
E se invece di spendere i soldi per piangere sul latte versato si iniziasse a mettere mano al portafogli per mettere in sicurezza il territorio? Se lo chiede Legambiente che, fatti due conti, denuncia il fatto che, oltre ai numerosi morti e feriti, dall’ottobre del 2009 a quello del 2010, il dissesto idrogeologico ha causato un danno economico pari a quasi 240 milioni di euro:
238.394.400,00 euro sono stati predisposti dall’ottobre 2009 ad oggi per intervenire e recuperare i danni delle principali emergenze idrogeologiche nel nostro Paese. Un miliardo di euro è la cifra stanziata dal ministero dell’Ambiente per la messa in sicurezza
Una scelta, afferma Legambiente, poco intelligente visto che con un milione e mezzo di euro si possono realizzare ben sette interventi concreti sui fiumi minori per mettere definitivamente in sicurezza un comune. Così, mentre ancora piovono acqua, sangue e soldi sull’Italia del dissesto (si vedano le ultime alluvioni di questi giorni, come quella di Vicenza o quella di Massa) l’associazione ambientalista stila una tabella delle principali spese affrontate dal paese per mettere le pezze.
Dopo il richiamo della Commissaria Judith Merkies al Governo Berlusconi a proposito delle italiche promesse di non aprire più discariche, Guido Bertolaso ha annunciato ieri che Cava Vitiello non apre.
Ha detto il capo della Protezione civile, nonché sottosegretario agli interni che viene procrastinata la sua apertura alle:
Calende greche.
Le parole però non hanno rassicurato i quattro sindaci direttamente coinvolti che non hanno voluto firmare un accordo, scritto velocemente e che consta di 6 punti. Come riporta Roberta Lemma sul suo blog sono:
LE PARTI CONCORDANO LA SEGUENTE INTESA
1. sospensione dei conferimenti in cava Sari dalla data odierna per 3 giorni onde consentire la copertura con terreno adeguato, nonché l’avvio di prelievi tecnici necessari per gli accertamenti di natura sanitaria e ambientali disposti dalle istituzioni; alle attività di prelievo dei campioni ed all’analisi dei risultati partecipano tecnici individuati dagli enti locali interessati;
2. successivamente a detta sospensione, in attesa degli esiti degli accertamenti di cui sopra potranno conferire in cava sari i comuni dell’area vesuviana (zona rossa), fino ad esaurimento della stessa, tranne che in situazioni di accertata criticità;
3. relativamente a cava Vitello ogni determinazione circa l’apertura è sospesa a tempo indeterminato, per conseguire ottimali condizioni di compatibilità ambientale e sanitaria del contesto, nell’ottica della migliore tutela della salute e dell’ambiente;
4. contestualmente è consentita la partecipazione degli enti locali interessati e dei rappresentati dei cittadini ad un tavolo tecnico con le istituzioni, per la formulazione di proposte utili alle attività istruttorie e propedeutiche alla definizione del piano rifiuti;
5. ci si impegna ad avviare in consiglio regionale un approfondimento sul piano rifiuti, compresa la definizione degli ambiti;
6. si sospendono con effetto immediato tutte le manifestazioni di protesta anche allo scopo di consentire la corretta attuazione delle misure sopra previste.

