L’ecologia può essere d’ispirazione per l’arte contemporanea? Il lavoro di Paul D. Miller, musicista, artista concettuale e scrittore, parte dal cambiamento climatico per tramutarlo in espressione creativa. L’oggetto è l’Antartide, il disabitato Polo Sud del mondo, l’orologio geologico che racconta, visivamente, come le variazioni della temperatura (non importa in questo contesto se dovute al comportamento dell’uomo o meno) provochino lo scioglimento dei ghiacci e modifiche indelebili del paesaggio.
Nel suo Book of Ice Miller immagina un ipotetico Movimento per la liberazione dell’Antartide, un pretesto simbolico per applicare la cosiddetta “propaganda art”, fonde la sua particolare “musica del ghiaccio” del progetto Terra Nova: Sinfonia Antarctica con rare immagini di repertorio delle prime esplorazioni di uno dei territori più inesplorati del pianeta. La fascinazione artistica di un fenomeno che siamo abituati a percepire come un pericolo per la vita come la conosciamo, lo scioglimento dei ghiacci “perenni”, un punto di vista che tramuta qualcosa di distruttivo come un rimescolamento.
[Via | Brainpickings]
Tra qualche giorno, esattamente, dopodomani 17 ottobre, il consiglio dei ministri delle Maldive si terrà sott’acqua. E i ministri indosseranno muta, maschera, boccaglio e pinne. Lo ha annunciato il Presidente Mohamed Nasheed che per quella data firmerà un documento in cui chiederà ufficialmente a tutti gli Stati del Pianeta considerevoli soluzioni per l’abbattimento di emissioni di CO2 nell’atmosfera. La singolare protesta rientra tra gli eventi relativi al 24 ottobre giornata dei cambiamenti climatici organizzata da 350.org.
Il presidente Nasheed è preoccupato che le Maldive possano scomparire. Infatti, in caso di innalzamento delle acque degli oceani come conseguenza dello scioglimento dei ghiacci polari, causato dai cambiamenti climatici e dal riscaldamento globale, sarebbero proprio le deliziose isolette dell’oceano Indiano a sparire per prime sotto i flutti marini. Ogni ministro sarà accompagnato da un istruttore subacqueo, giusto per evitare incontri amichevoli con gli squali.
Lo scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale fa paura, così tanta paura che l’amministrazione Bush ha tenuto nascoste le foto che provavano i cambiamenti dei ghiacciai nel tempo, finchè qualcuno all’Osservatorio geologico le ha fatte spuntare, ed ora sono on-line, disponibili per la consultazione sul sito dell’agenzia governativa USGS.
Nelle foto, a risoluzione altissima, si vedono chiaramente gli effetti dei cambiamenti climatici, o meglio, non si vede nulla perchè i ghiacciai si sono sciolti. Scomparso il ghiacciaio di Barrow inghiottito dall’Artico, situato vicino al villaggio più a nord al mondo, sempre meno esteso quello di Bering.
Le foto sono spuntate a poche ore dall’allarme lanciato sul clima dall’Accademia nazionale delle scienze, in una mossa forse concordata con l’amministrazione Obama che, avendo fatto della lotta ai cambiamenti climatici il suo punto di forza, apprezzerà la scoperta.
Andare in montagna per respirare a pieni polmoni aria salubre è un luogo comune che faremo bene a dimenticare, almeno stando a quanto riferisce uno studio di recente pubblicazione raccolto dal progetto di monitoraggio climatico ambientale Share (Stations at High Altitude for Research on the Environment) promosso dal Comitato EvK2Cnr.
Le stazioni di rilevamento del progetto, ovvero quelle del Monte Cimone e dell’osservatorio del Nepal che sorvegliano dall’alto la pianura padana e il versante meridionale della catena himalayana in prossimità dell’Everest, hanno infatti messo in evidenza quanto l’aria di montagna risenta del trasporto di inquinanti da aree anche lontane. Le stazioni hanno registrato che in particolari condizioni meteorologiche, soprattutto nei periodi estivi in Italia e nella stagione premonsonica nell’Asia meridionale, l’inquinamento che si forma può arrivare fino alle alte vette.
