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Tutti gli articoli con tag rischio idrogeologico

Rischio idrogeologico, Prestigiacomo: "Dopo le alluvioni, sbloccheremo i fondi"

pubblicato da AlterEco

disastro Liguria

La tragedia dello spezzino e della Lunigiana servirà a far sbloccare i fondi per il dissesto idrogeologico stanziati nel 2009, una cifra che si aggira intorno ai due miliardi e mezzo di euro, tra finanziamenti statali e regionali. Il piano straordinario per la difesa del suolo è pronto (e fermo, ndr) da due anni. Sono, in sintesi, le parole della Prestigiacomo dopo le alluvioni che hanno travolto la Liguria e la Toscana nei giorni scorsi.

Parole che ci confermano, ancora una volta, che se non ci scappa il morto in questo Paese non si interviene. Specialisti nella gestione delle emergenze, bocciati nella prevenzione. Una politica del post-disastro che ci costa moltissimo sul piano delle perdite umane, non risarcibili ovviamente, e su quello economico.

Sono consapevole, ha detto la Prestigiacomo, che in questi eventi c’è sempre una quota di imponderabile e di imprevedibile. Ma vi sono numerosissime realtà in cui è possibile prevedere ed intervenire in tempo. Se nulla può colmare il dolore di chi ha perso i propri cari, la tragedia dello spezzino e della Lunigiana serva almeno a sbloccare i fondi necessari e far partire subito gli interventi che si possono e si devono fare per cercare di evitare nuove sciagure annunciate.

Quante volte abbiamo sentito promesse simili? Ormai basta cambiare il nome della tragedia nel discorso e la pappa per consolare gli animi è pronta. La domanda è: era proprio necessario aspettare che accadesse un disastro simile per sbloccare i fondi? Se vengono usati per il dopo alluvione non sono più fondi per la prevenzione, caro Ministro.

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Rischio alluvione per oltre cinquecento ospedali italiani

pubblicato da AlterEco

ospedale

Oltre cinquecento ospedali italiani sono ad alto rischio di alluvioni. A lanciare l’allarme, l’ennesimo che resterà inascoltato, è Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. In Italia sono decine le strutture sanitarie costruite in aree ad elevato rischio idrogeologico, più esposte a frane ed alluvioni in caso di maltempo.

Persino gli ospedali, che nell’emergenza dovrebbero rimanere assolutamente in piedi e funzionanti, sono dunque in bilico. La situazione appare particolarmente critica a Genova e Messina. Non va meglio alle scuole, 6 mila appaiono particolarmente vulnerabili.

I dati esposti da Graziano in queste ore non sono nuovi, provengono da studi e rilevazioni che risalgono allo scorso anno. All’epoca fu dato l’allarme per il rischio idrogeologico e per il rischio sismico cui sono esposti la gran parte dei Comuni italiani. Da allora, ha spiegato Graziano, dal momento che non si sta facendo nulla per arginare il pericolo, la situazione potrebbe essere peggiorata.

Via | Consiglio Nazionale dei Geologi
Foto | Flickr

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Alluvione Liguria, per i geologi: "Disastro annunciato". Il video

pubblicato da Marina

Mi aggancio con commozione e dolore al post scritto stamane da Nestor Carnevali e alle sue dure e pesanti parole. Purtroppo i geologi lo avevano previsto da tempo che in Liguria si sarebbe verificato un disastro causato dalle alluvioni. Il fiume di fango di Monterosso nella Val di Vara non è la faccia crudele della Natura ma della stoltezza umana.

Pochi giorni fa, esattamente sabato 22 ottobre aAmbiente Italia su RaiDue proprio dalla Liguria con una puntata intitolata L’Italia che crolla.

Dice a JulieNews Giuliano Antonielli consigliere Nazionale dei geologi:

Ben 470 chilometri quadrati sono ad elevato rischio idrogeologico e manca un Servizio Geologico . Ancora una volta la Liguria è in ginocchio. Bisogna rendersi conto che questo territorio fragile non è più in grado di sopportare eventi meteorici di una certa portata. La tutela del territorio deve essere una priorità e dunque bisogna cambiare l’approccio , la prospettiva . La tutela del territorio è una questione culturale e bisogna essere consapevoli del fatto che il dissesto idrogeologico ha un costo enorme.

