
Se dal punto di vista costruttivo l’architettura moderna ha prodotto degli edifici energivori, non è detto che con qualche accorgimento non possiamo migliorare questo aspetto. Le perdite ingenti di calore nei nostri edifici, infatti, rappresentano un ulteriore peso significativo sulle spese che sosteniamo per il nostro comfort e benessere, al quale è difficile rinunciare, visto che la nostra casa è il luogo ove trascorriamo più tempo.
Parliamo di energie rinnovabili, di fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, pannelli solari per la produzione di acqua calda, sistemi di risparmio energetico, ma si trascura allo stesso tempo una tecnologia semplice ed economica che è il punto di partenza per far funzionare al meglio quelle che precedono.
Il suo costo, in fase di costruzione di un nuovo edificio incide davvero poco (5/10%), mentre è più significativo in un secondo momento per migliorare un edificio già esistente: questo costo comunque viene recuperato a pochi anni a seguito della riduzione dei consumi termici.
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L’offerta di svariati impianti per il riscaldamento domestico, ampliatesi negli ultimi anni, ha reso la questione, per chi deve scegliere l’impianto da installare ed il combustibile da utilizzare, ingarbugliata. Una cosa è certa invece: trovare soluzioni efficaci a costi contenuti, parallelamente alla riduzione delle emissioni inquinanti.
Queste ultime sembrano aver invertito la rotta nel periodo successivo agli accordi di Kyoto: EurActiv afferma infatti che i Paesi firmatari del protocollo di Kyoto hanno prodotto il 7,5% di gas serra in meno nel periodo successivo all’accordo sino al 2010. Il problema delle emissioni inquinanti, concentrazioni di particolato e ozono, non è però terminato, lo ha dimostrato il Summit di Durban, conclusosi con un nuovo progetto, un nuovo trattato vincolante per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2015.
Ora, se pensiamo ai combustibili utilizzati e ai sistemi installati dovremmo avere chiare le seguenti informazioni: oltre il 70% dei sistemi utilizzati per il riscaldamento, tra stufe tradizionali a legna e camini hanno una bassissima efficienza, oltre che essere le sorgenti inquinanti per l’uomo con alti livelli di monossido di carbonio e composti organici volatili.

A chi si chiede quanto possa incidere sui consumi una finestra poco isolata, rispondo che attraverso le normali finestre il calore si dissipa, così come l’energia impiegata per produrlo. Le perdite di energia termica nelle nostre case, infatti, possono raggiungere il 22% dell’energia prodotta. Quest’ultimo dato cresce fino al 40% se aggiungiamo il fatto che molti edifici del nostro Paese appartengono all’edilizia degli anni ‘70, che non poneva, all’epoca, attenzione alle dispersioni termiche dell’involucro, tenuto in gran considerazione invece dall’architettura bioclimatica.
Quest’ultima disciplina, secondo regole del tutto funzionali, cerca di coinvolgere nella sua progettazione tutto ciò che può permettere all’uomo di sfruttare energia in modo “gratuito”. Per questo motivo colloca le finestre sui lati sud e est dell’edificio: per far si che l’energia solare sia sfruttata al massimo nella stagione invernale, mentre nella stagione estiva sono studiate apposite schermature per evitare il fenomeno del surriscaldamento e dell’effetto serra.
Nel caso di un edificio passivo, ad esempio, si punta al miglioramento dell’involucro opaco (finestre, porte finestre etc.) , senza dover introdurre tecnologie complesse, attraverso l’isolamento delle chiusure e l’assenza di ponti termici e l’utilizzo di vetrate ad alte prestazioni, opportunatamente dimensionate per la captazione solare.
Continua a leggere: Vetri basso emissivi contro le dispersioni termiche

Hammarby Sjöstad, quartiere sostenibile di Stoccolma, è un progetto eco-friendly, che, una volta completato nel 2015, conterà 11.000 unità residenziali per più di 30.000 persone: l’obiettivo della sua pianificazione è stato quello di creare un ambiente basato sull’uso delle risorse ecosostenibili e rinnovabili, ove il consumo di energia e la produzione di rifiuti sono minimizzati ed il risparmio delle risorse, il riuso e il riciclo massimizzati. Hammarby Sjöstad, letteralmente significa “città sull’acqua” e fa di questo elemento anche la sua principale risorsa energetica. Il calore delle acque reflue trattate è utilizzato per il riscaldamento di acqua nel sistema di teleriscaldamento, il prodotto dello scarto serve invece per il sistema di raffreddamento. La vecchia area industriale su cui nasce è stata prima di tutto interamente bonificata, eliminando 130 tonnellate di olio e grassi e 180 tonnellate di metalli pesanti.
Per l’intero progetto del quartiere, che si sviluppa sulle sponde di un bel lago,sono stati imposti rigidi requisiti ambientali sugli edifici, sui sistemi tecnologici e sul sistema del traffico e chiunque vi vive fa parte di un ciclo ecologico.
Il forte investimento nel verde pubblico poi ha fatto si che parchi e giardini fossero uniti alla riserva di Nacka e alla foresta di Arsta, penetrando poi nel quartiere in forma di lunghi e verdi corridoi. Il disegno architettonico del quartiere è moderno e si focalizza su materiali salutari per l’uomo e sostenibili ambientalmente come vetro, legno, acciaio e pietra e prodotti ecocertificati, evitando i materiali contenenti sostanze tossiche.
Continua a leggere: Svezia, il quartiere ecologico di Hammerby Sjöstad

