Il Consiglio Provinciale di Reggio Calabria ha approvato all’unanimità una mozione in cui ribadisce il proprio “No” alla centrale a carbone che dovrebbe sorgere presso le Saline di Montebello Jonico che - dopo l’approvazione ad opera del Ministero dell’Ambiente al termine di un iter piuttosto “accidentato” per il rilascio della VIA (Valutazione d’impatto ambientale) - pare non avere (quasi) più ostacoli alla sua realizzazione… Ora la “palla” passa al Consiglio regionale che dovrebbe pronunciarsi, in proposito, a breve.
Il nuovo impianto, dovrebbe essere realizzato dalla SEI - la società di progetto nata per lo sviluppo di attività legate alla ricerca e alla produzione energetica nel territorio di Saline Joniche - al posto di uno precedente, mai entrato in funzione e risalente agli anni ‘70, e dovrebbe essere completamente operativo nel giro di 5 o 6 anni portando con sé possibilità occupazionali…. Anche nel settore della pesca e del turismo, sostengono i responsabili del progetto - che non si capisce bene, però, come riescano a coniugare questi settori a quello energetico in via tanto semplisitica…-
Tutto bene, dunque? No, perché la protesta in merito sul territorio è capillare e trasversale nonostante gli innumerevoli tentativi di rassicurazione forniti, fra gli altri, da Fabio Bocchiola, amministratore delegato della SEI. Si temono, infatti, con l’apertura della nuova centrale a carbone non immotivate ricadute sull’agricoltura e sulla salubrità dell’aria a fronte di “espedienti tecnologici” -comeil sistema “Carbon Capture and Storage (CCS)” - ancora in fase sperimentale. Eppure, assicurano i responsabili del progetto SEI in alcune interviste rilasciate all’AdnKronos, le carboniere che dovrebbero immettere Co2 nell’atmosfera sono state immaginate al coperto in un ambiente depressurizzato consentendo al carbone di essere trasportato su appositi nastri in un contesto controllato e altamente affidabile, contemporaneamente a un abbattimento delle ceneri pari al 99,9% - smaltite in apposite discariche lontane dal luogo di produzione -, il restante o,1% rilasciato nell’atmosfera dovrebbe poi seguire i venti procedendo verso il mare salvando le colture…
Ma da più parti si lamenta una valutazione d’impatto ambientale effettuata senza la necessaria cura, basandola, almeno in parte, su dati obsoleti e, soprattutto, senza che sia stata fornita un’adeguata valutazione strategica di più ampio respiro sui riflessi che un impianto di tal genere potrebbe avere…
Via | ntàcalabria, strilli, energia 24
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In Calabria, per la precisione a Montebello Jonico in provincia di Reggio Calabria, potrebbe sorgere una centrale a carbone da 1320 MW. La richiesta di autorizzazione avanzata dalla Sei (Saline Energie Ioniche) per la centrale di Saline Joniche dovrebbe essere presa in esame dal Servizio Via-Vas del Ministero dell’Ambiente giovedì. Sembra strano, in un periodo in cui si fa tanto parlare di riduzione delle emissioni di CO2, vedere che ci sono ancora progetti per nuove centrali termoelettriche a carbone.
La centrale di Saline Joniche, infatti, ancora non esiste: la Sei la vuole costruire da zero in un’area industriale dismessa. Si tratta dell’ex stabilimento Liquichimica mai entrato in funzione e, di fatto, nato morto. Approfittando dell’ampia area industriale dismessa e del molo già esistente Sei vorrebbe riconvertire tutto in una grossa centrale elettrica a polverino di carbone.
Due linee parallele da 660 MW con possibilità di bruciare anche biomassa locale fino al 5% del combustibile totale. Per biomassa Sei intende soprattutto gli scarti dell’industria dell’olio.
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