Al Ministero per l’Ambiente dopo il sofferto DDL Stabilità sono stati assegnati 500milioni di euro di fondi FAS da usare per il dissesto idrogeologico che tradotto dal politichese vuol dire che la coperta è corta e non basta a sistemare tutto quel che è necessario.

Ancora più duro è Gian Vito Graziano il presidente del CNG che spiega:

Chiediamo dunque allo Stato italiano, una legge organica di governo del territorio che ricostruisca la filiera delle competenze, metta in campo azioni di manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri bacini idrografici, ponga le base di una riforma urbanistica e che faccia tesoro di quelle esperienze positive che in alcuni casi hanno visto il geologo impegnato a fronteggiare la difesa del suolo accanto alle istituzioni governative. Mi riferisco a quelle attività di presidio territoriale che hanno portato a fronteggiare situazioni di rischio idrogeologico prima del verificarsi dell’eventuale evento calamitoso, che poi spesso non si è verificato, e quindi non sempre e soltanto in fase emergenziale

Via | Genova24, CNGeologi

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Messina, una nuova frana a Caronia

pubblicato da Marina

Nel video in alto la situazione di Caronia, nel messinese, con un nuovo fronte franoso che è iniziato nella notte di ieri. Sono già state evacuate 120 persone e sul posto c’è anche la Protezione civile. La frana procede di 7 centimetri l’ora. Ha dichiarato Giuseppe Collura sindaco di Caronia:

Stiamo predisponendo un centro di coordinamento al comune e abbiamo attivato tutte le procedure previste in questi casi. La frana, per le sue modalità, presenta numerose analogie con quella di San Fratello, anche se fortunatamente non minaccia il centro del paese. Il fronte si sta muovendo velocemente ed è molto ampio.

La tutela del territorio e la prevenzione del rischio idrogeologico sono diventate la vera emergenza della Sicilia.

Via | LiveSicilia

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Frana Calabria, la testimonianza di un abitante di Maierato

pubblicato da Marina

La frana di Maierato

Ho ricevuto via mail la testimonianza di Franco Vallone a proposito della frana di Maierato in provincia di Vibo Valentia. Vi lascio alle sue parole e alla foto che ci ha inviato. Lo sconcerto è enorme e anche la rabbia per una mancanza di cura del territorio. Il rischio idrogeologico in Calabria e Italia è altissimo ma nessuno sembra voler intervenire.

“Frana o non frana?” Questo il dilemma che da giorni perseguita tanti calabresi che vivono e condividono una regione sempre più violata che reagisce naturalmente con improvvisi distacchi della sua terra ferita. A Maierato, in provincia di Vibo Valentia, non c’è più nessuno in giro per le strade, per i vicoli. Un paese evacuato, un paese fantasma con le vecchiette, avvolte nello scialle più scuro, traslocate con poveri fardelli e sguardi persi nel vuoto, materassi spostati dalla più solida staticità quotidiana.

Un paese oggi svuotato delle sue 2000 anime e strapieno di simboli di svuotamento e annullamento e da tanti mezzi di soccorso che illuminano di lampeggianti blu le scoscese stradine del centro storico, le chiese arroccate sulle scalinate e le case piccole con il basilico nelle lattine dei pelati sull’uscio. Sono proprio tanti i lampeggianti blu accesi di tutte le forze di polizia, di vigili del fuoco, protezione civile e Arpacal, polizia municipale e provinciale, di ambulanze e mezzi della croce rossa… La “terra ferita” maieratana, ripresa in diretta nel suo orribile moto dallo sguardo e dalla telecamera della giornalista Patrizia Venturino e dal commento concitato di Maurizio Bonanno, è passata su tutti i canali televisivi di tutto il mondo ed ora è proprio davanti agli occhi di poche anime erranti di Maierato, di quei pochi rimasti in cerca delle proprie case per prendere le proprie cose, accompagnate rigorosamente da uomini dei vigili del fuoco e dalle tute fosforescenti degli uomini della protezione civile.

