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Tutti gli articoli con tag regione campania

Emergenza rifiuti in Campania, arriva la condanna dalla Corte di giustizia europea

pubblicato da Marina

La Corte di giustizia europea condanna l'Italia per la cattiva gestione dell'emergenza rifiuti in Campania La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver saputo gestire l’emergenza rifiuti in Campania. Il ricorso fu presentato dalla Commissione europea che già valutò il mal governo di quella emergenza.

In pratica, dice la Corte di Giustizia europea:

Nella regione Campania, i quantitativi ingenti di rifiuti ammassati nelle strade, nonostante l’assistenza di altre regioni italiane e delle autorità tedesche, dimostrano un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare. L’Italia ha peraltro ammesso che, alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali.

Insomma anche i comitati cittadini che spontaneamente sorsero per aiutare a gestire l’emergenza sostenevano che non era sufficiente né sano aprire discariche come quella di Chiaiano o Ferrandelle e andarci a seppellire i rifiuti tal quale. L’occasione, poi persa, poteva essere usata per costruire davvero una filiera per la gestione dei rifiuti in Campania.

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Campania: un progetto per produrre biodiesel dalle terre della camorra. Farà viaggiare gli autobus.

pubblicato da Peppe Croce

Nelle terre della camorra si produrrÃ�  biodiesel E’ stato firmato oggi il protocollo d’intesa tra Regione Campania, Ente autonomo Volturno, gestore dei trasporti pubblici regionali, TechnoDistrict e l’arcidiocesi di Capua che da il via al progetto “Agro-Energy”.

Il progetto è molto interessante perchè consiste nel coltivare alcuni terreni dell’agro aversano, sequestrati alla camorra, con essenze oleaginose utili a produrre biodiesel. Oltre al valore simbolico di strappare la terra ai camorristi, c’è anche un risvolto ecologico che va anche oltre la riduzione del consumo degli idrocarburi.

I terreni sequestrati, infatti, spesso sono contaminati a causa degli sversamenti illegali di rifiuti. Ciò ne pregiudica ogni tipo di sfruttamento per scopi alimentari. Ecco allora l’utilità di coltivarlo per produrre biodiesel: si rimette in produzione il terreno per scopi non alimentari e, contemporaneamente, si aiuta il terreno a smaltire gli inquinanti tramite la coltivazione.

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Mozzarelle di Bufala annacquate: l'Assessore Nappi valuta se diffondere i nomi della aziende coinvolte

pubblicato da Marina

Luca Zaia conferma di aver commissariato il Consorzio per la tutela della mozzarella di Bufala campana Dopo il commissariamento da parte del Ministro Luca Zaia del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana si sono aperti gli inevitabili teatrini di polemiche. Intanto, proseguono i controlli e finiscono sotto sequestro sette caseifici della provincia di Caserta, che però, precisa il Consorzio commissariato non sono tra gli iscritti. Anzi, secondo il Consorzio non ci sarebbe neanche un commissariamento in atto ma come ha dichiarato ieri sera Mimmo Raimondo, vicepresidente del Consorzio a Striscia sono attesi 4 esperti inviati dal Ministro per affiancare il lavoro del CdA. Per la verità è giunta una secca smentita del Ministro Zaia, presente anche sul suo blog in cui precisa:

Il fatto è che il presidente Chianese è stato sollevato dall’incarico con un decreto firmato dal ministro Luca Zaia giovedì 14 gennaio. Ed è stato lo stesso ministro a darne notizia due giorni fa, sostenendo dl avere nominato un comitato di garanzia che,nei fatti, esautora l’azione del presidente. Non solo, ma ha lasciato intuire che altri provvedimenti restrittivi erano allo studio. Non un caso se ieri i Nas di Napoli e Caserta hanno messo i sigilli ad altri sette caseifici, sequestrando alcune tonnellate di prodotto contraffatto con aggiunta di latte vaccino. Il che non attenta alla salute, ma non è consentito dal disciplinare Dop.

