La Regione Sardegna ha pubblicato la delibera che sancisce la nascita di Sardegna Energia Spa, società a capitale interamente pubblico che avrà il compito di gestire i progetti degli impianti di produzione di energia, rinnovabile e non.
Sin dal suo annuncio, avvenuto a metà mese, questa nuova società ha fatto parlare molto di sé anche se i dettagli dello statuto, i fini e i ruoli della società stessa non erano stati divulgati al pubblico. Anest, Aper, Fiper, Greenpeace, Ises Italia, Itabia, Kyoto club e Legambiente si erano affrettate a criticare la nascente società pubblica affermando che era lesiva della concorrenza. Ora, però, i dettagli sono più chiari, basta leggere la delibera, la relazione e il Ddl regionale.
E, per inciso, i dettagli faranno infuriare ancora di più gli appassionati del mercato libero dell’energia perchè, una volta messa in piedi Sardegna Energia Spa, i privati avranno ancora più difficoltà ad entrare nel settore.
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Qualche giorno fa abbiamo parlato della delicata questione riguardante il pericolo tracimazione delle acque ricche di metalli pesanti di una ex miniera sita nel piccolo centro di Furtei nella Provincia del Medio Campidano in Sardegna. Ebbene la bomba ecologica di cui abbiamo parlato appena qualche settimana fa, stava per trasformarsi nei giorni scorsi in vero e proprio dramma arrivando ad un passo dall’esplodere davvero.
A disinnescarla, appena in tempo, i tecnici della Sardinia Gold Mining e gli specialisti inviati dal Comune di Furtei nella miniera d’oro. Infatti, nella notte fra mercoledì e giovedì scorso, a causa della forte pioggia, il bacino di contenimento delle acque della ex miniera ha raggiunto il punto critico e la pompa di sollevamento che rilancia i veleni in un invaso più a monte è andata in avaria. A scongiurare il peggio è stata la prontezza degli operai che l’hanno sostituita con un’altra più efficiente evitando quindi il dramma.
Ancora qualche minuto, fanno sapere le persone che hanno vissuto quei minuti infuocati, e sarebbe stato il disastro: l’acqua della ex miniera d’oro carica di cianuro, arsenico, mercurio, ferro, zolfo avrebbe iniziato a riversarsi nei vicini torrenti inquinando i canali circostanti che servono le utenze di numerosi centri della piccola Provincia sarda e di quella di Cagliari.
Continua a leggere: Sardegna: disastro ambientale evitato in extremis

I progetti di eolico off shore nel golfo di Cagliari, evidentemente, hanno fatto traboccare il vaso: la Regione Sardegna ha imposto un deciso stop agli impianti di sfruttamento dell’energia del vento in mare e ha avocato a sè tutte le competenze in merito di rinnovabili, non solo eolico. Il presidente Cappellacci, infatti, ha annunciato lo stop ai progetti nel golfo di Cagliari e la contemporanea nascita di Sardegna Energia.
Cosa sarà Sardegna Energia non è ancora chiaro. Sembrerebbe, però, che si tratterà di un’agenzia regionale e che avrà il monopolio di ogni progetto di sfruttamento delle fonti rinnovabili. Forse, ma nulla è ancora certo, le aziende private potranno entrare nel mercato tramite convenzioni ad hoc per ogni impianto stipulate direttamente con l’agenzia regionale.
Le associazioni ambientaliste e quelle dell’industria eolica l’hanno presa malissimo e hanno inviato una lettera al govenratore Ugo Cappellacci (firmata da Anest, Aper, Fiper, Greenpeace, Ises Italia, Itabia, Kyoto club e Legambiente) in cui chiedono di ritornare sui suoi passi. Il problema, affermano le associazioni, sarebbe la violazione delle regole basilari della concorrenza. Di certo, però, c’è che fino ad ora nessuna regione italiana era arrivata ad una stretta così forte nei confronti dell’energia verde.
Via | Regione Sardegna, Kyoto Club
Foto | Flickr
Tempo fa Marina su Ecoblog segnalò la notizia della ex miniera d’oro di Furtei, Comune della Provincia del Medio Campidano in Sardegna. In quell’articolo si denunciò la situazione critica di un bacino, sito nel luogo, sottolineando come le acque acide in esso contenute fossero ricche di metalli pericolosi.
