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Il "New Deal" verde

pubblicato da Roberto Bosio

Foto del salone dove avvengono le assemblee generali dell'ONU Il nuovo programma dell’Agenzia delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), la Green economy Initiative, è stato lanciato il 22 ottobre, a Londra e Nairobi.

L’obiettivo è chiaro, lanciare un “New Deal verde” per uscire dalla crisi mondiale seguendo il modello che usò Roosvelt per risollevare gli Stati Uniti dalla crisi del ventinove. Si dovrebbe sviluppare un’economia verde “spostando e ricentrando l’economia verso investimenti in tecnologie pulite e infrastrutture naturali, come le foreste e i suoli”.

Secondo uno studio lanciato in contemporanea all’iniziativa, ci sono diversi settori molto promettenti per ritorno economico, posti di lavoro creati e sostenibilità ambientale. Si va dall’agricoltura sostenibile, inclusa quella biologica, alle energie e tecnologie “pulite”, ed alla lotta alla deforestazione ed al degrado delle foreste.

Come è avvenuto in Messico, dove un milione e mezzo tra i messicani più poveri hanno trovato lavoro nella tutela delle foreste, preservando contemporaneamente risorse importanti per il paese e rallentando il riscaldamento globale.

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Geotermico: negli USA oltre 12 gigawatt entro il 2025

pubblicato da eymerich

Centrale Geotermica vicino ReykjavikL’energia geotermica sembra finalmente iniziare ad ottenere l’attenzione che merita. Mentre rimane ancora una piccola percentuale nel complesso delle fonti energetiche rinnovabili della maggior parte delle nazioni, il potenziale geotermico in certe regioni del pianeta è enorme.

Negli ultimi mesi sia Google che il Dipartimento dell’Energia USA hanno impegnato risorse per ricavare ancora più energia geotermica da immettere in rete; in questi giorni il Dipartimento dell’Interno degli Stati Uniti, cui spetta il controllo e la conservazione della maggior parte delle terre appartenenti allo Stato, ha annunciato che aprirà una buona parte delle terre federali allo sviluppo geotermico.

Si parla di 190 milioni di acri, distribuiti su 11 stati, che saranno messi a disposizione. Il potenziale stimato totale di queste zone è di 5.540 megawatt, che potrebbero venire sfruttati per il 2015 e fornirebbero abbastanza energia per oltre 5 milioni di abitazioni. Secondo il Dipartimento dell’Interno, entro il 2025 questa stima potenziale potrebbe anche salire fino a 12.100 megawatt.

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2008 State of the future

pubblicato da lumachina

Rapporto ONU sullo stato del futuro. Foto ussiegallIl nostro potrebbe essere un ottimo futuro, anche grazie alla diffusione della conoscenza supportata da Internet, se solo riuscissimo a cogliere questa opportunità invece di aumentare il divario tra ricchi e poveri a suon di guerre e abusi ecologici. L’Indipendent ha pubblicato alcune anticipazioni del rapporto delle Nazioni Unite sulle prospettive future per l’umanità “2008 State of the Future”, redatto da Geoffrey Lean e Jonathan Owen.

Tra gli aspetti in miglioramento in quasi tutto il mondo ci sono l’aspettativa di vita, l’educazione, la diminuzione dei conflitti armati. I problemi sono in gran parte quelli che conosciamo: aumento dei prezzi del cibo e dell’energia, scarsità di acqua potabile (anche da noi, per inquinamento!), desertificazione, migrazioni di massa per problemi ambientali, diffusione di malattie tropicali.

Le forze armate statunitensi, che hanno partecipato alla stesura del documento insieme alla banca mondiale, evidenziano come i problemi ambientali potranno causare disordini civili, lotte per il controllo delle risorse fino al genocidio. Per quanto riguarda il ricorso all’energia nucleare, si sa che non ci sarà uranio sufficiente per tutti e si calcola che nei prossimi 10 anni ci sia il 75% di possibilità che un gruppo terroristico entri in possesso di un’arma nucleare.