La questione è complessa e rischia di innescare una sorta di secessione di molti produttori aderenti al Consorzio. Infatti la Mozzarella di bufala Campana si produce nel salernitano, foggiano e bassa ciociaria. Di qui l’esigenza di conoscere i nomi dei produttori che annacquavano le mozzarelle, sostituendo, secondo le analisi disposte dal Ministro Zaia, almeno il 30% di latte di bufala con latte di vacca.
Dopo il salto le dichiarazioni di Gianfranco Nappi assessore all’agricoltura della Regione Campania.

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Legambiente di Sessa Aurunca: "Al Garigliano stanno terminando la costruzione del deposito di scorie nucleari"

pubblicato da Marina

L'ex centrale nulceare del Garigliano Le dichiarazioni del Governatore Antonio Bassolino in merito al no della Regione Campania alla installazione sul proprio territorio di una centrale nucleare aprono squarci di riflessione anche in seno alle associazioni ambientaliste e si analizzano le contraddizioni “tra il dire e il fare” rilevate a Bassolino.

Secondo Giulia Casella responsabile del Circolo Legambiente di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, la dichiarazione del Governatore della Campania è piuttosto ambigua. Quantomeno, spiega Casella nella sua dichiarazione, sarebbe da fermare la costruzione del deposito sul Garigliano destinato a ospitare scorie nucleari:

Mentre Bassolino dichiara che il territorio è precluso anche ai depositi dei materiali radioattivi, Ganapini, più realisticamente, ricorda che Sogin vuole fare un sito di stoccaggio per la centrale del Garigliano, nonostante l’Autorità di bacino abbia certificato che si tratta di una zona pericolosamente esondabile. A noi tocca qui precisare il ritardo con cui se ne prende atto, dato che il commissario straordinario Carlo Jean, con un’ordinanza del 15 dicembre 2006, nonostante fosse in corso a Sessa Aurunca una Conferenza dei Servizi sul tema dei depositi, autorizzò Sogin a costruire il primo deposito, non a caso chiamato D1. Tutte le associazioni, da Legambiente a Wwf, a Cittadinanzattiva, a Italia Nostra, tutti i partiti presenti nel Comune, nonché le amministrazioni dei Comuni limitrofi, contestarono immediatamente l’ordinanza, scrivendo al subentrato Governo Prodi perché l’annullasse e chiedendo un incontro perché fossero chiare le posizioni del Governo. Furono fatti convegni, assemblee pubbliche, ma da parte del Governo centrale, della Regione Campania, della Provincia di Caserta ci fu un silenzio assordante. Ebbene, la costruzione del D1 (7 milioni e 193.150 euro) è in avanzata fase di realizzazione con la palificazione già ultimata. Si tratta del primo dei quattro moduli già approvati da Apat (oggi Ispra) nel giugno 2004, con una volumetria totale di circa 44-46mila metri cubi. Tutto ciò in attesa di un improbabile deposito nazionale da costruire non si sa dove, per trasferirvi i rifiuti radioattivi giacenti nel frattempo in questi depositi che andrebbero poi demoliti con uno sperpero di decine di milioni di euro.

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Processo Bassolino e "Romiti + altri", a Napoli depongono due chimici sui CDR anomali

pubblicato da Marina

L’esaustivo servizio di Antonino Monteleone racconta della deposizione di due chimici al processo “Romiti + altri” in cui è coinvolto Antonio Bassolino Governatore della Regione Campania e relativo alla gestione dei rifiuti in Campania e dei CDR o meglio conosciuti come ecoballe.

Scrive Monteleone:

Oggi hanno deposto, in qualità di testi, due consulenti dei PM Noviello e Sirleo. I chimici industriali Mauro Sanna e Massimo Falleni. Che si sono occupati di redigere tre diverse consulenze e svolgere un sopralluogo presso ciascuno dei sette impianti oggetto del dibattimento e di valutare anche gli atti amministrativi e la cornice normativa che regolava il bando di gara originario e le successive modifiche. Sottoposto alle domande del PM Paolo Sirleo, è stato Sanna a spiegare come già dalla lettura degli atti sarebbe emersa la circostanza di un aggiramento del capitolato di gara da parte di IMPREGILO-FIBE, vincitrici dell’appalto.

