La Sardegna ricorderà la giornata di ieri come una delle più drammatiche degli ultimi anni per quel che riguarda la piaga degli incendi. Tutta l’isola è stata infatti devastata dalle fiamme (probabilmente di natura dolosa) che si sono propagate in vari punti della regione interessando vaste aree.
Secondo le prime stime ufficiali sembrerebbe che la superficie percorsa dalle fiamme superi i 10mila ettari e, secondo quanto comunicato dalla Protezione Civile, canadair ed elicotteri antincendio sarebbero ancora al lavoro su sei diversi luoghi in Sardegna, rispettivamente nelle località di: Arbus, Pau, Suni, Bonorva, Budoni e Loiri.
La contemporaneità dei roghi farebbe supporre vi sia una strategia dietro questi numerosi incendi, i quali fra l’altro hanno provocato due vittime e alcuni feriti. Ironia della sorte o gesto premeditato, fatto sta che il disastro ambientale di ieri cade nell’anniversario di un altro terribile incendio tuttora nella mente della popolazione locale, che interessò l’isola nel 1983 nelle campagne di Tempio Pausania.
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Torna di drammatica attualità il caso della raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, accusata di devastare da decenni il territorio circostante, dove ieri sono morti tre operai di una ditta esterna, uccisi dalle esalazioni di azoto mentre pulivano una cisterna.
Avevamo parlato della raffineria Saras, pochi giorni fa, riguardo alla richiesta di sequestro dei suoi legali (l’impianto è di proprietà della famiglia Moratti) nei confronti del documentario “Oil”, di Massimiliano Mazzotta, che denuncia la gravità della situazione.
Pur riconoscendo che la sicurezza è un problema che coinvolge tutti i lavoratori e che un incidente può capitare ovunque, purtroppo, bisogna ricordare che la denuncia del film, argomentata anche dal ricercatore toscano Annibale Biggeri, si rivolgeva anche alla sicurezza degli operai, proprio in relazione al ricorso a ditte esterne, anche se riguardava principalmente la relazione tra la percentuale dei decessi per tumore nelle zone circostanti e l’attività degli stabilimenti.
Infatti, nonostante le rassicurazioni dell’azienda, è possibile leggere le sostanze emesse in atmosfera della raffineria e le loro quantità sul sito dell’Eper (European pollutant emission register).
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Una delle occasioni più invitanti per immergersi nella natura incontaminata della Sardegna, come si vede in questo video, è sicuramente salire sulla linea del Trenino Verde delle Ferrovie della Sardegna, che attraversa la zona dell’Ogliastra, nell’est dell’isola.
Un sogno, quello di mostrare ai turisti anche le zone altrimenti quasi irraggiungibili dell’interno, che però nei suoi vent’anni di storia ha avuto sempre grandissimi problemi, tanto che si è spesso parlato di porre fine all’esperimento.
Vecchie le linee ferroviarie, obsolete le carrozze e le motrici, che lasciano a terra fino al 70% dei turisti che ci vorrebbero viaggiare, e tante voci politiche, anche trasversali, che sembravano remare contro il Trenino Verde.
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Mentre il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, festeggiava lo scorso weekend il quarto scudetto consecutivo della sua squadra, i suoi legali chiedevano il sequestro del documentario “Oil”, dedicato allo stabilimento petrolchimico della Saras di Sarroch, in Sardegna.
Il film, infatti, mette sotto accusa il comportamento tenuto, negli ultimi decenni, da chi gestisce la raffineria di proprietà della famiglia Moratti, che secondo tutte le testimonianze ha inquinato pesantemente il territorio del cagliaritano.
Il “Dio petrolio” che viene da Milano, che doveva arricchire il sud della Sardegna, ne ha più che altro devastato l’ inimitabile territorio e il mare, mettendo a rischio la salute delle persone.
Anche le balene preferiscono il mare della Sardegna. Lo dicono i ricercatori dell’Accademia del Leviatano Onlus, ente per lo studio e la conservazione dei mammiferi marini, che da maggio 2009 saranno nuovamente impegnati in un monitoraggio dei cetacei presenti nel mar Tirreno Centrale.
Durante le campagne di avvistamento del 2007 e 2008 sono stati incrociati numerosi gruppi di balenottere, all’interno di un canale ampio tra le 20 e le 25 miglia, che si trova al largo delle coste orientali sarde. Molti degli esemplari avvistati erano coppie composte da madre e piccolo. Questo conferma la presenza di un corridoio preferenziale per la migrazione di questa specie (fra il Santuario dei Cetacei a Nord ed il Canale di Sicilia a Sud), individuato già dalle prime osservazioni del decennio scorso. Il corridoio, largo circa 20 miglia si trova al largo delle coste sarde.
La campagna di quest’anno vuole dare continuità al monitoraggio e verificare i risultati precedenti, che rispetto agli anni ’90 evidenziano un aumento di frequenza di circa il 10% per la stenella, del 30% per il tursiope e di circa il 200% per la balenottera.
Una nuova specie aliena sta mettendo in allarme gli agricoltori italiani. Dallo scorso anno, si sono registrati degli attacchi da parte della tignola del pomodoro (Tuta absoluta), un lepidottero originario del Sud America. Le regioni colpite sono Sardegna, Sicilia, Calabria, Campania e Liguria.
