
In Sicilia (nove province per quasi 5 milioni di abitanti) fino all’anno scorso c’erano 27 Ato Rifiuti, le “società d’ambito ottimale” che gestivano il ciclo dei rifiuti (in realtà gestivano appena l’abbancamento in discarica). Questi 27 Ato sono riusciti, in pochi anni, a fare un buco da diversi miliardi di euro nel bilancio regionale. E partivano con una dotazione finanziaria di qualche centinaio di milioni che dovevano servire a fare gli impianti per la raccolta differenziata.
Dopo innumerevoli polemiche, l’anno scorso, la Regione Sicilia abbatté il numero degli Ato a dieci: uno per provincia più uno per le isole minori. Festa grande, tutti inneggiano alla svolta e si procede a liquidare i debiti dei vecchi Ato. I nuovi ancora devono arrivare: stanno ancora contando i soldi che devono dare ai creditori.
E non è detto che saranno realmente dieci: secondo il parlamentare regionale del Pd (partito che appoggia il governatore Raffaele Lombardo) Giacomo Di Benedetto sarebbe pronto l’escamotage. Un maxiemendamento alla finanziaria regionale:
Attraverso il maxiemendamento alla finanziaria, il governo intende abolire il tetto inserito lo scorso anno al numero degli Ato-rifiuti, che avevamo ridotto da 27 a 10. Insomma, il governo vuole le mani libere per aumentare il numero degli Ato. E’ una norma scandalosa che deve essere immediatamente eliminata, perché percorrendo la strada che vorrebbe premiare i soggetti ‘virtuosi’, si corre il rischio di tornare al modello di gestione dei rifiuti voluto da Cuffaro
Via | Sicilia Informazioni
Foto | Flickr
Parafrasando l’ormai celebre battuta di Antonio Albanese-Cetto La Qualunque, verrebbe da chiedersi: che cosa ha intenzione di fare il governatore siciliano Raffaele Lombardo per l’ambiente nella sua regione? La risposta ve la potete dare da soli…
E di motivi per rispondere così, se leggete questo blog ce ne sarebbero a dozzine. L’ultimo è fresco fresco: la Regione Sicilia ha firmato il protocollo di intesa con Eni per il comparto industriale del petrolio e della raffinazione. Più che un protocollo è un armistizio: da almeno un anno, anche se non lo ammette e non lo comunica per diplomazia, l’Eni è furiosa con il governatore per una serie scelte politiche che ritiene (e non solo l’Eni) incomprensibili.
A parte il fatto che la Regione Sicilia non paga da anni la bolletta (milionaria) dell’acqua al dissalatore di Gela, gestito in parte dalla Raffineria di Gela S.p.a. (cioè dall’Eni), l’ultimo screzio deriva dalla decisione di Raffaele Lombardo di bloccare i pozzi petroliferi della provincia di Ragusa.
Continua a leggere: Accordo Regione Sicilia-Eni: chiù petrolio pì tutti!!!
C’era da aspettarselo: il recente annuncio del presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, sul decreto di attuazione del Piano energetico regionale fa discutere. Prima reazione quella della Cgil, che a lungo si è seduta al tavolo di concertazione, insieme a Regione e associazioni ambientaliste, per smussare i dettagli che nel vecchio piano non andavano.
Ora, però, il regolamento viene tirato fuori dal cappello come un coniglio, tanto che i sindacalisti si chiedono chi lo abbia visto o letto:
La Cgil chiede alla Regione di riaprire il tavolo sulla pianificazione energetica, per una discussione a tutto campo che riguardi anche il regolamento attuativo del piano energetico regionale, che la giunta Lombardo ha approvato nei giorni scorsi, ma del quale nulla si sa
Qualora la Cgil dovesse riuscire a influenzare le scelte del governo regionale siciliano in fatto di energia, specialmente energia rinnovabile, le proposte sono già note da tempo:
la creazione di un distretto tecnologico su energia rinnovabile ed energia distribuita utilizzando un bando gia’ esistente del Miur; la
creazione di un fondo di garanzia rivolto alle famiglie e alle piccole e medie imprese che intendono costruire impianti fotovoltaici; l’attivazione della funzione di supporto tecnico e finanziario della Regione agli enti locali
Questa volta Lombardo presterà orecchio alle critiche e ai suggerimenti?
Via | Comunicato stampa Cgil
Foto | Flickr
Da comunicato stampa della Regione Sicilia, puntualmente ribattuto dal blog ufficiale del governatore Raffaele Lombardo, apprendiamo che la Sicilia avrà a breve un piano energetico regionale. Di nuovo.
