lavoro nella green economy. Obama meno verde?

pubblicato da Marina

Van Jones (sul Times una scheda scritta da Leonardo Di Caprio) consigliere, nella neo amministrazione di Barack Obama, ai lavori verdi, è stato costretto alle dimissioni.

Motivo delle richieste dimissioni da parte dei Repubblicani, la convinzione di Van Jones attestata dalla firma su una petizione del 2004, che avvalorava la tesi complottistica governativa degli attacchi dell’11 settembre 2001. La richiesta di dimissioni è stata accettata da Obama, sembra più per ristabilire un canale di dialogo con l’opposizione riguardo all’approvazione della futura riforma sanitaria che proprio non piace ai conservatori americani.

Comunque, quali che siano le ragioni di uno scacco politico così pesante, resta che il consigliere van Jones che avrebbe dovuto creare cinque milioni di posti di lavoro nei settori green della neo-economia di Obama è stato fatto saltare. E’ solo un primo tassello che viene giù?

Via | America Oggi, FoxNews

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L'eolico nel 2020 occuperà 2 milioni di lavoratori

pubblicato da Simone Muscas

AerogeneratoriTra i favorevoli e contrari all’eolico c’è comunque un aspetto che potrebbe chissà mettere tutti d’accordo. Sembrerebbe infatti che questa tecnologia sia in grado di dare una grossa mano all’economia tanto che, secondo alcune stime, la sua diffusione potrebbe creare per l’anno 2020 circa due milioni di nuovi posti di lavoro.

Questo almeno stando a quanto riportato nel rapporto “Global WindEnergy Outlook 2008”, presentato a Pechino da Greenpeace e dal GWEC (Global Wind Energy Council). L’eolico sembra abbia le carte in regola, data la sua maturità tecnologica, per essere la fonte energetica leader fra le rinnovabili. Secondo i dati contenuti nel rapporto, l’energia eolica potrebbe fornire il12% dell’energia elettrica mondiale, aiutando a risparmiare circa 10 miliardi di tonnellate di CO2.

Per il 2050 si stima che il 30% dell’elettricità mensile potrebbe essere prodotta dal vento. Secondo i calcoli nessun’altra tecnologia sarebbe in grado di fornire un tale contributo su scala mondiale in tempi così ristretti.

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