Aper Grandeolico, associazione che riunisce i gestori di molti dei grandi parchi eolici in Italia, non ci sta a veder massacrati i mulini a vento e ribatte, colpo su colpo, alle tante critiche che questi impianti ricevono da qualche tempo a questa parte. Incentivi, mafia, inutilità, sono solo alcuni dei “falsi miti” che Aper vuole sfatare anche grazie alla sua ultima pubblicazione: il Windbook. Forse la parte più interessante è quella che tratta degli incentivi statali:
I consumatori domestici italiani possono osservare la tariffa destinata alle fonti assimilate (inceneritori, cogenerazione attraverso carbone, scarti di raffineria e industriali) e rinnovabili nella componente A3 della propria bolletta dell’energia elettrica. In base ai dati per il 2009 dell’Autorità per l’Energia elettrica ed il gas e del Gestore dei Servizi Energetici, la parte dei certificati verdi per l’energia eolica rappresenta meno del 9% della componente A3 e lo 0,5% dell’intera bolletta. Ciò significa che, a livello tariffario, una famiglia italiana spende mediamente per l’energia eolica il costo di due caffè all’anno
Caffè a parte, un altro mito sfatato è quello del vento che mancherebbe in Italia:
La producibilità media del parco eolico installato riferita all’anno 2009 in Italia è stata di 1.580 ore equivalenti di produzione a massima potenza, poco inferiore a quella tedesca (1.700 ore)
Da notare il termine “producibilità” e non “produzione” perché, effettivamente, 1.580 ore di produzione l’eolico italiano non le fa: a causa della scarsissima qualità della rete elettrica italiana spesso e volentieri le pale vengono fermate per evitare sovraccarichi. Verrebbe da chiedersi se questo è colpa del vento, degli incentivi o della mafia…
Via | Aper Grandeolico
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Il titolo non tragga in inganno: sarebbe bello che il nostro pianeta fra poco meno di vent’anni vivesse soltanto di energie rinnovabili agli attuali consumi, purtroppo la strada per raggiungere questo sogno probabilmente è ancora tanto lunga. Eppure, nonostante gli evidenti limiti tecnologici che ci separano da un quadro di questo tipo, impazza sull’web questa notizia che alimenta a mio modo di vedere soltanto false speranze. A raccontarcela sono Mark Delucchi dell’Università della California e Mark Jacobson di quella di Stanford che, sulla rivista Enegy Policy, hanno pubblicato i calcoli per una lista della spesa per un mondo alimentato soltanto ad energia verde.
Nel taccuino sono finite circa 4 milioni di turbine eoliche da 5 MW di potenza, 90mila grandi centrali solari da 300 MW, sia del tipo fotovoltaico che a concentrazione e circa 1,7 miliardi di piccoli pannelli fotovoltaici da 3 kW da installare sui tetti delle case del pianeta, praticamente in quasi tutte capanne comprese. A completare il mix energetico contribuiscono anche centrali geotermiche e marine il cui sviluppo al momento per differenti motivi è ancora limitato. I due ricercatori nel loro studio di ricerca pongono in risalto il fatto che se ancora non si è arrivati a questo obiettivo il problema sia attribuibile soltanto alla volontà politica.
Lungi da me pensare che in gran parte del mondo la politica non abbia rappresentato (e continui a farlo) un peso allo sviluppo delle rinnovabili, tuttavia ritengo pure che sia un po’ troppo semplicistico ragionare in questi termini. La ricerca nelle tecnologie verdi inoltre sappiamo tutti che, rispetto a dieci anni fa, ha compiuto importanti passi in avanti e siamo tutti consapevoli che per una loro diffusione si può e si deve fare di più in tutto il mondo. Ipotizzare quindi come unica ricetta l’installazione di un numero definito di impianti nel pianeta e indicare la politica come panacea di tutti i mali sono conclusioni che a mio modo di vedere sanno di demagogia.
Appena l’anno scorso parlavamo di un intento di programma degli Stati del nord Europa per diffondere l’eolico off shore nella parte settentrionale del continente. Ebbene, nelle scorse settimane si è fatto un passo in avanti verso questa direzione essendo stato approvato un progetto di grandi dimensioni per la costruzione di una rete elettrica che collegherà tutti i parchi eolici offshore del mare del nord con i Paesi che vi si affacciano. A firmare l’accordo i ministri di Svezia, Danimarca, Germania, Olanda, Lussemburgo, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia e Belgio.
