Emergenza rifiuti in Campania. Quasi due anni fa le foto di Napoli stuprata dai sacchetti dell’immondizia fecero il giro del mondo. Napoli, O’paese do sole, era diventato d’improvviso o’paese da munnezza. Dunque le immagini turistiche di una Campania fatta di soli napoletani che passano le loro giornate tra canti, balli, pizza, mandolini e sfogliatelle fu sgretolata sotto il peso devastante dei rifiuti che per settimane non solo intasavano strade e vicoli, ma che venivano bruciati ogni sera diffondendo nell’aria diossina.
Il premier Berlusconi con la scopa in mano volle dimostrare al mondo di essere in grado di risolvere tutti i problemi nazionali, inclusa la gestione dei rifiuti. Detto fatto con il Generale Giannini e Guido Bertolaso capo della Protezione civile fu proclamato lo stato di emergenza gestito in meno di 6 mesi a colpi di DDl, ordinanze e espropri. Risultato? I rifiuti tolti dalle strade sono finiti parte in ecoballe
che di eco non hanno nulla, ma sono solo gigantesche alle di talquale depositate in giro per la Campania; parte interrati in diverse discariche tra cui quella di Chiaiano, la meno idonea a ospitare il talquale causa presenza di falda acquifera.
I cittadini hanno protestato ma nessuno li ha ascoltati. Nel docufilm Una cosa importante da dire, di Raffaele Manco è presentata la storia della Selva di Chiaiano e della discarica e di come si sia voluto soddisfare un capriccio. La proiezione stasera a Napoli, a Castel sant’Elmo per il Napoli Film Festival.
Via | Chiaiano discarica

E’ una morte annunciata quella di Sergio Capitani operaio di 33 anni alla centrale Enel Greenpower di Torrevaldiga inaugurata il 30 luglio 2009 dal premier Berlusconi. I comitati cittadini e Greenpeace oramai da anni si battono perché la centrale non è mai stata considerata sicura.
Dopo una integrazione di VIA, concessa dal Ministero dell’ambiente nell’agosto del 2009 sembrava che il capitolo sicurezza potesse essere archiviato. Oggi l’incidente: un tubo si è rotto facendo fuoriuscire ammoniaca. Il potente getto ha colpito in pieno Sergio Capitani e altri 3 operai che ora versano in gravi condizioni. Gli inquirenti indagano sulle cause dell’incidente.
Scrivevano nel settembre 2009 i Comitati:
Il fatto che Enel abbia chiesto il rinnovo dell’AIA con due anni di anticipo dimostra la fondatezza delle denunce. Invece il silenzio colpevole dei sindaci e il mutismo dei consiglieri comunali, soprattutto dei medici, stride sempre più con l’attività di chi si batte per salvare questo territorio dall’industralizzazione pesante rilanciata dal carbone. Gli amministratori non vedono, non sentono e non parlano. E non si tratta di questioni sofisticate bensì di cose semplici. Alcuni esempi: nella domanda di rinnovo Enel chiede di bruciare più carbone, 4.500.000 di tonnellate invece delle 3.900.000 autorizzate nel 2003 dal Ministero delle Attività Produttive. Se Enel dovesse spuntarla le 600.000 tonnellate annue in più saranno state approvate anche da chi avrà taciuto e sarà corresponsabile di quell’incremento di morbilità e mortalità che i programmi di calcolo dell’ Unione Europea permettono di calcolare con precisione. Poi c’è la questione del monossido di carbonio (CO) che Enel vuole rilasciare nell’ambiente in quantità tre volte maggiore di quella massima consentita dalle norme europee. Anche in questo caso il silenzio è colpevole.
Foto | Nocoke Tarquinia
Secondo Umberto Bossi, ancora combattente Senatùr leghista il Ministero dell’Agricoltura dovrà essere di un leghista, magari proprio di Roberto Cota. Smentita così la promessa fatta a Giancarlo Galan, dal Premier Berlusconi, all’indomani della presentazione della candidatura di Luca Zaia attuale Ministro alla presidenza del Veneto.
L’annuncio è stato fatto ieri a circa 2 mila leghisti presenti alla Sala palladio in Fiera. Ha detto Bossi agli allevaotori dei Cospa ancora infuriati per la faccenda quote latte finita a sfavore degli italiani e con la sconfitta della mediazione di Zaia:
Non vi abbandoneremo. La catastrofe che si annunciava con i sequestri perché i nostri allevatori non pagavano le quote latte è stata bloccata da Zaia. Luca lascerà il ministero perché per lui viene “Prima il Veneto”. Ma il percorso che ha iniziato lo continuerà un altro leghista. Chi ha promesso il posto a Galan? Berlusconi? Sarà lui, il premier, che si inventa le cose.
