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Stati Uniti: nei primi sei mesi dell'anno le rinnovabili hanno prodotto la stessa energia del nucleare

pubblicato da Peppe Croce

Stati Uniti: nei primi sei mesi dell'anno le rinnovabili hanno prodotto la stessa energia del nucleare

Secondo gli ultimi dati dell’Energy Information Administration, ente americano che dipende dal Dipartimento dell’Energia (Doe), nei primi sei mesi del 2010 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stata praticamente pari a quella da fonte nucleare. Il Monthly Energy Review, infatti, fotografa la produzione di energia mese per mese e per semestri e, nel suo ultimo bollettino, conferma la crescita delle rinnovabili a fronte di una stasi del nucleare.

Le rinnovabili, nel complesso, hanno prodotto in questi sei mesi 4.106 miliardi di Btu (British Thermal Unit, unità di misura utilizzata per l’energia nel Regno Unito e negli Stati Uniti) mentre il nucleare ha prodotto 4.129 miliardi di Btu.

Tra le energie verdi il grosso della produzione (2.065 miliardi di Btu) proviene dalla biomassa (rifiuti compresi, circa 200 miliardi di Btu) e dall’idroelettrico (1.337). Segue l’eolico (448), il geotermico (186) e il fotovoltaico (54).

Interessanti, come accennato, i trend di crescita negli ultimi anni: nucleare praticamente fermo come le fonti fossili (che restano, comunque, lo zoccolo duro della produzione elettrica americana) mentre tra le rinnovabili cresce abbastanza lentamente il fotovoltaico e molto più rapidamente l’eolico. La biomassa cresce più veloce di tutti grazie alla legna e ai biocombustibili.

Tutti i dati si possono leggere nel rapporto Monthly Energy Review.

Via | Eia-Doe

Quel miserabile ronzio delle rinnovabili...

pubblicato da Peppe Croce

Quel miserabile ronzio delle rinnovabili...

Un articolo pubblicato dal New York Times il 5 ottobre, “For Those Near, the Miserable Hum of Clean Energy“, racconta la protesta degli abitanti di Vinalhaven, isola di fronte la Penobscot Bay, nello stato americano del Maine, contro le turbine eoliche. Lo stesso New York Times, per inciso, pochi giorni fa aveva benedetto le quattro pale eoliche installate in un paesino dell’Abruzzo.

L’impianto di Vinalhaven, tre turbine di grandi dimensioni, è stato da poco installato e, inizialmente, è stato ben accolto dagli abitanti. E’ bastato poco, però, per far cambiare loro idea:

Nei primi 10 minuti, le nostre mascelle sono cadute a terra. Nessuno nella zona ci poteva credere. Facevano così tanto rumore!

Dice Art Lindgren, uno degli intervistati, al NYT che raccoglie anche altre testimonianze. Ma il giornale fa anche di più: prende in mano gli studi, quelli dell’industria del vento, quelli indipendenti del Dipartimento per l’Energia (Doe) e quelli dell’Acoustic Ecology Institute, una sorta di istituto online che raccoglie dati sull’impatto acustico degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile.

L’industria, ovviamente, dice che “non c’è alcuna prova scientifica che i suoni udibili o sub-udibili emessi dalle turbine eoliche possono avere effetti nocivi diretti sulla salute umana”. Per arrivare a questo risultato ha messo su un gruppo di studio formato da medici.

Il Dipartimento dell’Energia, invece, ha appurato che il valore economico delle proprietà private che si trovano vicine a questi impianti non hanno subito ripercussioni.

L’Acoustic Ecology Institute, infine, ha messo in luce che su 250 impianti eolici sorti l’anno scorso negli Stati Uniti solo una dozzina ha creato malcontenti.

