
Dal 7 dicembre cinque aerei stanno lanciando acqua sui quartieri più inquinati di Teheran per tentare di abbassare i livelli di smog. Questo è il secondo provvedimento ”anti-inquinamento” del Ministero della Salute che già i primi di dicembre aveva fatto circolare le auto a targhe alterne e chiudere per due giorni banche, uffici pubblici e università.
Nonostante questi provvedimenti sembra che al momento il livello di inquinamento di Teheran sia ancora troppo alto tanto che il governo ha incaricato un gruppo di ricercatori di trovare un modo per aumentare le precipitazioni oppure per cambiare le rotte dei venti.
Causa principale dell’inquinamento nella capitale della Repubblica Islamica è l’altissimo numero di auto che ogni giorni vi circolano aggiunto ai gas prodotti dalle fabbriche in periferia.
Via | Ecodallecittà
Foto | PressTv

Negli Usa la raccolta e riciclo dell’acqua piovana, sebbene non sia materia regolamentata in tutti gli stati, è una pratica parecchio diffusa. Dunque anche Los Angeles si mette in linea con questa pratica e il Department of Public Works ha recentemente approvato un decreto che impone la raccolta della piogge e che entro il 2011 diverrà Legge.
Il progetto oltre a incoraggiare l’uso di serbatoi di stoccaggio dell’acqua piovana promuove la gestione sensata delle acque con misure semplici quali le deviazioni delle precipitazioni in giardino, o una pavimentazione permeabile. Le novità coinvolgono diregttamente il settore edilizio e se i costruttori non rispettano le procedure richieste per il recupero dell’acqua piovana si beccano una multa da 13 dollari a gallone di acqua sprecata. Questa tassa servirà a finanziare i progetti del riuso sostenibile delle acque.
Paula Daniels a capo della Board of Public Works, che ha inizialmente redatto l’ordinanza lo scorso luglio, ha spiegato che grazie alle nuove soluzioni si andranno a risparmiare oltre 104 milioni di galloni di acqua che diversamente sarebbero sprecate finendo in mare.
Via | TreeHugger, Ecolocalizer
Foto | TreeHugger

Dopo il “disastro di Natale”, l’alluvione che ha affogato mezza Toscana, con un’ondata di maltempo pronta a ingrossare nuovamente i fiumi, Lucca e Pistoia hanno chiesto lo stato di calamità.
Il disastro di Natale ha evidenziato l’ altissimo rischio idrogeologico del territorio, colpito in meno di 24 ore da 108 frane su strade comunali, 24 frane su strade provinciali; l’alluvione ha costretto 53 famiglie ad abbandonare le proprie case, mentre 13 frazioni sono isolate a causa del maltempo e della pioggia.
Alle città e ai cittadini colpiti non resta che avere fiducia nelle parole di Bertolaso, responsabile del Dipartimento di Protezione Civile, che ha assicurato che le città colpite non saranno abbandonate. Il che significa fondi per interventi urgenti, per arginare le condizioni di rischio e fondi per la messa in sicurezza del territorio per il ripristino delle condizioni di viabilità e della rete idraulica distrutta.
Lo stato di allerta è altissimo, perché si attendono nuove ondate di precipitazioni e maltempo, mentre si cerca di mettere in sicurezza le zone più colpite. Bertolaso tornerà in Toscana dopo il 6 gennaio, e forse nominerà un commissario straordinario, così come fece in occasione del disastro ferroviario di Viareggio.
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Vi immaginereste di abitare in una casa capace di difendersi dai nubifragi semplicemente galleggiando? Ebbene, quest’idea, che può sembrare quantomeno bizzarra, è stata messa a punto da un’azienda americana (vedi foto nel riquadro). Si tratta ovviamente solo di un prototipo, però chissà che in un futuro non troppo lontano, dato l’elevato rischio idrogeologico di molte aree, questa non possa diventare un’interessante soluzione edilizia.
Dire che la scoperta è rivoluzionaria è alquanto prematuro, tuttavia è utile descriverne le sue caratteristiche al fine di valutarne le effettive potenzialità. Il prototipo è una struttura di 92 metri quadrati e sembrerebbe, stando a quanto riportato dal sito ufficiale, che nell’eventualità di un’alluvione la base (che è una sorta di telaio) sia capace di comportarsi come una zattera permettendo alla casa di salire verticalmente su delle strutture guida che le permettono di sollevarsi sino a 30 centimetri.
Il progetto tuttavia non è stato pensato per il trasporto degli abitanti, i quali si troverebbero obbligati ad abbandonare l’abitazione in caso di uragano per poi rientrarvi una volta terminato l’allarme. L’impianto energetico garantisce comunque tre giorni di fornitura di elettricità e acqua. Tornando alla struttura, l’aspetto più curioso è dato dal fatto che le fondamenta non sono aggrappate al terreno, aspetto questo che permette alla casa di “navigare” in sicurezza.
Continua a leggere: Per difendersi dai nubifragi nasce la casa galleggiante
Secondo l’ISTAT, la temperatura media in Italia nel 2007 - le rilevazioni sono della rete del Servizio meteorologico dell’aeronautica militare - è stata di 14,8 °C. Se confrontiamo questo valore con la temperatura media tra il 1961 ed il 1990, si rileva un aumento di 1,3 °C. Una variazione che supera quella registrata nei due anni precedenti +1,0 °C nel 2006, e +0,3 °C nel 2005.
L’incremento è concentrato nei primi otto messi dell’anno, ed in particolare nei mesi di gennaio, febbraio ed aprile, con punte al nord - con un aumento di 1,6 °C. Al centro ed al nord - ed in particolare in montagna - si è registrato un aumento delle temperature più calde, all’opposto di quello che è avvenuto al Sud - ed in particolare in collina - dove è prevalso il raffreddamento.
Per farsi un’idea del cambiamento climatico basta dire che si sono registrate in media 30 giorni con condizioni meteorologiche estreme - in termini di temperature elevate. Sul Passo Rolle - una stazione posta a oltre duemila metri di quota in provincia di Trento - le giornate con ondate di calore sono state 42.
Via | Tribuna economica
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La pioggia o la neve si formano a partire dalla condensazione delle goccioline d’acqua. Perché ciò accada occorre che sia presente del materiale, generalmente pulviscolo, attorno al quale si possa condensare l’acqua cristallizzata. Non solo pulviscolo però. Infatti recenti studi hanno mostrato un’origine biologica per questi “punti di condensazione”.
La presenza di materiale biologico svolgerebbe una funzione catalizzante migliore per la formazione di neve e di precipitazioni in quanto consentirebbe una condensazione a temperature maggiori rispetto al pulviscolo inorganico, aumentando così la probabilità che si verifichino piogge o nevicate.
Le bioprecipitazioni, come le definisce David Sands del Montana State University, derivano da organismi presenti sulle piante che a seguito di correnti ascensionali arrivano fino all’atmosfera dove svolgono la suddetta funzione per poi ridiscendere e continuare il ciclo biologico del batterio stesso. Il concetto non è proprio “nuovo”, infatti le prime ipotesi sono di 25 anni fa, tuttavia mancavano evidenze empiriche a suffragio di tale tesi.
Risulta quindi ipotizzabile che la bioprecipitazione possa essere parte del ciclo di alcuni microrganismi, ciò stravolge molti concetti e vede coinvolte diverse discipline nello studio del fenomeno e degli effetti che possono avere sulla propagazione di certe patologie e fitopatologie. Secondo i ricercatori stiamo muovendo i primi passi per comprendere le relazioni tra clima e biosfera.
Via | Eurekalert
Foto | aidantomorgan