Un paio di giorni fa annunciavamo la nomina (con qualche problemino) dell’On. Saverio Romano a Ministro per l’Agricoltura e aprivamo un piccolo scenario, rispetto a quella che è l’immensa realtà delle sfide che gli spettano.
C’è la PAC da riformare e rivedere nel 2013, ad esempio. L’appuntamento è importantissimo e da quegli accordi dipenderà il futuro dell’agricoltura italiana, oggi schiacciata da quella francese e quella tedesca; la questione quote latte dopo che gli interventi dell’ex ministro Luca Zaia hanno lasciato in Europa il cattivo ricordo degli italiani furbetti; le emergenze quotidiane del comparto che vive una profonda crisi economica, ingigantita dal prezzo dei carburanti. Oggi gli agricoltori non hanno voce, non hanno nel loro futuro una politica che li tuteli e che dunque tuteli una fetta importante del nostro Pil.
Nel video in alto le considerazioni dell’On. Francesco Pionati (Alleanza di centro per la libertà) nel fuorionda di Exit su La7, su Saverio Romano neo ministro all’agricoltura.

Saverio Romano, palermitano è stato nominato (in alto la foto del giuramento) ministro per l’Agricoltura; Giancarlo Galan che ha guidato il dicastero fino a poche ore fa, invece è stato nominato Ministro per i Beni culturali al posto del dimissionario Sandro Bondi. Le polemiche al minirimpasto non mancano a causa delle riserve espresse in merito alla nomina di Romano proprio dal Quirinale come recita un comunicato stampa. La sua storia politico-giudiziaria la trovate qui.
L’accoglienza riservata al neo Ministro da parte della associazioni di categoria è freddina. Giuseppe Politi presidente della Cia fa sapere che è necessario iniziare a pensare da subito alla Pac 2013 che sarà preceduta dalla Conferenza nazionale sull’agricoltura da realizzarsi entro quest’anno, in cui :
Dovrà scaturire una rinnovata politica agraria; una posizione autorevole nel negoziato sulla Pac post 2013, sulla quale c’è un documento unitario delle rappresentanze del mondo agricolo, cooperativo e sindacale; interventi mirati e concreti a sostegno delle imprese e, appunto, la concertazione. E’ forte l’esigenza sia di un’azione vigorosa che tuteli e valorizzi il nostro modello di agricoltura sia di un nuovo progetto per accrescere le capacità concorrenziali delle imprese agricole e delle filiere agroalimentari per valorizzare e difendere il “made in Italy”.
Più aggressiva Slow Food Italia, che attraverso il suo presidente Roberto Burdese chiarisce che siamo al terzo avvicendamento al dicastero dell’Agricoltura nel Governo Berlusconi:
Dopo Zaia e dopo Galan, ricominciamo da zero; a metà dell’operazione il chirurgo cambia. E’ il metodo che non va bene, in un settore strategico per l’Italia e che puo’ ancora offrire posti di lavoro. Nei governi così come nelle regioni, l’agricoltura è sempre l’ultima ruota del carro, un ultimo puntello che oltretutto viene in questo momento di cambiamento della politica agricola comunitaria (Pac) e delle regole sulle barriere Wto.
Via | Con i piedi per terra
Foto | Quirinale