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Desertec: entra pure Terna. E l'Africa potrebbe essere più avanti dell'Italia

pubblicato da Peppe Croce

Il nucleare ucciderà il progetto desertec? Primi problemi in Algeria e GermaniaTerna ha annunciato, a fine settembre, di essere entrata nel progetto Desertec con quote paritetiche rispetto agli altri partner europei ed africani.

Il progetto, come ormai i lettori sanno bene, prevede l’installazione nel deserto nordafricano di centinaia di megawatt di pannelli solari termodinamici per produrre energia elettrica per la riva sud del Mediterraneo come anche per quella nord: è previsto, infatti, anche il collegamento elettrico con l’Europa.

Collegamento che dovrebbe essere doppio: uno dalla Spagna e uno dal medio oriente attraverso la Turchia. E, a questo punto con l’interessamento di Terna, anche triplo con un terzo cavo che parte dalla Tunisia e arriva in Italia.

Non per niente l’Amministratore Delegato della Desertec Industrial Initiative, Paul Van Son, ha dichiarato:

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Deep Green, il Kite Gen sottomarino che sfrutta le correnti del mare

pubblicato da Peppe Croce

Girovagando per internet mi sono imbattuto in un progetto interessante: si chiama Deep Green e lo sta sviluppando la società Minesto che, a sua volta, è uno spin off della ben più nota Saab.

Deep Green assomiglia moltissimo ad un progetto italiano, il tanto amato-odiato Kite Gen, che sfrutta le correnti d’alta quota per produrre energia elettrica tramite dei grossi aquiloni. Il progetto di Minesto, però, fa la stessa cosa sott’acqua con le correnti marine.

L’aquilone viene sostituito da una sorta di tavola da surf che, grazie ad un piccolo timone, viene fatta girare con il classico movimento a forma di otto. L’apparecchio è collegato ad una turbina che trasforma l’energia cinetica generata in elettricità. Il tutto, come facilmente si può capire, è 100% rinnovabile e a zero CO2.

Secondo l’azienda, Deep Green è vantaggioso sia nei confronti delle normali turbine sottomarine che del grande eolico off shore. E’ decisamente più piccolo di entrambi, infinitamente più economico (anche e soprattutto grazie a bassi costi di montaggio) e ha un impatto ambientale assai ridotto.

Certo, probabilmente avrà bisogno di un fondale completamente piatto o quasi ma il mare è grosso…

In attesa che il progetto si riveli economicamente vantaggioso e fattibile, non resta che aspettare e vedere come si sviluppa. Immagino che, se non è ancora arrivato, a breve spunterà qualcuno che lo vorrà bloccare perchè questo piccolo surf che rotea in fondo al mare potrebbe investire qualche pesce palla.

Via | Eco Ideas
Video | Minesto

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Rinnovabili: le linee guida sono finalmente legge

pubblicato da Peppe Croce

Rinnovabili: le linee guida sono finalmente legge

Dopo quasi sette anni di attesa, e una marea di polemiche, le linee guida nazionali sulle energie rinnovabili sono state pubblicate nella Gazzetta ufficiale n.219 del 18-9-2010.

Per l’esattezza le linee guida erano previste dal famoso D.Lgs 387/03, la madre di tutte le leggi sulle rinnovabili in Italia. Una legge, la 387, che avrebbe dovuto mettere il nostro paese al passo con gli altri compagni e concorrenti europei. Ma non è stato così proprio perchè le linee guida, previste dalla 387 del 2003 insieme a quelle regionali (i cosiddetti Per, piani energetici regionali) si sono fatti attendere troppo mentre i piani regionali man mano venivano approvati.

Si sono creati, così, centinaia di conflitti tra stato e regioni: il primo affermava la piena competenza in fatto di energia, le seconde rispondevano che una legge regionale che c’è vale sempre di più di una nazionale che non c’è ancora. Cioè le famose linee guida.

Che oggi sono legge (o quasi, mancano pochi giorni per l’entrata in vigore), modificano leggermente il decreto stesso che le prevedeva e sono un grosso compromesso dovuto al fatto che, in questi sette anni, sono stati compiuti molti errori anche nel settore dell’energia rinnovabile.

