Un paio di giorni fa annunciavamo la nomina (con qualche problemino) dell’On. Saverio Romano a Ministro per l’Agricoltura e aprivamo un piccolo scenario, rispetto a quella che è l’immensa realtà delle sfide che gli spettano.
C’è la PAC da riformare e rivedere nel 2013, ad esempio. L’appuntamento è importantissimo e da quegli accordi dipenderà il futuro dell’agricoltura italiana, oggi schiacciata da quella francese e quella tedesca; la questione quote latte dopo che gli interventi dell’ex ministro Luca Zaia hanno lasciato in Europa il cattivo ricordo degli italiani furbetti; le emergenze quotidiane del comparto che vive una profonda crisi economica, ingigantita dal prezzo dei carburanti. Oggi gli agricoltori non hanno voce, non hanno nel loro futuro una politica che li tuteli e che dunque tuteli una fetta importante del nostro Pil.
Nel video in alto le considerazioni dell’On. Francesco Pionati (Alleanza di centro per la libertà) nel fuorionda di Exit su La7, su Saverio Romano neo ministro all’agricoltura.

Per una volta gli allevatori del nord vanno a braccetto con i costruttori abusivi del sud. Cosa ci fanno insieme queste due categorie? Semplice, il “Milleproroghe”! Cioè il decretone approvato ieri dal Senato per sanare, come avviene ormai ogni anno, piccole e grandi questioni della politica italiana rimaste in sospeso.
Accanto a misure giuste e sacrosante, come la conferma del congelamento dei tributi per le popolazioni terremotate d’Abruzzo e alluvionate del Veneto, ci sono alcune furbate diciamo così “classiche”. La prima è il rinvio dell’abbattimento delle prime case abusive in Campania. Ruspe ferme fino a nuovo ordine, in teoria fra un anno ma solo in teoria. Perché c’è un Milleproroghe all’anno, quindi…
La seconda furbata, che è il contrappeso leghista alla prima, è un altro rinvio: quello del pagamento delle prime rate delle famosissime quote latte che gli allevatori bovini del nord Italia dovrebbero (ovviamente, proroghe a parte) iniziare a pagare per aver prodotto più latte di quanto consentito dall’Europa. Che siano giuste o meno le quote latte, e se ne potrebbe discutere per secoli, lo scambio con l’abusivismo campano è semplicemente indecente.
Foto | Flickr
Storia della fine di un amore: Coldiretti ce l’ha a morte con la Lega sulla questione quote latte. Ieri sono scesi in 3000 a Piazza Montecitorio per protestare contro la decisione del Governo di sostenere le 67 aziende, cioè il 2% delle 4200 in totale, che hanno infranto il regime europeo che assegna le quote e sopratutto rifiutandosi di pagare le multe. Oggi in piazza anche la mucca Onestina e il vitello Vero. La protesta arriverà a Roma, Milano e a Napoli il 26 luglio prossimo.
La questione, fino a qualche giorno fa, sembrava essere di ordine squisitamente politico tanto che anche la poltrona del Ministro Giancarlo Galan, aveva iniziato a traballare, reo, secondo il Senatur di non aver sposato la linea cazzuta contro l’Europa, ma che poi inevitabilmente sarebbe stata scaricata sui contribuenti italiani tutti.
Dunque, ricapitolo l’intricata questione: finché è stato Ministro il leghista Luca Zaia (per ora il suo blog tace sulla questione) si è sempre tenuto, a proposito della questione multe sulle eccedenze di produzione quote latte, una linea alquanto discutibile, cioè le multe si è detto non andavano pagate. L’Europa ha sempre richiamato l’Italia per questo comportamento irresponsabile e gli stessi allevatori hanno più volte sostenuto che era inutile coprire le magagne dei colleghi che avevano sforato.