Guido Bertolaso, 60 anni, da 9 a capo della Protezione Civile lascia l’incarico l’11 novembre. Sempre se Berlusconi riuscirà a inghiottire questo boccone amaro. Ma lui si dice convinto di voler lasciare la direzione della protezione Civile e probabilmente anche il ruolo di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’emergenza rifiuti in Campania. La notizia viene data da Il Mattino di oggi (pag.46 in un articolo a firma di Luigi Roano, NdR).
Si parla già del suo successore, Franco Gabrielli, attualmente suo vice e ex prefetto de L’Aquila. Per Bertolaso si profilerebbe un incarico all’Onu. Ma per ora poco ci interessa. Il punto è che dietro di se, almeno per quanto riguarda la Campania, lascia una gestione dei rifiuti in ancora tutta da definire, tant’è che dopo due anni si parla ancora di emergenza rifiuti; cittadini incazzati che non vogliono altre discariche tanto meno nel Parco Nazionale del Vesuvio; un inceneritore, quello di Acerra, che non si capisce se funziona o meno. Forse non sono bei ricordi.
Foto | Flickr
Ok, siamo d’accordo lui non è il verbo. Ma conosce bene, benissimo il nostro territorio e condivido ogni singola parola che pronuncia. Fa riferimento Roberto Saviano alla brillante idea avuta dal capo della Protezione Civile nonché sottosegretario Guido Bertolaso, di aprire una nuova discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio. La notizia ve l’avevo data circa un anno fa.
Ora, che si inizia a quagliare, causa emergenza rifiuti, Terzigno diventa l’ancora di salvezza per Bertolaso e per il Governo il cui unico diktat, almeno in Campania è: fare presto, punto. Non importa se bene.
La gente però si incazza, perché le discariche vengono sempre progettate e costruite in posti assurdi, poiché tutto il resto del territorio e iperurbanizzato (diciamolo!). Le incazzature sono violente perché la gente non tollera che a finire in quei buchi sia ogni genere di veleno. Eh già, perché le discariche sono riempite con tal quale e nessuno investe un centesimo a differenziare quella immondizia. La gente si incazza e secondo i media è manovrata dalla camorra. La camorra è un altro nemico, più silenzioso e subdolo. Ma questa volta non c’entra.

Ecosistema incendi è il monitoraggio annuale effettuato da Legambiente sulle azioni dei Comuni italiani nell’applicazione della legge 353/2000 e nella mitigazione del rischio incendi boschivi.
È un corposo dossier sul numero dei roghi e sulla superficie di terreno, boscato e non boscato, percorsa dal fuoco ogni anno. L’edizione 2010, appena presentata, mostra un paese diviso a metà con il sud e le isole che sembrano ormai terra di conquista per i piromani. Come spiega lo stesso dossier:
Analizzando con attenzione i dati relativi ai roghi che sono divampati lo scorso anno in Italia si nota come il fenomeno incendi si caratterizzi sempre meno come un’emergenza nazionale e al contrario sempre più come una drammatica emergenza che aggredisce alcune regioni del Sud e le isole. Basti pensare che nell’ultimo anno in Sardegna è andata in fumo oltre la metà di tutta la superficie italiana colpita dalle fiamme

Il Consiglio dei ministri, con un’ordinanza di protezione civile, ha dichiarato lo stato di emergenza rifiuti in Sicilia fino al 31 dicembre 2012 e ha nominato l’attuale governatore Raffaele Lombardo commissario straordinario. Era stato lo stesso Lombardo, pochi giorni fa, a candidarsi a commissario.
Forte del commissariamento, Lombardo potrà agire in deroga alle procedure vigenti per mettere in atto l’ultimo piano rifiuti approvato a fine marzo dall’Assemblea regionale siciliana che ha ridotto gli Ambiti territoriali ottimali da 27 a 10 (uno per provincia, più uno dedicato alle isole minori). Il commissariamento, però, è solo apparentemente una novità: dal 1999 ad oggi, infatti, la Sicilia ha già avuto altri tre (i presidenti Capodicasa, Leanza e Cuffaro).
Né è una novità il trasferimento di 200 milioni di euro da Roma a Palermo per la gestione dell’emergenza: in occasione del primo commissariamento (che aveva prodotto un buon piano senza prevedere alcun termovalorizzatore, poi stroncato) erano stati traferiti circa 700 miliardi di lire. La novità, invece, è la provenienza: i 200 milioni provengono dai famigerati Fas, i Fondi per le aree sottoutilizzate, che dovevano servire a incrementare lo sviluppo economico della Sicilia e che, invece, verranno utilizzati per raccogliere (e forse bruciare) l’immondizia e per completare gli impianti.
Di questi soldi Lombardo potrà fare ciò che vuole, senza rendere conto a nessuno o quasi. Il potere che ha in mano adesso il governatore siciliano è enorme, come anche la responsabilità. Il problema, però, è che questa storia i siciliani l’hanno già vista…
Via | Live Sicilia