Già, perché di piano ce n’era uno ma è stato massacrato dai ricorsi al Tar e, onestamente, non era un gran piano: centinaia di pagine che riportavano, copia e incolla, le tabelle di Terna e del Gse e facevano scenari al 2012. E quel piano uscì a inizio 2009…
Sena dimenticarsi di Jeremy Rifkin, che prima è stato chiamato a battezzare il piano e poi lo ha rinnegato. Fatto sta che il comunicato stampa ufficiale adesso afferma che
La giunta di governo ha dato il via libera alla strategia di politica energetica individuata dall’assessore Giosue’ Marino nel regolamento di attuazione del Piano energetico regionale (Pears), che disciplina il settore dell’energia da fonti rinnovabili in Sicilia. La Regione concedera’ maggiori privilegi al fotovoltaico rispetto all’eolico e dedichera’ particolare attenzione alle imprese agricole e allo snellimento delle procedure per ottenere le autorizzazioni a realizzare gli impianti: sono questi i cardini dell’impianto del documento apprezzato dal governo regionale
Continua a leggere: La Regione Sicilia vara il Piano Energetico Regionale. Per la seconda volta...

Non c’è niente da fare: la Regione Sicilia continua a cavalcare il panico da marea nera per sfruttarlo a scopi di propaganda politica. Ai primi di agosto dello scorso anno l’allora assessore regionale al Territorio e Ambiente Di Mauro convocò alcuni sindaci (ma non tutti, e sarebbe interessante capire il criterio di selezione) della costa meridionale siciliana per intraprendere una grande azione contro il petrolio off shore.
Oggi, invece, tocca a Gianmaria Sparma. Ennesimo assessore al Territorio e Ambiente (dovrebbero essere quattro in due anni, se la memoria non inganna) della Regione, Sparma ha ereditato la patata bollente. Una patata scoperta, ovviamente, con l’America visto che prima del disastro della Deepwater Horizon in Sicilia bucare terra e mare in cerca di petrolio e gas naturale era un affare quotidiano.
Sparma, forse dimenticando che il suo presidente è contrario alle trivellazioni in mare solo perché rendono poco, ha preso in mano la questione e ne ha parlato con il prefetto di Trapani. Le trivellazioni che fanno più paura, e più audience, sono quelle al largo delle isole Egadi: ve lo immaginate un trivellone al largo di Favignana, Levanzo e Marettimo? Ecco cosa ha diffuso l’ufficio stampa della Regione dopo l’incontro:
Continua a leggere: Petrolio off shore in Sicilia: cambia l'assessore ma non cambia l'inganno
Potere delle parole: l’ultimo post sulla monnezza sul blog del governatore siciliano, Raffaele Lombardo, non fa altro che aumentare la confusione intorno all’”opzione inceneritori” per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia. Un post, tra l’altro, che racconta dell’incontro tra l’assessore regionale all’Energia, Giosuè Marino, e il neo sottosegretario alla Protezione Civile, Franco Gabrielli. Quale occasione migliore per dire come stanno realmente le cose?
Il punto di partenza erano le notizie di stampa sull’ultimo regalo di Bertolaso alla Sicilia: una coppia di inceneritori, uno a Palermo e l’altro a Catania. Si doveva confermare o smentire questa ipotesi, ma sembra proprio che a Palermo non vogliano dire cosa hanno intenzione di fare. Ecco un passaggio criptico del post-comunicato (già, perché come avevamo annunciato Lombardo ha continuato a rispondere sul suo blog…):
Gabrielli ha manifestato piena condivisione in ordine alla strategia di fondo del documento regionale pianificatorio dei rifiuti, rigorosamente incentrato sulla raccolta differenziata, sull’impiantistica finalizzata alla valorizzazione del rifiuto fino al conferimento della ‘quantita’ residua’ negli altiforni complessi (cementerie e centrali elettriche), impianti di termovalorizzazione a tecnologia evoluta con potenzialita’ fortemente correlata alla quantita’ di rifiuto residuo
A parte l’ultima virgola, piazzata con sapienza incredibile, qualcuno spieghi ai siciliani cosa si intende con “impianti di termovalorizzazione a tecnologia evoluta con potenzialita’ fortemente correlata alla quantita’ di rifiuto residuo”. In teoria dovrebbe significare una delle ultime ipotesi lombardiane (ne ha fatte parecchie, negli ultimi dodici mesi) e cioè quella di fare i termovalorizzatori, ma più piccoli.
Se non fosse, però, che dal punto di vista della pianificazione i rifiuti (o meglio: il cdr di qualità) o li mandi a cementifici e centrali termoelettriche o ai termovalorizzatori: in una centrale elettrica di cdr ne bruci quanto ne vuoi, a che servono gli inceneritori? Dai, che la risposta la sapete…
Via | Raffaele Lombardo Blog
Foto | Flickr
Torna lo spettro degli inceneritori in Sicilia: Guido Bertolaso, poco prima di andare in pensione, ha bocciato il Piano Rifiuti inviato dal governatore Raffaele Lombardo e ha chiesto che in Sicilia si costruiscano almeno due impianti. Il discorso fatto dalla Protezione Civile, in estrema sintesi, è questo: niente termovalorizzatori, niente ok al piano rifiuti e rimozione del commissario straordinario.