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Ragusa, si sbriciola il sito archeologico di Kamarina causa prolungamento Molo di Scoglitti

pubblicato da Peppe Croce

Che l’Italia sia un paese ad altissimo rischio idrogeologico è ormai tristemente noto. I recenti fatti del messinese sono solo l’ultima drammatica testimonianza che, a furia di modificare il territorio, l’uomo ha fatto danni spesso irreversibili. Esistono, poi, testimonianze di questo fenomeno molto meno drammatiche ma assai significative perché riescono a mettere in luce come, dopo secoli di pacifica convivenza tra uomo e ambiente, basti veramente poco per rompere l’equilibrio.

E’ il caso del sito archeologico di Kamarina, in territorio di Ragusa, che dopo 2.600 anni di storia si trova minacciato da una galoppante erosione costiera. Apparentemente venute dal nulla e inspiegabili, le onde in appena un anno hanno già inghiottito decine di metri di costa e di reperti archeologici. Come sempre, però, la spiegazione al disastro c’è ed è un’opera dell’uomo: il principale imputato della distruzione di Kamarina, infatti, è il molo del vicino porto di Scoglitti che è stato prolungato per venire in contro alle esigenze dei pescatori.

A denunciare lo sbriciolamento della costa ci hanno pensato alcuni cittadini della zona pubblicando un video su YouTube che, nella sua semplicità e “spontaneità” tecnica, è una forte testimonianza dell’entità dell’erosione costiera lungo tutto il perimetro del sito archeologico. Da quel video è passato un anno. Ieri, finalmente, la Soprintendenza ai Beni Archeologici e Culturali di Ragusa ha effettuato un sopralluogo insieme ai cittadini che per primi si sono interessati alla vicenda e ad un drappello di Legambiente. Sono stati promessi finanziamenti e progetti per salvare il sito ma, onestamente, resta l’amaro in bocca se si pensa che quando a Palermo è stata firmata la Valutazione di Impatto Ambientale per i lavori di prolungamento del molo del porto di Scoglitti qualcuno avrebbe potuto e dovuto avere qualche lecito dubbio. Ma non ne ha avuto nessuno.

Per le riprese del video si ringrazia VideoUno.

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Per difendersi dai nubifragi nasce la casa galleggiante

pubblicato da Simone Muscas

Casa galleggianteVi immaginereste di abitare in una casa capace di difendersi dai nubifragi semplicemente galleggiando? Ebbene, quest’idea, che può sembrare quantomeno bizzarra, è stata messa a punto da un’azienda americana (vedi foto nel riquadro). Si tratta ovviamente solo di un prototipo, però chissà che in un futuro non troppo lontano, dato l’elevato rischio idrogeologico di molte aree, questa non possa diventare un’interessante soluzione edilizia.

Dire che la scoperta è rivoluzionaria è alquanto prematuro, tuttavia è utile descriverne le sue caratteristiche al fine di valutarne le effettive potenzialità. Il prototipo è una struttura di 92 metri quadrati e sembrerebbe, stando a quanto riportato dal sito ufficiale, che nell’eventualità di un’alluvione la base (che è una sorta di telaio) sia capace di comportarsi come una zattera permettendo alla casa di salire verticalmente su delle strutture guida che le permettono di sollevarsi sino a 30 centimetri.

Il progetto tuttavia non è stato pensato per il trasporto degli abitanti, i quali si troverebbero obbligati ad abbandonare l’abitazione in caso di uragano per poi rientrarvi una volta terminato l’allarme. L’impianto energetico garantisce comunque tre giorni di fornitura di elettricità e acqua. Tornando alla struttura, l’aspetto più curioso è dato dal fatto che le fondamenta non sono aggrappate al terreno, aspetto questo che permette alla casa di “navigare” in sicurezza.