In tutto il mondo la macchina della solidarietà è partita per soccorrere la popolazione di Haiti nella tragedia che l’ha colpita (nella foto in alto Port au Prince su GoogleEarth prima e dopo il sisma). In prima linea Medici senza frontiere che già è pronta per allestire ospedali da campo, considerato che il sisma ha fatto crollare tre delle quattro strutture ospedaliere esistenti sull’isola. I versamenti a MSF possono essere fatti dal loro sito
Anche la Caritas è impegnata nella raccolta fondi da inviare alle popolazioni haitiane, che ricordo sono tra le più povere del Pianeta, e le donazioni possono essere fatte in diversi modi. Le info sul sito.
La Croce Rossa accetta donazioni da 2 Euro anche via SMS al 48540 per ora solo con gli operatori H3G e Wind.
Anche Le Misericordie, il braccio operativo della Protezione civile italiana è pronto a partire e chiede una sottoscrizione in favore della gente di Haiti sul c/c 000005000036, MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA, Firenze Agenzia 6, IBAN: IT 03 Y 01030 02806 000005000036, oppure sul CONTO CORRENTE POSTALE N° 000021468509, Firenze Agenzia 29, IBAN: IT 67 Q 07601 02800 000021468509 entrambi intestati a “Confederazione Nazionale” con causale “PRO HAITI”.
La ONG Agire, accetta SMS da 2 euro da TIM e Vodafone al nr. 48541.
Foto | Readwriteweb

Nei giorni scorsi alcune lievi scosse di terremoto erano state avvertite nelle Marche, ma oggi è stata registrata una scossa di terremoto più forte, precedute da altre di intensità minore: una scossa di magnitudo 4 è stata registrata tra Ascoli Piceno e Macerata.
Al momento non ci sono né morti, né feriti e l’epicentro delle 3 scosse più forti avvertite dalla popolazione, da magnitudo 2,9 a 4, è stato localizzato tra i comuni di Sant’Angelo in Pontano, Loro Piceno, Montappone e Falerone, secondo quanto riferito dalla Protezione Civile. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia la scossa è stata registrata intorno alle ore 9.25 di stamattina.
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Dopo il “disastro di Natale”, l’alluvione che ha affogato mezza Toscana, con un’ondata di maltempo pronta a ingrossare nuovamente i fiumi, Lucca e Pistoia hanno chiesto lo stato di calamità.
Il disastro di Natale ha evidenziato l’ altissimo rischio idrogeologico del territorio, colpito in meno di 24 ore da 108 frane su strade comunali, 24 frane su strade provinciali; l’alluvione ha costretto 53 famiglie ad abbandonare le proprie case, mentre 13 frazioni sono isolate a causa del maltempo e della pioggia.
Alle città e ai cittadini colpiti non resta che avere fiducia nelle parole di Bertolaso, responsabile del Dipartimento di Protezione Civile, che ha assicurato che le città colpite non saranno abbandonate. Il che significa fondi per interventi urgenti, per arginare le condizioni di rischio e fondi per la messa in sicurezza del territorio per il ripristino delle condizioni di viabilità e della rete idraulica distrutta.
Lo stato di allerta è altissimo, perché si attendono nuove ondate di precipitazioni e maltempo, mentre si cerca di mettere in sicurezza le zone più colpite. Bertolaso tornerà in Toscana dopo il 6 gennaio, e forse nominerà un commissario straordinario, così come fece in occasione del disastro ferroviario di Viareggio.
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Una scossa di terremoto è stata avvertita tra Parma e Piacenza intorno a mezzogiorno, allarmando le popolazioni di tanti paesi dell’Appennino. Allertata la Protezione Civile, non risultano danni a persone o edifici.
L’epicentro è stato localizzato nella Val d’Arda, una zona che appartiene al distretto sismico della Val di Taro. La scossa, di magnitudo 3,9 è stata localizzata a circa 25,8 km di profondità, secondo i dati riportati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Secondo la stessa fonte, una scossa più lieve, magnitudo 2,7 e profondità 19 km, si è verificata poco dopo nella Zona di Ascoli Piceno.
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