Un team di 38 ricercatori subacquei provenienti da vari istituti quali l’Università di Miami, Rosenstiel School of Marine and Atmospheric Science, NOAA Fisheries Service, Florida Fish and Wildlife Conservation Commission, il National Park Service, REEF e l’Università del North Carolina a Wilmington, ha recentemente completato con successo un censimento biennale per misurare come le condizioni di protezione adottate dalla Florida Keys National Marine Sanctuary’s Tortugas Ecological Reserve e Dry Tortugas National Park’s Research Natural Area stiano effettivamente aiutando l’ecosistema regionale a venir fuori da decenni di pesca spropositata e cambiamenti ambientali.
L’area interessata ricopre dal 2001 ben 151 miglia quadrate nautiche, zona conosciuta per le sue barriere coralline, pesci, squali, aragoste e altre forme di vita marine.
Fortunatamente il rapporto consegnato quest’anno dal team ha potuto documentare cambiamenti positivi nella qualità dell’habitat di questa regione ed inoltre un abbondanza di pesce che non si vedeva dal 2004 (periodo successivo al passaggio dei 6 più potenti uragani). Il rapporto completo della spedizione si avrà a settembre 2008.
Via | ScienceDaily.com
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Era inevitabile che il buco nello strato di ozono avrebbe causato nel tempo numerosi problemi. E la natura ci presenta il suo conto: timidamente si inizia a parlare dei temibili raggi Uvc e della possibilità che possano aver superato la barriera naturale dell’ozonosfera ed essere così filtrati nell’atmosfera. In Italia il primo a divulgare questa ipotesi è il prof. Francesco Delle Foche dell’Università La Sapienza di Roma, che durante la puntata del 24 aprile di “Medicina 33” la popolare rubrica del Tg2 a cura di Luciano Onder, rivela che: “oltre ai raggi UVB sono arrivati al suolo anche i raggi UVC e solo oggi stiamo quantizzando i danni che possono provocare”.
Di questi tempi, con le prime esposizioni solari, con la pelle che è stata protetta sotto strati di maglie durante l’inverno, i fototipi più chiari rischiano la “lucite polimorfa” meglio conosciuta come “allergia al sole”. Il rimedio è sempre quello di esporsi gradualmente e di proteggere la pelle con filtri solari molto potenti.
Il WHO, World Health Organization va con i piedi di piombo e scrive nelle sue pagine web: ” La riduzione dello strato di ozono è in grado di aggravare gli effetti sulla salute causati dalle esposizione a radiazioni UV, poichè lo strato di ozono è particolarmente efficace nell’assorbimento delle radiazioni UV. Come lo strato di ozono diventa più sottile, il filtro di protezione fornito dalla atmosfera che si respira è progressivamente ridotto.
Continua a leggere: Con il buco dell'ozono l'abbronzatura diventa pericolosa
Con questo slogan:”L’agricoltura è malata? Curiamo la PAC” un gruppo di 7 associazioni francesi (Attac France, les amis del la terre, CRID - Centre de Recherche et d’Informations pour le Développement- CCFD - Comité Catholique contre la Faim et pour le Développement- CFSI - Comité Français pour la Solidarité Internationale-la Confédération paysanne, e la fédération Artisans du Monde et Peuples Solidaires) lancia la sua campagna di sensibilizzazione per ripensare la Politica agricola Comune a pochi mesi dal turno francese della Presidenza Ue.
Certe importazioni o esportazioni hanno un impatto negativo nei paesi del Sud del mondo: concorrenza sleale per le sovvenzioni alle esportazioni, impatto sociale e ambientale delle monoculture da esportazione. Tutto ciò nel contesto di liberalizzazione dei mercati mondiali che lasciano senza difesa i coltivatori del Sud e rendono ancora più crudele la salita dei prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime.
+I sintomi+
Alimentazione standardizzata, perdita di milioni di agricoltori, divisione sbilanciata dei fondi, concorrenza sleale con i paesi del sud…
+ La cura+
Chiediamo ai 27 ministri dell’agricoltura di intervenire affinché il principio di sovranità alimentare sia formalmente riconosciuto come obiettivo prioritario della PAC. Questi principi devono essere messi al servizio di un agricoltura durevole e sostenbile:
+i consumatori devono avere la possibilità di procurarsi i migliori alimenti al minor prezzo;
+gli agricoltori devono poter vivere decorosamente con i loro guadagni;
+gli agricoltori del sud del mondo non devono subire la concorrenza sleale degli esportatori europei;
+una migliore protezione dell’ambiente;
Qui trovate tutto il materiale per organizzare l’informazione e la petizione.
L’ultimo avvistamento era avvenuto nel lontano 1964. Non ero ancora nato! Sto parlando della tigre cinese (Panthera tigris amoyensis), avvistata in una regione meridionale della Cina, dove si credeva ormai estinta. La notizia proviene proviene dalla Bbc dove si legge che un contadino, della regione dello Shaanxi, ha scorto l’esemplare. Inoltre sono state ritrovate sia le impronte che le feci dell’animale.
Zhou Zhenglong ha scattato pure una settantina di foto della giovane tigre che strisciava, elusiva, tra l’erba. Gli esperti, viste le foto, hanno confermato sorpresi, la sottospecie alla quale il felino appartiene.
“Non c’erano dati di tigri sopravvissute allo stato selvatico da più di trent’anni, e grazie ad una stima, si credeva che gli esemplari fossero rimasti una ventina” ha riferito Lu Xirong, a capo del team di ricerca sulla tigre cinese, avviato nel 2006.
L’habitat dove la tigre viveva fino agli anni cinquanta aveva lasciato lo spazio alle campagne coltivate, e così il numero era paurosamente diminuito fino a pensare all’estinzione. Ora il Dipartimento Forestale della provincia sta pensando di istituire un’area protetta speciale per il felino.
Per ora non ci sono foto disponibili online. Se avete qualche informazione a riguardo, contattateci!