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Come Messina 7 comuni su 10: il rischio idrogeologico al Sud è altissimo

pubblicato da missunderstanding

alluvione messina

In Italia ci sono 7 comuni su 10 esposti ad un rischio idrogeologico altissimo, come Messina. E ora che il nubifragio si è scagliato su Messina, sull’abusivismo edilizio, sui tagli dei fondi alla difesa territoriale, i comuni preparano i piani di emergenza, invece di rimuovere le cause del rischio.

Il rischio altissimo di disastro, che un tempo si poteva ancora chiamare naturale, mentre le cause sono da attribuire all’azione dell’uomo, è dovuto alla disattenzione, alla mancata manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e delle opere idrauliche, soprattutto al Sud, carente di infrastrutture e poco abituato a temporali e alluvioni. E’ quanto emerge dal documento Ecosistema a rischio, di Legambiente e dela Protezione Civile, riportato da Repubblica, che analizza la capacità di risposta al disastro idrogeologico comune per comune.

Dai dati del rapporto emerge che il Italia sono 1700 i comuni a rischio frana, 1285 i comuni a rischio alluvione e 2596 comuni a rischio sia di frana che alluvioni. La classifica del rischio regionale vede al primo posto la Calabria, seguita da Umbria, Val d’Aosta e Marche. Non ci resta che scommettere su quale zona si scaglierà la prossima calamità “naturale”.

Foto | Flickr

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Le notizie dell'anno: Novembre 2008. Fiat Phylla, consegnato il prototipo alla Regione Piemonte. Dopo l'inchiesta di Report si dimette l'assessore ai rifiuti della Regione Lazio

pubblicato da Marina

Milena GabanelliViene consegnato il prototipo di Fiat Phylla a Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte tra i finanziatori del progetto. E’ un auto elettrica con pannelli fotovoltaici e sarà in uso come auto aziendale dal 2010.

Un altra Regione, la Sardegna, affronta affanni più preoccupanti: si dimette Renato Soru dalla carica di Presidente a causa di voti contrari, in seno a colleghi di partito, dell’approvazione della estensione della legge salvacoste, che mirava a controllare l’edilizia sull’Isola verde.

E si dimette anche Mario Di Carlo Assessore ai rifuti della Regione Lazio che dopo l’inchiesta di Report e un fuori onda alla sua intervista molto compromettente e non solo per i turpiloqui pronunciati, deve lasciare la poltrona.

Guido Bertolaso, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio in veste di Capo della Protezione civile mette in guardia dal rischio idrogeologico in atto nel 77% dei 1500 Comuni del nostro Paese e chiede che gli Enti locali usino meglio i soldi rinuciando a qualche sagra ma mettendo in sicurezza il territorio.

Infine la Corte Costituzionale riconosce che non si deve pagare la tassa per il filtraggio delle acque reflue se non è presente il depuratore.

Foto | TvBlog

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Quasi l'80% dei comuni a rischio frane e alluvioni. Bertolaso: "Più prevenzione"

pubblicato da viviana

Ecosistema Rischio 2008 “Meno sagre della salsiccia, più prevenzione”, è la frase con cui Guido Bertolaso ha chiuso la conferenza stampa di presentazione del dossier Ecosistema Rischio 2008 elaborato da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile sul rischio idrogeologico nei Comuni Italiani. Il rapporto presenta una doppia faccia del problema, un buon miglioramento della Protezione Civile sul territorio, che permette di ridurre notevolmente danni e vittime in seguito ad eventi catastrofici, ma grandi ritardi per quanto riguarda la prevenzione.

Qualche dato. Il 77% dei comuni italiani interessati dall’indagine (quasi 1500) ha edifici in aree a rischio idrogeologico, quindi minacciate da frane ed alluvioni. Tra questi ci sono anche comuni che hanno interi quartieri o addirittura zone industriali. Giusto per chiarirci, in teoria nelle zone a rischio sarebbe bene non costruire nulla, per evitare danni, vittime, incidenti idustriali, eccetera. Non è sempre possibile (anzi) costruire argini di cemento per evitare le alluvioni. Sarebbe meglio che questi edifici venissero delocalizzati in aree più sicure. E questo purtroppo è un dato dolente, solo il 5% dei comuni lo fa.

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