Tutti gli articoli con tag rivoluzione verde

Grazie ai giacimenti in arrivo nuovi sconti sulla bolletta del gas per i cittadini della Basilicata

pubblicato da Simone Muscas in: Energia Italia Persone

Fornello a gasAnche in Italia, per quanto il nostro Paese non sia propriamente un produttore di combustibili fossili, vi sono aree che possono beneficiare di proventi derivanti dalle attività di estrazioni petrolifere. Sviluppo insostenibile in questi tempi di “rivoluzione verde”? Chissà, intanto però vi sono alcuni cittadini che da qualche anno usufruiscono di importanti sconti ed hanno, in prospettiva futura, la possibilità di riceverne degli ulteriori.

Parliamo dei cittadini della Basilicata e dell’iniziativa portata avanti dalla Regione Basilicata (di cui tempo fa parlammo su Ecoblog) di concedere degli sconti sulla bolletta del gas in virtù dell’attività di estrazione nei giacimenti della regione. Grazie a queste ultime infatti è stato possibile eliminare dalle fatture, a partire dal 1° gennaio 2008, il costo dell’addizionale regionale con un beneficio che varia tra il 2,5% e il 4,5 % dell’importo complessivo, a seconda dei consumi.

Inoltre le famiglie lucane, residenti in loco dal primo gennaio 2009, con reddito del 2008 non superiore a 3.961 euro (portato a 8.318,00 € per i lavoratori dipendenti e per i pensionati) c’è stato il diritto ad un ulteriore sconto del 20%. La novità sta però nell’iniziativa che a breve verrà portata avanti nella regione e per la quale la legge finanziaria ha previsto uno stanziamento di 17 milioni di euro.

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É un imprenditore "verde" l'uomo più ricco della Cina

pubblicato da Simone Muscas in: Energia Tecnologia Internazionale EcoConsigli Persone Risparmio energetico Rinnovabili Auto

SoldiUn segno dei tempi che cambiano? Chissà, fatto sta che per la prima volta nella storia l’uomo più ricco della Cina è un imprenditore “verde”. A rivelarlo è la rivista Hurun, che dal 1999 stila ogni anno una classifica degli uomini cinesi più ricchi. Si tratta di Wang Chuanfu, 43 anni, fondatore dell’impresa Built Your Dreams (Byd) , produttrice di automobili elettriche.

Come molti dei nuovi volti dei ricchi cinesi, Wang viene da una famiglia povera e sembra si sia costruito la sua fortuna con un’escalation di tutto rispetto. La Byd ha iniziato producendo batterie, per poi passare alla produzione di automobili elettriche. Solo per sottolineare quanto la sua azienda sia cresciuta nell’ultimo anno basti sottolineare il fatto che nel 2008 Wang era addirittura al 106° posto della lista.

Il suo fatturato sarebbe cresciuto, nel solo 2009, addirittura dell’800%! Il successo è sicuramente uno di quelli che assumono enorme importanza poiché Wang ha conseguito tale traguardo in un periodo di grande crisi economica internazionale, a testimonianza del fatto che l’investimento nelle nuove tecnologie a basso impatto ambientale rappresenti il futuro non solo del destino ambientale del nostro pianeta, ma anche di quello economico.

Via | Hurun.net
Foto | Flickr

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Onu, nessuna grande decisione al vertice di New York sul clima

pubblicato da Simone Muscas in: Clima Internazionale Politica

Obama Presidente Stati UnitiNessun grande accordo nella conferenza sul clima tenutasi a New York e organizzata dalle Nazioni Unite. Al Gore, presente alla riunione, avrebbe apprezzato solamente le proposte più concrete che sono state portate avanti da Cina e Giappone. Sembrerebbe invece essere stata al di sotto delle attese la parte degli Stati Uniti con il presidente Barack Obama che, pur sottolineando come “il tempo del fare stringe” e che “bisogna agire subito per evitare una catastrofe irreversibile”, non ha offerto nuove soluzioni.

Il vertice sul clima, al quale hanno partecipato oltre cento leader mondiali giunti a New York per la Assemblea Generale dell’Onu, è stato aperto da un appello di Ban Ki-Moon che ha lanciato l’allarme sottolineando come si abbiano meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori. Nonostante le premesse sono parecchi i partecipanti che hanno definito come deludente e poco costruttivo quest’incontro.