Commissario che, al momento, è lo stesso Lombardo. Ma, ecco il gioco, se Lombardo non è disponibile a partecipare al grande affare da cinque miliardi di euro dei termovalorizzatori, allora sarà qualcun altro inviato da Roma a farlo.
Che il piano rifiuti siciliano fosse stato bocciato dal governo si intuiva dalle voci che giravano da giorni. Ora è arrivata la certezza, anche se non c’è ancora la reazione del governatore siciliano che, assai probabilmente, verrà a breve con un videopost sul suo blog. Lombardo, ormai, comunica così nonostante il robusto ufficio stampa della Regione Sicilia. Per i siciliani, in ogni caso, non è affatto una buona notizia: qualunque cosa si decida alla fine, sarà sempre una volontà calata dall’alto che risponde ad un modello già visto.
Continua a leggere: Bertolaso, l'ultimo regalo alla Sicilia: due inceneritori

Raffaele Lombardo, governatore della Regione Sicilia, è sempre più “No Oil”. O, almeno, così si vuole mostrare alla popolazione siciliana. In uno degli ultimi post del suo blog Lombardo torna a parlare delle trivellazioni petrolifere in Val di Noto, specialmente nella provincia di Ragusa.
Trivellazioni che, afferma Lombardo, non ci saranno più perché la Regione ha approvato nell’agosto scorso il Piano Paesistico della Provincia di Ragusa che, esplicitamente, impedisce in moltissime aree l’installazione di impianti di produzione di energia. Dal fotovoltaico alle trivelle.
non posso che ricordare e ribadire che la difesa di quei territori è già un fatto compiuto attraverso il Piano Paesistico della Provincia di Ragusa, approvato nell’agosto scorso, che prescrive il divieto della realizzazione di “tralicci, antenne per telecomunicazioni, impianti per la produzione di energia anche da fonti rinnovabili escluso quelli destinati all’autoconsumo e/o allo scambio sul posto architettonicamente integrati” ivi compreso quindi gli impianti estrattivi a fini energetici
Continua a leggere: Petrolio in Val di Noto, Lombardo: "non arretriamo di un passo"
Sui giornali locali siciliani di oggi si legge la notizia che Palermo è di nuovo in emergenza rifiuti. Il guaio, questa volta, è ai tritovagliatori cioè le macchine che tritano i rifiuti prima che vengano abbancati in discarica in modo da ridurne il volume. Uno di questi apparecchi sarebbe in tilt mentre un altro non funzionerebbe da tempo e solo uno, per di più in affitto, sarebbe in funzione.
E siccome la legge prevede che i rifiuti vengano tritati prima di entrare in discarica, l’Amia (azienda municipalizzata dell’igiene urbana di Palermo) ha deciso che l’immondizia debba restare negli autocompattatori in attesa che riparta almeno uno dei tritovagliatori. Tutto questo perchè, tra l’altro, la discarica palermitana di Bellolampo non è dotata di una stazione di trasferenza. Cioè di un piazzale dove far scaricare i rifiuti agli autocompattatori per poi portarli nelle vasche con i Caterpillar.
A questo, infine, si aggiunge il cedimento strutturale di qualche giorno fa in una delle vasche e la presunta impossibilità che ne deriverebbe a costruire una sella tra due vasche e il gioco è fatto: Palermo è a rischio emergenza rifiuti. Il problema, però, è che questi problemi si conoscono da anni: basti pensare ai trotovagliatori che, come ci risulta da un’intervista girata a fine estate, non hanno mai funzionato.
Che Bellolampo non sia a norma ce ne accorgiamo oggi? I giornali locali siciliani se ne accorgono oggi? Sempre meglio della politica che ancora non se ne è accorta. O, meglio, finge e perde tempo. Anche se, a dirla tutta, nonostante ciò che scrivano i giornali ieri mattina a Palermo immondizia in mezzo alle strade (almeno in centro) ce n’era poca. Se proprio dobbiamo puntualizzare, invece, attualmente la città soffre di un pessimo spazzamento delle strade.

La gigantesca discarica palermitana di Bellolampo, una discarica che da tempo è ormai insufficiente per contenere l’enorme mole di rifiuti indifferenziati prodotti dalla città di Palermo, sarebbe stata interessata da un crollo e, di conseguenza, la quinta vasca appena inaugurata sarebbe stata chiusa.
Il fatto è riportato dalla stampa siciliana ma smentito dall’Amia, la municipalizzata palermitana dei rifiuti, che afferma che a Bellolampo non c’è nessun problema:
Ad oggi, non si è riscontrato alcun cedimento degli argini di contenimento della vasca né, tanto meno, alcun crollo della stessa. Semmai, in corrispondenza della parte sommitale (lato Nord-Ovest) della vasca, si è riscontrata la formazione di un solco tra la stradina di servizio e la vasca. In via preventiva e prudenziale, si è disposta la sospensione temporanea della gestione operativa in vasca per consentire le necessarie verifiche e valutazioni sulle cause dell’evento, al fine di eseguire i necessari interventi, di concerto con chi ha progettato e diretto la costruzione della struttura