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Tutti gli articoli con tag protezione

Il decreto 193 cancella l'autonomia della ricerca ambientale e dell'Ispra

pubblicato da missunderstanding

ispra futuro

I ricercatori dell’Ispra sono scesi dal tetto, ma l’indipendenza e il valore della ricerca ambientale in Italia sono ancora fortemente minacciati: se passasse il regolamento in discussione alle Camere sarebbero affidati al Ministro dell’Ambiente i poteri di controllo gestionale, scientifico e contabile dell’ISPRA.

L’eventuale approvazione del decreto governativo 193 comporta l’annullamento dell’autonomia dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale. Massimiliano Bottaro, ricercatore precario dell’Istituto sceso giù dal tetto e candidato indipendente nelle liste del Pd, ha così commentato la situazione dei ricercatori e dell’istituto:

La prima speranza che avevamo, al di là dell’ovvio obiettivo di salvare i nostri posti di lavoro era che all’ISPRA, il più importante istituto pubblico che si occupa di ricerca e controllo ambientale, si cambiasse finalmente registro, tornando a svolgere le nostre attività a favore della collettività, valorizzando le professionalità. (…) Il regolamento in discussione alle camere cancella completamente l’autonomia della ricerca, rendendo l’Istituto una semplice succursale del ministero dell’ambiente, che deciderà tutto, dalla nomina del consiglio di amministrazione e del presidente alla loro revoca, fino all’entità e la distribuzione dei finanziamenti all’Ispra“.

A commentare la situazione non soltanto i ricercatori, ma anche relatori della maggioranza: Giuseppe Marinello e Roberto Tortoli del Pdl hanno espresso preoccupazione riguardo all’accentramento che potrebbe derivare dall’unione dei poteri politico, gestionale e scientifico e riguardo ad un possibile futuro asservimento dell’Ispra al Ministro dell’Ambiente di turno, con una conseguente politicizzazione della ricerca ambientale, che dovrebbe rimanere libera ed indipendente.

via | Giornalettismo

Ambiente e Salute, a Parma la Conferenza dei Ministri per proteggere i bambini dai rischi dell'inquinamento

pubblicato da missunderstanding

bambini inquinamento

Si apre oggi a Parma la V Conferenza Ministeriale su Ambiente e Salute, l’incontro dei ministri di 53 Paesi europei, chiamati a valutare il proprio operato e a stilare le linee d’azione per proteggere la salute dai rischi ambientali e dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.

La Conferenza valuterà l’azione europea nei passati 20 anni sulla salute e sulla prevenzione e ci si aspetta che definisca un piano d’azione che valuti la tutela della Salute in stretto rapporto con l’Ambiente. Tra i temi discussi nella conferenza ci sono la protezione della salute da rischi derivanti da condizioni di scarsa igiene e mancanza d’acqua; la scarsa qualità dell’aria e gli effetti dell’inquinamento; l’esposizione a sostanze chimiche nocive; le conseguenze dei cambiamenti climatici sulle popolazioni più a rischio.

Uno tra i punti cardine dell’incontro è la tutela della Salute dei giovani: in alcuni Paesi dell’Europa, soprattutto nell’Est, muoiono ogni anno da 1 a 5 bambini su 100o a causa di disturbi alle vie respiratorie, causati dall’inquinamento. L’esposizione dei bambini all’inquinamento è causa di morte, ed un fattore di rischio tanto elevato non è accettabile in Europa.

E’ necessario proteggere i bambini dall’esposizione al PM, perché il loro organismo è particolarmente vulnerabile: dall’esposizione al particolato derivano asma, allergie, bronchiti, infezioni delle vie respiratorie. Uno tra gli scopi pirncipali della Conferenza di Parma è assicurare che i bambini possano respirare aria pulita e che la loro salute possa essere tutelata, non minata dall’inquinamento ambientale.

Foto | Flickr

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L'Europa tuteli le sue foreste boreali

pubblicato da missunderstanding

foreste svezia

E’ tempo che l’Europa riscopra e si prenda cura delle sue foreste boreali, perché i piani annunciati dai governi scandinavi non sono stati in gradi di proteggere tutte le foreste boreali e luoghi di indiscusso valore ambientale sono ancora soggetti a taglio indiscriminato e deforestazione. Di tutte le foreste allo stato naturale della Finlandia, solo il 5,1% gode di una qualche forma di protezione, mentre il Norvegia la percentuale scende al 2%.

In molte delle foreste boreali dei paesi del Nord Europa, gli alberi sono soggetti al tagli a raso, per essere poi ripiantati. In questo modo la biodiversità e gli ecosistemi vengono distrutti e le foreste che ricrescono sono molto più simili a piantagioni che agli antichi boschi distrutti.

Per porre fine a questo fenomeno e sensibilizzare governi ed opinione pubblica è nato il sito NordicForests, per volontà di Taiga Rescue Network, con la partecipazione di Friends of the Earth Norvegia ed altre associazioni. Sul sito è disponibile la mappatura delle foreste boreali del Nord Europa e delle aziende che le controllano per produrre legname: in questo modo i grandi consumatori di legname avranno a disposizione notizie sulla provenienza del legno e sullo stato delle foreste.