Foto | ussiegall

» Se cura il clima, il mondo guarirà. L’ottimismo non è più un peccato su Repubblica
» We’ve seen the future … and we may not be doomed on The Indipendent

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Ugo Bardi (ASPO): "Ecco perchè il petrolio aumenta"

pubblicato da Marina

Ecoblog Podcast

Gli ho chiesto di immaginare il mondo tra cent’anni e Ugo Bardi, docente di chimica all’Università di Firenze e Presidente della sezione italiana dell’ASPO, mi ha risposto che sarà sicuramente un mondo senza petrolio, ma che forse si userà ancora il carbone. Il prezzo del petrolio sale non per semplice speculazione, ma perché è diventato complesso e molto costoso estrarlo. Ne abbiamo ancora per qualche anno, ma dobbiamo iniziare a pensare a come sostituirlo.

Dice Bardi nell’intervista:

Il petrolio ha fatto il suo tempo. Ci ha dato quel che ci poteva dare. Ora bisogna andare avanti.

Molto dipenderà dalle scelte che faremo in questi anni, mi ha spiegato, se saremo stupidi o meno. Mi ha parlato anche di risorse e di come dobbiamo riconsiderarle nella nostra economia e in quella che verrà. E ha immaginato sicuramente un mondo dove le energie del vento e del sole potranno essere utili a coprire il fabbisogno mondiale.

L’Associazione per lo studio del picco del petrolio
Intervista a Ugo Bardi- ASPO Italia - Chi è l’ ASPO?

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EcoCinema - Lost in Space

pubblicato da pentolaccia


La fuori c’è un sacco di “spazio” in cui perdersi - Doctor Robinson

Un film di Stephen Hopkins. Con Gary Oldman, William Hurt, Mimi Rogers, Heather Graham, Lacey Chabert, Heather Graham. Genere Fantascienza, colore 126 minuti. - Produzione USA 1998.
Nel 2058 il sistema terra non è così stabile come sembra: nel giro di pochi anni, malgrado la tecnologia consenta di riciclare il 100% dei materiali prodotti, le risorse sul pianeta finiranno e con esse si spalancheranno le porte della più grossa crisi che l’umanità abbia mai affrontato.

Tutto questo a meno che il dottor Robinson non riesca nella sua missione: arrivare dall’altra parte della galassia con un vettore spaziale di sua invenzione per principiare la colonizzazione di un nuovo pianeta. La missione filerebbe liscia come l’olio se i soliti terroristi e qualche mostro “temporale” non si prendessero la briga di creare più di una grana alla famiglia/equipaggio del dottor Robinson.

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Spose ecologiche

pubblicato da Marina

La sposa ecologica- Collezione autunno-inverno 2008

I loro abiti sono belli. Bellissimi. E danno l’idea del passato misto al futuro. La collezione abiti da sposa Altarosa per me è stata una sorpresa. Un gruppo di fantastiche sognatrici, Valeria Doga architetto e amministratore di Altarosa, Gloria Modesti stilista e Gabriella Ganugi architetto hanno un atelier nel cuore della Maremma in Toscana e li progettano i loro abiti fatti con soli tessuti naturali provenienti da coltivazioni biodinamiche certificate da organismi internazionali. Non solo, ma per la manifattura si avvalgono delle mani esperte di sarte e ricamatrici del luogo mantenendo i costi finali dell’abito nella media del mercato.

La Canapa arriva da produzioni ecologiche della Cina, il cotone da coltivazioni biodinamiche dell’Egitto, la seta è prodotta in India, senza che venga uccisa la larva contenuta nel bozzolo, attendendo pazientemente la sua trasformazione in farfalla.

