
L’Europa è chiara: smettiamola di svendere alla Cina e al resto dell’Asia materie prime da riciclare. Teniamocele in Europa e avviamo un ciclo virtuoso di recupero come perno della Green economy: l’industria del riciclo può davvero risollevare l’economia europea.
L’analisi è pesante e è contenuta nel Rapporto Earnings, jobs and innovation: the role of recycling in a green economy redatto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente EEA. Si legge che i ricavi dal riciclo sono elevati e veloci e reggono la botta della crisi che stiamo vivendo:
Dal 2004 al 2008 il fatturato delle sette principali categorie di rifiuti riciclabili è quasi raddoppiata arrivando a oltre 60 miliardi di euro nell’Unione europea. A causa di un calo della domanda e di prezzo delle materie prime durante la recessione economica il fatturato del riciclo è diminuito stabilizzandosi alla fine del 2008 e nella prima metà del 2009. Il recupero è però iniziato.
Il riciclo è una procedura particolarmente preziosa per assicurare la fornitura di risorse critiche come i metalli rari, essenziali per l’UE, pioniere di nuove tecnologie. Le importazioni di rifiuti di metallo prezioso in Europa sono aumentate del 50% tra il 2000 e il 2009 – l’unico gruppo di materiali riciclabili, che e cresciuto notevolmente durante questo periodo.
Tuttavia ne sprechiamo ancora troppi e dunque accanto al riciclo diviene necessario un uso più razionale e ragionato di queste risorse.

Hammarby Sjöstad, quartiere sostenibile di Stoccolma, è un progetto eco-friendly, che, una volta completato nel 2015, conterà 11.000 unità residenziali per più di 30.000 persone: l’obiettivo della sua pianificazione è stato quello di creare un ambiente basato sull’uso delle risorse ecosostenibili e rinnovabili, ove il consumo di energia e la produzione di rifiuti sono minimizzati ed il risparmio delle risorse, il riuso e il riciclo massimizzati. Hammarby Sjöstad, letteralmente significa “città sull’acqua” e fa di questo elemento anche la sua principale risorsa energetica. Il calore delle acque reflue trattate è utilizzato per il riscaldamento di acqua nel sistema di teleriscaldamento, il prodotto dello scarto serve invece per il sistema di raffreddamento. La vecchia area industriale su cui nasce è stata prima di tutto interamente bonificata, eliminando 130 tonnellate di olio e grassi e 180 tonnellate di metalli pesanti.
Per l’intero progetto del quartiere, che si sviluppa sulle sponde di un bel lago,sono stati imposti rigidi requisiti ambientali sugli edifici, sui sistemi tecnologici e sul sistema del traffico e chiunque vi vive fa parte di un ciclo ecologico.
Il forte investimento nel verde pubblico poi ha fatto si che parchi e giardini fossero uniti alla riserva di Nacka e alla foresta di Arsta, penetrando poi nel quartiere in forma di lunghi e verdi corridoi. Il disegno architettonico del quartiere è moderno e si focalizza su materiali salutari per l’uomo e sostenibili ambientalmente come vetro, legno, acciaio e pietra e prodotti ecocertificati, evitando i materiali contenenti sostanze tossiche.
Continua a leggere: Svezia, il quartiere ecologico di Hammerby Sjöstad
La carta riciclata è stato uno dei primi mantra dell’ambientalismo. Riciclare carta è semplice, economico, conveniente e di grande soddisfazione per la persona che non è costretta a cambiare il proprio stile di vita e prova la naturale soddisfazione di utilizzare qualcosa che fa “bene all’ambiente“.
In realtà il concetto di riciclo della carta dovrebbe essere superato da un obiettivo fra i più semplici da realizzare: tendere ad azzerare il consumo stesso del materiale sfruttando i supporti elettronici che ormai ci permetto di disegnare, scrivere e leggere senza alcun bisogno di abbattere alberi.
Sta iniziando a succedere questo negli Stati Uniti? Chissà. L’ultimo dato dell’American Forest & Paper Association (AF & PA) parla di un calo dei consumi della carta riciclata. I 2 milioni e 560 mila tonnellate del prodotto consumato nel mese di Agosto 2011 sono il 6% in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Su base annua il calo è del 4%, a fronte di un consumo di carta non riciclata stabile, i produttori stanno compensando con una crescita delle esportazioni del 14%. Smetteremo prima o poi di sprecare carta?
Via | Earth 911
L’idea è semplice: usare un telaio in legno e applicarci su mezze bottiglie di plastica riciclate per creare un mini orto verticale. I passaggi per costruire l’orto li trovate qui.
L’idea è interessante sopratutto se si vogliono piantare erbe aromatiche: basilico, menta, rosmarino, trovano una collocazione ideale nella struttura verticale e sono così anche facili da cogliere.
Inoltre non si spreca acqua per innaffiare: quella che viene versata nei vasi superiori gocciola poi in quelli inferiori.