Foto | Flickr

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L’operazione Delphis 2009 e la danza dei cetacei nel Mediterraneo.

pubblicato da alessandra



Delfini e balenottere non stanno scomparendo dalle nostre coste ma solo spostandosi alla continua ricerca di un habitat migliore dove poter vivere. E’ quanto emerge dall’Operazione Delphis 2009, l’azione di monitoraggio simultaneo realizzata da biologi e navigatori naturalisti lungo le coste italiane e francesi organizzata, tra gli altri, dall’associazione Battibaleno con il patrocinio del Parlamento Europeo e delle maggiori cariche istituzionali italiane.

L’operazione, da 13 anni volta a monitorare lo stato di salute dei Santuario dei cetacei Pelagos, per la prima volta si è estesa ben oltre i 90.000 km quadrati di mare compresi tra Francia, Arcipelago Toscano e Sardegna per lambire le acque dell’isola di Malta, al largo di Marocco, Spagna, Croazia e Tunisia. Un progetto pilota, dunque, destinato a ripetersi l’anno prossimo con lo scopo palese di costituire un’unica, specialissima grande rete di aree marine protette (secondo i progetti più azzardati dell’ACCOBAMS) funzionale a tutelare davvero queste splendide creature.

E’, infatti, estremamente riduttivo pensare di proteggere queste specie solo all’interno di sacche di protezione geograficamente limitate e slegate tra loro: un delfino è in grado di spostarsi alla velocità di 35 nodi, sensibile solo alle opportunità di accoppiamento e di alimentazione.

Le informazioni contenute nel rapporto di Delphis 2009 sono certamente confortanti tuttavia se, e quanto a lungo, il Mediterraneo possa ancora offrire un rifugio e un ambiente realmente accogliente per i cetacei è ancora tutto da verificare …

Fonte | Flickr

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Incendio sul monte Moro soffoca Genova

pubblicato da missunderstanding

incendio genovaNon c’è bisogno di andare fino in Grecia per scoprire che continuano gli incendi appiccati alle periferie delle città: dalle h.14.00 di ieri pomeriggio un incendio, divampato ai piedi del monte Moro, sta mettendo sotto assedio la città di Genova. La città è stata avvolta da un fumo denso e i quartieri più vicini all’incendio, Nervi, Quarto e Quinto, sono ad elevato rischio.

Alcune strade della città sono state evacuate, mentre la cenere arriva fino al centro della città, alla stazione ferroviaria di Brignole. I vigili del fuoco tornano a lavorare, i Canadair e gli elicotteri a cercare di domare le fiamme dall’alto. Anche l’autostrada A12 è stata chiusa per un tratto a causa del fumo, generando il blocco del traffico.

Gli abitanti sono spaventati, la Protezione Civile e i pompieri assicurano che la situazione è sotto controllo. Non ci sono dubbi sulla natura dolosa dell’incendio e si cercano i colpevoli che difficilmente saranno trovati. Intanto il secco vento di tramontana, sfruttato dai piromani in particolare a giugno e a settembre per far divampare in fretta le fiamme, continua a soffiare.

Foto | Flickr

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I fondali dello Ionio sono troppo pericolosi e troppo preziosi per l'impianto di un gasdotto

pubblicato da missunderstanding

fondale marino IonioSul fondo dello Ionio, tra Puglia e Calabria, ci sono ecosistemi delicati, preziosi per la conservazione della biodiversità e zone a rischio frane e faglie da cui esce gas. Conclusione? Lo Ionio non è il mare più adatto per l’impianto di gasdotti o per l’installazione di altre opere perchè il suo fondale è troppo fragile.

Questo è quello che emerge dallo studio dei fondali marini che mira a mappare le zone a rischio geologico che potrebbero causare terremoti e tsunami, all’interno del progetto di monitoraggio della Protezione Civile “Carta di pericolosità dei fondali marini”. A mappare si è partiti da Puglia e Calabria, precisamente dalle analisi effettuate da Torre Pali fino al Golfo di Taranto sul lato pugliese e sul lato calabro da Scanzano Jonico fino al Golfo di Squillace. Leggo sul Quotidiano che “la Calabria è esposta al rischio di terremoti potenzialmente devastanti a causa di faglie sottomarine di fronte al Golfo di Squillace e di vulcani di fango attivi nei pressi di Crotone”.

Per quanto riguarda il versante pugliese dello Ionio, i fondali sono considerati molto preziosi per la salvaguardia delle specie: “A largo del litorale di Santa Maria di Leuca sono stati identificati banchi carbonatici molto probabilmente costituiti da coralli bianchi già noti, che si pensava non esistessero più. Si tratta di ecosistemi delicati che si sviluppano solo con temperature e nutrienti particolari. Non sono direttamente correlati a condizioni di criticità del fondale, ma piuttosto rappresentano zone da evitare se si ipotizza, per esempio, di posare sul fondale marino pipeline od opere varie. Vanno evitati sia perché si tratta di strutture intrinsecamente fragili, sia perché preziose in termini di biodiversità”.