Fra le spese energetiche più gravose c’è quella per il riscaldamento o la produzione di calore, che, durante la stagione fredda, può arrivare a rappresentare circa i tre quarti del consumo energetico complessivo di una casa. A chi si chiede quale sia il sistema di riscaldamento più adatto è difficile dare una risposta sincera e concreta, ma la cosa più importante è che la scelta deve essere fatta sulle proprie esigenze individuali. In sintesi un risparmio energetico, legato all’impianto di riscaldamento domestico, per esempio, si basa su due semplici regole:
Con una caldaia a condensazione, rispetto ad una caldaia tradizionale, si risparmia dal 20% al 50% sulle spese in bolletta.
Continua a leggere: Ridurre i consumi del riscaldamento con la caldaia a condensazione
Agli italiani piace risparmiare energia e sono perciò disposti a adottare nuove soluzioni per migliorare l’efficienza energetica. Il mercato si accorge di loro e ecco nascere a Roma una Fiera la Clima Expo. E’ curioso che a questa voglia non risponda anche la politica, ma tant’è. Dunque,Clima Expo si terrà dal 10 al 12 novembre 2011 è organizzata da ROS, società partecipata da Senaf e Fiera Roma, sede dell’evento.
La città della climatizzazione sostenibile, così è stata battezzata, nasce da una ricerca che ha messo in evidenza quanto gli italiani siano interessati a risparmiare energia. E i numeri emersi sono così imponenti che detto fatto è stata organizzato l’evento. Gli italiani, sia ben chiaro, non si sono trasformati in un popolo di ecologisti, ma restano solidi risparmiatori che desiderano bollette meno esose. Leggo dal comunicato stampa:
Lo scorso anno più di 1 impiantista su 2 (52%) ha dichiarato di aver già installato tecnologie per il riscaldamento e per la climatizzazione ad alta efficienza, per il 2011, il 43% del campione si aspetta un’ulteriore crescita della domanda di questa tipologia di prodotti. A spingere la richiesta degli italiani, più dell’attenzione verso l’ambiente e il risparmio energetico (28%), è l’interesse per i minori costi in bolletta connessi all’utilizzo di questi dispositivi (70%). Sempre nell’ambito della ricerca inoltre è emerso come i dispositivi più richiesti siano quelli legati al solare termico (76%), seguiti dalle caldaie a condensazione (67%) e dalle pompe di calore (55%). Inoltre, a fronte di un buon potenziale di crescita, l’indagine mette in luce come il principale ostacolo all’ulteriore diffusione di queste tecnologie sia il fattore prezzo, con il 73% degli installatori che indica questo aspetto come la prima obiezione posta dai clienti. Per il 29% dei tecnici intervistati, invece, il problema è la scarsa informazione.
Ecco nascere dunque un incontro tra produttori e consumatori desiderosi di risparmiare energia.
Via | Senaf