Punto e a capo, speriamo che si possa iniziare un cammino nuovo.

Via | Guri
Foto | Flickr

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Le "Città del vino" chiedono un piano regolatore per le rinnovabili

pubblicato da Peppe Croce

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Produrre energia da fonti rinnovabili responsabilmente. Con una battuta si potrebbe sintetizzare così la richiesta proveniente dall’associazione “Città del Vino” che vorrebbe una sorta di piano regolatore generale per eolico e fotovoltaico. L’idea, almeno così afferma l’associazione, è quella di far convivere rinnovabili e paesaggio ma, come spiega il presidente Giampaolo Pioli, c’è anche l’aspetto economico:

Quello delle energie rinnovabili e’ un tema che interessa sempre piu’ da vicino i territori rurali ma, in un momento difficile per l’agricoltura come quello che stiamo vivendo, si corre il rischio che sostituire un vigneto con un impianto fotovoltaico o installare pale eoliche al posto di colture o vicino ad edifici di interesse storico e culturale, possa essere considerato solo una forma di reddito alternativa, senza considerare i gravi danni di immagine per il paesaggio e le pesanti ripercussioni sul turismo. L’obbiettivo e’ quello di dare ai sindaci dei territori del vino regole e misure per la gestione urbanistica degli impianti. Siamo assolutamente favorevoli al diffondersi delle energie alternative ma e’ necessario che gli strumenti urbanistici dei comuni si facciano carico di scegliere le porzioni di territorio aperto meno produttive e svantaggiate, le aree industriali o di cava dismesse

Così la raccontano, ma non è l’unica versione dei fatti visto che produttori di uva da mosto e produttori di energia rinnovabile si contendono un bene una volta abbondante, oggi un po’ meno: i terreni a basso costo. Bisognerà pure ammetterlo, prima o poi, che chi vuole difendere il paesaggio dal presunto assalto delle rinnovabili qualche interesse, anche economico, lo ha.

Ecco, allora, che si chiedono limiti per le rinnovabili mentre, contemporaneamente, si chiedono e si ottengono benefici economici puramente assistenziali per i produttori di uva come la recente vendemmia verde siciliana. Una misura scandalosa perchè, dai primissimi dati disponibili (la vendemmia è iniziata da poche settimane) i risultati sono già pessimi: crollo della superficie coltivata a vigna da mosto senza che ciò abbia il minimo effetto sul prezzo pagato all’agricoltore per l’uva stessa.

E quando neanche l’assistenzialismo riesce a risolvere i problemi dei produttori di uva si teme la concorrenza e si chiedono vincoli nel nome del paesaggio. Come se un impianto fotovoltaico o eolico influisse in qualche modo sulla quantità e sulla qualità di uva prodotta da una vigna. Se almeno così fosse, e ovviamente non può esserlo, richieste come quella dell’associazione Città del Vino avrebbero un senso.

Via | Affari Italiani
Foto | Flickr

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Tasse e rinnovabili: l'Agenzia delle Entrate fa chiarezza

pubblicato da Peppe Croce

Tasse e rinnovabili: l'Agenzia delle Entrate fa chiarezza

La tariffa omnicomprensiva pagata dallo Stato ai cittadini che producono energia verde da fonti rinnovabili, fotovoltaico escluso, è da computare all’interno del reddito familiare? Va pagata l’Iva? E’ necessario aprire una partita Iva per incassare la tariffa?

