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Tutti gli articoli con tag protocollo di kyoto

Riscaldamento globale: temperature oltre i 4 gradi Centigradi

pubblicato da Marina

temperature globali oltre i 4 gradi se non si conterranno le emissioni di co2

Si è tenuta nei giorni scorsi a Bruxelles all’ Institut français des relations internationales una riunione tra rappresentanti europei, americani e giapponesi sui rischi che Pianeta e umanità stanno per correre a causa dell’aumento della temperatura globale. La stessa per intenderci in cui Jun Arima ha accusato i giapponesi di essere dei fifoni poiché non vogliono rimettere in funzione le centrali nucleari.

Non storcete il naso, non fate spallucce, non siate immediatamente scettici ma leggete cosa ha da dire Artur Runge-Metzger Director for climate strategy della Commissione europea:

Quando si mettono a confronto le emissioni globali con gli impegni attuali, si comprende che probabilmente stiamo andando verso i 3,8 e i 4,2 gradi centigradi di innalzamento delle temperature globali.

E il funzionario Ue ha poi chiesto ai rappresentanti di Giappone e Stati Uniti:

State preparando i vostri paesi? Siete pronti per raccontare alle industrie e alle famiglie che cosa significherà adattarsi a un clima modificato? Avete già fatto stine su quali saranno i costi che peseranno sul pubblico e sul privato?

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Fobia dell'atomo? In Giappone chiudono gli ultimi 2 reattori nucleari

pubblicato da Marina

reattori fermi in Giappone

Secondo Jun Arima direttore generale di JETRO ,organismo per il commercio estero con base a Londra, in Giappone è in atto una vera e propria fobia verso il nucleare. Dei 54 reattori disponibili ne funzionano solo due. Questi ultimi però saranno fermati a fine aprile. I motivi degli attuali arresti e di quelli passati sono, secondo le fonti ufficiali, dovuti a manutenzione e stress test.

Arima ha esternato le sue perplessità in merito a queste chiusure durante un convegno all’Institut français des relations internationales a Bruxelles:

Evidentemente la fobia del nucleare è a oggi molto diffusa. Secondo i sondaggi più recenti la popolazione è divisa in due parti quasi uguali tra sostenitori e detrattori del nucleare. Esiste tuttavia una differenza anche tra uomini e donne. Gli uomini sono tendenzialmente favorevoli alla riapertura delle centrali nucleari, mentre le donne si oppongono. Penso che le motivazioni contro il nucleare siano dettate da paure emotive ma se lo dico in Giappone gli ambientalisti si arrabbiano.

Per la verità le sue dichiarazioni hanno fatto arrabbiare non solo gli ambientalisti giapponesi ma anche quelli europei. Infatti ha replicato l’eurodeputato verde e delegato per le relazioni con il Giappone, Claude Turmes che ha giudicato il discorso:

Un insulto rivolto ai giapponesi e in particolare alle donne. La catastrofe di Fukushima ha mostrato che l’energia nucleare presenta pericoli reali. E’ un peccato che le autorità giapponesi non ne abbiano tratto alcuna lezione.

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CNR: la deforestazione rallenta, ma è cauto ottimismo

pubblicato da Marina

rallenta la deforestazione

Per gli scienziati il dato è da prendere con cauto ottimismo: la tendenza alla deforestazione rallenta. Lo rendono noto gli studiosi del Dipartimento terra e ambiente (Dta) del CNR.

L’ottimismo viene definito cauto da Enrico Brugnoli, direttore del Dta-Cnr che spiega:

Il tasso di deforestazione nel 2000-2010 è sceso a 13 milioni di ettari l’anno. Quello del decennio precedente era di 16 milioni di ettari. Inoltre, nei paesi in via di sviluppo si procede sempre più a rimboschimenti su larga scala, sia per recuperare terreni deforestati sia per occuparne di incolti, spesso scarsamente vocati alla pratica agricola. Una forte spinta in questa direzione arriva dalle aree industrializzate che, per adempiere agli impegni sottoscritti con il protocollo di Kyoto, acquisiscono crediti di carbonio nei paesi in via di sviluppo attraverso riforestazioni di vaste aree.