Leggo con piacere su Vanity Fair di questa settimana (Nr.13 pag.16), settimanale femminile molto letto, un bel editoriale firmato da Antonio Galdo a proposito di risparmio energetico, e di come l’automobile potrebbe essere trattata al pari delle buste di plastica, bandite dagli esercizi commerciali dallo scorso 1° gennaio.
Ma prima di arrivare a sbrogliare il legame tra auto e sacchetto di plastica conosciamo chi è Galdo. E’ un giornalista, già direttore de L’Indipendente, collaboratore di Enzo Biagi nonché autore per la Tv, che ha recentemente pubblicato un libro (Basta Poco, Einaudi, pag. 180 Euro 16,50, che non ho ancora letto però) a proposito del risparmio energetico e della follia dello scialo che affligge l’Occidente.
E’ curioso che un giornalista di rango come lui, compenetrato com’è nelle mille vicissitudini politiche di questo disgraziato Paese, decida di evitarci pistolotti di ogni sorta e viri decisamente verso l’ambiente. Ma a leggere il suo editoriale mi si chiariscono i motivi: Galdo è incazzato nero con la pazzia consumistica dei nostri giorni. Esempi? L’uso sconsiderato dell’automobile; nota che il 31% degli italiani la usa per farci meno di 2 Km al giorno, pagando però tutte le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria; luci sempre accese (verificate se non in casa vostra, in uffici e supermercati); riscaldamenti a palla; condizionamento d’estate a palla; computer e ogni genere di gadget elettronico in stand by (continuate a non guardare in casa vostra ma tra le scrivanie delle migliaia di uffici pubblici e privati).
Scrive Galdo:
Il risparmio energetico non è uno slogan, è una necessità che si traduce in un contributo immediato per il miglioramento del Paese. Pensate: siamo stati i più grandi consumatori in Europa di sacchetti di plastica per fare la spesa, ne compravamo quasi uno al giorno, a testa, e da quando sono finiti fuori legge, dal primo gennaio di quest’anno, nessuno li rimpiange.
Galdo avvisa che non è necessario trasformarsi in moderni francescani, piuttosto biosogna re-imparare la sobrietà e possibilmente imparare dai cittadini di Manhattan a New York dove il 77% dei residenti non ha l’auto. Lo abbiamo dimostrato con i sacchetti di plastica: nessuno ha nostalgia per lo spreco. Buttiamo via (differenziandole si intende!) le auto inutili?
Foto | Flickr
La cronaca ci sta consegnando da alcune giorni le terribili storie delle alluvioni a Brisbane (terza città) in Australia (che si sono concluse meno peggio di quanto si credeva) e da l’altro ieri anche in Brasile con frane e inondazioni che hanno colpito sopratutto le città dello stato di Rio. In totale centinaia di morti, dispersi, feriti e senza tetto. D’altronde non si è mai abbastanza pronti a una catastrofe.
Cosa unisce i due eventi? Il fatto che sia l’Australia sia il Brasile si trovino nell’emisfero meridionale del nostro Pianeta, dove è estate. Perché ci sono alluvioni così pesanti, quando lo scorso anno nel medesimo periodo si raccontavano incendi devastanti? Cosa c’entra, se c’entra il clima? Colpa del riscaldamento globale? Se vogliamo dar retta ai risultati delle misurazioni delle temperature delle acque degli oceani, bè non c’è nessun rialzo semmai sono state registrate delle diminuzioni.
Invece, il punto di vista di Ugo Bardi di Aspo è questo:
C’è ancora qualche imbecille, la’ fuori, che sostiene che parlare di “Cambiamento Climatico” invece che di “Riscaldamento Globale” sia un trucco dei climatologi per “nascondere il declino”. Beh, guardatevi il video qui sopra e sappiatemi dire cosa ne pensate. Qualsiasi cosa stia succedendo al clima, non è cosa buona.

Ugo Bardi, presidente di Aspo Italia, torna alla carica contro i negazionisti del clima. E rilancia: il 2010 potrebbe passare alla storia come l’anno più caldo da quando si fanno le rilevazioni.
Secondo Bardi, infatti
i primi quattro mesi del 2010 si prefigurano come parte di quello che potrebbe essere l’anno più caldo della storia, da quando si fanno misure di temperatura. La cosa si sta facendo preoccupante, soprattutto in considerazione del fatto che siamo a un minimo storico dell’attività solare - se il riprende a salire, cosa succede?
Il problema, però, è che in Europa questo riscaldamento non si avverte a causa, continua Bardi, di una fluttuazione artica che sta portando mal tempo e temperature sotto la media stagionale:
Come vedete nel diagramma in alto a sinistra, c’è una striscia blu di raffreddamento che parte dalla Cina e arriva fino agli Stati Uniti. Chi vive in questa zona, incluso noi, ha difficoltà a rendersi conto della situazione. Nel resto del mondo, invece, ci sono delle zone, come il Canada, dove abbiamo sei gradi in più rispetto alla media stagionale. Non oso pensare cosa potrebbe succedere se avessimo temperature del genere qui da noi
Continua a leggere: Secondo l'Aspo il 2010 potrebbe essere l'anno più caldo della storia

Quanti di voi usano poggiare il pc su coperte e superfici morbide, soprattutto quando lo si usa in casa per guardare un film o chattare prima di andare a dormire? Appoggiare il laptop su superfici morbide provoca un surriscaldamento del computer, per non parlare dei danni che il calore emanato dal pc può portare alle gambe e alla pelle, come la dermatite del conducente. Per questo è opportuno poggiare sempre il portatile su superfici rigide, ed il supporto fai-da-te sembra un’ottima soluzione.
Dopo il leggio in cartone riciclato, il supporto ecologico è un altro accessorio per computer che si può realizzare da soli, con un po’ di manualità, un vassoio e due pezzettini di legno, riciclabili da vecchi mobili o da scarti di falegnameria.
Il tutorial per realizzare il supporto fai-da-te che vedete nella foto è di Instructable, che spiega passo dopo passo come fare. Il vassoio-supporto è un’ottima idea regalo per Natale, oltre ad essere un accessorio multifunzione: potete conservare sotto il pc tutti i cavi, le usb e i cd del caso, oppure riportare il supporto alla sua funzione prima e farci colazione al risveglio. L’importante è che il pc e le vostre gambe siano al sicuro dal surriscaldamento. Bastasse un semplice supporto fai-da-te anche per il pianeta…