Domande da commercialista? Più o meno, ma siccome molti esperti del fisco più volte si sono trovati a non sapere quale normativa applicare quando hanno a che fare con le rinnovabili ecco che arriva il chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Con una nota apposita l’Agenzia spiega che, fino a 20 KW di potenza e fotovoltaico escluso (per via del Conto Energia che fa storia a parte), l’Iva non va pagata. La tariffa, però, fa reddito:

La tariffa fissa omnicomprensiva versata dal Gestore dei servizi energetici (Gse) alle persone fisiche e gli enti non commerciali che immettono in rete l’energia prodotta con impianti fino a 20 kw usati per alimentare l’abitazione privata o la sede dell’organizzazione non è imponibile ai fini Iva, mentre sul fronte delle imposte dirette rientra tra i redditi diversi

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Eolico: il Kite Gen a Superquark

pubblicato da Peppe Croce

Eolico: il Kite Gen a SuperquarkPiero Angela, e il suo Superquark, periodicamente fanno capolino anche su Ecoblog. Solitamente con poca gloria, come nel caso, ormai antico, dell’ecodilemma dedicato proprio al buon Angela.

O, più recentemente, della lezione-comizio su (contro) l’eolico dello stesso Angela, ospite dalla Dandini. Per non parlare di quando ha benedetto gli Ogm

Questa volta, però, Angela si è lasciato andare ad una inaspettata (da lui, quanto meno) botta di ottimismo ed è arrivato persino a dare spazio nel suo programma al progetto Kitegen, quello degli aquiloni che producono energia rinnovabile, che chi legge Ecoblog ormai ben conosce.

Angela, ovviamente, parte dal fatto che le energie rinnovabili coprono pochissima parte dell’energia consumata dal mondo ogni anno, mette duecento puntini sulle i ed evita saggiamente di parlare di nucleare. Poi ipotizza, al posto delle classiche pale eoliche da cento e passa metri, l’adozione del piccolo e intelligente Kitegen.

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Frontiere del fotovoltaico: i ricercatori di Stanford e il pannello solare con efficienza al 60%

pubblicato da Peppe Croce

Uno dei più grossi problemi dei pannelli fotovoltaici, cioè la scarsa efficienza complessiva (che oggi si aggira sul 15-20% massimo), potrebbe essere risolta in tempi più brevi del previsto. O almeno così affermano i ricercatori dell’università di Stanford che stanno lavorando a pannelli di nuova generazione in grado di arrivare fino al 60%.

Sostituendo l’effetto fotovoltaico con l’effetto “termoionico” si sta cercando di coniugare i pregi di un pannello solare fotovoltaico con quelli di un pannello solare termodinamico. L’effetto fotovoltaico, infatti, soffre molto il caldo: a circa 100 gradi va a farsi benedire e, più in generale, diminuisce con le alte temperature.

E’ questo uno dei motivi per cui i grossi parchi fotovoltaici vengono piazzati su colline ventilate: abbassando le temperature di esercizio i pannelli rendono di più.

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La Romania cresce nell'eolico: 65 MW per l'italiana Alerion

pubblicato da Peppe Croce

La Romania cresce nell'eolico: 65 MW per l'italiana Alerion

I corposi incentivi offerti dal governo della Romania ai produttori di energia rinnovabile sembrano funzionare: dopo il mega progetto della ceca Cez, per un totale di circa 600 MW, ora arriva anche l’italiana Alerion. Ma si tratta di altri numeri, ben più bassi.

Alerion, infatti, ha ottenuto l’autorizzazione per un parco eolico da 64,8 MW: 36 aerogeneratori da piazzare tra Auseu e Borod nella contea di Bihor. La produzione elettrica stimata è di GWh/anno, mentre l’investimento ammonta a circa 85 milioni di Euro.

Soldi che in parte verranno dalle casse del gruppo Alerion e in parte verranno racimolate tramite un project financing. A prescindere dalle dimensioni di questo progetto, tutto sommato piccolo rispetto al gigante ceco, è interessante notare come la Romania sia sempre più attrattiva per gli investimenti nelle fonti rinnovabili e, in particolare, nell’eolico.

Il che va confermando, settimana dopo settimana, le previsioni fatte a giugno dall’Ewea.

Via | Alerion

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