La notizia assume una certa valenza sia per tutta una serie di motivi squisitamente tecnici (maggiore facilitazione della distribuzione di elettricità), ma soprattutto perché inevitabilmente ne verrà fuori una semplificazione delle procedure burocratiche per lo start-up degli impianti eolici. L’evidente vantaggio sarà quello di avere una rete elettrica capace di coordinare al meglio più centrali non programmabili, come appunto quelle eoliche. Il progetto quindi merita particolare attenzione e dimostra per l’ennesima volta l’anima verde non fine a sé stessa dei Paesi nordici del nostro continente.
In questi luoghi infatti la diffusione delle tecnologie verdi non avviene soltanto attraverso la messa a punto di nuovi impianti di energie rinnovabili, ma anche e soprattutto grazie ad iniziative mirate come la costruzione di reti elettriche intelligenti, condizione necessaria per garantire continuità nell’approvvigionamento energetico delle fonti pulite.
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Terna ha annunciato, a fine settembre, di essere entrata nel progetto Desertec con quote paritetiche rispetto agli altri partner europei ed africani.
Il progetto, come ormai i lettori sanno bene, prevede l’installazione nel deserto nordafricano di centinaia di megawatt di pannelli solari termodinamici per produrre energia elettrica per la riva sud del Mediterraneo come anche per quella nord: è previsto, infatti, anche il collegamento elettrico con l’Europa.
Collegamento che dovrebbe essere doppio: uno dalla Spagna e uno dal medio oriente attraverso la Turchia. E, a questo punto con l’interessamento di Terna, anche triplo con un terzo cavo che parte dalla Tunisia e arriva in Italia.
Non per niente l’Amministratore Delegato della Desertec Industrial Initiative, Paul Van Son, ha dichiarato:
Continua a leggere: Desertec: entra pure Terna. E l'Africa potrebbe essere più avanti dell'Italia

Simone Togni, segretario generale dell’Associazione italiana energia dal vento (Anev) rompe gli indugi e prende la parola per commentare l’inchiesta sulla presunta P3, l’eolico e la malapolitica. E commenta, soprattutto, il modo in cui la vicenda è stata raccontata. Lo fa rilasciando un’intervista a Terra, il quotidiano dei Verdi.
Inutile dire che Togni difende il settore, partendo dal fatto che nell’inchiesta sull’eolico sardo non ci sono imprenditori del vento indagati. Togni, poi, “mette i puntini sulle i” per togliere di mezzo la parola appalti:
L’eolico è un settore in cui non esistono appalti. Per fare un appalto occorre che ci sia un’opera pubblica che la pubblica amministrazione decide di affidare a un privato con una gara. Nelle rinnovabili non funziona così. La legge dice che il vento, come tutte le risorse ambientali, non è una risorsa disponibile. Inoltre, gli impianti non si possono neanche sovvenzionare: non ci sono meccanismi per cui io posso prendere soldi per installare una pala. L’eolico è un’altra cosa
Alla domanda di Simonetta Lombardi sulle possibili infiltrazioni mafiose nel settore dell’energia eolica Togni, assai onestamente, ammette:

La Sicilia, a causa della sua obsoleta rete elettrica ad alta tensione, avrà grossi problemi a mettere in rete l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. E, già oggi, subisce un numero di black out sei volte superiore alla Lombardia.
Analisi impietosa, basata sui dati 2009 dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, quella di Cgil Sicilia che mette in luce la distanza abissale dell’isola, naturalmente candidata ad essere una protagonista nel settore delle rinnovabili, e il resto d’Italia.
Nel 2009, infatti, la durata media nazionale delle interruzioni per cliente è stata di 78 minuti, contro i 90 minuti del 2008, mentre la durata delle interruzioni per cliente di responsabilità delle imprese distributrici (escludendo gli eventi meteorologici eccezionali) è stata di 46 minuti a livello nazionale (miglior risultato di sempre), di 30 minuti nel Nord Italia, di 41 minuti nel Centro Italia e di 73 minuti nel Sud Italia. Ma, come fa notare il Dipartimento Energia e Rifiuti di Cgil Sicilia, l’isola è riuscita a fare peggio di tutti, persino di sé stessa:
Continua a leggere: Terna si è fermata ad Eboli: Sicilia regina dei black out

Chi abita al sud Italia avrà già notato i primi fastidiosi black out, dovuti all’eccessivo carico sulla rete elettrica derivante dall’accensione contemporanea di migliaia di condizionatori. La storia si ripete ormai da anni, da quando questi apparecchi che divorano energia si sono diffusi in tutti gli uffici e in moltissime case.