“All’ inizio è stato un po’ difficile - mi spiega Gloria Modesti- circa due anni fa abbiamo sperimentato il primo abito da sposa. E per le sarte cucire quel tipo di stoffa è stato un po’ complesso. Come nel caso degli abiti da sposa progettati con un tessuto di canapa misto a seta per conferire la lucentezza e la morbidezza di cui necessita. Mentre per la collezione invernale abbiamo usato lana naturale, non sbiancata artificialmente e la seta buretta, forse meno lucida ma che risulta un tessuto molto interessante”.

Sposa ecologica collezione autunno-inverno 08 Sposa ecologica:collezione primavera estate 08 Un particolare della gonna in lana naturale non trattata chimicamente

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Fao: i biocarburanti allontanano le donne dell'agricoltura

pubblicato da Marina

Contadine indiane al rientro dai campiLa ricerca “ Gender and Equity Issues in Liquid Biofuels Production” presentata dalla Fao sottolinea che le colture su larga scala destinate alla produzione di biocombustibili liquidi quali bioetanolo e biodiesel, richiedano un uso intensivo delle risorse a cui i piccoli agricoltori, in particolare le donne, hanno tradizionalmente accesso limitato. Insomma, l’avanzata dei biocarburanti porterebbe al collasso quelle micro-economie che si reggono sul lavoro femminile nei campi.

Infatti nei paesi poveri presi in considerazione sono le donne a gestire le coltivazioni agricole: ad esempio in Brasile l’11 % dei produttori di bioetanolo da canna da zucchero sono agricoltori donne, male organizzate in piccoli possedimenti terrieri che a causa delle impennate dei prezzi delle risorse (fertilizzanti, diserbanti, concimi,ecc) non saranno più in grado di gestire i costi di produzione.

Lo studio auspica che sia presto intrapresa una strategia di sviluppo dei biocombustibili sia a livello sostenibile e dunque economicamente conveniente, sia ambientale e che dunque consenta alle popolazioni più svantaggiate spesso rette da un economia al femminile di non soccombere. La proposta è quella di integrare le coltivazioni di biocarburanti con i sistemi agricoli locali al fine di proteggere le attività agricole tradizionali dei piccoli agricoltori, le competenze e la loro conoscenza specializzata - fattori cruciali per la sicurezza alimentare ed il rafforzamento delle comunità rurali nel lungo periodo.

Via | Newsfood
Foto | Flickr

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Agricoltura : è emergenza mondiale

pubblicato da Marina

Un contadino javaneseI ministri dell’agricoltura dei 27 sono riuniti oramai da tre giorni in Lussemburgo. La situazione è complessa e non nascondono le difficoltà. E il rapporto dell’Unesco presentato a Parigi, “Agricoltura mondiale: è emergenza” scatta una fotografia agricola desolante: l’impatto del prezzo del petrolio su trasporti e produzione di prodotti agricoli sta mettendo sottosopra il mercato mondiale alimentare. Non solo, ma si parla anche di stime di crescita, entro il 2050 la popolazione arriverà a 9 miliardi di bocche da sfamare.

La soluzione viene individuata nello: “sviluppare l’agricoltura in maniera meno dipendente dai combustibili fossili, favorire l’uso delle risorse disponibili a livello locale e concentrare gli sforzi della ricerca di base sull’ intensificazione dei processi naturali, utilizzando fertilizzanti naturali e la protezione del suolo e delle acque di approvvigionamento”.

La Francia, attraverso Michel Barnier, ministro dell’agricoltura propone all’Europa di “produrre di più e meglio” e di restare una “potenza agricola forte” per rispondere al “contesto di grave crisi” e “alle ribellioni causate dalla fame”. Una risposta a chi, come la Gran Bretagna, propone una riduzione delle sovvenzioni agricole nell’UE, mentre i 27 sono in procinto di istituire un “controllo dello stato di salute” della loro politica agricola comune (PAC). E così la Francia intende lanciare nel semestre della sua presidenza, dal prossimo luglio, il dibattito sul ruolo dell’agricoltura nella politica europea, considerato che proprio la PAC sarà abolita nel 2013.

