Ecogeo è un app. gratuita per iPhone, iPad e iPod Touch voluta dalla Regione Piemonte per diffondere tra i cittadini molteplici servizi a tutela dell’ambiente.
Tra questi possono essere geolocalizzati gli ecocentri per conferire rifiuti ingombranti, i punti di erogazione dell’acqua pubblica, le colonnine di ricarica elettriche e i distributori a GPL e metano. Accanto alle localizzazioni anche i percorsi a piedi, auto o mezzi pubblici.
In più è stata predisposta una sezione per gli ECOconsigli e dalla Regione assicurano che saranno aggiunti altri servizi. La si può scaricare qui.
Via | Regione Piemonte
Foto | Ecogeoapp
Il signore che vedete accanto è il giornalista Bruno Gambrotta, appassionato di bicicletta. Ha ricevuto ieri il Premio Pensieri&Pedali perché non solo è rappresentante del mondo dello spettacolo ma è un convinto sostenitore della bici. Lui è torinese e Torino con Milano è risultata essere una delle città in cui il bikesharing è molto usato e apprezzato.
La premiazione a Gambarotta è stata inserita nella cornice della conferenza nazionale e annuale “Mobility Management”organizzata da Euromobility e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, Regione Piemonte e Comune di Torino. Tra l’altro è stato anche presentato un corto sull’evoluzione della mobilità dal 1861 a oggi, lungo, dunque i 150 anni dall‘Unità d’Italia.
E tra le tante dichiarazioni ne è emersa una a proposito degli incidenti in bici che non hanno copertura assicurativa. L’Inail ha promesso che entro breve potrebbe essere proposta una soluzione per chi usa la bici come mezzo di trasporto durante il tragitto di lavoro. Ha detto Arcangelo Merella Presidente di EuroMobility:
Il Presidente di Inail Marco Fabio Sartori, pur riservandosi di meglio definire la questione nell’ambito di un tavolo tecnico cui è invitato a partecipare Euromobility, ha dimostrato sensibilità e apertura al problema. Siamo pertanto fiduciosi che questa lunga battaglia, portata avanti anche da Fiab, possa nel breve termine giungere ad una positiva soluzione.
Impianti fotovoltaici sulle aree delle ex discariche. Un sistema per usare pezzi di territorio che diversamente non avrebbero destinazione d’uso il che porta al doppio vantaggio di poter installare per potenza complessiva oltre 56 MW di impianti e di non usare terreni destinati all’agricoltura, come d’altronde già vietato dalla Regione Piemonte.
L’accordo voluto dalla Regione Emilia Romagna, è stato firmato dagli assessori Giancarlo Muzzarelli e Sabrina Freda, da Graziano Cremonini presidente di Confeservizi Emilia-Romagna, Antonio Gioiellieri direttore Anci regionale e Enrico Manicardi direttore Upi Emilia-Romagna:
Considerando le ex discariche gestite da Hera, Iren (la nuova società nata dalla fusione tra Enia e Iride) ed Aimag, potranno essere realizzati 1 milione 214 mila metri quadri di campi fotovoltaici, per una potenza complessiva degli impianti di 56,5 MW, che permetterà di risparmiare ogni anno circa 13.129 TEP (tonnellate di petrolio equivalenti) ed eviterà l’immissione in atmosfera di 39.224 tonnellate di CO2. I siti potenzialmente interessati per quanto riguarda Hera sono 34 in sei province e 8 per la parte che fa capo a Iren.
Via | Regione Emilia Romagna
Foto | Flickr

Dopo il comune di Alba, tutta la Regione Piemonte potrebbe dire no al fotovoltaico a terra. O almeno così vorrebbe la nuova Giunta Regionale guidata dal leghista Roberto Cota che ha appena votato un disegno di legge molto restrittivo che adesso dovrà essere esaminato dal Consiglio Regionale. Si tratta, in sostanza, di una moratoria.