Alla base delle deposizioni un “paradosso” di cui sembra fosse a conoscenza Bassolino. Dice Monteleone:

Per non parlare di quelle clausole che “garantivano” alle imprese aggiudicatarie dell’appalto una quantità notevole e garantita di rifiuti solidi urbani da incenerire a prescindere dalla raccolta differenziata. Sempre Sanna ha affermato che “in alcuni casi usciva più di quello che entrava” con riferimento alla quantità di materiale destinato all’incenerimento. Il CDR prodotto, talvolta, era superiore a quello di progetto e gli scarti inferiori. Un paradosso”. Un paradosso di cui era bene a conoscenza il commissario straordinario per l’emergenza rifiuti dell’epoca che risponde al nome di Antonio Bassolino.

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Frana a Ischia: Legambiente accusa la mancanza di attenzione politica verso la Campania

pubblicato da missunderstanding

legambiente su frana ischia

La frana di ieri a Ischia, episodio nel quale ha perso la vita una ragazza e circa venti persone sono rimaste ferite non è un caso, ma la conseguenza di anni di mancata attenzione politica, abusivismo e dissesto idrogeologico causato dall’uomo, come già segnalato in seguito al disastro di Messina. Così Legambiente, attraverso un comunicato stampa giunto alla nostra redazione, condanna l’incuranza della classe dirigente e l’incuria dei cittadini della Campania, regione dai piedi d’argilla.

Secondo i dati di Legambiente, l’86% dei comuni delle cinque province campane sono classificati a rischio idrogeologico. L’81% delle amministrazioni ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e nelle aree a rischio frana, il 25% delle municipalità monitorate presenta interi quartieri in zone a rischio, mentre il 44% ha edificato in tali aree strutture industriali. In più, nel 23% dei casi presi in esame, nelle zone a rischio sorgono strutture sensibili come scuole e ospedali, oltre a strutture di ricezione turistica.

Ischia non fa eccezione in questo quadro di dissesto e abbandono: l’isola nota per le sue bellezze naturali, è anche conosciuta per l’abusivismo edilizio che la caratterizza, oltre che per i numerosi incendi che rendono il terreno ancora più instabile. Sebbene non si conoscano ancora le cause della frana di ieri, oltre alle piogge e ai cambiamenti climatici, le responsabilità sono sicuramente da cercare nell’azione impunita dell’uomo.

Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, ha commentato così l’accaduto:

Abbiamo a che fare anche con gli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Ma le piogge sempre più concentrate hanno conseguenze ancora più disastrose in quei territori dove già sussistono condizioni di rischio idrogeologico elevato, problemi di abusivismo, incuria del territorio e della sua vegetazione. (…)Bisogna affrontare subito le questioni strutturali e politiche che possano metterci al riparo dal ripetersi di eventi di questo tipo. La gestione accurata e sistematica del territorio deve essere una priorità politica tanto del governo centrale quanto degli enti locali“.

Foto | Flickr

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Campania, la LIPU parte civile contro il clan dei Casalesi e le vasche di bracconaggio

pubblicato da Marina

Processo ai Casalesi per le vasche a bracconaggio Si è aperto oggi il processo contro il clan dei Casalesi relativo al saccheggio del territorio, perpetrato con le vasche di Villa Literno e Castel Volturno, emerso dopo anni di indagini e una maxi operazione anti camorra nota come Volo Libero. La LIPU si è presentata come parte civile. Sono contestati a 14 persone, tra cui i boss Bernardino Terracciano e Carmine Schiavone, i reati di bracconaggio, utilizzo illegale delle acque, truffa a enti pubblici, lottizzazione abusiva, danni alla rete idrica e occupazione di aree demaniali. In pratica i boss e i loro aiutanti avevano fatto costruire delle vasche, dette “puosti” in dialetto, che riproducevano gli habitat naturali di uccelli migratori ma sopratutto specie protette e come scrive la LIPU:

Al centro dello specchio d’acqua i bracconieri vi collocano sagome di uccelli o addirittura anatre legate oppure rinchiuse in gabbie. Gli uccelli migratori vengono attratti con richiami acustici elettromagnetici vietati che riproducono i versi delle specie da abbattere; le vasche sono tutte munite di appostamenti fissi, in muratura chiamati in dialetto “puosti”. Sulle vasche si spara tutto l’anno, ad aironi, falchi, cavalieri d’Italia; uccelli protetti e bellissimi che attraversano due continenti durante il periodo migratorio per poi finire impagliati nel salotto di qualche collezionista. Questa forma di bracconaggio è un fenomeno sociale diffuso, ma rappresenta anche un modo per le organizzazioni criminali di controllare il territorio e sottrarlo alla società civile.

L’operazione “Volo libero” condotta dal Comando Carabinieri Tutela Ambiente e dalle Guardie Volontarie della LIPU iniziò nel 2001 come conseguenza di controlli di routine sul territorio ma solo nel 2005 le vasche furono sequestrate. L’anno dopo a seguito di un appello della LIPU, le vasche furono riconosciute dalla Regione Campania come appartenenti alla riserva naturale Foce Volturno e costa di Licola. Di fatto, però, denuncia LIPU la situazione non è migliorata. Dichiara Rino Esposito, Consigliere Nazionale della LIPU-BirdLife Italia:

Nessun intervento di gestione e manutenzione, né tanto meno progetti di educazione ambientale e di fruizione del territorio. A quattro anni dal sequestro, nonostante la presenza di tre soggetti istituzionali, il Ministero dell’Ambiente, custode giudiziario delle vasche, la Regione Campania e l’Ente di Gestione della Riserva, ci risulta che l’area vige in uno stato di abbandono invasa da rifiuti speciali e che ancora oggi qualche bracconiere incallito continua a sparare.

Via | LIPU
Foto | LIPU

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Torna l'emergenza rifiuti a Napoli

pubblicato da Marina

Torna l'incubo dell'emergenza rifiuti a Napoli La notizia per i napoletani è da incubo: nonostante un Sottosegretario come Guido Bertolaso con tutti i superpoteri del caso, si scopre che di fatto l’emergenza rifiuti non è mai finita e che i sacchetti, spariti dalle strade un anno fa (perché interrati in discariche prima esauste e poi riaperte o in depositi detti di ecoballe) potrebbero presto riapparire come nel peggiore degli incubi.

Bertolaso spiega che la nuova presenza di rifiuti è solo un disagio temporaneo e che bisogna lavorare sulla cultura e sulle multe. Ha detto a Il Mattino:

Gli sversamenti illegali di rifiuti affondano le radici in un problema culturale. È sulla coscienza e sulle abitudini dei napoletani che bisogna continuare a lavorare.

Non spiega però come sia possibile che nelle province campane continuino a bruciare ogni santo giorno rifiuti la cui natura è sconosciuta senza che vi sia alcun intervento, così come quotidianamente denuncia la Terradeifuochi.

Intanto oggi parte la vertenza di circa 2000 lavoratori, addetti alla raccolta differenziata, che si sono visti rinnegare, per una prima tranche di 221, il contratto di lavoro da una sentenza del Consiglio di Stato. I lavoratori li avrebbero dovuti assorbire i Consorzi di bacini, fatto che non è avvenuto. La differenziata di fatto non è si è mai consolidata e la raccolta attualmente si attesta al 20% con l’obiettivo del 30% da raggiungere nel 2010. Intanto la Regione Campania sbloccherà oggi i suoli nella ex zona industriale di Napoli Est, per la costruzione di un nuovo inceneritore che servirà Napoli. Il Sottosegretario Bertolaso spera che se ne possa costruire anche uno in provincia di Caserta, per smaltire i sei milioni di ecoballe stipati nella provincia.

