
Il Comitato dei Rappresentanti Permanenti dell’Unione europea (Coreper), costituito dagli ambasciatori degli Stati membri e che ha il compito di assistere il Consiglio dell’Unione europea nella fase di pre-negoziato delle questioni più importanti, ha inviato una relazione al Consiglio sullo stato del progetto Iter sulla fusione nucleare controllata. Il cosiddetto nucleare pulito, quello che non emette radiazioni e che, allo stato attuale, è poco più che teoria.
Tale relazione segue di una ventina di giorni la comunicazione inviata dalla Commissione al Parlamento europeo nella quale si chiedeva di contenere i costi del progetto, schizzati dai 2,7 miliardi di euro iniziali a una previsione per i prossimi anni di 7,2 miliardi. Il testo inviato dal Coreper al Consiglio sarà la base per la decisione finale sul progetto: mantenerlo o cassarlo, e a che costi.
In tale relazione si legge il compromesso preparato per salvare il progetto Iter:
Il Consiglio prende atto delle ultime stime del costo totale della fase di costruzione di ITER valutato per l’Europa a 7,2 miliardi di EUR (al valore del 2008). Il Consiglio rammenta che il consiglio di direzione dell’impresa comune per l’energia da fusione (”F4E”), nella riunione del 30 e 31 marzo 2010, ha raccomandato che “F4E e l’Organizzazione ITER profondano il massimo impegno per ridurre i costi totali di costruzione per l’Europa di un importo di 600 milioni di EUR.” Il Consiglio ritiene che la cifra di 6,6 miliardi di EUR debba rappresentare il massimale del contributo europeo
La fusione controllata, ritenuta da molti la risposta definitiva ad ogni problema di approvvigionamento dell’energia senza aumentare le emissioni di CO2, si fa sempre più lontana.
Il progetto Iter, punta di diamante della ricerca nucleare internazionale (vi partecipano Unione europea, Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Russia e Corea del sud), continua ad incontrare problemi. Soprattutto economici.
La Commissione europea ha infatti comunicato all’Europarlamento che i soldi stanziati fino ad oggi per il progetto Iter non basteranno: da un’ipotesi iniziale di spesa di 2,7 miliardi di euro si passa a 7,2 miliardi.
Per il Senato italiano la fusione nucleare (deuterio-trizio) non solo è costosa ma è anche di la da venire, meglio tenersi il nucleare tradizionale. Questa, in sostanza, la conclusione emersa nella relazione sull’indagine conoscitiva relativa al progetto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), a cui stanno lavorando diversi team scientifici e un consorzio a cui partecipano Unione europea, Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti d’America, India e Corea del Sud per un costo perventivato di circa 10 miliardi di euro, a Caradache nel sud della Francia e che si pone come obiettivo di ottenre energia senza l’uso di carbone o petrolio ma attraverso la fusione nucleare.
Ma il Senato ha detto no anche anche al progetto DEMO il cui obiettivo è produrre energia elettrica derivata dalla fusione nucleare. Spiega Guido Possa senatore Pdl e Presidente della Commissione Istruzione:
Si tratta di un progetto plurimiliardario, la sola costruzione di Iter costerà sicuramente molto più dei 5 miliardi di euro preventivati. Ci vorranno dieci anni per la realizzazione dell’impianto e circa 25 per la sperimentazione. Se tutto funzionerà secondo i piani, la prima energia ottenuta per fusione termonucleare potrà essere utilizzata solo 20-30 anni più tardi, a partire dalla seconda metà del XXI secolo, quando, forse, si potrà godere di un’energia pulita, a basso costo e praticamente illimitata.
L’indagine è stata condotta dalla commissione al Senato dopo aver ascoltato Enea, Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), Cnr, Consorzio Rfx di Padova, i responsabili dei programmi di fusione nucleare della Commissione Europea e il professore Bruno Coppi del MIT.
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