Prima dell’app per iPhone ecco un numero verde, cioè totalmente gratuito, 800-855811 per conoscere dove conferire il tetrapack.
Altra possibilità è consultare il sito Tiriciclo e effettuare la ricerca per comune di residenza. Si visualizza una mappa in cui è indicato se il comune adotta la differenziata per il tetrapack e si possono poi conoscere le modalità di conferimento.
Il numero verde è attivo dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

Costruire una scuola con bottiglie di plastica e malta. Non è solo riciclo creativo di rifiuti, ma è molto di più. Il progetto Bottle school è stato portato a termine dalla MyShelter Foundation nelle Filippine, nella città di San Pablo Laguna nei pressi di Manila.
Tra gli obiettivi della Fondazione proprio la diffusione dell’architettura sostenibile che utilizzi materiale ricavato in loco. E a San Pablo Laguna abbondano le bottiglie in plastica e in vetro. A gestire il progetto Illac Diaz che ha raccontato di come lo abbiano anche deriso quando ha avanzato la sua idea:
Non è mai una cosa facile per le persone pensare a costruzioni alternative. Quindi non li biasimo. E’ davvero molto difficile ottenere sostegno su qualcosa se la gente non sa cosa di cosa si sta parlando e se non è mai stato visto prima. Ogni anno ci mancano circa 7.000 classi. Questa carenza non è causata solo dalla crescente popolazione di studenti, ma anche dalle aule che sono danneggiate ogni anno dai forti tifoni. D’altra parte bere una soda richiede solo 7 minuti, mentre una bottiglia di plastica sopravvive almeno 700 anni. Così abbiamo pensato a questa nuova soluzione sostenibile, che è sia educativa sia ambientale.
Via | Manila Bulletin
Foto | Architecture View
Si possono recuperare ceramiche e riciclarle in opere d’arte? Vi parlo di ceramiche rotte, scheggiate, sbrecciate. Si se passano tra le mani e i pennelli di Maddalena Vantaggi e Gabriele Tognoloni che si sono divertiti a cogliere le ispirazioni delle ceramiche Rampini e Cerbella. Nella gallery il risultato.
Gli oggetti sono in mostra a Gubbio fino al 29 dicembre presso gli ex archivi della Residenza municipale in via Lucarelli. Spiega Maddalena Vantaggi:
Rimettere in circolazione un bene ancora utilizzabile, allungandone il ciclo di vita, evita il consumo di materie prime per la produzione di uno nuovo. Inoltre, recuperando i manufatti difettosi, si risparmiano l‟energia e i costi necessari per lo smaltimento che le imprese sono costrette ad effettuare almeno una volta all‟anno.Sarebbe interessante se “di(af)fetti” si strutturasse come format: in ogni edizione del progetto mi piacerebbe coinvolgere un artista diverso.
Non è una novità però il recupero e il riciclo nell’arte. Spiega Ettore Sannipoli critico d’arte:
In tutto il ‘900 il frammento ha esercitato un notevole fascino basti pensare ai magistrali esempi offerti da Gaudì al parco Güell di Barcellona, realizzato con variopinte ceramiche di recupero e pezzi di vetro o agli arredi della casa di Jorn ad Albissola Marina, arricchita con pannelli murali in ceramica. Nel campo del design sono da ricordare gli esperimenti di Enzo Mari, che nei vasi “Per forza di levare” (1994) colpisce con colpi di mazza i cilindri in porcellana di grosso spessore per ottenere forme fratturate sempre diverse.