Avviene che nei paesi industrializzati le aree abbandonate sono numerose e dunque in quelle zone è ripresa l’espansione di boschi e foreste; i rimboschimenti, sono pari a 7 milioni di ettari all’anno; il doppio degli ettari, circa 13 sono persi per deforestazione. Un pareggio ancora lontano, è evidente, ma che lascia sperare su una risalita delle aree destinate al rimboschimento.

E veniamo alla qualità dei rimboschimenti. Spiega Brugnoli:

Anche se molte riforestazioni sono realizzate con singole specie o addirittura con singoli genotipi, e non possono raggiungere livelli di biodiversità paragonabili alle foreste naturali, possono comunque fornire importanti benefici ambientali, primo fra tutti il sequestro del carbonio.

Via | Almanacco del CNR
Foto | Flickr

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Presidenziali Usa: avanzano gli scettici dei cambiamenti climatici

pubblicato da Marina

Sondaggi usa presidenziali 2012

Le presidenziali negli Usa oltre a essere uno show pazzesco (se avete voglia di seguirle leggete qui) sono anche un po’ la cartina di tornasole di quel che sarà il dipanarsi della prossima politica mondiale. Ecopolitology ha redatto la lista dell’ecopensiero dei candidati e tra questi c’è ovviamente anche quello del futuro presidente Usa. Non credo davvero che Barack Obama abbia molte chances di essere rieletto. Prendiamo il Rick Santorum-pensiero, candidato appena uscito vincente alla primarie in Colorado, Minnesota e Missouri che in proposito dice:

Credo che la Terra così come si riscaldi, così si raffreddi. Credo che la storia dell’uomo responsabile dei cambiamenti climatici sia assurda se si considerano tutti gli altri fattori: El Niño, La Niña, le macchie solari, il vapore acqueo…

Sul blog francese bioaddict (mai francesi sono sempre un po’ avvelenati con gli americani) leggo che negli Stati Uniti il 2011 ha visto temperature e fenomeni meteorologici estremi. Traduzione: gli Usa sono con la Cina tra i paesi che emettono il maggior quantitativo di Co2, che non hanno aderito al Protocollo di Kyoto e che non intendono diminuire il consumo pro capite di elettricità e di risorse naturali, sopratutto cibo. Bene, la siccità ha riguardato lo scorso anno il 56% del territorio americano e sono state numerose le inondazioni e i tornado. Il Paese ha subito 14 catastrofi naturali che hanno causato danni per milioni di dollari. La comunità scientifica internazionale capitanata dall’IPCC è unanime sul giudizio: i fenomeni climatici estremi saranno destinati a aumentare.

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Il Canada lascia Kyoto

pubblicato da AlterEco

peter kent

Il Canada si è ritirato dal Protocollo di Kyoto. È il primo Paese a farlo. Il ministro dell’Ambiente Peter Kent ha esposto le motivazioni di questa scelta ieri, al rientro da Durban, la Conferenza sul clima che ha sancito l’ennesimo fallimento, anche se camuffato, di un accordo globale per ridurre le emissioni. L’ex ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ne ha parlato ieri su Ecoblog, qui il suo parere.

Per quanto riguarda l’addio del Canada a Kyoto, si tratta di una questione economica, ovviamente: se il Canada non si fosse defilato, ha spiegato infatti lo stesso Kent, avrebbe dovuto sborsare 14 miliardi di dollari in sanzioni. Il Canada si era impegnato a ridurre del 6%, rispetto ai livelli del 1990, le emissioni di gas serra. Non solo non ci è riuscito, ma le emissioni sono pure aumentate. Il Protocollo di Kyoto viene trattato alla stregua di un gioco di società dove se stai perdendo ti ritiri prima di dover pagare.

Per salvarsi la faccia, ovviamente, il Canada ha detto che il Protocollo di Kyoto si è rivelato un programma fallimentare, e questo è vero, e che il futuro degli accordi sulla riduzione delle emissioni è quello avviato a Durban. Su questo invece nutriamo forti dubbi. Salveranno le apparenze, ma non il clima.

