Che l’eolico sia una delle energie rinnovabili in grado di generare le voglie di fare affari lo si era capito. Giunge così la notizia dell’arresto di Flavio Carboni personaggio piuttosto complesso coinvolto a vario titolo anche in diverse altre inchieste: dal rapimento di Emanuela Orlandi al crack del Banco Ambrosiano. I reati contestati sono: associazione per delinquere e gli art. 1 e 2 della Legge Anselmi sulle associazioni segrete. L’inchiesta è condotta da Giancarlo Capaldo procuratore aggiunto e Rodolfo Sabelli il Pm che stanno indagando anche sul conto del geometra Pasquale Lombardi e di Arcangelo Martino imprenditore campano.
Il nuovo filone dell’inchiesta partita dalla Procura di Roma, però, sembrerebbe mettere in luce la nascita di una sorta di superloggia che lavorava per imprenditori e politici al fine di assicurare con le proprie pressioni il buon esito di appalti e affari. Gli incontri tra Cappellacci e Carboni sarebbero stati cinque e tutti documentati dai Carabinieri. Come riporta il Messaggero:
Documentati dai carabinieri gli incontri tra Cappellaci e Carboni, che si sarebbero incontrati almeno cinque volte. Due volte a Roma, nella casa di Verdini a piazza Venezia, quando era presente anche il senatore Marcello Dell’Utri. Poi a Cagliari in un albergo, quindi a una colazione in un centro convegno di Suelli (Cagliari) e infine a Pula, durante il convegno sul federalismo fiscale, al quale hanno partecipato magistrati di tutt’Italia. L’appuntamento, lo scorso settembre, era organizzato da Lombardi e il sospetto dei pm è che le spese del convegno, oltre centomila euro, siano state saldate dalla Regione.
In ciò si innestano le 44mila telefonate intercettate dal Noe che raccontano di intrecci tra politici e imprenditori a proposito della gestione di una discarica di amianto e fino alle energie rinnovabili per cui sarebbero state richieste corsie preferenziali nell’approvazione dei progetti. Nella stessa inchiesta figurano indagati anche Denis Verdini, coordinatore del PdL su cui pesano le accuse di abuso d’ufficio e riciclaggio e Ugo Cappellacci e coordinatore della Regione Sardegna.
Foto | Il Tafano
L’inchiesta sull’eolico in Sardegna è partita qualche giorno fa dalle indagini della DDA di Roma su Denis Verdini coordinatore nazionale del PdL. I capi d’accusa vanno da corruzione a abuso d’ufficio. E secondo le rivelazioni de Il Corriere della sera e de La Repubblica sarebbe indagato per il medesimo filone d’inchiesta anche Ugo Cappellacci attuale governatore della Sardegna. Secondo i due quotidiani a destare il sospetto è stata la nomina Ignazio Farris a direttore generale dell’ARPAS, l’Agenzia regionale dell’Ambiente.
Dal Canto suo Cappellacci ha dichiarato:
Ho bloccato le pale come un talebano.
Le intercettazioni telefoniche avrebbero rivelato gli affari tra Flavio Carboni, imprenditore, Denis Verdini e Cappellacci a proposito della gestione delle energie rinnovabili. Cappellacci, dal canto suo, non ha mai negato di avere incontrato Carboni che chiese insistentemente a Verdini di aiutarlo a incontrare proprio il governatore. Però specifica Cappellacci che fu un incontro per dissuadere il Carboni dall’intraprendere attività nel settore delle energie rinnovabili:
Carboni mi chiese informazioni sulla possibilità di sottoscrivere accordi di programma con la Regione Sardegna su fonti energetiche alternative. Io gli spiegai che non era possibile, che la precedente normativa lo consentiva, ma che adesso non era più possibile.
Ma le indagini non sembrano concentrarsi sulle attuali posizioni “talebane” del governatore Cappellacci bensì sulle 87 autorizzazioni e finanziamenti allegati, a costruire impianti eolici , concesse in qualità di assessore alla Programmazione e al Bilancio durante la Giunta Italo Masala.
Via | Sardegna Oggi, L’Essenziale, L’Unità
Foto | Ugo Cappellacci
Il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, è indagato a Roma per corruzione in appalti pubblici. Tra le varie attività che, secondo gli investigatori, sarebbero state oggetto di tangenti c’è anche l’eolico sardo.
Tra gli indagati, per questo motivo, ci sono anche il numero uno il dell’Arpa della Sardegna Ignazio Farris e il consigliere provinciale di Iglesias Pinello Cossu.
Un paio di settimane fa i Carabinieri visitarono gli uffici della Regione Sardegna acquisendo tutte le carte inerenti i progetti di impianti eolici che, inchieste a parte, sono al centro di furiose polemiche nell’isola.