Foto | Flickr

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Save your logo, le aziende scendono in campo per salvare il loro animale-simbolo

pubblicato da Puli

crocodile smilingLanciata dal Global Environment Facility (GEF) e appoggiata dalla Banca mondiale e dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), “save your logo” è la campagna che mira alla protezione di quegli animali scelti dalle multinazionali come simbolo dei loro prodotti.

Visto che ne traggono un beneficio economico e di immagine, l’idea è quella di far “sdebitare” le aziende con i loghi animalisti che le rappresentano, tramite il versamento in tre anni di un contributo di un milione e mezzo di euro. Questi fondi serviranno a finanziare progetti di conservazione e a creare il primo osservatorio globale per la biodiversità.

L’obiettivo è quello di preservare le specie il cui rischio di estinzione sta raggiungendo livelli sempre più allarmanti: secondo la lista rossa della IUCN, infatti, un volatile su otto, un mammifero su quattro e un anfibio su tre, rischiano di scomparire.

La prima ad aderire è stata la Lacoste, che da anni sfrutta i diritti di immagine del famoso coccodrillino, ma i promotori si aspettano la partecipazione di altre famose aziende, come la Jaguar, la Puma o la Peugeot.

Foto | Whotheheckareyou

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La "Legge Salvacoste" in Spagna

pubblicato da Simone Muscas

Zapatero premier spagnoloTempo fa parlai della “Legge Salvacoste” in Sardegna e sottolineai i grossi disagi che questa aveva fatto scaturire all’interno della politica isolana. Non da meno i problemi in Spagna, il cui governo qualche anno fa approvò una sorta di “Legge Salvacoste” con il chiaro intento di difendere le aree prossime al mare della penisola Iberica. La differenza con la realtà dell’isola italiana sta nel fatto che, mentre nel caso nostrano i problemi sono legati a discussioni interne fra la giunta regionale di maggioranza e gli attori locali direttamente interessati, la questione spagnola potrebbe rischiare di sollevare un vero e proprio incidente diplomatico sopratutto con Germania e Regno Unito.

La legge in esame è diventata operativa dal 2004 ed ha avuto come punto centrale quello dell’istituzione di una servitù di protezione. In pratica tutte le case costruite prima del 1998 su suolo demaniale passano ad essere di proprietà dello Stato Spagnolo, che le dà in concessione ai proprietari originari per un periodo di 30 anni, estendibile a 60.

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L'EPA non prevede uno standard per il perclorato

pubblicato da simona

waterLa U.S. Environmental Protection Agency non prevede di fissare uno standard per la quantità di perclorato contenuta nell’acqua potabile. Il perclorato è un comune contaminante utilizzato come combustibile per razzi e fuochi d’artificio. La decisione, segnalata dal The Washington Post, proviene da un documento nel quale l”EPA dichiara di non aver prefissato una determina di regolamentazione preliminare, riducendo addirittura da 45 a 30 giorni il periodo di osservazione dell’acqua.

Il perclorato è stato rilevato in 400 località statunitensi, tra cui oltre 100 in California. La California ha fissato un livello massimo di perclorato di 6 parti per miliardo, il Massachusetts invece ha stabilito una quantità di 2 ppb (parts per billion) nelle acque potabili. Nel 2002, gli scienziati dell’EPA hanno sviluppato un progetto di protezione per ottenere un livello di 1 ppb di perclorato nell’acqua potabile, presumendo che l’assunzione di questa sostanza provenisse solo dall’acqua. In realtà, il perclorato si ritrova anche nel latte, lattuga e altre fonti di cibo.

Ricordiamo che il perclorato, come tutte le sostanze contaminanti, ha effetti dannosi sul nostro corpo, infatti crea problemi a livello di metabolismo, nonché allo sviluppo mentale e fisico. La decisione di non regolamentare la quantità di perclorato nell’acqua potabile solleva quindi seri interrogativi circa l’adeguatezza del ruolo dell’EPA all’interno del processo di regolamentazione.

Via | TheSun.com
Foto | Flickr

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Messico: piano per salvare milioni di Farfalle Monarca

pubblicato da Simone Muscas

Farfalla Monarca MessicoIl governo del Messico ha annunciato che combatterà con ogni mezzo, compreso l’esercito, il ritorno al disboscamento abusivo della foresta al confine fra gli Stati di Michoacan e Mexico conosciuta come ”il paradiso d’inverno delle farfalle”. Il luogo è dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, nonché Riserva della Biosfera.

Bisogna reagire ed essere più aggressivi - ha detto il numero due della Procura federale per la protezione ambientale (Profepa), Jose Ramiro Rubio - e attaccare gli abusivi per difendere questi boschi di conifere dove ogni anno migrano milioni di farfalle dalle foreste del Canada. Ogni autunno sono circa 80 milioni le farfalle Monarca che percorrono più di 5.000 chilometri per svernare nelle foreste messicane.

Gli Aztechi le ritenevano l’incarnazione dei guerrieri più valorosi morti in battaglia. Si tratta di esemplari giganti dalle ali arancione striate di nero. Questi lepidotteri restano un mistero per i numerosi esperti che arrivano in Messico da ogni parte del mondo per studiare il fenomeno.

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