Via | Le Monde
Foto | Peter Kent

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Fallimento Durban, con Kyoto2 si salvano le apparenze ma non il clima

pubblicato da Marina

Durban e i suoi accordi sul clima sono stati un  fallimento

La follia planetaria che si è appena rappresentata a Durban si è conclusa. Per 15 giorni 17mila delegati di governo e ONG in rappresentanza di 190 paesi hanno non si sa bene fatto cosa se alla fine di tutto questo circo la risposta è stata: riparliamone nel 2015. Nel mentre i delegati sono saliti a bordo di migliaia di aerei spandendo ulteriormente quell’inquinamento che tanto si cerca di contrastare. Con calma però.

L’intesa a Durban in merito agli accordi di riduzione delle emissioni di CO2 arriva oltre l’extremis: ben 36 ore dopo la chiusura dei negoziati. Un vero e proprio atto di diplomazia internazionale targato Unione europea che non costringe la stampa a mettere la parola fallimento nei titoli e che lascia aperto uno spiraglio, ma piccolo piccolo di discussione. In sostanza se ne riparlerà nel 2015 con il nuovo Protocollo di Kyoto 2 che entrerà in vigore dal 2020. Di fatto l’accordo racchiude una sfilza di promesse di riduzione delle emissioni. Promesse appunto che non è detto si traducano in azioni in grado di contenere entro 2 gradi centigradi il riscaldamento globale del Pianeta.

Il protocollo di Kyoto, adottato nel 1997 e in vigore dal 2005, è ad oggi il solo trattato internazionale sui cambiamenti climatici. Imposta gli obiettivi per la riduzione dei gas a effetto serra (GHG) per circa 40 paesi industrializzati, con l’eccezione degli Stati Uniti che non lo hanno ratificato così come Cina, India e Brasile. I paesi in via di sviluppo, per la verità non furono proprio inclusi mentre nel frattempo si sono sviluppate le economie dei BRIC ossia paesi dalle economia in forte espansione e che non vogliono essere penalizzati dagli accordi di riduzione delle emissioni. Perché ricordo il binomio caro ai Paesi industrializzati: più emissioni di gas serra=più produzione di merci. La crescita dei BRIC è sostenuta da tanta energia a basso costo: per ora quella più inquinante perché ottenuta dal carbone.

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Meno carbone, più rinnovabili e lo dice Clini. C'è speranza per Porto Tolle?

pubblicato da Marina

Porto Tolle Leggo dal blog Togheverdi che potrebbero esserci buone prospettive per decarbonizzare l’Italia. Dopo la recente classifica redatta dall’EEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente in cui su 191 industrie che inquinano in Europa, 15 sono in Italia, sembra evidente che siano da prendere provvedimenti a tutela della salute pubblica e dell’ambiente.

E in questa direzione sembra muoversi il ministro Corrado Clini che ha detto:

Serve un partenariato che vada oltre il Protocollo di Kyoto tra economie sviluppate ed emergenti per un’economia globale de carbonizzata basata su regole condivise, la cooperazione tecnologica, misure e incentivi globali a favore di energie e tecnologie a basso tenore di carbone. L’aumento di domanda di energia può essere disgiunto dall’aumento delle emissioni sviluppando fonti energetiche a basso contenuto di carbonio a cominciare dalle rinnovabili.

Dunque potrebbe partire proprio da Porto Tolle e dalla riconversione a carbone che piace tanto al Governatore Zaia e a Enel. Offrire perciò consistenti e considerevoli alternative agli operai che desiderano solo lavorare potrebbe davvero essere il primo passo per la decarbonizzazione. Si chiede Stefania Divertito:

Saprà il ministro contrastare le lobby economiche che vogliono fortemente il progetto e che non hanno esitato a spingere un cambio della legge istitutiva della legge del Parco pur di consentire la conversione? Saprà mantenere fede a queste poche chiare parole?

Via | Togheverdi
Foto | Verdi Ferrara

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Conferenza sul clima di Durban, qui giace il protocollo di Kyoto

pubblicato da AlterEco

Conferenza sul clima Durban

Che il protocollo di Kyoto avesse poche speranze di uscire vivo, o meglio rinnovato, dalla Conferenza sul Clima di Durban era cosa nota sin dalla partenza delle delegazioni per il Sudafrica.