Via | Le Telegrame
Foto | Flickr

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Il biologico è per tutti. Intervista a Andrea Ferrante Presidente A.I.A.B.

pubblicato da Marina

Il logo AIAB

Dopo le accese discussioni a proposito dei post “Cibi alle diossine. Parliamone!” e “L’agricoltura secondo Monsanto” dove i vostri commenti sono scivolati sui prodotti derivati da agricoltura biologica e sulla loro, o meno, salubrità, ho contattato Andrea Ferrante, presidente A.I.A.B. (Associazione italiana per l’Agricoltura biologica) 39 anni, siciliano, agronomo, che ci chiarisce un po’ di luoghi comuni che girano sull’agricoltura biologica. L’intervista è avvenuta due giorni fa al telefono (impossibile seguirlo nei suoi spostamenti) e a bruciapelo gli ho posto la domanda sulle aflatossine.

D.: Presidente, alcuni lettori sostengono che le aflatossine sono presenti nei prodotti Bio e non nei prodotti OGM. E vero?
R.: Questo è un argomento che viene tirato fuori ciclicamente. Secondo gli scienziati del Sagri, il mais Bt è più sicuro per la salute, perché contiene un bacillo che allontana la piralide, un insetto che stimola la produzione di tossine nella pianta. Il punto è che le aflatossine le troviamo indipendentemente dal metodo di produzione, dal fatto che sia un seme OGM, a causa del cattivo stato di conservazione del mais o per un errato sistema di raccolta. Ricordo che le principali aflatossine che si trovano nei cereali, sono del genere fusarium, che trova la condizione ottimale di sviluppo in presenza di azoto nitrico e replicazione della stessa coltura sul terreno. L’agricoltura biologica come principio obbligatorio, usa azoto organico e pratica la rotazione delle colture. Il problema si pone invece, seriamente, nella filiera di conservazione e trasformazione.

D.:Gira voce che il vino prodotto biologicamente serva a tagliare quello prodotto in maniera tradizionale e con qualche problema di pesticidi…
R.: Se così fosse si tratterebbe di frode in commercio e andrebbe denunciata. E’ da tener presente che se i Nas svolgono in un anno 11mila controlli, noi ne effettuiamo 60mila. Purtroppo il regolamento comunitario in materia di agricoltura biologica è in vigore da 19 anni e ancora non si è percepito che il livello di controllo e sicurezza per i prodotti biologici è molto severo. I produttori biologici, in termini di occupazione, sono più forti di Telecom e Fiat messi assieme e muovono un volume di affari pari a 2miliardi di euro annui. Se non sono certezze queste.

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Maggio senza grano?

pubblicato da Marina

Campi di granoPasso indietro sui biocarburanti. E anche un sentore di allarme. A maggio l’Italia potrebbe avere “qualche difficoltà di approvvigionamento di grano duro”. La notizia-choc esce direttamente dalla bocca di Ivano Vacondio, presidente di Italmopa (Associazione industriali mugnai d’Italia) , che però mette le mani avanti e precisa: “Non possiamo affermare che di qui a tre mesi saremo senza grano duro, assolutamente, ma qualche difficoltà di approvvigionamento è prevedibile, almeno fino ai nuovi raccolti”.

Ma subito dopo rilancia: “Sei Paesi, Canada, Australia, Stati Uniti, Francia, Russia e Ucraina, controllano il 70 per cento dell’export mondiale di grano, ed è ben più di una sensazione che facilmente queste realtà facciano cartello sui prezzi”.

Da risolvere al più presto, secondo Italmopa, anche il nodo legato alle bioenergie. Ivano Vacondio chiede di frenare gli entusiasmi sulla produzione agroenergetica e di rivedere il comparto. “E’ corretto produrre energie da fonti rinnovabili – spiega – ma attraverso l’utilizzo di biomasse. I cereali devono avere una priorità a scopo alimentare, piuttosto che energetico”.

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