Via | Il Giornale di Vicenza
Il Ministro Zaia si schiera stamane contro gli OGM e la recente approvazione della autorizzazione alla coltivazione della patata Amflora. La sua posizione è nota anche se non è basta a scongiurare l’entrata degli OGM nel nostro Paese.
Finché ci sarò io come ministro dell’Agricoltura, gli ogm non varcheranno la soglia nazionale.
Il problema è che a breve ci saranno le elezioni regionali e il Ministro Zaia è candidato in Veneto alla poltrona di Governatore della Regione e dunque, dovesse vincere le elezioni, come sembra che le vinca, lascerà il dicastero delle Politiche agricole. Al suo posto il Premier Berlusconi ha già designato Giancarlo Galan, quale il successore, Ministro in pectore, diciamo così, attuale Governatore del Veneto.
Cosa ne pensi Galan degli OGM, però, non è dato saperlo.
Foto | Regione Veneto
Centocinquanta associazioni ambientaliste hanno inviato una lettera al Premier Berlusconi, a poche ore dal voto in aula, per chiedergli di cancellare l’art.38 che di fatto prolunga i periodi di caccia proprio nell’anno in cui il Governo si è impegnato a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità della tutela della biodiversità. Spiega la LIPU:
La cancellazione dei limiti della stagione venatoria italiana non solo non è presente nella procedura di infrazione della Commissione europea ma è addirittura contraria a quanto chiede Bruxelles, cioè l’assoluto ed esplicito divieto di caccia nei periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli (si vedano i Punti 16 e 17 della Procedura 2006/2131). Stesso discorso per la Guida sulla caccia, cui viene inopinatamente dato carattere legislativo quando la Commissione europea, a pagina 2 della medesima Guida, chiede di non darle carattere legislativo. Una situazione davvero surreale.
Dunque con la scusa di recepire le norme europee non si fa altro che autorizzare la caccia per periodi più lunghi. Scrive LIPU:
Viene dunque alla luce la verità sugli eventi che stanno segnando la legge Comunitaria, così come sul merito di questa vicenda, riassumibile in poche battute: l’Europa accusa l’Italia di cacciare troppo e male, l’Italia si organizza per cacciare ancor più e peggio. A discapito degli uccelli migratori, della natura e del 90% degli italiani, come denunciato oggi nell’appello delle 150 associazioni al Presidente Berlusconi.
Dopo il salto l’appello a Berlusconi.

Ecco, si è svegliata l’Africa e ora chiede il conto con gli interessi: un indennizzo da 3 miliardi di miliardi di dollari da richiedere a tutti i paesi più ricchi. In sostanza l’Africa si sente parte lesa a causa delle copiose e continue immissioni di gas serra da parte dei paesi industrializzati, le cui conseguenze rappresentate dai cambiamenti climatici, colpiscono prevalentemente il continente nero con avanzamento della desertificazione, erosione delle coste, cambiamentro delle stagioni delle piogge e siccità.
La storica decisione sarà presa da tutti i rapprentanti dei Governi africani, finalmente riuniti per lo stesso obiettivo, sabato prossimo in Libia al vertice che si terrà domenica 30 agosto e a cui hanno fatto sapere non prenderanno parte né il Presidente Sarkozy né il Premier Putin mentre sarà presente il Premier Berlusconi. La delegazione africana, poi, presenterà la richiesta formale al vertice sul clima di Copenaghen che si terrà il prossimo dicembre.
Il diplomatico sudanese in questione si chiama Lumumba Di-Aping e è rappresentante aggiunto del Sudan presso le Nazioni Unite e ha calcolato che le compensazioni potrebbero corrispondere al 5% del PIL mondiale, pari a circa 3 miliardi di miliardi di dollari.
Mentre il Governo prosegue l’iter che avvierà la costruzione di quattro centrali nucleari nel nostro Paese, continuano le polemiche sul loro reale vantaggio. Secondo molti le centrali nucleari sono anti-economiche: sono necessari investimenti elevati pagati dai cittadini, a fronte di un erogazione energetica diversamente ottenibile da altre fonti, magari rinnovabili.
Si accoda ai conti in tasca al nucleare anche Antonio Di Pietro, che dal suo blog scrive del perché non sia necessario il nucleare in Italia e di come il Premier Berlusconi, in realtà, non inaugurerà mai nessuna centrale.
Scrive Di Pietro:
Il nucleare morto in culla, non si farà mai, Silvio Berlusconi non taglierà mai il nastro di nessuna centrale, se non altro per questioni temporali, in compenso tutto questo “cinema” sull’energia frutterà qualche miliardo di euro dello Stato e della Comunità europea a qualche impresa filo-governativa, ma costerà agli italiani un ritardo incolmabile nei confronti degli altri Paesi in tema di sviluppo delle energie rinnovabili e, come al solito, andremo a “rimorchio”, in campo energetico, ancora per un paio di secoli.