Nel mese di marzo, infatti, sull’onda delle critiche alle numerose richieste di autorizzazione per impianti off shore al largo delle coste sarde, il governatore Ugo Cappellacci diede vita a Sardegna energia Spa, società a capitale interamente pubblico con il compito di gestire i progetti degli impianti di produzione di energia, sia rinnovabile e tradizionale.
In quell’occasione, Cappellacci attirò sulla sua giunta feroci critiche da parte di quasi tuttele associazioni ambientaliste: Anest, Aper, Fiper, Greenpeace, Ises Italia, Itabia, Kyoto club e Legambiente.
Via | La7, Corriere della Sera, Il Messaggero, Ecoblog
Video | La7
La Regione Sardegna ha pubblicato la delibera che sancisce la nascita di Sardegna Energia Spa, società a capitale interamente pubblico che avrà il compito di gestire i progetti degli impianti di produzione di energia, rinnovabile e non.
Sin dal suo annuncio, avvenuto a metà mese, questa nuova società ha fatto parlare molto di sé anche se i dettagli dello statuto, i fini e i ruoli della società stessa non erano stati divulgati al pubblico. Anest, Aper, Fiper, Greenpeace, Ises Italia, Itabia, Kyoto club e Legambiente si erano affrettate a criticare la nascente società pubblica affermando che era lesiva della concorrenza. Ora, però, i dettagli sono più chiari, basta leggere la delibera, la relazione e il Ddl regionale.
E, per inciso, i dettagli faranno infuriare ancora di più gli appassionati del mercato libero dell’energia perchè, una volta messa in piedi Sardegna Energia Spa, i privati avranno ancora più difficoltà ad entrare nel settore.
Continua a leggere: Sardegna Energia Spa: fuori i privati dall'energia?
Qualche giorno fa abbiamo parlato della delicata questione riguardante il pericolo tracimazione delle acque ricche di metalli pesanti di una ex miniera sita nel piccolo centro di Furtei nella Provincia del Medio Campidano in Sardegna. Ebbene la bomba ecologica di cui abbiamo parlato appena qualche settimana fa, stava per trasformarsi nei giorni scorsi in vero e proprio dramma arrivando ad un passo dall’esplodere davvero.
A disinnescarla, appena in tempo, i tecnici della Sardinia Gold Mining e gli specialisti inviati dal Comune di Furtei nella miniera d’oro. Infatti, nella notte fra mercoledì e giovedì scorso, a causa della forte pioggia, il bacino di contenimento delle acque della ex miniera ha raggiunto il punto critico e la pompa di sollevamento che rilancia i veleni in un invaso più a monte è andata in avaria. A scongiurare il peggio è stata la prontezza degli operai che l’hanno sostituita con un’altra più efficiente evitando quindi il dramma.
Ancora qualche minuto, fanno sapere le persone che hanno vissuto quei minuti infuocati, e sarebbe stato il disastro: l’acqua della ex miniera d’oro carica di cianuro, arsenico, mercurio, ferro, zolfo avrebbe iniziato a riversarsi nei vicini torrenti inquinando i canali circostanti che servono le utenze di numerosi centri della piccola Provincia sarda e di quella di Cagliari.
Continua a leggere: Sardegna: disastro ambientale evitato in extremis

I progetti di eolico off shore nel golfo di Cagliari, evidentemente, hanno fatto traboccare il vaso: la Regione Sardegna ha imposto un deciso stop agli impianti di sfruttamento dell’energia del vento in mare e ha avocato a sè tutte le competenze in merito di rinnovabili, non solo eolico. Il presidente Cappellacci, infatti, ha annunciato lo stop ai progetti nel golfo di Cagliari e la contemporanea nascita di Sardegna Energia.
Cosa sarà Sardegna Energia non è ancora chiaro. Sembrerebbe, però, che si tratterà di un’agenzia regionale e che avrà il monopolio di ogni progetto di sfruttamento delle fonti rinnovabili. Forse, ma nulla è ancora certo, le aziende private potranno entrare nel mercato tramite convenzioni ad hoc per ogni impianto stipulate direttamente con l’agenzia regionale.
Le associazioni ambientaliste e quelle dell’industria eolica l’hanno presa malissimo e hanno inviato una lettera al govenratore Ugo Cappellacci (firmata da Anest, Aper, Fiper, Greenpeace, Ises Italia, Itabia, Kyoto club e Legambiente) in cui chiedono di ritornare sui suoi passi. Il problema, affermano le associazioni, sarebbe la violazione delle regole basilari della concorrenza. Di certo, però, c’è che fino ad ora nessuna regione italiana era arrivata ad una stretta così forte nei confronti dell’energia verde.
Via | Regione Sardegna, Kyoto Club
Foto | Flickr
Tempo fa Marina su Ecoblog segnalò la notizia della ex miniera d’oro di Furtei, Comune della Provincia del Medio Campidano in Sardegna. In quell’articolo si denunciò la situazione critica di un bacino, sito nel luogo, sottolineando come le acque acide in esso contenute fossero ricche di metalli pericolosi.