Continua a leggere: Quote latte, Coldiretti scende in piazza contro l'emendamento voluto dalla Lega

Il nome del successore di Luca Zaia, al Ministero dell’Agricoltura non c’è. Lo ha detto Bossi in persona, secondo quanto riferisce Affari Italiani, qualche giorno fa, spiegando che sarà sempre e comunque Zaia l’unico referente all’agricoltura di colui o colei che lo sostituirà. Salta perciò il nome di Roberto Cota e sicuramente per i leghisti non se ne fa nulla neanche con la candidatura di Giancarlo Galan che della Lega non è.
Sul tavolo le questioni delle quote latte e OGM per cui i leghisti sono ancora in trincea e che evidentemente non possono mollare nel bel mezzo di una campagna elettorale, con il rischio proprio di perdere credibilità nei punti cruciali dell’economia del Nord-Est.
Rumors accreditano Giampaolo Dozzo già sottosegretario al Ministero per l’Agricoltura o Manuela Dal Lago, geologa e ex-presidente dell’Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova S.p.A. In ogni caso, l’ultima parola resterà a Zaia.
Foto | LucaZaia
Secondo Umberto Bossi, ancora combattente Senatùr leghista il Ministero dell’Agricoltura dovrà essere di un leghista, magari proprio di Roberto Cota. Smentita così la promessa fatta a Giancarlo Galan, dal Premier Berlusconi, all’indomani della presentazione della candidatura di Luca Zaia attuale Ministro alla presidenza del Veneto.
L’annuncio è stato fatto ieri a circa 2 mila leghisti presenti alla Sala palladio in Fiera. Ha detto Bossi agli allevaotori dei Cospa ancora infuriati per la faccenda quote latte finita a sfavore degli italiani e con la sconfitta della mediazione di Zaia:
Non vi abbandoneremo. La catastrofe che si annunciava con i sequestri perché i nostri allevatori non pagavano le quote latte è stata bloccata da Zaia. Luca lascerà il ministero perché per lui viene “Prima il Veneto”. Ma il percorso che ha iniziato lo continuerà un altro leghista. Chi ha promesso il posto a Galan? Berlusconi? Sarà lui, il premier, che si inventa le cose.
Via | Il Giornale di Vicenza
Una torrida giornata di luglio fa da sfondo ad una protesta che se tutto va bene, continuerà anche domani: gli allevatori e produttori di latte di Coldiretti, sempre più braccio agricolo del Ministro Zaia, sono al Valico del Brennero con l’obiettivo di difendere il latte italiano, di bloccare l’arrivo di latte europeo, per la maggior parte dalla Romania, di chiedere che sulle etichette del latte e dei formaggi sia indicata la provenienza.
Scrive Coldiretti sul suo sito:
L’obiettivo di difendere il Made in Italy dalle stalle allo scaffale dei supermercati attraverso una etichettatura trasparente sui prodotti alimentari importati sarà sostenuto da blitz che si svilupperanno contemporaneamente in luoghi strategici in tutte le Regioni italiane e che saranno opportunamente comunicati.
Intanto, dall’aggiornamento di Coldiretti si scopre che:
Ci sono mozzarelle tedesche dirette in Campania, pomodori olandesi richiesti da cooperative di Trento e Verona, ma anche cagliate della Germania dirette a Ravenna in camion conservanti in condizioni di dubbia igiene, pomodori e peperoni olandesi destinati al Triveneto, concentrato di succo d’arancia per Messina. Sono centinaia i camion fermati e controllati finora dagli agricoltori Coldiretti grazie alla grande collaborazione delle forze dell’ordine. I risultati delle ispezioni confermano l’allarme lanciato dagli agricoltori italiani: un fiume di latte e di prodotti agroalimentari stranieri valica le nostre frontiere e finisce negli scaffali di tutta Italia – denuncia Coldiretti - magicamente trasformato in Made in Italy.
Continua a leggere: Il Ministro Zaia e il miracolo della rivolta del latte
Il Ministro Zaia vuole dimostrare ai produttori di latte, la maggior parte sono allevatori padani, che si possono fidare di lui e che la questione quote latte ora è alle spalle e che tutto il possibile è stato fatto in Europa per salvaguardarli.