La situazione, poi, è aggravata dal fatto che specialmente gli uffici sono ancora dotati di vecchi impianti di condizionamento. Quei cassoni belli grossi, per intenderci, dotati di tecnologie ormai obsolete e consumi oggi improponibili. I nuovi apparecchi, al contrario, pur non essendo dei campioni di risparmio energetico almeno hanno consumi inferiori.
Ma, evidentemente, non basta diminuire i consumi del singolo impianto se poi il numero complessivo di condizionatori si moltiplica. Ecco, allora, che alcuni big del settore iniziano a fare le prime contromosse: LG, ad esempio, inizia ad avere in catalogo i primi condizionatori dotati di pannello fotovoltaico integrato.
Giusto ieri parlavamo della previsione, decisamente ambiziosa, di PricewaterhouseCoopers di un’Europa 100% rinnovabile nel 2050. Una previsione che, per divenire realtà, avrebbe bisogno di una fortissima integrazione dei mercati dell’energia di tutti gli stati europei e di quelli del nord Africa. A dare man forte a questa speranza arriva il direttore generale europeo per l’energia, Philip Lowe.
In una intervista al quotidiano inglese Guardian Lowe parla della futura Agenzia europea per la cooperazione dei regolatori nazionali, una sorta di authority delle authority. Tale agenzia, secondo le previsioni di Lowe, dovrebbe vedere la luce entro marzo dell’anno prossimo e avere una cinquantina di addetti alle sue dipendenze.
Scopo della super authority dovrebbe essere quello di armonizzare le regole sulla produzione e distribuzione di energia, specialmente da fonte rinnovabile, a livello europeo per favorire la nascita di una “supergrid” continentale capace di veicolare l’energia prodotta in tutti gli stati membri.
Continua a leggere: Europa 100% rinnovabile? Si inizia con l'Authority unica
È di questi giorni la notizia di come le principali Borse elettriche europee abbiano un piano per mettere su una piattaforma comune entro il prossimo anno. Si tratta in sostanza di un meccanismo coordinato di formazione del prezzo dell’energia nei mercati delle regioni nordiche, centro-occidentali e meridionali dell’Europa che coinvolgerà alcune fra le più importanti città europee: Amsterdam, Bruxelles, Madrid, Oslo, Parigi, Lipsia e anche la nostra Roma.
Il progetto è chiamato “Price Coupling of Region” (PCR), ed è finalizzato a porre le basi per la creazione di un vero mercato europeo dell’energia. L’iniziativa, per quanto sperimentale, a mio modo di vedere nasconde un aspetto interessantissimo in ottica di sviluppo della rete elettrica e quindi di regolamentazione delle fonti rinnovabili.
Attraverso l’attuazione di tale proposta si potrebbero finalmente creare le basi affinché i gestori di rete e gli operatori di mercato possano attuare in tempi rapidi una soluzione comune per il processo di formazione dei prezzi (price coupling) nel mercato del giorno prima in tutta Europa. Di questo modo sarà possibile organizzare un mercato più globale, strumento necessario non solo da un punto di vista economico, quanto, e tengo a sottolinearlo, per dare maggiori possibilità di sviluppo alle fonti rinnovabili e alla loro immissione in rete.

L’incredibile storia di Christine Stevens di Avondale in Arizona inizia un anno fa e termina lo scorso mese di dicembre con un epilogo tra il tragico e il ridicolo. Dunque Christine che ha 47 anni attraversa lo scorso anno un momento molto difficile arrivando a perdere il lavoro. Non riesce a sostenere le spese della casa di cui è proprietaria e l’APS, la società elettrica le stacca la fornitura. Christine non si arrende e fa ricorso a 6 pannelli solari, per la produzione di energia elettrica e a una ghiacciaia al posto del frigo.
L’APS e scopre per caso che Christine non è più allacciata alla rete elettrica, poiché precedentemente era scattata una denuncia per manomissione al contatore elettrico, con una multa di 400 dollari regolarmente saldata. A quel punto gli ispettori della compagnia elettrica fanno i loro sopralluoghi e scoprono i pannelli solari. Detto fatto la denunciano perché non rispetta le norme di sicurezza previste dal Regolamento edilizio e sollecitano il Comune di Avondale a intervenire.
Infatti, secondo il Regolamento di Avondale le case devono essere alimentate da energia elettrica a sufficienza tanto da garantire al massimo 31 gradi Celsius in inverno e 20 gradi celsius in estate.
Morale della favola, Christine ha avuto i sigilli alla sua casa e ha dormito per 11 giorni in auto; le è stata comminata una multa di 1338 dollari per le tasse non evase alla APS.