Massimo Giordano, assessore all’Energia, pensa infatti che il fotovoltaico a terra sia un’offesa al territorio, un male da estirpare:
La posizione dell’amministrazione su questi temi è nota dal suo insediamento, questa Giunta sta lavorando per la definizione di nuovi strumenti di incentivazione al fotovoltaico sulla superficie di edifici e in aree marginali. È fra le nostre priorità porre un freno al proliferare di questi impianti su terreni agricoli e con vincoli territoriali. In questi anni c’è stata un’eccessiva crescita di tali installazioni, che hanno deturpato intere aree del territorio piemontese. Si impone quindi una regolamentazione
L’assessore regionale, tra l’altro, anticipa che una mossa del genere potrebbe essere presa anche da altre regioni a causa della mancanza di linee guida nazionali che regolino in maniera chiara cosa si può impiantare e dove e suggeriscano agli enti locali i parametri, uniformi per tutti, per accettare o meno un impianto fotovoltaico industriale:
Il problema di disciplinare questo utilizzo è comune a tutti. Noi abbiamo deciso di intervenire con un disegno di legge, su cui stiamo lavorando, perché da molti anni attendiamo l’approvazione delle linee guida a livello nazionale
Qualunque opinione si abbia sui grandi impianti fotovoltaici a terra, quindi, è ormai chiara una cosa: in Italia si sta rapidamente passando dall’assenza di leggi alle leggi “fai da te”. In ogni caso, un far west…
Via | Regione Piemonte
Foto | Flickr

Ricerca finanziata per due anni da Finpiemonte Partecipazioni grazie a un accordo tra Regione Piemonte e Rockwood Italia S.p.A e il patto prevede che se dopo 18 mesi si saranno ottenuti risultati positivi nascerà in Piemonte una filiera per la produzione di batterie al litio. Il che porterebbe a una facilitazione nell’assemblaggio delle auto elettriche.
Spiega il comunicato della Regione Piemonte:
Rockwood Italia S.p.A., in collaborazione con il Politecnico di Torino, ha depositato un brevetto sulla sintesi di un materiale catodico a base di Litio, ottenuto mediante un innovativo processo molto promettente. Nel breve periodo, l’obiettivo della ricerca condotta da Rockwood Italia S.p.A e Politecnico sarà di verificare la fattibilità industriale del processo che sta alla base del brevetto depositato. Quest’attività impone da un lato la realizzazione di un impianto pilota per definire la corretta tipologia di apparecchiature industriali per la sintesi del materiale a base di Litio, dall’altro la disponibilità delle necessarie apparecchiature per produzione e test delle batterie. Le attività preliminari di start up industriale richiedono un impegno economico complessivo stimato tra i 5 e 7 milioni di euro.
Se il progetto si svilupperà porterà in Italia e Europa la prima filiera del litio attualmente presente in Francia con il solo assemblaggio e in Asia o Stati Uniti.
Via | Regione Piemonte
Foto | Flickr

La regione Piemonte è una di quelle che per prima hanno adottato in Italia un sistema di distribuzione di detersivi alla spina: è dal 2006 che il Piemonte promuove la distribuzione dei detersivi sul territorio attraverso le grandi catene di supermercati. La Regione promuove ed incentiva l’uso anche tra i cittadini e monitora costantemente il progetto.
Tra i vari dati relativi alla distribuzione dei detersivi alla spina, ve ne è uno davvero significativo: il progetto ha permesso di risparmiare circa 550 mila bottiglie di plastica in 3 anni, perché le bottiglie di plastica non sono soltanto quelle dell’acqua che beviamo.
Il numero di bottiglie di plastica risparmiate equivale a più di 33 tonnellate di plastica e ad un risparmio di emissioni in atmosfera di 92,2 tonnellate di CO2. Un ottimo risultato considerato che i distributori di detersivo in Piemonte sono 45: speriamo che il numero delle bottiglie di plastica risparmiate possa aumentare grazie al contributo dei cittadini.
via | regione piemonte
Foto | Flickr
Esattamente tre anni fa su Ecoblog parlammo dell’iniziativa dei detersivi alla spina che ebbe avvio in Piemonte riguardante un programma di diffusione in tutta la Regione. Ebbene, dopo averne segnalato l’iniziativa, ritengo sia particolarmente interessante osservare come questa, a distanza di tempo, sia stata accolta dalla società.
Proprio nei giorni scorsi sono stati diffusi i primi dati (positivi) dopo il primo trienno del programma; ebbene sembrerebbe siano stati venduti 950 mila i litri di detersivo erogati alla spina. Tradotto in parametri ambientali significa che in atmosfera non sono state emesse 92,2 tonnellate di CO2 e si sono economizzati più di 1421 MW/h di energia elettrica e più di 33 tonnellate di plastica.
L’assessore regionale all’Ambiente Nicola De Ruggiero commenta con soddisfazione i dati: da dicembre 2006 hanno aderito al progetto 9 catene commerciali e sono state installate sul territorio 45 macchine erogatrici. Grazie alla capillare presenza sul territorio sono più di 950 mila i litri di detersivo venduti alla spina.