Dunque propone ora il “tavolo del latte” , che punta alla riorganizzazione del settore. Dice Zaia:
Abbiamo deciso di affrontare questa fase di crisi con la costruzione di un piano industriale del latte. Ho riunito il tavolo in un momento di grande difficoltà per il settore: la situazione vede oggi i costi di produzione che sfiorano i 40 centesimi al litro, mentre i nostri allevatori vendono il latte a 27 centesimi al litro, che rappresenta il prezzo più basso degli ultimi 15 anni.
Secondo Zaia il crollo dei prezzi è dovuto alla crisi delle esportazoni. Spiega Zaia:
-11% negli Stati Uniti e – 11,3% in Germania. Dalla diminuzione dei prezzi ne consegue la difficoltà di collocare la produzione nel mercato. Una situazione di crisi che nel nostro Paese mette in difficoltà 40000 stalle, che producono oltre 11 milioni di tonnellate di latte.
Via | Luca Zaia
Domani 12 maggio, tutte le piazze del Veneto ospiteranno l’iniziativa “Latte fresco a km zero: mobilitazione e salvaguardia del latte italiano”, promossa ed organizzata dalla Coldiretti. Il latte sarà offerto ai consumatori al prezzo di 0,50 centesimi di euro per litro, cioè venduto allo stesso prezzo che la grande distribuzione paga alle latterie, per immetterlo poi sul mercato ad un prezzo di 1,35 - 1,60 euro.
Gli allevatori del Nord Italia, che già avevano protestato simbolicamente bruciando il Decreto Zaia, si avvicinano alla cittadinanza vendendo direttamente il latte nelle piazze, così da portare il problema delle quote direttamente sulle tavole degli italiani, affinchè diventino consumatori attivi e consapevoli.
Giorgio Piazza, presidente della Coldiretti Veneto, spiega così l’iniziativa al quotidiano Oggitreviso:
Foto | Flickr
Gli emendamenti approvati in Senato non sono bastati a sedare le rimostranze degli allevatori rispetto alle quote latte e così nella notte sono riprese le proteste a Carmagnola dove una delegazione di allevatori proveniente da tutto il “profondo Nord”, sacca di voti per la Lega e per il Ministro per le politiche agricole Luca Zaia, è scesa in piazza con 100 trattori e ha bruciato il decreto che continia a scontentarli.
Spiega Alberto Boscoli di Corcagnano di Confagricoltura:
La protesta è certamente un atto simbolico che serve per bruciare una cosa vecchia per cercare di ottenerne una nuova. Vogliamo con questo gesto portare all’attenzione dell’opinione pubblica le nostre legittime pretese di giustizia e di legalità. Dall’aula del Senato è uscito un testo emendato che rimane comunque insufficiente rispetto alle nostre richieste. Riteniamo quindi siano indispensabili delle modifiche radicali prima che lo stesso sia convertito in legge
Continua a leggere: Quote latte: gli allevatori per protesta bruciano il Decreto Zaia
Accanto alla croce quote latte, per gli allevatori padani si apre la croce nitrati. Scrive Coldiretti Lombardia:
È fondamentale arrivare ad una “rivisitazione generale” di una direttiva comunitaria vecchia di quasi vent’anni.
Le istanze che come Italia si devono portare avanti nei confronti dell’Unione Europea devono fondarsi sulla peculiarità dell’agricoltura della Pianura Padana, dove si riesce a praticare la doppia coltura (e pertanto c’è una doppia asportazione di azoto), eliminando assurdità come quella della direttiva che prevede da una parte il limite di 170 unità di azoto derivante da sostanza organica, e dall’altra che si possa però integrare con concimi minerali (chimici!) l’ulteriore necessità della coltura.
In pratica, a causa di una produzione eccessiva di nitrati, gli allevatori e coltivatori chiedono una rivisitazione della Direttiva Nitrati, che tenga conto della tutela ambientale ma senza andare a toccare nè il numero di capi di bestiame né gli allevamenti.
Continua a leggere: Quote azoto: è emergenza negli allevamenti italiani