L’eco del disastro di Chernobyl continua a farsi sentire sugli animali e le piante a 25 anni e diversi chilometri di distanza, nell’indifferenza generale, mentre da più parti l’atomo diventa l’ospite d’onore celebrato dai talk show televisi come unica alternativa energetica nella nostra Nazione.
Un articolo del quotidiano tedesco “Der spiegel”, intanto, riferisce della crescita del numero dei cinghiali nel Paese dovuta a cause “naturali” come le temperature più miti e l’aumento dei terreni coltivati a granturco che sta creando non pochi problemi anche nelle aree suburbane dove, poco tempo fa, nei pressi di Berlino, un uomo in carrozzina è stato ucciso da una carica di questi suini selvatici mentre si trovava all’interno di un parco cittadino. Ma non è solo questa l’unica modalità attraverso la quale questi animali si guadagnano gli “onori” della cronaca germanica: sarebbe, infatti, sempre più alto il numero degli esemplari abbattuti e i cui valori di radiottività sono risultati superiori di oltre 11 volte il limite massimo di 600 becquerel per chilogrammo imposto dal governo tedesco per la commercializzazione e il consumo delle loro carni. Più in dettaglio, tra il 2007 e il 2009, sarebbero più che quadruplicati gli indennizzi conferiti ai cacciatori per le carcasse di cinghiali con valori di cesio rilevati e giudicati altamente pericolosi. Tale dato, tuttavia, potrebbe risultare fuorviante e poco significativo poiché non chiarisce se determinato da un’impennata nella caccia a questi suini o altro….
Ciò che rileva, pertanto, sono soprattutto i parametri registrati e giudicati altissimi (7.ooo becquerel per kg, nelle zone ai confini tra Germania e Repubblica Ceca) e imputabili prevalentemente alle abitudini alimentari dei cinghiali che prevedono un consumo enorme di funghi e tartufi, ottimi nel gusto ma rei di assorbire con estrema facilità le particelle radiottive e di mantenerle al contrario di altre specie vegetali in cui la concentranzione di queste sostanze tende a diluirsi e a diminuire nel tempo. ..
La verità, come sostiene Greenpeace International, è che non è possibile conoscere nel dettaglio gli effetti a lungo termine di un incidente nucleare, con buona pace di quanti sostengono che proprio le zone scardinate da disastri ecologici o ospitanti delle centrali nucleari potrebbero prestarsi a diventare “paradisi” per la flora e la fauna che, indisturbata, potrebbe riprodursi… anche se un pò “ebbra” di cesio….
Via | spiegel online
Foto | Flickr
Il Comitato di riflessione, informazione e lotta al nucleare (Crilan) avanza seri dubbi sulla sicurezza della centrale nucleare francese di Flamanville. Secondo l’associazione, infatti, la lega M5 di rivestimento delle barre di combustibile nucleare non sarebbe sufficientemente sicura.
Ciò ha portato Crilan, il 10 luglio, a inviare una richiesta all’Autorità di sicurezza nucleare francese per la revoca dell’autorizzazione al reattore EPR di Flamanville.
La stessa associazione, nel marzo di quest’anno, insieme ad altre associazioni e alla rete Sortir du nucleaire aveva affermato di essere in possesso di documenti interni ad Edf dai quali si evince che l’Epr in costruzione a Flamanville presenterebbe un “rischio di incidente maggiore” rispetto al reattore esploso a Cernobyl.
Il Primo Ministro francese Francois Fillon aveva risposto che l’Epr è il reattore più sicuro al mondo nella sua categoria.
Via | Brest Ouvert
Foto | Flickr
I cugini di Gadgetblog hanno dato la notizia che in America, un ragazzo 38enne, Mark Suppes, si è costruito in casa un reattore nucleare, per creare energia pulita. La notizia ha destato clamore ma l’uomo non può essere accusato di nulla, poichè ha utilizzato solo materiali acquistabili legalmente. I vicini di casa hanno manifestato la propria preoccupazione, nonostante la rassicurazione degli esperti: non è pericoloso.
Ma Mark non è il primo, bensì la 38 persona nel mondo in grado di portare a termine il suo progetto. E tutto senza alcuna conseguenza: costruire nel proprio garage un reattore nucleare può quasi essere visto come un hobby. E a questo punto si legittima chiunque a seguire il loro esempio.
Ciò non è dannoso e non provocherebbe incidenti a chi ci circonda. Ma questa cosa, che fino a pochi anni fa sembrava impossibile, non dovrebbe farci riflettere su quanti altri congegni e strutture potranno, nel tempo, diventare “selfmade“? Come potranno le organizzazioni tradizionali monitorare un fenomeno che, come la tecnologia informatica, diventa sempre più potente e alla portata di chiunque?

Rimanda oggi e rimanda domani, Areva ha procastinato ulteriormente l’avvio del reattore EPR di Olkiluoto in Finlandia per la fine del 2012, cioè con tre anni di ritardo rispetto alla data di consegna prevista per la fine del 2009. Lo annuncia un comunicato di Areva.
Secondo il cliente TVO, cioè la società finlandese che poi gestirà l’energia prodotta con il reattore, saranno necessari ulteriori sei mesi per la messa a regime, il che farebbe slittare la data al 2013. OL3, questo il nome del reattore, doveva essere avviato nel 2009, ma a causa di problemi tecnici, legali, di sicurezza e finanche finanziari (si è passati da un budget di 2,3miliardi di euro agli oltre 3miliardi di euro attuali), si è arrivati alla data annunciata del 2013, ma che la stessa TVO stenta a credere possa essere mantenuta.
Il nuovo ritardo comunque, sembra destinato certamente a aumentare poiché a causa di un disegno di legge si sta revisionando il sistema di installazione di alcune condutture. TVO e Areva con il partner Siemens non escludono però la possibilità di costruire un secondo reattore.
Via | Developpment durable le journal
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Apprendo da 02blog che:
nel pieno centro di Milano esiste un reattore nucleare. Risale agli anni Cinquanta, spento dal 1979 e mai più riacceso. E’ situato, a scopo di ricerca, in uno dei giardini del dipartimento di Energia Nucleare del Politecnico di piazza Leonardo. Un piccolo cubo bianco, un vecchio modello di impianto di una potenza di 50 Kw.
Attualmente l’impianto è monitorato costantemente con tutto il carico di personale, sorveglianza, assicurazione, aggiornamento della strumentazione e obbligo che tutto sia sempre in regola. Il decomissioning, cioè lo smantellamento dell’impianto che costerebbe tra i 4 e i 5 milioni di euro è in sospeso, perché non si sa chi dovrebbe farsi carico delle spese, se il Politecnico o il Ministero dell’istruzione.