Quel bacino era allora a forte rischio esondazione e le possibilità che quelle stesse acque tracimassero e inquinassero le falde dei terreni circostanti erano molto alte. Ebbene, nella giornata di sabato scorso, è accaduto ciò che si temeva: a causa delle forti piogge dei giorni scorsi le acque del bacino hanno tracimato iniziando a filtrare nei terreni circostanti.
Ciò che è successo è davvero preoccupante e potrebbe avere conseguenze devastanti sull’ambiente. Fanno sapere gli esperti che se il livello del bacino non si abbasserà, le acque potrebbero raggiungere quelle del vicino Rio Mannu, determinando una vera e propria bomba ecologica. A lanciare l’allarme è il sindaco del luogo Luciano Cau che dice come la stessa amministrazione abbia la volontà di bonificare la zona, ma che allo stato attuale non ci sia nessuno in grado di farlo.
Continua a leggere: Sardegna: le acque pericolose della ex miniera d'oro di Furtei stanno tracimando
Fu curioso, qualche tempo fa, ciò che accadde sull’isola di Mal di Ventre in Sardegna, dove un partito indipendentista sardo ne occupò il territorio. L’obiettivo era quello di rendere l’area indipendente sia dall’Italia che dalla Sardegna stessa. Non passa un anno ed ecco che un altro paradisio naturale finisce sotto gli onori della cronaca.
Parliamo dell’isola di Serpentara, sita presso Villasimius (Provincia di Cagliari), messa all’asta per la terza volta dal Tribunale Civile di Cagliari. L’isola è un vero e proprio paradiso granitico dove però è assolutamente vietato edificare in quanto fa parte di un’Area Marina Protetta. Nei giorni scorsi il territorio è stato occupato, proprio come avvenne a Mal di Ventre, da un gruppo indipendentista capitanato da Doddore Meloni.
Motivo dell’occupazione? Stando alle dichiarazioni dello stesso leader indipendentista la causa è da ricercarsi non solo nella messa all’asta dell’isola, ma anche nella conseguente possibilità che privati, che non hanno nulla a che vedere con la realtà sarda, la possano acquistare. Il rischio, fa sapere Meloni, è concreto ed anzi pare già sia stata messa su una cordata pronta a rilevarla.
Continua a leggere: Sardegna: Serpentara in vendita. Scatta l'occupazione
La polemica sull’eolico in Sardegna sembra proprio non volersi placare. Proprio qualche giorno fa parlammo a proposito delle proteste relative alla costruzione di un parco eolico off shore nella zona di Is Arenas, un’importantissima meta turistica nonché di alto valore ambientale.
Questa volta invece a finire nell’occhio del ciclone è l’area che comprende i Comuni di Portoscuso e Gonnesa, dove l’azienda Portovesme Srl ha presentato nei giorni scorsi un progetto definitivo per la costruzione di un impianto eolico costituito da 26 aerogeneratori. Sembrerebbe una storia come tante altre se non fosse che l’ubicazione del parco, stando alle intenzioni progettuali, ricade in una zona archeologica di grande interesse.
Alcuni aerogeneratori infatti dovrebbero essere sistemati a ridosso della zona Punta Maiorchina ovvero a meno di 100 metri dai nuraghi Seruci e Murru Moi. L’ubicazione del parco, fanno sapere le amministrazioni locali, è obiettivamente troppo vicina ai resti dell’importantissima civiltà nuragica del luogo. Contestualmente all’approvazione del progetto, partono inoltre le polemiche per un’operazione che sarebbe sembrata sin dai primi momenti poco trasparente sia per la scelta dell’area che per la sistemazione degli aerogeneratori.
In Sardegna è in corso una vera e propria protesta per impedire che venga dato il permesso alla costruzione di un parco eolico off shore. Siamo nella costa occidentale dell’isola, nelle vicinanze del capoluogo della provincia di Oristano, dove sorge una pineta riconosciuta come sito di interesse comunitario e quindi protetto da una serie di vincoli.
Già qualche tempo fa si parlò del sito in questione nelle cronache locali a proposito della costruzione (già eseguita) di un campo da golf. Questa volta però a far balzare agli onori della cronaca l’area di Is Arenas è un gruppo imprenditoriale il quale, aggirando le leggi regionali, ha presentato un progetto per creare un campo eolico off shore costituito da 80 pale da situare a 1 miglio dalla spiaggia.
Secondo il progetto le pale dovrebbero essere alte circa 100 metri sul livello del mare (come un edificio di 30 piani) e verrebbero associate a due cabine di trasformazione (una situata in mare e l’altra a terra) per la cui edificazione, fanno sapere gli oppositori al progetto, verrebbero distrutte vastissime praterie di posidonia che costituiscono oggi un elemento fondamentale di contrasto all’erosione della costa.
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