Il ciclo biologico si svolge sulle solanacee sia spontanee che coltivate (pomodoro, patata, peperone, melanzana) e alla schiusa delle uova si manifesta l’attacco delle larve che può portare al disseccamento di tutta la parte epigeica. Viene colpita l’intera pianta, dai germogli ai frutti. Successivamente possono svilupparsi altri patogeni originando un danno indiretto che abbatte drasticamente la capacità produttiva, soprattutto nel pomodoro.
Purtroppo al momento non sono note tecniche in grado di debellare la Tuta absoluta anche perchè risulta adattata all’ambiente e resistente ai fitofarmaci più comunemente utilizzati. Insomma, un bel problema per il settore agricolo. Ma state attenti anche voi con i vostri orti sul terrazzo, non si sa mai.
Via | Sardegna Agricoltura
Foto | Sardegna Agricoltura
Il taglio delle province in Italia è una questione che ha animato l’ultima campagna elettorale nazionale e, anche se la questione sembra ora in fase di quiescenza, rimane comunque costante il parere negativo che l’opinione pubblica nutre sull’esistenza di questi enti pubblici. In questo quadro negativo c’è comunque chi si distingue per interessanti iniziative di sviluppo sostenibile.
Parliamo della Provincia del Medio Campidano, una fra le più piccole per numero di abitanti ed estensione di tutto il territorio nazionale. Sono infatti stati resi pubblici risultati dei primi mesi di attività del Parco Eolico della provincia. Il nuovo complesso, recentemente aperto e con una potenza complessiva installata di 70 MW, è riuscito nei suoi primi due mesi a produrre mediamente 12 milioni di kWh mensili.
Si prevede infatti che in un anno il vento contribuirà alla produzione energetica sarda con 120-140 milioni di kWh puliti, ovvero una quantità di energia tale da rendere autonoma l’intera provincia che soddisferebbe ampiamente il fabbisogno delle 36.000 famiglie del Medio Campidano. I risvolti ambientali sono facilmente intuibili, infatti l’attività del parco eviterà il consumo di 26.338 tonnellate di petrolio all’anno, ovvero 64.774 tonnellate di anidride carbonica in meno nell’atmosfera .
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Ieri su Ecoblog analizzavamo i motivi del disastro nella Sardegna meridionale dopo che un violento nubifragio mercoledì scorso ha colpito Cagliari e la sua provincia.
Le responsabilità umane ovviamente ci sono. E le testimonianze dei blogger di Cagliari ce lo attestano.
Ecco le loro voci:
Scrive Anna Vercos nel suo blog:
Non era mai successo con tale violenza. I fulmini nel cielo si susseguivano e i tuoni erano paurosi. Scesa un attimo nello scantinato, ho pensato che gli uragani tropicali dovevano essere così. E’ mancata la corrente per diverse ore e lo scantinato si è allagato, la sirena dell’antifurto di casa è impazzita e tutta la mattina ci ha assordato fino a che la batteria non si è esaurita.
Continua a leggere: Nubifragio di Cagliari, le voci dei blogger
Lo scorso mercoledi in Sardegna si è abbattuto un nubifragio di incredibile potenza lasciando segni profondi sia nella popolazione (con alcuni morti) sia nel territorio dell’isola.
La responsabilità non è da attribuire esclusivamente alle nuvole cariche di pioggia che per diverse ore hanno comunque scaricato una quantità d’acqua immensa, ma in gran parte all’uomo e alle sue modifiche operate sull’ambiente. Cambiamenti climatici? Non si può sapere con certezza se la causa possa essere attribuita a questo fenomeno, fatto sta che se anche fosse, i mezzi di adattamento a questi violenti fenomeni metereologici si sono dimostrati terribilmente inefficaci.
Se oggi molte famiglie vivono in questa drammatica situazione c’è da ricercare la causa nella facilità con cui l’ambiente naturale locale è stato modificato. La mano dell’uomo infatti ha permesso che venissero messe delle colate di cemento persino negli alvei dei fiumi oppure, come nel caso di Monserrato (comune limitrofo a Cagliari), ha deviato il corso naturale dei ruscelli che garantivano una comoda via di fuga alle acque piovane. Un altro fiume, il Rio Matzeu, che scorre a Sestu (un altro paese limitrofo a Cagliari) si è ripreso i propri spazi.
Continua a leggere: Sardegna in ginocchio per il nubifragio, ma l'uomo ha le sue responsabilità
Tempo fa parlai della “Legge Salvacoste” in Sardegna e sottolineai i grossi disagi che questa aveva fatto scaturire all’interno della politica isolana. Non da meno i problemi in Spagna, il cui governo qualche anno fa approvò una sorta di “Legge Salvacoste” con il chiaro intento di difendere le aree prossime al mare della penisola Iberica. La differenza con la realtà dell’isola italiana sta nel fatto che, mentre nel caso nostrano i problemi sono legati a discussioni interne fra la giunta regionale di maggioranza e gli attori locali direttamente interessati, la questione spagnola potrebbe rischiare di sollevare un vero e proprio incidente diplomatico sopratutto con Germania e Regno Unito.
La legge in esame è diventata operativa dal 2004 ed ha avuto come punto centrale quello dell’istituzione di una servitù di protezione. In pratica tutte le case costruite prima del 1998 su suolo demaniale passano ad essere di proprietà dello Stato Spagnolo, che le dà in concessione ai proprietari originari per un periodo di 30 anni, estendibile a 60.