Todd Stern, delegato USA, aveva ammesso già la scorsa settimana che non era proprio nell’agenda americana. L’Europa aveva manifestato l’intenzione di farsi promotrice di un Kyoto bis dal 2013 al 2018, ma se Cina e Stati Uniti, i Paesi più inquinanti, non ratificano non si va da nessuna parte.

Uno dei più autorevoli centri di ricerca ambientale degli States, il Centre for Climate and Energy Solutions, ha dichiarato in queste ore che non intravede alcun futuro per il protocollo di Kyoto. Eileen Claussen, presidente del C2ES, ha detto infatti che dubita fortemente i 192 Paesi riuniti a Durban troveranno un accordo per mantenere in vita il protocollo di Kyoto alla sua scadenza nel 2012.

Russia, Giappone e Canada, Paesi che hanno ratificato il protocollo, stavolta non ci pensano minimamente se anche Stati Uniti e Cina non ci mettono la firma. D’altra parte sono i Paesi più inquinanti. La Claussen ha spiegato che il protocollo di Kyoto ha fallito nel suo intento e non è più un modello valido per ridurre le emissioni a livello globale. La COP17 si prefigura come l’ultima pietra del protocollo di Kyoto.

Via | Guardian; C2ES
Foto | COP17

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Durban, Greenpeace spedisce una cartolina a Clini dal caos climatico

pubblicato da AlterEco

greenpeace cartolina clini

Clini riceverà una cartolina speciale per Natale non dal Polo Nord ma dal caos climatico. Il mittente è Greenpeace che invita chiunque sia preoccupato per le alluvioni ad unirsi all’appello. Se il clima cambia, scrivono gli attivisti, anche la politica deve cambiare.

Clini partecipa alla Conferenza sul Clima di Durban, in corso da ieri in Sudafrica e fino al prossimo 9 dicembre. L’Europa è partita con tanti buoni propositi che speriamo si concretizzino, anche se quello di un Kyoto bis somiglia sempre più ad un miraggio sin da queste prime ore del vertice.

I Paesi in via di sviluppo sono sul piede di guerra e parlano di Occupy Durban, fin quando non emergeranno fondi e soluzioni concrete per arginare l’impatto dei cambiamenti climatici.

E l’Italia? Greenpeace si aspetta che Clini

assuma una posizione forte ed ambiziosa per la salvaguardia del clima ed il rinnovo del protocollo di Kyoto.

Foto | Greenpeace

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Conferenza sul clima di Durban: si discute di Kyoto o di economia?

pubblicato da Marina

la prima giornata della conferenza di durban

Si è aperta oggi a Durban in Sud Africa la Conferenza Internazionale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sul clima. I lavori si concluderanno il prossimo 9 dicembre, la vera giornata in cui emergeranno documenti, accordi e intese semmai ce ne saranno. Vi prendono parte 200 Paesi rappresentati da oltre 3000 delegati (a cui vanno aggiunti interpreti, segretari, stampa ecc. ecc) che hanno preso un botto di aerei per essere li: di videoconferenze per ora non se ne parla. Si spera saranno adottati sistemi di compensazione delle emissioni.

Detto ciò i delegati, tra cui anche il nostro ministro Clini, discuteranno del se, come e quanto prolungare il Protocollo di Kyoto che scadrà così com’è nel 2012. Non solo: ma anche di quanti soldi, lo chiamano Fondo verde, si possono riservare ai Paesi in via di sviluppo per far si che riducano le loro emissioni. Sostanzialmente un sistema per evitare che crescano troppo, emettendo tanta CO2, per vendergli un po’ delle nostre tecnologie green che qui non acquista nessuno e per tenere l’economia che gira poco ma ancora gira dentro i cosidetti Paesi industrializzati.

Lo scenario è complesso e molto: Canada, Russia e Giappone non sono interessati a prolungare Kyoto fino al 2015 perché Stati Uniti e Cina non hanno di fatto un impegno a ridurre le loro emissioni. Capricci di bambini? macché! Miliardi di dollari in gioco, materie prime e approvvigionamenti energetici.

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