Legambiente e La Nuova ecologia hanno consegnato il Premio nazionali Ambientalista dell’Anno ad Antonio Diana, imprenditore casertano che recupera e ricicla la plastica con questa la motivazione:
L’imprenditore ha avuto il merito di dimostrare che si può fare impresa in maniera seria e coerente a Caserta come a Milano e che un’Italia diversa è possibile, nonostante le pressioni della criminalità organizzata.
Antonio Diana è il fondatore e l’amministratore delegato della Erreplast di Caserta, azienda che si occupa del recupero di materie plastiche da reinserire nel ciclo industriale. Ha ottenuto un terzo dei voti espressi dai lettori de La Nuova Ecologia e rappresenta la Campania che ce la fa recuperando e riciclando plastica in una regione come sappiamo molto problematica sotto questo aspetto. La premiazione si è svolta stamattina in occasione della presentazione di ”Comuni ricicloni della Campania”.
Giorgio Crepaldi,portavoce di un comitato cittadino che si batte contro la costruzione di una centrale a carbone si è classificato in seconda posizioni. Terze le sei protagoniste del film “Donne contro l’Ilva”che racconta la storia vera di sei attiviste impegnate contro lo strapotere dell’acciaieria tarantina.
Via | La Nuova Ecologia

E’ necessario riferirsi alla tecnologia come BFC (Bulk Filled Compound) che e’ relativa al brevetto congiunto tra il CNR (i ricercatori sono il Dr. Mario Malinconico e il Dr. Maurizio Avella) e alcuni ricercatori privati, e che riporta e difende il processo. Nel brevetto WSMC, successivo, viene solo rivendicato un macchinario pilota per la produzione del BFC da parte di alcune aziende private che hanno interesse all’industrializzazione di una delle versioni del processo, e che non e’ rivolto alla vetroresina. Ma e’ solo uno dei modi di applicare il processo, altri brevetti verranno, ad esempio quelli specifici per il vetroresina da imbarcazioni. La ringrazio della precisazione.
Mario Malinconico
E’ appena entrata in vigore definitivamente la direttiva 2008/98/Ce (il termine ultimo fissato per il recepimento era proprio ieri) che include le linee guida anche per il recupero dei rifiuti speciali, tra cui la vetroresina usata per le barche. Da oggi, la vetroresina che compone lo scafo di una barca deve essere smaltita dal cantiere che l’ha prodotta. Idem per gli stampi. Al ICTP-Cnr di Pozzuoli hanno studiato come recuperare la vetroresina, rendendola dapprima sabbia finissima e in seguito assemblata secondo la tecnologia BFC (Bulk Filled Compound) WSMC (Waste Sheet Moulding Compound) brevettata dall’ICTP Cnr spiegata così da Altomareblu:
La tecnologia WSMC (Waste Sheet Moulding Compound)brevettata da alcuni ricercatori dell’ICTP/CNR di Pozzuoli si fonda sul riutilizzo degli imballaggi di polistirolo fluidificandoli in modo da poter essere caricati con materiale inerte come la vetroresina macinata. Il prodotto finale a basso peso specifico ed alta resistenza, potrà servire per strutture nell’industria aeronautica, automobilistica, e naturalmente nautica.
Non sembri un problema di poco conto il riciclo della vetroresina: attualmente non esistono impianti e appunto può anche rappresentare una buona occasione di rilancio per molte aziende.
Ha dichiarato Antimo Di Martino consigliere Ucina Confindustria Nautica (l’associazione di categoria che raggruppa 500 costruttori) con deleghe ambientali che:
Oggi solo il 9% di una barca è realmente riciclabile e questo a causa della complessità delle sue componenti.
Continua a leggere: ICTP Cnr di Pozzuoli e Ucina per riciclare la vetroresina delle barche
Roberto Santolamazza, (ultimo a destra) di treviso Tecnologia, conclude questo giro di interventi . Presenta il progetto RIECO- rete innovativa per la valutazione della Eco compatibilità dei prodotti- che ha tra i suoi obiettivi l’ottimizzo del ciclo di vita dei prodotti attraverso l’incremento dell’intensità di utilizzo dello stesso; la diminuzione delle risorse; la gestione del fine vita dei prodotti.
Il progetto è di tipo formativo e finanziato per aziende e inoccupati. Per le aziende c’è la possibilità di organizzare progetti formativi in azienda su tematiche quali Eco design e Life Cycle asessment o il trasferimento tecnologico come supporto all’innovazione.