Quel bacino era allora a forte rischio esondazione e le possibilità che quelle stesse acque tracimassero e inquinassero le falde dei terreni circostanti erano molto alte. Ebbene, nella giornata di sabato scorso, è accaduto ciò che si temeva: a causa delle forti piogge dei giorni scorsi le acque del bacino hanno tracimato iniziando a filtrare nei terreni circostanti.
Ciò che è successo è davvero preoccupante e potrebbe avere conseguenze devastanti sull’ambiente. Fanno sapere gli esperti che se il livello del bacino non si abbasserà, le acque potrebbero raggiungere quelle del vicino Rio Mannu, determinando una vera e propria bomba ecologica. A lanciare l’allarme è il sindaco del luogo Luciano Cau che dice come la stessa amministrazione abbia la volontà di bonificare la zona, ma che allo stato attuale non ci sia nessuno in grado di farlo.
Continua a leggere: Sardegna: le acque pericolose della ex miniera d'oro di Furtei stanno tracimando

Si continua a discutere, in Sardegna, sui numerosi progetti di impianti eolici. Dopo Oristano l’attenzione ora si sposta su Cagliari e, di conseguenza, continuano le polemiche su questa fonte rinnovabile che è una delle più controverse, nonostante (o forse proprio per questo) sia quella che produce più energia di tutte tra le rinnovabili, escluse le biomasse. Di queste polemiche, persino di quelle sul possibile impatto ambientale delle torri sui nuraghi, su Ecoblog abbiamo già scritto ma, evidentemente, è ancora necessario tornare sull’argomento.
A largo di Cagliari si prevedono di istallare, secondo L’Unione Sarda, circa 290 turbine eoliche da 3 MW ciascuna. Si tratta di diversi progetti, proposti da quattro aziende in totale, con torri eoliche che superano i cento metri di altezza piazzate a circa otto chilometri dalla costa. Per uno dei progetti presentati, quello proposto dalla Trevi Energy di Cesena, è stata appena istruita la pratica presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Così descrive la vicenda, il 4 marzo 2010, L’Unione Sarda:
La società romagnola vuole installare, a otto chilometri dalla costa, 33 turbine capaci di produrre complessivamente 99 megawatt di potenza, alte 90 metri oltre il livello del mare. Una soluzione che, se combinata agli altri quattro progetti (presentati da altre tre aziende) sullo stesso tratto di litorale, porterebbe alla nascita di una muraglia eolica lunga sedici chilometri, con 290 aero-generatori che produrrebbero un evidente impatto ambientale, visto che sarebbero ben visibili anche dalla costa di Cagliari.
Che la situazione del settore trasporti nel nostro Paese non sia di quelle viste come “da esempio” a livello internazionale è cosa abbastanza risaputa. A testimonianza di ciò è interessante leggere uno studio recentemente pubblicato, portato avanti da Assicurazioni.it (primo comparatore online di preventivi RC auto e moto) che conferma questo nostro ritardo e il bisogno imminente da parte di tutti gli attori che gravitano nel settore di trovare nuovi soluzioni.
I dati ci indicano che prendendo in considerazione le vetture assicurate negli ultimi sei mesi e immatricolate con doppia alimentazione fin dall’origine, si rileva come solo il 4% delle persone possieda un veicolo con un’alimentazione “ecosostenibile”. Attenzione a questi dati: si sta infatti parlando di una percentuale in cui rientrano anche le auto a motore gpl o metano, quindi se dovessimo solo analizzare le ibride elettriche o le auto totalmente elettriche staremmo parlando di numeri davvero insignificanti.
Insomma questo 4% è costituito si da veicoli a minore impatto ambientale, ma comunque alimentati per lo più da combustibili di origine fossile, gpl e metano appunto. Detto questo è utile segnalare come la situazione non sia comunque delle migliori; a confermare questa tendenza è anche la scarsa diffusione dei distributori di gpl/metano.
La cattura della CO2 e successivo sequestro è una soluzione alla lotta ai cambiamenti climatici che, seppur fra mille polemiche e in modo abbastanza lento, prende sempre più quota. A tal proposito è interessante sapere che anche da parte del governo italiano c’è l’intenzione di creare nel nostro territorio impianti di questo tipo. Il progetto nostrano verrà portato avanti con la collaborazione di altri Stati che metteranno a disposizione tecnici esperti in materia.