In occasione di Ecomondo 2009, è stato presentato Ecobank, un “innovativo” sistema per la raccolta differenziata di bottiglie di plastica, lattine e acciaio. Realizzato da EPT Engineering & Consulting SpA e Tradingenia SRL, entrambre aziende di Bolzano, l’Ecobank si trova al momento installato solo nella regione Piemonte, nelle città di Alessandria e Valenza.
Si tratta di un sistema evoluto che raccoglie e differenzia per composizione e colore, bottiglie di plastica vuote, non schiacciate e provviste di etichetta e lattine, anche queste vuote e non schiacciate di alluminio e acciaio. Come compenso si riceveranno dei buoni sconto in base al numero di oggetti inseriti da spendere in negozi e supermercati convenzionati della zona. Sarà anche disponibile una card magnetica per accumulare il credito e spenderlo successivamente. Il sistema, sperimentato già nello scorso trimestre, ha dato importanti risultati con la raccolta di oltre 500.000 imballaggi. Tutto questo oltre a soddisfare il cliente ed abituarlo a differenziare i rifiuti, agevola ed abbatte notevolmente i costi della raccolta da parte dell’azienda che se ne occupa, visto che il materiale viene da subito differenziato e compattato per tipologia in contenitori interrati.
Iniziative come Ecobank sono la norma in altri paesi europei dove è già utilizzato da parecchio tempo e con una soddisfazione maggiore da parte del cliente. Ecobank per pezzo inserito regala un buono pari a 2 centesimi contro i 25 centesimi di Berlino. Sicuramente una buona iniziativa da estendere a più città e nei grossi centri commerciali, ma visto il notevole guadagno di chi recupera il materiale riciclato la cifra del bonus regalato dovrebbe alzarsi di una buona percentuale. I clienti raddoppierebbero, le tasche dell’azienda sarebbero comunque piene e ci sarebbe un enorme riduzione della quantità di plastica e alluminio in giro per le città.
Via | Eco-bank
Si potrebbe definire la rivolta delle Regioni, intese come enti amministrativi: Toscana, Piemonte, Calabria, Emilia Romagna e Liguria, a cui nelle ultime ore si è aggiunto anche il Lazio hanno impugnato la Costituzione e hanno deciso che nessuna centrale nucleare potrà essere costruita sul loro territorio senza il consenso dei cittadini. In discussione, ci sarebbe, il Titolo V che regolamenta l’autonomia degli enti locali che sarebbero scavalcati dall’ingerenza statale in materia nucleare.
Filiberto Zaratti Assessore all’Ambiente della Regione Lazio spiega:
Entrando più nello specifico, l’articolo 120 , individua in maniera tassativa i casi in cui il Governo può esercitare i suoi poteri sostitutivi nei confronti delle regioni e degli enti locali che sono: il mancato rispetto di norme e trattati internazionali, e della normativa comunitaria; il pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica; la tutela dell’unità giuridica, economica e dei livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e sociali essenziali, come quelli della sanità. Esclusi i primi due casi che nulla hanno a che fare con l’energia, mi sembra difficile che la localizzazione di una centrale nucleare, in quanto infrastruttura strategica nazionale, possa farsi rientrare così semplicemente nell’ambito della tutela dell’unità economica o dei livelli essenziali dei servizi, dimenticando che il governo del territorio è affidato alla Regione e che l’assenso regionale a qualsiasi localizzazione non è momento eludibile. Tra l’altro il potere sostitutivo si esercita in relazione a specifici atti amministrativi e qui proprio non si capisce come e in relazione a quali atti il Governo possa sostituire la Regione e gli enti locali. La forzatura fatta dal Governo in materia di nucleare con questa legge, solleva quindi forti dubbi circa la costituzionalità della norma.
A Torino, in occasione dell’inaugurazione del nuovo centro di ricerca General Motors all’interno della Cittadella della Ricerca del Politecnico, è stato presentato HydroGen4, il primo veicolo elettrico a celle combustibili a idrogeno.
L’auto è costruita sulla scocca del modello Chevrolet Equinox, che General Motors produce in Canada, ed è dotata di un motore a idrogeno che riduce i consumi e azzera le emissioni di Co2.
La Regione Piemonte, che ha contribuito alla nascita di HydroGen4, fa sapere che investirà circa 10 milioni di euro per la costruzione di distributori di idrogeno sull’autostrada Torino-Milano e per la produzione di vetture prova. E’ in programma la messa su strada di 10 auto e tre bus, per dimostrare che a Torino si va a idrogeno e continuare le sperimentazioni per mantenere Torino al secondo posto in Europa per specializzazioni sull’elettrico a idrogeno.