Foto | Flickr

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Caserta, Ganapini autorizza a bruciare le ecoballe nei cementifici.

pubblicato da Marina

La storia che sto per raccontarvi, si potrebbe intitolare “pazza idea”, dove l’idea è quella di bruciare i rifiuti, o meglio i CDR, o meglio le ecoballe, stipate in depositi nella provincia di Napoli, nei cementifici. Ad essere coinvolta è la Regione Campania e il suo neo assessore all’ambiente che è Walter Ganapini, un lungo passato di ambientalista di rango nonché ex Presidente di Greenpeace.

Intanto, come riferisce Rinascita la Commissione Ambiente della Regione Campania è intenzionata a diffidare l’assessore Ganapini, dopo aver sentito Giovanna Maietta (nel video su) presidente del comitato del Parco Cerasola e Centurano e i rappresentanti dei comitati civici, Michele Venturino e Antonio Cuomo del Comitato per la salute pubblica e del Comitato Vivibilità di Maddaloni.

Scrive essenzialeonline:

Se metto ecoballe nel forno, ho un Costo Evitato di Combustibile, ovvero una delle componenti fondamentali della tari(tru)ffa Cip6.Niente di strano, quindi, che oltre a risparmiare i cementari riescano pure a guadagnare.Il problema è: cosa ci finisce in forno?

L’assessore Ganapini, lo scorso 21 luglio ha firmato un protocollo d’intesa con Aitec, Associazione italiana tecnico economica del cemento e Francesco Curcio presidente Aitec ha dichiarato:

Attualmente le imprese cementiere italiane impiegano il 5-6% combustibile da rifiuti contro una media europea di circa il 20% e punte del 50% della Germania. Con questo impiego di combustibile da rifiuti vincono le aziende perché il costo è vantaggioso, vince l’ambiente ed anche la collettività perchè si minimizzano i costi sociali. la qualità del combustibile è assicurata con stringenti protocolli di accettazione e si effettuanosempre verifiche all’arrivo del combustibile. Noi siamo la chiave della tracciabilità dei rifiuti.

L’affare per gli industriali e per l’ambiente non è andato giù ai comitati cittadini che hanno iniziato a sollecitare la Provincia di Caserta alla revoca dell’autorizzazione, così come riferisce Il Corriere di Caserta (3 agosto pag. 5). Permesso già sospeso per 90 giorni dalla Provincia.

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Percolato nel depuratore di Cuma: spiagge inquinate da Pozzuoli a Baia Domitia

pubblicato da Marina

Il caldo incalza e le spiagge del Litorale Domitio non sono praticabili poichè mano criminali hanno messo a repentaglio il lavoro del depuratore di Cuma. Vermi, zecche e acqua inquinata ecco cosa attende che decide di farsi un bagno ristoratore.

Una sentenza del Tribunale di Napoli denuncia che a finire nel depuratore sono state diverse botti di percolato che secondo il giudice monocratico Andrea Faiello che ha condotto l’inchiesta, partita nel 2003, avrebbe compromesso il lavoro dell’impianto di depurazione impedendo l’ossidazione ad opera dei fanghi attivi.

Scrive 9Online:

Il giudice Faiello, nella sentenza di I grado depositata in cancelle­ria meno di un mese fa, ha con­dannato Ferdinando Bosone e Guido Cucciardi, rappresentan­te legale il primo, responsabile tecnico il secondo della ditta Pia­nese, per avere contribuito in modo significativo «all’ammalo­ramento delle strutture e dei macchinari», non adempiendo agli obblighi del contratto tra il privato e la Regione Campania. I due imputati sono stati inoltre riconosciuti colpevoli perché, in concorso tra loro, «con più azioni esecutive di un medesi­mo disegno criminoso, danneg­giavano o comunque deteriora­vano il litorale di Cuma e le sue acque marino costiere, nonché i macchinari e le strutture dell’im­pianto di depurazione.

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