Ad affermarlo è il Ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, da Londra, dove si è recato per la terza conferenza ministeriale del Forum sul sequestro dell’anidride carbonica (Cslf). Il Ministro ha illustrato il piano d’azione mondiale per individuare venti progetti per la cattura e lo stoccaggio della CO2 entro il 2010. In Italia dovrebbero sorgere due impianti, il primo, dice il ministro, vorremmo che fosse nel Sulcis in Sardegna, mentre l’altro, già finanziato dall’Europa, nascerà a Porto Tolle in Veneto.
Quella della cattura e del sequestro di CO2, ha concluso Scajola in modo abbastanza deciso, è una tecnologia innovativa di importanza enorme perché nel mondo c’è molto carbone; di questo modo se anche col tempo useremo sempre meno questa risorsa fossile potremo però continuare ad utilizzarla nel futuro breve con meno preoccupazione per l’ambiente. Che dire di quest’iniziativa? Gli esperti in materia sono molto divisi e i pareri non sono unanimi sulla questione.
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La Giunta Regionale della Sardegna ha varato qualche giorno fa il nuovo piano casa modificando in alcuni punti il Piano Paesaggistico Regionale operativo dal 2006 e varato dal governo precedente presieduto da Renato Soru. Ci sono voluti alcuni mesi, ma alla fine quella che era stata ampiamente sbandierata in campagna elettorale come una delle priorità della giunta Cappellacci, è diventata legge.
Andiamo a vedere cosa cambierà. Con il nuovo piano sarà possibile aumentare in volumetria gli alberghi fino al 35%, mentre si va dal 20 al 30% per gli immobili fuori dalla fascia costiera. La novità più importante riguarda però gli edifici costruiti entro la fascia dei 300 metri dal mare; per questi sarà infatti possibile ampliare sino al 10%.
Quest’ultimo punto, oltre che essere il più contestato, è anche quello che modifica definitivamente il vincolo tassativo di divieto assoluto a costruire nella fascia costiera precedentemente adottato dalla Giunta comandata da Renato Soru.
In Sardegna è in corso una vera e propria protesta per impedire che venga dato il permesso alla costruzione di un parco eolico off shore. Siamo nella costa occidentale dell’isola, nelle vicinanze del capoluogo della provincia di Oristano, dove sorge una pineta riconosciuta come sito di interesse comunitario e quindi protetto da una serie di vincoli.
Già qualche tempo fa si parlò del sito in questione nelle cronache locali a proposito della costruzione (già eseguita) di un campo da golf. Questa volta però a far balzare agli onori della cronaca l’area di Is Arenas è un gruppo imprenditoriale il quale, aggirando le leggi regionali, ha presentato un progetto per creare un campo eolico off shore costituito da 80 pale da situare a 1 miglio dalla spiaggia.
Secondo il progetto le pale dovrebbero essere alte circa 100 metri sul livello del mare (come un edificio di 30 piani) e verrebbero associate a due cabine di trasformazione (una situata in mare e l’altra a terra) per la cui edificazione, fanno sapere gli oppositori al progetto, verrebbero distrutte vastissime praterie di posidonia che costituiscono oggi un elemento fondamentale di contrasto all’erosione della costa.
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La Sardegna ricorderà la giornata di ieri come una delle più drammatiche degli ultimi anni per quel che riguarda la piaga degli incendi. Tutta l’isola è stata infatti devastata dalle fiamme (probabilmente di natura dolosa) che si sono propagate in vari punti della regione interessando vaste aree.
Secondo le prime stime ufficiali sembrerebbe che la superficie percorsa dalle fiamme superi i 10mila ettari e, secondo quanto comunicato dalla Protezione Civile, canadair ed elicotteri antincendio sarebbero ancora al lavoro su sei diversi luoghi in Sardegna, rispettivamente nelle località di: Arbus, Pau, Suni, Bonorva, Budoni e Loiri.
La contemporaneità dei roghi farebbe supporre vi sia una strategia dietro questi numerosi incendi, i quali fra l’altro hanno provocato due vittime e alcuni feriti. Ironia della sorte o gesto premeditato, fatto sta che il disastro ambientale di ieri cade nell’anniversario di un altro terribile incendio tuttora nella mente della popolazione locale, che interessò l’isola nel 1983 nelle campagne di Tempio Pausania.
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