Sono state infatti ritrovate elevate concentrazioni di inquinanti che potrebbero favorire un riscaldamento dell’atmosfera giocando, tra l’altro, un ruolo importante anche nello scioglimento dei ghiacciai. Un motivo in più per agire quanto prima? Sicuramente si, anche se l’argomento per certi versi non è sicuramente una novità assoluta, infatti, a proposito di ciò, qualche tempo fa su Ecoblog trattammo di uno studio che dimostrava in maniera inequivocabile come l’inquinamento prodotto in una parte del pianeta aveva degli effetti globali.
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L’analisi dei coralli fossili di Tahiti dimostra che le lastre di ghiaccio si sciolgono molto più velocemnente di quanto ipotizzato e fornisce una valutazione delle variazioni dell’innalzamento dei mari avvenute alla fine dell’ultima glaciazione. Perchè un’isola tropicale? Tahiti è un’isola vulcanica che si trova nell’Oceano Pacifico, distante da regioni che hanno subito glaciazioni in epoche passate e l’analisi della barriera corallina fornisce un archivio delle variazioni del livello del mare degli ultimi 20.000 anni, perchè i coralli sono sensibili ai cambiamenti climatici.
Lo studio, guidato dall’Università di Oxford, pubblicato su Science di Aprile, mostra come lo scioglimento dei ghiacci sia avvenuto a ritmi più veloci di quanto fino ad oggi supposto. Anche lo stupore di Alex Thomas, del Dipartimento di Scienze della Terra di Oxford, conferma la scoperta: “La velocità con cui lo scioglimento è avvenuto è stupefacente e altrettanto incredibile è la quantità di ghiacci implicata. Stiamo parlando di lastre di ghiaccio che più di 137.000 anni fa ricoprivano la superficie di Canada e USA, spessi più di 5km, che sono semplicemente scomparsi”.
I coralli fossili sensibili ai cambiamenti climatici sono stati analizzati e datati con una tecnica all’uranio: i dati relativi alle tempistiche mostrano che lo scioglimento di ghiacci è avvenuto in maniera più veloce di quanto fino ad oggi pensato relativamente all’ultima glaciazione e ciò significa che la Terra non è pronta, né preparata alla velocità di fluttuazione e scioglimento delle lastre di ghiaccio.
via | ScienceDaily
Foto | Flickr

A Nord dell’Antartide si è staccato uno dei più grandi iceberg, l’iceberg di Wilkins, lì da 10mila anni, legato da un ponte di ghiaccio che, assotigliatosi sempre di più, ha ceduto, liberando la calotta in mare.
Wilkins ha iniziato a restiringersi negli anni 90 a causa del riscaldamento globale, ma ultimamente la velocità dello scioglimento dei ghiacci era aumentata, tanto che il ponticello di ghiaccio, ridotto a 500 metri di larghezza, si è sciolto in soli tre giorni, secondo quanto testimoniato dal glaciologo inglese David Vaughan, che aveva percorso il ponte lo scorso gennaio.
Gli studiosi dell’Università di Munster, che monitorano le immagini inviate da Envisat, l’agenzia spaziale Europea, si dicono preoccupati per la velocità con cui il Polo Sud si riscalda, rilasciando in mare frammenti dio ghiaccio e iceberg. Soprattutto, si dicono preoccupati per il fatto che l’Antartide si riscaldi a velocità maggiore rispetto alle altre zone del mondo, per cause non ancora del tutto chiare. Ora che l’iceberg di Wilkins è libero in mare, aumenterà il flusso del ghiaccio che si scioglie alle sue spalle e si riversa nell’oceano a velocità sempre maggiore.
Volendo, potete osservare qui su Envisat, dalla webcam satellitare, i movimenti dell’iceberg di Wilkins.
Foto | Flickr

The Independent annuncia, nell’edizione di ieri che si potrebbe verificare una nuova catastrofe ecologica: milioni di tonnellate di metano (il cui effetto serra è 20 volte più potente di quello della CO2) si potrebbero liberare nell’aria, dai suoli artici, considerato che il permafrost che faceva da tappo si sta lentamente sciogliendo.
L’annuncio non è fatto in base ai risultati di un modello matematico, ma sulla base di rilevazioni in situ effettuate da un equipe di scienziati a bordo di una nave rompighiaccio russa, la “Jacob Smirnitskyi”.
Gli studiosi hanno notato nei giorni scorsi il mare ribollire e dalle loro analisi risulta che in molte zone a Nord della Russia la concentrazione di metano è cento volte superiore la norma.