Su tutti Nicolas Sarkozy secondo cui i negoziati sono giunti ad un punto morto e che, al fine di dare nuova linfa alla questione, ha proposto un vertice a novembre delle maggiori economie industrializzate in vista della conferenza di Copenaghen che si terrà a dicembre. In questo clima di pessimismo, di parole di allarme, ma di pochi passi concreti per uscire dallo stallo, sono balzati in evidenza gli interventi della Cina e del Giappone.

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Rivoluzione verde? Anche in Australia c'è una forte opposizione

pubblicato da Simone Muscas in: Energia Clima Tecnologia Internazionale EcoConsigli Oceania Risparmio energetico Politica

Bandiera AustraliaLa tanto auspicata rivoluzione verde mondiale sta iniziando a muovere i suoi passi nei Paesi economicamente più sviluppati, eppure le difficoltà e le reticenze all’interno dei governi proponenti non sono poche. Solo ieri parlavamo di quelle degli Stati Uniti nell’approvare la legge anti CO2 che ha come obiettivo la riduzione dei gas a effetto serra ed il passaggio dell’economia verso sistemi energeticamente più sostenibili. Ma lo Stato americano non è il solo, tanto che anche un altro importante Paese sta mostrando le stesse difficoltà.

Parliamo dell’Australia, storica alleata degli americani nel non accettare per alcuni anni il Protocollo di Kyoto. Il governo locale si è infatti posto come obiettivo quello di arrivare entro il 2020 al 20% del fabbisogno da fonti rinnovabili. A sottolineare l’importanza del piano vi è inoltre un rapporto del Clean Energy Council che indica come il raggiungimento di tale obiettivo permetterebbe la creazione di circa 28.000 nuovi posti di lavoro.

Il governo australiano per portare avanti il programma sta mettendo a punto un piano strategico che prevederà investimenti pari a circa 12,5 miliardi di euro su tecnologie rinnovabili. Come negli Stati Uniti non mancano però i problemi ad accettare la strategia. Il pomo della discordia sarebbe dovuto non tanto ai contenuti della proposta quanto alla creazione del mercato di emissioni australiano.

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Prime difficoltà negli Stati Uniti per la legge anti CO2

pubblicato da Simone Muscas in: Clima Internazionale EcoConsigli Nord America Politica

Barak ObamaPrime difficoltà negli Stati Uniti per l’approvazione della legge anti CO2 fortemente voluta dal Presidente Obama. La Camera la scorsa settimana ha infatti dato il via alla prima legge americana sull’effetto serra, che al momento però rischia di scontrarsi con la volontà del Senato a cui è stata trasmessa la bozza del provvedimento.

La nuova legge sul clima in sostanza ha come obiettivo quello di una diminuzione dei gas serra del 17% entro il 2020 ed in prospettiva al 2050 dell’83%. Nonostante tutto l’America è però divisa dinanzi a questa questione; da una parte la California, da sempre stato all’avanguardia nelle tematiche ambientali, dall’altro le realtà agricole ed industriali del Midwest e del Sud che hanno opinioni profondamente diverse circa questi ambiziosi obiettivi di riduzione.

In parlamento la legge è al momento passata alla Camera senza particolare entusiasmo, tanto che in questa prima fase di approvazione sono stati ben 44 i voti contrari dei democratici che sono andati a sommarsi a quelli dei repubblicani, che dalla loro parte hanno avuto appena 8 voti favorevoli. In totale i voti a favore della legge anti CO2 sono stati 219, mentre quelli contrari 212.

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Anche un premio Nobel nel green team di Obama

pubblicato da Roberto Bosio in: Energia Clima Persone Nord America Politica

Steven Chu nuovo segretario all'energia Il nome del nuovo segretario all’energia USA - Steven Chu - a molti non dirà nulla, ma si tratta di una decisa rottura con l’amministrazione Bush.

Questo fisico, Nobel nel 1997 per le sue ricerche sui metodi di raffreddamento degli atomi, guida dal 2004 il Lawrence Berkley national Laboratory, e ne ha fatto - come spiega il suo sito - “il leader mondiale nella ricerca sull’energia rinnovabile e alternativa”.

Una scelta simbolica, da leggere insieme alla scelta di far conoscere la task force ambientale a breve distanza dal faccia a faccia con l’ex vicepresidente Al Gore, ora uomo-simbolo nelle lotte contro il cambiamento climatico.

Per guidare l’Epa (Environmental Protection Agency) , Obama ha scelto invece Lisa Jackson, un’afroamericana nata a New Orleans nel Ninth Ward, il quartiere popolare più devastato dall’uragano Katrina. Era responsabile per l’ambiente nel New Jersey, uno degli Stati USA che aveva aderito ad un accordo molto simile al Protocollo di Kyoto.

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