E a proposito della scelta italiana di abbandonare i finanziamenti al solare termodinamico scrive:
“Ma l’America è lontana” cantava Lucio Dalla ed effettivamente oggi l’Italia è più vicina all’Iran che non agli Stati Uniti con la mozione n° 1-00155 dei senatori Gasparri, Nania e Dell’Utri che invita il governo, in sostanza, a dirottare gli investimenti dal solare termodinamico al nucleare. Nel frattempo l’italiano Rubbia in Spagna sta realizzando il progetto di una centrale a ciclo solare termodinamico per cui Siviglia nel 2013 sarà la prima città europea con un distretto di 700.000 abitanti a disporre soltanto di energia solare termodinamica.
Questo Governo è inadeguato, politicamente morto, socialmente anacronistico e guidato da uomini incompetenti e disinteressati a temi come l’ambiente, le energie rinnovabili, la ricerca scientifica e le nuove tecnologie, settori che potrebbero offrire centinaia di migliaia di posti di lavoro altamente appetibili in ambito internazionale.
Via | Antonio Di Pietro
Foto | Insorgenzedaltaquota
La Camera si espressa con un voto contrario alla possibilità per comuni e regioni di esprimere un parere vincolante rispetto all’approvazione della costruzione di centrali nucleari sul territorio di loro pertinenza. Insomma, l’auspicata conferenza Stato-Regioni che dovrebbe essere alla base del dialogo politico per l’individuazione dei siti su cui andare a costruiore le centrali nucleari italiane non si terrà mai.
La proposta che sarebbe stata allegata al disegno di legge Sviluppo e Energia era partita dall’ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) che aveva chiesto a diversi deputati, specialmente pugliesi (qui la lista dei voti a favore e dei voti contrari), sostegno in questa iniziativa. Appoggio che evidentemente non c’è stato.
Ha detto Fabiano Amati Vice-Presidente Anci:
Siamo francamente dispiaciuti! Dopo l’approvazione del Senato, l’Associazione dei Comuni aveva richiesto ai Deputati ed in particolare a quelli pugliesi l’impegno ad introdurre nel disegno di legge una norma che attribuisse ai Comuni e alle Regioni il parere vincolante su tutte le ipotesi di individuazione dei siti nucleari.
Dunque, la strada intrapresa dal nostro Governo è quella di sganciare, almeno per quanto riguarda il nucleare, il parere della gente che non sarà più interpellata rispetto alla volontà di ospitare sul territorio una centrale nucleare. Fanno notare all’Anci-Puglia che le promesse del Premier Berlusconi, rilasciate proprio a Bari e antecedenti le tornate elettorali di giugno avevano ben altro tenore:
Se dovesse aprirsi una possibilità di un collocamento in Italia di una centrale questo avverrà nell’ambito della conferenza Stato-Regioni con l’accordo delle Regioni.
Via | Brindisi sera
Foto | Flickr
Il Premier Berlusconi, pochi ore fa al termine dell’assemblea annuale di Confesercenti dichiara sul nucleare:
Sul nucleare non c’e’ tempo da perdere. Prenderemo delle decisioni assennate e, una volta che saranno prese da istituzioni democraticamente elette e con metodo democratico, anche qui dovremo usare l’esercito per la costruzione delle centrali nelle zone che verranno scelte.
E ha aggiunto:
Paghiamo il 30% in più di energia rispetto alla media dei Paesi europei e il 50% in più rispetto ai costi della Francia che ha le centrali e che tra l’altro sono posizionate in modo che se dovesse succedere qualcosa a pagarne le conseguenze saremmo noi. Questo però non succede visto le tecniche avanzate con cui si costruiscono.
Ma noi sappiamo che l’inceneritore di Acerra non è ancora partito, che l’emergenza rifiuti in Campania non è mai finita e che le centrali nucleari francesi non sono poi così sicure.
Via | Borsaitaliana, iris press
Foto | Flickr
Il video di denucia girato da Legambiente che vedete su, mi è stato segnalato da Fabio A. su Facebook: è stato girato a Ferrandelle in provincia di Caserta, grazie a Legambiente Campania, e mostra una discarica che contiene tutti i rifiuti dell’emergenza Campania.
Si, si proprio quelli che fino a qualche mese fa erano sulle strade di Napoli, si calcola 1 milione di metri cubi di rifiuti tal-quale, presi di mira da tutti i media mondiali e che grazie alla volontà del Premier Berlusconi, dal sottosegretario Bertolaso e del Generale Giannini sono stati tolti dalle strade e messi,ora si sa dove, in provincia di Caserta.